Autore Topic: ACCESSO ATTI PER CONTROLLO CORRETTEZZA PROCEDURA RILASCIO CONCESSIONE  (Letto 1971 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

Offline Simone Chiarelli

  • Dott. Simone Chiarelli
  • Administrator
  • Membro Super
  • *****
  • Post: 22.882
  • Dott. Simone Chiarelli
    • Mostra profilo
    • Chiarelli Simone
    • E-mail
Re:ACCESSO ATTI PER CONTROLLO CORRETTEZZA PROCEDURA RILASCIO CONCESSIONE
« Risposta #4 il: 03 Agosto 2014, 20:19:08 »
EGREGIO DOTTOR CHIARELLI, MA SECONDO LEI NON SI TRATTA DI UN CONTROLLO POSTUMO SULL'OPERATO DELLA P.A. VIETATO DALL'ART. 24 DEL D.LGS. 241? E' PLAUSIBILE CHE LA SIGNORA RICHIEDA L'ACCESSO AGLI ATTI NONOSTANTE LA PROCEDURA SI SIA CHIUSA POSITIVAMENTE ED ABBIA CONSEGUITO IL BENE DELLA VITA?

L'accesso agli atti degli artt. 22 e seguenti è SEMPRE per definizione un accesso postumo. lo si fa a procedimento concluso (per l'accesso infraprocedimentale vige l'art. 10 della 241).
il legislatore NON ha voluto vietare l'accesso per un controllo postumo, ci mancherebbe altro, ma il controllo generalizzato sull'operato della P.A.
Non è questo il caso. Il soggetto chiede unicamente copia del suo fascicolo (fra l'altro ne avrebbe diritto anche ai sensi del Dlgs 196/2003 - normativa sulla privacy).
Chiede di controllare se la P.A. ha agito bene o male a prescindere dal fatto che abbia ottenuto un provvedimento in quanto vuole verificare se lo ha ottenuto in tempi adeguati e ragionevoli.
Secondo me devi dargli tutto, comprese le note con la ASL ecc.... proprio perchè si riferiscono alla sua posizione e quindi, pur trattandosi di dati sensibili, non sono ad essa opponibili.

L'interessato potrebbe aver titolo ad esercitare varie azioni:
1) di danno per il ritardo nel rilascio del provvedimento (a prescindere dal fatto che sia avvenuto entro i termini massimi regolamentari)
2) di indennizzo se il provvedimento è stato rilasciato in ritardo
3) penale (omissioni di atti, abuso d'ufficio ecc...)
4) disciplinare (per segnalare eventuali comportamenti scorretti di chi ha gestito il procedimento).

Fatte le premesse del primo post (consulta un legale e/o il segretario comunale) .... in questi casi suggerisco di dare tutto il prima possibile proprio per testimoniare che non vi è niente da nascondere. Vi potranno essere delle "imperfezioni", ma la colpa lieve solleva da responsabilità e soprattutto solleva la buona fede.

Per il futuro ... ATTENZIONE MASSIMA alle procedure ed alla necessità (o meno) di pareri di enti esterni.

UNA PRECISAZIONE CHE NON HO FATTO PRIMA:
Poichè il procedimento di accesso riguarda una richiesta che potrebbe esporre il responsabile del procedimento ad una delle conseguenze sopra evidenziate (ed anzi si citava il deposito di una denuncia-querela) a mio avviso possiamo essere in presenza di un caso di CONFLITTO DI INTERESSI ai sensi dell'art. 7 del D.P.R. 16-4-2013 n. 62 - Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Art. 7  Obbligo di astensione
1.  Il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attivit√† che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, societ√† o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull'astensione decide il responsabile dell'ufficio di appartenenza.


******************
D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62   (1).

Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 4 giugno 2013, n. 129.

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche";

Visto, in particolare, l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come sostituito dall'articolo 1, comma 44, della legge 6 novembre 2012, n. 190, che prevede l'emanazione di un Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico;

Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 2000, recante "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001;

Vista l'intesa intervenuta in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 7 febbraio 2013;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'Adunanza del 21 febbraio 2013;

Ritenuto di non poter accogliere le seguenti osservazioni contenute nel citato parere del Consiglio di Stato con le quali si chiede: di estendere, all'articolo 2, l'ambito soggettivo di applicazione del presente Codice a tutti i pubblici dipendenti, in considerazione del fatto che l'articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dall'articolo 1, comma 44, della legge n. 190 del 2012, trova applicazione soltanto ai pubblici dipendenti il cui rapporto di lavoro √® regolato contrattualmente; di prevedere, all'articolo 5, la valutazione, da parte dell'amministrazione, della compatibilit√† dell'adesione o dell'appartenenza del dipendente ad associazioni o ad organizzazioni, in quanto, assolto l'obbligo di comunicazione da parte del dipendente, l'amministrazione non appare legittimata, in via preventiva e generale, a sindacare la scelta associativa; di estendere l'obbligo di informazione di cui all'articolo 6, comma 1, ai rapporti di collaborazione non retribuiti, in considerazione del fatto che la finalit√† della norma √® quella di far emergere solo i rapporti intrattenuti dal dipendente con soggetti esterni che abbiano risvolti di carattere economico; di eliminare, all'articolo 15, comma 2, il passaggio, agli uffici di disciplina, anche delle funzioni dei comitati o uffici etici, in quanto uffici non pi√Ļ previsti dalla vigente normativa;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'8 marzo 2013;

Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione;

Emana

il seguente regolamento:

 

Art. 1  Disposizioni di carattere generale

1.  Il presente codice di comportamento, di seguito denominato "Codice", definisce, ai fini dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i doveri minimi di diligenza, lealt√†, imparzialit√† e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare.
2.  Le previsioni del presente Codice sono integrate e specificate dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.
 

Art. 2  Ambito di applicazione

1.  Il presente codice si applica ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il cui rapporto di lavoro √® disciplinato in base all'articolo 2, commi 2 e 3, del medesimo decreto.
2.  Fermo restando quanto previsto dall'articolo 54, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le norme contenute nel presente codice costituiscono principi di comportamento per le restanti categorie di personale di cui all'articolo 3 del citato decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili con le disposizioni dei rispettivi ordinamenti.
3.  Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 estendono, per quanto compatibili, gli obblighi di condotta previsti dal presente codice a tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorit√† politiche, nonch√© nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell'amministrazione. A tale fine, negli atti di incarico o nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni, delle consulenze o dei servizi, le amministrazioni inseriscono apposite disposizioni o clausole di risoluzione o decadenza del rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dal presente codice.
4.  Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nel rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e delle relative norme di attuazione, in materia di organizzazione e contrattazione collettiva del proprio personale, di quello dei loro enti funzionali e di quello degli enti locali del rispettivo territorio.
 

Art. 3  Principi generali

1.  Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi di buon andamento e imparzialit√† dell'azione amministrativa. Il dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l'interesse pubblico senza abusare della posizione o dei poteri di cui √® titolare.
2.  Il dipendente rispetta altres√¨ i principi di integrit√†, correttezza, buona fede, proporzionalit√†, obiettivit√†, trasparenza, equit√† e ragionevolezza e agisce in posizione di indipendenza e imparzialit√†, astenendosi in caso di conflitto di interessi.
3.  Il dipendente non usa a fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all'immagine della pubblica amministrazione. Prerogative e poteri pubblici sono esercitati unicamente per le finalit√† di interesse generale per le quali sono stati conferiti.
4.  Il dipendente esercita i propri compiti orientando l'azione amministrativa alla massima economicit√†, efficienza ed efficacia. La gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle attivit√† amministrative deve seguire una logica di contenimento dei costi, che non pregiudichi la qualit√† dei risultati.
5.  Nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa, il dipendente assicura la piena parit√† di trattamento a parit√† di condizioni, astenendosi, altres√¨, da azioni arbitrarie che abbiano effetti negativi sui destinatari dell'azione amministrativa o che comportino discriminazioni basate su sesso, nazionalit√†, origine etnica, caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, convinzioni personali o politiche, appartenenza a una minoranza nazionale, disabilit√†, condizioni sociali o di salute, et√† e orientamento sessuale o su altri diversi fattori.
6.  Il dipendente dimostra la massima disponibilit√† e collaborazione nei rapporti con le altre pubbliche amministrazioni, assicurando lo scambio e la trasmissione delle informazioni e dei dati in qualsiasi forma anche telematica, nel rispetto della normativa vigente.
 

Art. 4  Regali, compensi e altre utilit√†

1.  Il dipendente non chiede, n√® sollecita, per s√® o per altri, regali o altre utilit√†.
2.  Il dipendente non accetta, per s√® o per altri, regali o altre utilit√†, salvo quelli d'uso di modico valore effettuati occasionalmente nell'ambito delle normali relazioni di cortesia e nell'ambito delle consuetudini internazionali. In ogni caso, indipendentemente dalla circostanza che il fatto costituisca reato, il dipendente non chiede, per s√® o per altri, regali o altre utilit√†, neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attivit√† inerenti all'ufficio, n√® da soggetti nei cui confronti √® o sta per essere chiamato a svolgere o a esercitare attivit√† o potest√† proprie dell'ufficio ricoperto.
3.  Il dipendente non accetta, per s√® o per altri, da un proprio subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre utilit√†, salvo quelli d'uso di modico valore. Il dipendente non offre, direttamente o indirettamente, regali o altre utilit√† a un proprio sovraordinato, salvo quelli d'uso di modico valore.
4.  I regali e le altre utilit√† comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, sono immediatamente messi a disposizione dell'Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini istituzionali.
5.  Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilit√† di modico valore si intendono quelle di valore non superiore, in via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di sconto. I codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni possono prevedere limiti inferiori, anche fino all'esclusione della possibilit√† di riceverli, in relazione alle caratteristiche dell'ente e alla tipologia delle mansioni.
6.  Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attivit√† inerenti all'ufficio di appartenenza.
7.  Al fine di preservare il prestigio e l'imparzialit√† dell'amministrazione, il responsabile dell'ufficio vigila sulla corretta applicazione del presente articolo.
 

Art. 5  Partecipazione ad associazioni e organizzazioni

1.  Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente comunica tempestivamente al responsabile dell'ufficio di appartenenza la propria adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell'attivit√† dell'ufficio. Il presente comma non si applica all'adesione a partiti politici o a sindacati.
2.  Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad associazioni od organizzazioni, n√® esercita pressioni a tale fine, promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera.
 

Art. 6  Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d'interesse

1.  Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o regolamenti, il dipendente, all'atto dell'assegnazione all'ufficio, informa per iscritto il dirigente dell'ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni, precisando:
a)  se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;
b)  se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attivit√† o decisioni inerenti all'ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2.  Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attivit√† inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi con interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il conflitto pu√≤ riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come quelli derivanti dall'intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici.
 

Art. 7  Obbligo di astensione

1.  Il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attivit√† che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, societ√† o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull'astensione decide il responsabile dell'ufficio di appartenenza.
 

Art. 8  Prevenzione della corruzione

1.  Il dipendente rispetta le misure necessarie alla prevenzione degli illeciti nell'amministrazione. In particolare, il dipendente rispetta le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione, presta la sua collaborazione al responsabile della prevenzione della corruzione e, fermo restando l'obbligo di denuncia all'autorit√† giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell'amministrazione di cui sia venuto a conoscenza.
 

Art. 9  Trasparenza e tracciabilit√†

1.  Il dipendente assicura l'adempimento degli obblighi di trasparenza previsti in capo alle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni normative vigenti, prestando la massima collaborazione nell'elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti all'obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale.
2.  La tracciabilit√† dei processi decisionali adottati dai dipendenti deve essere, in tutti i casi, garantita attraverso un adeguato supporto documentale, che consenta in ogni momento la replicabilit√†.
 

Art. 10  Comportamento nei rapporti privati

1.  Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, il dipendente non sfrutta, n√® menziona la posizione che ricopre nell'amministrazione per ottenere utilit√† che non gli spettino e non assume nessun altro comportamento che possa nuocere all'immagine dell'amministrazione.
 

Art. 11  Comportamento in servizio

1.  Fermo restando il rispetto dei termini del procedimento amministrativo, il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda n√® adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti il compimento di attivit√† o l'adozione di decisioni di propria spettanza.
2.  Il dipendente utilizza i permessi di astensione dal lavoro, comunque denominati, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.
3.  Il dipendente utilizza il materiale o le attrezzature di cui dispone per ragioni di ufficio e i servizi telematici e telefonici dell'ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall'amministrazione. Il dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell'amministrazione a sua disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti d'ufficio, astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d'ufficio.
 

Art. 12  Rapporti con il pubblico

1.  Il dipendente in rapporto con il pubblico si fa riconoscere attraverso l'esposizione in modo visibile del badge od altro supporto identificativo messo a disposizione dall'amministrazione, salvo diverse disposizioni di servizio, anche in considerazione della sicurezza dei dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza, cortesia e disponibilit√† e, nel rispondere alla corrispondenza, a chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera nella maniera pi√Ļ completa e accurata possibile. Qualora non sia competente per posizione rivestita o per materia, indirizza l'interessato al funzionario o ufficio competente della medesima amministrazione. Il dipendente, fatte salve le norme sul segreto d'ufficio, fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti dell'ufficio dei quali ha la responsabilit√† od il coordinamento. Nelle operazioni da svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente rispetta, salvo diverse esigenze di servizio o diverso ordine di priorit√† stabilito dall'amministrazione, l'ordine cronologico e non rifiuta prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche. Il dipendente rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai loro reclami.
2.  Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell'amministrazione.
3.  Il dipendente che svolge la sua attivit√† lavorativa in un'amministrazione che fornisce servizi al pubblico cura il rispetto degli standard di qualit√† e di quantit√† fissati dall'amministrazione anche nelle apposite carte dei servizi. Il dipendente opera al fine di assicurare la continuit√† del servizio, di consentire agli utenti la scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro informazioni sulle modalit√† di prestazione del servizio e sui livelli di qualit√†.
4.  Il dipendente non assume impegni n√® anticipa l'esito di decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all'ufficio, al di fuori dei casi consentiti. Fornisce informazioni e notizie relative ad atti od operazioni amministrative, in corso o conclusi, nelle ipotesi previste dalle disposizioni di legge e regolamentari in materia di accesso, informando sempre gli interessati della possibilit√† di avvalersi anche dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico. Rilascia copie ed estratti di atti o documenti secondo la sua competenza, con le modalit√† stabilite dalle norme in materia di accesso e dai regolamenti della propria amministrazione.
5.  Il dipendente osserva il segreto d'ufficio e la normativa in materia di tutela e trattamento dei dati personali e, qualora sia richiesto oralmente di fornire informazioni, atti, documenti non accessibili tutelati dal segreto d'ufficio o dalle disposizioni in materia di dati personali, informa il richiedente dei motivi che ostano all'accoglimento della richiesta. Qualora non sia competente a provvedere in merito alla richiesta cura, sulla base delle disposizioni interne, che la stessa venga inoltrata all'ufficio competente della medesima amministrazione.
 

Art. 13  Disposizioni particolari per i dirigenti

1.  Ferma restando l'applicazione delle altre disposizioni del Codice, le norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi compresi i titolari di incarico ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dell'articolo 110 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che svolgono funzioni equiparate ai dirigenti operanti negli uffici di diretta collaborazione delle autorit√† politiche, nonch√© ai funzionari responsabili di posizione organizzativa negli enti privi di dirigenza.
2.  Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso spettanti in base all'atto di conferimento dell'incarico, persegue gli obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo adeguato per l'assolvimento dell'incarico.
3.  Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attivit√† politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l'ufficio che dovr√† dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle attivit√† inerenti all'ufficio. Il dirigente fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all'imposta sui redditi delle persone fisiche previste dalla legge.
4.  Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari dell'azione amministrativa. Il dirigente cura, altres√¨, che le risorse assegnate al suo ufficio siano utilizzate per finalit√† esclusivamente istituzionali e, in nessun caso, per esigenze personali.
5.  Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il benessere organizzativo nella struttura a cui √® preposto, favorendo l'instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla formazione e all'aggiornamento del personale, all'inclusione e alla valorizzazione delle differenze di genere, di et√† e di condizioni personali.
6.  Il dirigente assegna l'istruttoria delle pratiche sulla base di un'equa ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle capacit√†, delle attitudini e della professionalit√† del personale a sua disposizione. Il dirigente affida gli incarichi aggiuntivi in base alla professionalit√† e, per quanto possibile, secondo criteri di rotazione.
7.  Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato alla struttura cui √® preposto con imparzialit√† e rispettando le indicazioni ed i tempi prescritti.
8.  Il dirigente intraprende con tempestivit√† le iniziative necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e conclude, se competente, il procedimento disciplinare, ovvero segnala tempestivamente l'illecito all'autorit√† disciplinare, prestando ove richiesta la propria collaborazione e provvede ad inoltrare tempestiva denuncia all'autorit√† giudiziaria penale o segnalazione alla corte dei conti per le rispettive competenze. Nel caso in cui riceva segnalazione di un illecito da parte di un dipendente, adotta ogni cautela di legge affinch√© sia tutelato il segnalante e non sia indebitamente rilevata la sua identit√† nel procedimento disciplinare, ai sensi dell'articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001.
9.  Il dirigente, nei limiti delle sue possibilit√†, evita che notizie non rispondenti al vero quanto all'organizzazione, all'attivit√† e ai dipendenti pubblici possano diffondersi. Favorisce la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell'amministrazione.
 

Art. 14  Contratti ed altri atti negoziali

1.  Nella conclusione di accordi e negozi e nella stipulazione di contratti per conto dell'amministrazione, nonch√© nella fase di esecuzione degli stessi, il dipendente non ricorre a mediazione di terzi, n√® corrisponde o promette ad alcuno utilit√† a titolo di intermediazione, n√® per facilitare o aver facilitato la conclusione o l'esecuzione del contratto. Il presente comma non si applica ai casi in cui l'amministrazione abbia deciso di ricorrere all'attivit√† di intermediazione professionale.
2.  Il dipendente non conclude, per conto dell'amministrazione, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a titolo privato o ricevuto altre utilit√† nel biennio precedente, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342 del codice civile. Nel caso in cui l'amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali il dipendente abbia concluso contratti a titolo privato o ricevuto altre utilit√† nel biennio precedente, questi si astiene dal partecipare all'adozione delle decisioni ed alle attivit√† relative all'esecuzione del contratto, redigendo verbale scritto di tale astensione da conservare agli atti dell'ufficio.
3.  Il dipendente che conclude accordi o negozi ovvero stipula contratti a titolo privato, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi dell'articolo 1342 del codice civile, con persone fisiche o giuridiche private con le quali abbia concluso, nel biennio precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione, per conto dell'amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente dell'ufficio.
4.  Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi informa per iscritto il dirigente apicale responsabile della gestione del personale.
5.  Il dipendente che riceva, da persone fisiche o giuridiche partecipanti a procedure negoziali nelle quali sia parte l'amministrazione, rimostranze orali o scritte sull'operato dell'ufficio o su quello dei propri collaboratori, ne informa immediatamente, di regola per iscritto, il proprio superiore gerarchico o funzionale.
 

Art. 15  Vigilanza, monitoraggio e attivit√† formative

1.  Ai sensi dell'articolo 54, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, vigilano sull'applicazione del presente Codice e dei codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni, i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici etici e di disciplina.
2.  Ai fini dell'attivit√† di vigilanza e monitoraggio prevista dal presente articolo, le amministrazioni si avvalgono dell'ufficio procedimenti disciplinari istituito ai sensi dell'articolo 55-bis, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che svolge, altres√¨, le funzioni dei comitati o uffici etici eventualmente gi√† istituiti.
3.  Le attivit√† svolte ai sensi del presente articolo dall'ufficio procedimenti disciplinari si conformano alle eventuali previsioni contenute nei piani di prevenzione della corruzione adottati dalle amministrazioni ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 6 novembre 2012, n. 190. L'ufficio procedimenti disciplinari, oltre alle funzioni disciplinari di cui all'articolo 55-bis e seguenti del decreto legislativo n. 165 del 2001, cura l'aggiornamento del codice di comportamento dell'amministrazione, l'esame delle segnalazioni di violazione dei codici di comportamento, la raccolta delle condotte illecite accertate e sanzionate, assicurando le garanzie di cui all'articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001. Il responsabile della prevenzione della corruzione cura la diffusione della conoscenza dei codici di comportamento nell'amministrazione, il monitoraggio annuale sulla loro attuazione, ai sensi dell'articolo 54, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 2001, la pubblicazione sul sito istituzionale e della comunicazione all'Autorit√† nazionale anticorruzione, di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 6 novembre 2012, n. 190, dei risultati del monitoraggio. Ai fini dello svolgimento delle attivit√† previste dal presente articolo, l'ufficio procedimenti disciplinari opera in raccordo con il responsabile della prevenzione di cui all'articolo 1, comma 7, della legge n. 190 del 2012.
4.  Ai fini dell'attivazione del procedimento disciplinare per violazione dei codici di comportamento, l'ufficio procedimenti disciplinari pu√≤ chiedere all'Autorit√† nazionale anticorruzione parere facoltativo secondo quanto stabilito dall'articolo 1, comma 2, lettera d), della legge n. 190 del 2012.
5.  Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attivit√† formative in materia di trasparenza e integrit√†, che consentano ai dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei contenuti del codice di comportamento, nonch√© un aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in tali ambiti.
6.  Le Regioni e gli enti locali, definiscono, nell'ambito della propria autonomia organizzativa, le linee guida necessarie per l'attuazione dei principi di cui al presente articolo.
7.  Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni provvedono agli adempimenti previsti nell'ambito delle risorse umane, finanziarie, e strumentali disponibili a legislazione vigente.
 

Art. 16  Responsabilit√† conseguente alla violazione dei doveri del codice

1.  La violazione degli obblighi previsti dal presente Codice integra comportamenti contrari ai doveri d'ufficio. Ferme restando le ipotesi in cui la violazione delle disposizioni contenute nel presente Codice, nonch√© dei doveri e degli obblighi previsti dal piano di prevenzione della corruzione, d√† luogo anche a responsabilit√† penale, civile, amministrativa o contabile del pubblico dipendente, essa √® fonte di responsabilit√† disciplinare accertata all'esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualit√† e proporzionalit√† delle sanzioni.
2.  Ai fini della determinazione del tipo e dell'entit√† della sanzione disciplinare concretamente applicabile, la violazione √® valutata in ogni singolo caso con riguardo alla gravit√† del comportamento ed all'entit√† del pregiudizio, anche morale, derivatone al decoro o al prestigio dell'amministrazione di appartenenza. Le sanzioni applicabili sono quelle previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi, incluse quelle espulsive che possono essere applicate esclusivamente nei casi, da valutare in relazione alla gravit√†, di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 4, qualora concorrano la non modicit√† del valore del regalo o delle altre utilit√† e l'immediata correlazione di questi ultimi con il compimento di un atto o di un'attivit√† tipici dell'ufficio, 5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai sensi del primo periodo. La disposizione di cui al secondo periodo si applica altres√¨ nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli 4, comma 6, 6, comma 2, esclusi i conflitti meramente potenziali, e 13, comma 9, primo periodo. I contratti collettivi possono prevedere ulteriori criteri di individuazione delle sanzioni applicabili in relazione alle tipologie di violazione del presente codice.
3.  Resta ferma la comminazione del licenziamento senza preavviso per i casi gi√† previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.
4.  Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di responsabilit√† disciplinare dei pubblici dipendenti previsti da norme di legge, di regolamento o dai contratti collettivi.
 

Art. 17  Disposizioni finali e abrogazioni

1.  Le amministrazioni danno la pi√Ļ ampia diffusione al presente decreto, pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e nella rete intranet, nonch√© trasmettendolo tramite e-mail a tutti i propri dipendenti e ai titolari di contratti di consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici politici dell'amministrazione, nonch√© ai collaboratori a qualsiasi titolo, anche professionale, di imprese fornitrici di servizi in favore dell'amministrazione. L'amministrazione, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in mancanza, all'atto di conferimento dell'incarico, consegna e fa sottoscrivere ai nuovi assunti, con rapporti comunque denominati, copia del codice di comportamento.
2.  Le amministrazioni danno la pi√Ļ ampia diffusione ai codici di comportamento da ciascuna definiti ai sensi dell'articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 secondo le medesime modalit√† previste dal comma 1 del presente articolo.
3.  Il decreto del Ministro per la funzione pubblica in data 28 novembre 2000, recante "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001, √® abrogato.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sar√† inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. √ą fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
* * * * * * * * * *
Dott. Simone Chiarelli - simone.chiarelli@gmail.com - tel. 3337663638
* * * * * * * * * *
https://formazione.omniavis.com/bundles/book          https://www.youtube.com/user/simonechiarelli

Offline Brunoanto

  • Membro Super
  • *****
  • Post: 1.294
  • Nuovo iscritto
    • Mostra profilo
    • E-mail
Re:ACCESSO ATTI PER CONTROLLO CORRETTEZZA PROCEDURA RILASCIO CONCESSIONE
« Risposta #3 il: 03 Agosto 2014, 19:25:12 »
EGREGIO DOTTOR CHIARELLI, MA SECONDO LEI NON SI TRATTA DI UN CONTROLLO POSTUMO SULL'OPERATO DELLA P.A. VIETATO DALL'ART. 24 DEL D.LGS. 241? E' PLAUSIBILE CHE LA SIGNORA RICHIEDA L'ACCESSO AGLI ATTI NONOSTANTE LA PROCEDURA SI SIA CHIUSA POSITIVAMENTE ED ABBIA CONSEGUITO IL BENE DELLA VITA?

Offline Simone Chiarelli

  • Dott. Simone Chiarelli
  • Administrator
  • Membro Super
  • *****
  • Post: 22.882
  • Dott. Simone Chiarelli
    • Mostra profilo
    • Chiarelli Simone
    • E-mail
Re:ACCESSO ATTI PER CONTROLLO CORRETTEZZA PROCEDURA RILASCIO CONCESSIONE
« Risposta #2 il: 03 Agosto 2014, 18:41:57 »
Salve,
PREMESSO che essendoci una possibile vicenda penale in corso consiglio di consultare il proprio avvocato di fiducia prima di prendere qualsiasi decisione, in questa sede esprimo la mia opinione personale:

1) l'interessato, nel momento in cui ha fatto richiesta dello stallo avrà autocertificato la propria posizione di portatore di handicap. Tale autocertificazione era sufficiente ad andare avanti nel procedimento autorizzatorio/concessorio e la verifica alla ASL ben avrebbe potuto essere successiva (se è vero che l'autocertificazione non si estende ai certificati sanitari essa ben può riguardare l'esistenza di un certificato)

2) IN OGNI CASO, ritengo la gestione dell'iter indicato (richiesta di parere ASL) non una irregolarità tale da configurare di per se un illecito. Rientra nella "interpretazione" della norma (generale e regolamentare locale). Quindi è plausibile.

3) A PRESCINDERE dall'iter ritengo invece PIENAMENTE LEGITTIMA e quindi procedibile la richiesta di accesso agli atti dell'interessato, in quanto riguardante una propria posizione procedimentale e volta a tutelare propri interessi e diritti soggettivi. Proprio il fatto che la richiesta sia volta ad appurare possibili responsabilità la rende PROCEDIBILE senza dubbio. peraltro siamo di fronte ad una istanza PRIVA DI CONTROINTERESSATI (non lo è il Comune nè il dipendente che ha gestito il procedimento) e quindi la documentazione può essere rilasciata direttamente (E TEMPESTIVAMENTE).

Consiglio (ma consulti un legale! o il segretario generale) di rilasciare la documentazione quanto prima onde evitare che il "ritardo", anche se entro i 30 giorni previsti dalla norma, possa essere letto dall'interessato, pubblico ministero o giudice come un comportamento "ostile", potenzialmente confermativo in merito alla denuncia proposta.

In ogni caso ... in bocca al lupo.

Saluti
* * * * * * * * * *
Dott. Simone Chiarelli - simone.chiarelli@gmail.com - tel. 3337663638
* * * * * * * * * *
https://formazione.omniavis.com/bundles/book          https://www.youtube.com/user/simonechiarelli

Offline Brunoanto

  • Membro Super
  • *****
  • Post: 1.294
  • Nuovo iscritto
    • Mostra profilo
    • E-mail
ACCESSO ATTI PER CONTROLLO CORRETTEZZA PROCEDURA RILASCIO CONCESSIONE
« Risposta #1 il: 03 Agosto 2014, 11:14:12 »


HO BISOGNO DEL VS AIUTO. VI DESCRIVO LA "SINGOLARE" VICENDA.
UNA PERSONA, TEMPO ADDIETRO E' VENUTA NEL MIO UFFIICO PER RICHIEDERMI UNO STALLO INVALIDI PERSONALIZZATO VICINO CASA.
LE HO RISPOSTO CHE AVREI DOVUTO INVIARE, COME DA REGOLAMENTO COMUNALE, RICHIESTA DI PARERE ALL'ASL CHE L'AVEVA SOTTOPOSTA A VISITA PER SAPERE SE LE SUE CONDIZIONI CONSENTIVANO O MENO LA REALIZZAZIONE DELLO STALLO.
LA PERSONA VENIVA OGNI GIORNO PER CHIEDERMI SE C'ERANO NOVITA E LE HO RISPOSTO (DOPO L'ENNESIMA VOLTA) CHE APPENA L'ASL AVREBBE RISPOSTO LE AVREI FATTO REALIZZARE LO STALLO MA CHE LA DITTA PRIMA DI REALIZZARLO DOVEVA INSTALLARE SEGNALETICA DI DIVIETO DI ACESSO PER AUTOCARRI IN UN ALTRO PUNTO DEL PAESE PER SALVAGUARDARE UN BALCONE CHE, A FORZA DI ESSERE ATTINTO DAGLI AUTOCARRI RISCHIAVA DI CADERE (ADDOSSO A QUALCHE PASSANTE). LA SIGNORA  A QUESTO PUNTO, CON MIA ENORME SORPRESA MI FACEVA QUESTA DOMANDA "PER LEI E' PIU' IMPORTANTE UNA PERSONA CHE STA MUORENDO O UN BALCONE CHE STA CADENDO? LA MIA RISPOSTA E' STATA: SIGNORA NON DICA QUESTO RINGRAZIANDO DIO LEI CAMMINA CON LE SUE GAMBE E NON CREDO CHE STIA MORENDO, PER ME UNA PERSONA CHE STA MUORENDO VERSA IN ALTRE CONDIZIONI". LA SIGNORA APPENA USCITA DAL MIO UFFICIO E' ANDATA DAI CARABINIERI E MI HA DENUNCIATO ORA AL DI LA' DELLA VICENDA PENALE, DOPO CIRCA 40 GIORNI L'ASL MI HA RISPOSTO ED HA DATO PARERE FAVOREVOLE ALLA REALIZZAZIONE DELLO STALLO CHE DOPO QUALCHE GIORNO HO FATTO REALIZZARE. IL TUTTO NEL PIENO RISPETTO DEI TEMPI E MODI DEL REGOLAMENTO.
ORA, NONOSTANTE TUTTO LA SIGNORA E' TORNATA ALLA CARICA ED HA CHIESTO L'ACCESSO AGLI ATTI, CON PARTICOARE RIFERIMENTO ALLE NOTE SCAMBIATE TRA IL MIO UFFICIO E L'ASL PERCHE' "VUOLE CONTROLLARE SE IL MIO UFFICIO HA SEGUITO L'ESATTA PROCEDURA PER LA REALIZZAZIONE DELLO STALLO E CIO' PER MEGLIO TUTELARE LA SUA POSIZIONE GIURIDICA".
ORA IL PUNTO E' QUESTO: CONSIDERATO CHE LA SIGNORA HA OTTENUTO IL BENE DELLA VITA RICHIESTO E CHE LA SUA RICHIESTA E', SECONDO ME, FINALIZZATA SOLO AD INDISPETTIRMI, NONCHE' AD EFFETTUARE UN CONTROLLO GENERICO SUL MIO OPERATO, SECONDO VOI DEVO O NO RILASCIARE LE COPIE DELLE NOTE SCAMBIATE TRA ME E L'ASL PER IL RILASCIO DEL PARERE FAVOREVOLE? IO, DOPO QUESTA TRISTE VICENDA, SAREI PROPENSO A NON CONSENTIRE L'ACCESSO CONSIDERATO CHE SECONDO ME LA SIGNORA STA CERCANDO IL PELO NELL'UOVO PER INFASTIDIRMI IL PiU' POSSIBILE. E MOTIVEREI IL DINIEGO IN QUESTO MODO: CONSIDERATO CHE LA SUA ISTANZA E' FINALIZZATA AD UN GENERICO CONTROLLO POSTUMO DELL'OPERATO DELLA P.A. E CHE COMUNQUE LA S.V. HA OTTENUTO NEI TERMINI IL BENE DELLA VITA RICHIESTA LA SUA ISTANZA NON PUO' TROVARE ACCOGLIMENTO.
EGREGIO DOTTORE, SECONDO LEI LA SIGNORA HA DIRITTO O NO ALL'ACCESSO?