Autore Topic: SUBINGRESSO nelle concessioni pubbliche: occorre il "nulla-osta" della P.A.  (Letto 2802 volte)

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Offline nevia78

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Buongiorno, spero che il quesito che porrò trovi posto in questo topic. In caso contrario vorrete correggermi e provvederò ad aprire un topic diverso.
Sto studiando l'ipotesi di una concessione demaniale marittima affidata ad una società di capitali. L'intera partecipazione sociale della concessionaria sta per essere ceduta ad un terzo, che diventerebbe socio unico. Nel contratto di concessione non c'è alcun riferimento ad impossibilità di variazioni della compagine o preventivo assenso a modifiche societarie. Il soggetto concessionario (la società) rimane lo stesso, per cui non si verifica l'ipotesi di subingresso ex art. 46 C.N. Vi sarebbe solo una variazione dei soggetti che compongono la società. Tale operazione, pure, sarebbe soggetta a nulla osta oppure sarebbe sufficiente la comunicazione alla P. A. di modifica compagine sociale?
Ringrazio sin d'ora per l'attenzione e per le eventuali risposte

A mio avviso è soggetta a comunicazione e non a nulla-osta o subingresso. Il SOGGETTO GIURIDICO non cambia
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Buongiorno, spero che il quesito che porrò trovi posto in questo topic. In caso contrario vorrete correggermi e provvederò ad aprire un topic diverso.
Sto studiando l'ipotesi di una concessione demaniale marittima affidata ad una società di capitali. L'intera partecipazione sociale della concessionaria sta per essere ceduta ad un terzo, che diventerebbe socio unico. Nel contratto di concessione non c'è alcun riferimento ad impossibilità di variazioni della compagine o preventivo assenso a modifiche societarie. Il soggetto concessionario (la società) rimane lo stesso, per cui non si verifica l'ipotesi di subingresso ex art. 46 C.N. Vi sarebbe solo una variazione dei soggetti che compongono la società. Tale operazione, pure, sarebbe soggetta a nulla osta oppure sarebbe sufficiente la comunicazione alla P. A. di modifica compagine sociale?
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SUBINGRESSO nelle concessioni pubbliche: occorre il "nulla-osta" della P.A.

TAR LAZIO – ROMA, SEZ. II – sentenza 19 giugno 2018 n. 6855

DIRITTO

4. Il ricorso non è fondato e va respinto.

5. Con un unico motivo la società ricorrente si duole dell’illegittimità delle note impugnate in quanto la SSD xxxx Andrea a r.l., sua dante causa e originaria concessionaria del punto verde qualità 13.8, all’interno del quale è ubicato il complesso immobiliare oggetto del contratto di affitto di ramo d’azienda, avrebbe tempestivamente reso edotta Roma Capitale dell’affidamento della gestione dell’attività di bar e ristorazione a terzi, sia attraverso una comunicazione specifica che mediante le SCIA prot. n. CO/2014/60886 del 18.5.2014 (relativa al trasferimento dell’azienda alla società zzzz Real Estate) e prot. n. CO/2014/61767 e n. CO/2014/61769 del 19.5.2014 (concernenti il subingresso della società ricorrente rispettivamente nell’attività di laboratorio gelateria e bar/ristorazione e nei titoli per l’esercizio delle dette attività), con la conseguente opponibilità ed efficacia del detto contratto nei confronti dell’Amministrazione procedente, anche a prescindere dalla eventuale risoluzione della convenzione presupposta.

5. La censura non è fondata e va respinta.

6. Con la nota prot. LV 1742 del 16.6.2015 Roma Capitale, premesso di avere dichiarato la decadenza – revoca della concessione sottoscritta il 28.12.2001 con la SSDP Andrea xxxx a r.l. avente ad oggetto il compendio immobiliare denominato “P.V.Q. 13.8 Piano Zona B/8 yyyy” con provvedimento prot. n. 55 del 25.5.2015, ha comunicato alla società ricorrente di non potere “assentire all’affitto del ramo di azienda tra la società sportiva dilettantistica xxxx Andrea a r.l,. e la zzzz Real Estate s.r.l. , (..) già sottoscritto lo scorso anno 2014 in dispregio di quanto previsto dall’art. 4 della convenzione sottoscritta in data 28 dicembre 2001”, affermando conseguentemente che “ogni rapporto a qualsiasi titolo stabilito tra le citate società risulta totalmente estraneo all’Amministrazione Capitolina”.

6.1. Con successiva nota prot. n. LV 1980 del 7.7.2015 Roma Capitale ha ribadito che “ai sensi dell’art. 4 della convenzione sottoscritta in data 28 dicembre 2001, è fatto assoluto divieto alla concessionaria di cedere a terzi la concessione assentita dalla concedente in suo favore, salvo espressa autorizzazione rilasciata preventivamente dal competente Ufficio dell’Amministrazione capitolina che gestisce i rapporti contrattuali con il concessionario”. Sulla base di queste premesse l’Amministrazione capitolina ha, quindi, evidenziato che “la sola ed eventuale comunicazione, in sede di segnalazione certificata inizio attività (SCIA) al Municipio competente per territorio, della cessione del ramo d’azienda da parte della società cedente nonché la successiva comunicazione dell’avvenuto subingresso nell’attività di gelateria e di ristorazione – bar da parte della zzzz Real Estate s.r.l. non può configurarsi quale adempimento dell’obbligo contrattuale della concessionaria alla preventiva autorizzazione come specificatamente previsto dal citato art. 4 della Convenzione”.

6.2. Dal chiaro tenore letterale delle note impugnate si evince che il contratto di affitto di ramo di azienda, sottoscritto in data 31.3.2014 tra l’odierna ricorrente e il concessionario SSDP Andrea xxxx a r.l., a prescindere dall’intervenuta decadenza/revoca del titolo concessorio, non è opponibile e non spiega alcun effetto nei confronti dell’amministrazione capitolina in quanto posto in essere in violazione dell’art. 4 della Convenzione del 28.12.2001, ai sensi del quale “è fatto divieto alla concessionaria di cedere a terzi la concessione assentita dalla concedente in suo favore, salvo espressa autorizzazione della concedente su richiesta motivata della concessionaria”.

6.3. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, condiviso dal Collegio, un soggetto terzo non può subentrare in una concessione ovvero in parte di essa senza la preventiva autorizzazione dell’autorità concedente (cfr. Cons. Stato, VI, 20.3.2007, n. 1320).

E’, infatti, legittimo il requisito della preventiva autorizzazione dell’atto di cessione del ramo d’azienda o di qualsiasi altro titolo idoneo a determinare il subingresso nella concessione demaniale poiché spetta all’amministrazione verificare se il predetto subentro continui ad assicurare l’interesse pubblico che giustifica costantemente l’attività concessoria di beni demaniali, la quale non può dar luogo ad una mera disponibilità individuale del bene pubblico, non connotata da un preciso titolo giustificativo che la renda meritevole di pervenire alla sottrazione del bene stesso al libero uso della collettività.

6.4. Né, infine, ad avviso del Collegio la comunicazione ex post del subingresso e le SCIA presentate al Comune per subentrare nei titoli per l’esercizio dell’attività di gelateria, bar e ristorazione possono ritenersi equipollenti alla preventiva autorizzazione alla cessione a terzi della concessione (o di una parte di essa), chiaramente richiesta dal più volte citato art. 4 della convenzione del 28.12.2001, quale condizione di validità ed efficacia della stessa.

6.5. Al riguardo il Collegio osserva, inoltre, che lo stesso art. 4 della citata convenzione prevede la comunicazione all’amministrazione da parte della concessionaria dell’affidamento della “conduzione di singole e specificate attività a soggetti professionalmente preparati e in possesso dei necessari requisiti tecnico – amministrativi, ma senza che ciò faccia venire meno la sua responsabilità nei confronti della concedente”.

Dal tenore letterale della predetta disposizione è, quindi, evidente che la comunicazione e il conseguente termine di 30 giorni assegnato alla concedente per esprimere il proprio dissenso riguarda l’ipotesi, ben più circoscritta rispetto alla cessione del ramo di azienda, dell’affidamento a terzi della sola “conduzione di singole e specificate attività”, senza che ciò determini l’esistenza di un soggetto diverso dal concessionario che interloquisce e diventa centro di responsabilità nel rapporto con l’amministrazione concedente.

7. Per tali ragioni il ricorso deve essere respinto.

8. Sussistono giusti motivi, in considerazione anche della costituzione solo di stile dell’Amministrazione capitolina, per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
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