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Post - Mario Maccantelli

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La situazione è quella di un evento/manifestazione commerciale, sportiva o festeggiamento (es. mercatino Pro Loco, gara podistica, festeggiamenti santo patrono, ecc.) in cui:
a)   viene richiesto di installare durante lo stesso, su via o piazza, un gonfiabile: es. Igloo pubblicitario, Casa di Babbo Natale, Stazione di trenino, Arco; in cui  il pubblico non si avvale di queste strutture per “compiere piccoli salti o seguire percorsi ed effettuare scivolate”.


O sono attrazioni dello spettacolo viaggiante o sono attrezzatura pubblicitaria/decorativa. Per come l'hai detta, sono più per la seconda. Se non sono attrazioni con tutti i crismi: registrazione - codice identificativo, ecc. allora è materiale "inclassificabile" afferente alla pubblicità o alla decorazione. Quindi niente da rilevare se non per tenerne conto in un'ottica complessiva, ad esempio: quella struttura decorativa potrebbe intralciare in caso di eventi tumultuosi

b)   viene richiesto di installare una struttura come ad es. palco, traliccio per luci o impianto diffusione musica, non inseriti in un evento di pubblico spettacolo.
In queste ipotesi, quale documentazione per la sicurezza deve acquisire il comune nella fase istruttoria e, successivamente, a strutture montate?


Si può applicare il titolo IX del 19/08/96
Per  i  luoghi  e spazi all'aperto, utilizzati occasionalmente ed esclusi dal campo di applicazione  del presente  decreto  in  quanto prive  di  specifiche attrezzature per lo stazionamento del pubblico, è fatto obbligo di produrre, alle autorità competenti  al  rilascio della  licenza  di  esercizio,  la  idoneità statica delle strutture allestite e la  dichiarazione  d'esecuzione  a  regola  d'arte  degli impianti  elettrici installati, a firma di tecnici abilitati, nonché l'approntamento e l'idoneita' dei mezzi antincendio.
Puoi applicare anche senza licenza: il riferimento è alla licenza ex art. 68 TULPS. Le condizioni di sicurezza sono trasversali: con o senza licenza.
Per il resto è lasciato alla discrezionalità della PA se applicare o meno delle misure di safety e/o security. In ogni casa, ciò sarebbe al di fuori di un procedimento autorizzativo

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Campania / Re:Palestra arrampicata - Direttore Tecnico
« il: 10 Dicembre 2019, 08:45:17 »
La questione è sempre complicata. Manca una norma chiara a livello nazionale e le regioni produco norme che spesso non sono molto chiare.

Vedi qua per una chiave di lettura:
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=50606.0
Si riferisce alla norma toscana ma la sostanza è traslabile ad ogni realtà.

Come puoi vedere dal post linkato, la suddivisione di base è fra impianti sportivi intesi come luoghi dove si svolgono attività sportive riconosciute come tali con proprio ordinamento e riconoscimento e luoghi dove si fa attività ludico motoria (palestre in senso stretto per fare pilates, zumba, attrezzi e le altre mille declinazioni ludico-motorie)

Gli impianti sportivi devono rispettare le condizioni CONI , le palestre devono rispettare le norma regionali (se ci sono). La Campania mi sembra che abbia "mescolato" le due ipotesi base ma poi, all'art. 23 della legge 18/2013 ha specificato che l'obbligo del responsabile tecnico con i relativi titoli previsti dall'art. 22 non si applica per:
le  attività, le competizioni e le manifestazioni sportive organizzate e disciplinate dalle federazioni sportive, dalle discipline sportive associate, da enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni e dal Cip, le cui responsabilità, per la tutela della salute e della sicurezza degli atleti, sono a carico dei soggetti promotori ed organizzatori.

Il tuo caso potrebbe essere proprio questo. Resta da interpretare il termine "attività". Usa questa chiave di lettura per parlare con l'amministrazione competente.

La legge regionale, comunque, non prevede procedure amministrative particolari: né SCIA né autorizzazione. Semmai si applica la normativa statale se c'è presenza di pubblico.

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Prendo l'occasione del post per fare una mini sintesi ad uso di tutti i lettori del forum (l'argomento è sempre difficile), cercando di rispondere anche alla tua domanda. Magari potrai aggiungere o precisare.

Quando c’è di mezzo i prodotti fitosanitari, le cose possono essere due:
- certificato professionale per la vendita;
- autorizzazione per l’esercizio del commercio/deposito.

Il primo provvedimento è un’abilitazione personale, tipo patentino, che scade ogni 5 anni.
I patentini sono tre, due sono di competenza della Regione e uno è rimasto nella competenza comunale / SUAP. Alla regione sono rimasti i certificati per l’acquisto/utilizzo e per la consulenza, al comune quello per la vendita.
Vedere qua per approfondire: http://www.regione.toscana.it/pan/normativa )

Il secondo provvedimento è una vecchia ma ancora in vigore autorizzazione che verte sulla sede d’impresa al fine dell’esercizio effettivo della vendita intesa come luogo fisico del commercio.
Tale autorizzazione è rilasciata su parere ASL che verifica i luoghi e la documentazione. Vedi art. 21 e 22 del DPR n. 290/2001.
La norma (art. 21 citato) prevede:
[…]
La domanda contiene:
a) nome e cognome del titolare dell'impresa richiedente, se si tratta di persona fisica, e sede dell'impresa o ragione o denominazione sociale e sede legale, se si tratti di società;
b) sede dei locali adibiti al deposito ed alla vendita di prodotti fitosanitari e dei coadiuvanti di prodotti fitosanitari;
c) classificazione di prodotti fitosanitari e dei coadiuvanti di prodotti fitosanitari che si intende commerciare o vendere;
d) nome e cognome ed eventuale titolo di studio ed estremi del certificato di abilitazione di cui all'articolo 23, dell'institore o del procuratore o di chi è preposto all'esercizio di ciascun deposito o locale di vendita.
4. Alla domanda è allegata una pianta, in scala non inferiore a 1:500 del locale adibito al commercio, alla vendita ed al deposito dei prodotti fitosanitari e di coadiuvanti di prodotti fitosanitari, nonché la dichiarazione, con firma autenticata, dell'institore o procuratore o di chi assume l'incarico.
5. Ai fini dell'applicazione del presente articolo con il termine di «locale» s'intende anche un gruppo di locali, tra loro comunicanti, destinati al commercio, alla vendita ed al deposito.
[…]


RELATIVAMENTE AL DISCORSO SULLA CIRCOLARE CITATA NEL QUESTITO posso dirti che, come tutte le circolari, non è fonte del diritto. Le circolari possono essere vincolanti quando rivestono le caratteristiche dell’ordine dato da una struttura sovraordinata ad una struttura sotto-ordinata. Negli altri casi sono pareri autorevoli o linee guida che vanno a coadiuvare l’azione DISCREZIONALE della PA competente. In quest'ultimo caso resta inteso che in sede di ricorso giudiziale, le circolari non salvano la PA competente dalla eventuale responsabilità. Gli esempi sono molto frequenti, vedi la materia fiscale e vedi casi come quello recente della “somm.ne non assistita” degli esercizii di commercio alimenti citato più volte su questo forum. Il consiglio di stato (sentenza 2280/2019 e 8011/2019) ribalta due decisioni di primo grado indicando in modo esplicito come le circolari ministeriali citate dall’amministrazione comunale in giudizio, siano erronee e comunque inidonee a produrre effetti normativi:
Le Risoluzioni ministeriali che incentrano l’elemento distintivo fra attività di somministrazione di alimenti e bevande e attività di vendita sulla modalità di consumo dell’offerta, in particolare sull’attrezzatura utilizzabile per consentire il consumo sul posto, si pongono in contrasto, pertanto, con il dato normativo precedentemente richiamato.
In tal senso va condivisa – come già fatto nella sentenza di questa Sezione richiamata – la considerazione svolta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella segnalazione 27 ottobre 2016, n. S2605: “Le richiamate Risoluzioni non tengono […] conto del fatto che già il D.L. n. 223/2006 aveva inteso superare o quantomeno coordinare con i principi di concorrenza tutte le attività di consumo sul posto di alimenti e bevande, individuando il discrimen tra l’attività di somministrazione e quella di vendita da parte degli esercizi di vicinato unicamente nella presenza o meno del servizio assistito. Esse, inoltre, non basano l’interpretazione offerta su quanto strettamente necessario a tutelare le esigenze di interesse generale tipizzate dal citato D.L. n. 201/2011, quali la «tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali


Quindi, anche se ho citato casi diversi da quello di specie, ritengo che si può estrarre un principio: è l’autorità competente che deve valutare, nell’ambito della propria attività discrezionale, tutte le fonti normative sopravvenute e i principi ermeneutici in materia, al fine di aderire o meno ad una linea guida. Personalmente concordo con le tue affermazioni, il PAN ha un altro spirito rispetto alla ratio della vecchia circolare che fu adottata ai sensi di una normativa ormai abrogata. Come hai detto tu, correlerei la normativa sopravvenuta con l’allegato VI al piano di azione di cui al DM 22/01/2014 dando alla circolare un’importanza del tutto marginale e residuale.

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ho visto velocemente la vicenda. Anche in Toscana successe la stessa cosa a cavallo del 2010 con tutti i problemi del caso ma fu chiaro che da un punto di vista iginico saniatrio o altre eventuale procedure (autorizzaiozni ambinetali, di sicurezza ecc.) nulla doveva o poteva cambiare. L'adeguamento era solo un fatto formale (passaggio alla SCIA) che riguardava il campo applicativo della norma agrituriscita e non di altre norme.

Posso aggiungere che in base la d.lgs. n. 222/2016 e relativa tabella delle procedure la NOTIFICA SANITARIA DEVE ESSERE PRIVA DI ALLEGATI. Se la vuoi presentare lo farai con la modulistica unifica nazionale e senza allegati.

Quindi, puoi recarti in comune e fare presente che l'AUTORITA' COMPETENTE (ASL) ha sancito la non obbligatorietà di nuova procedura amministrativa igienico sanitaria. Nel caso sarebbe meramente confermativa di una situazione già "abilitata" da quel punto di vista. In ogni caso non è possibile, per legge, produrre allegati.

Se vogliono ugualmente la notifica sanitaria la invii e la ASL la dichiarerà irricevibile ma il comune sarà contento

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la legge regionale indica i limiti di derivazione Intesa della C.U. del 2012. Si tratta di limiti assoluti che si applicano in generale: non più di due concessioni per soggetto nello stesso mercato, ecc.

Diciamo che questa è una pre-condizione legale che applica a prescindere dal tuo caso.

Il tuo caso può essere trattato come "miglioria" o come "scambio consensuale" di posteggio. In entrambi i casi la legge non detta disposizioni, la cosa deve essere disciplinata, eventualmente,  con il regolamento comunale. In assenza di regolamento posso dire di stare attento a non cadere nella troppo discrezionalità che potrebbe portare a non essere imparziale: se lo fai una volta  lo devono poter fare tutti.

In assenza di disposizioni comunali meglio andare verso la miglioria con procedura pubblica riservata ai già concessionari  (salvi l'imparzialità) che non allo scambio consensuale.  Per non eludere i limiti che hai citato, le due concessioni devono rimanere tali. Il soggetto, infatti, potrebbe chiedere: ora che ho due concessioni vicine le posso unire? in questo modo potrebbe comprarne un'altra e arrivare a due.

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Somministrazione / Re:verifica requisito
« il: 28 Novembre 2019, 17:19:34 »
l MiSE porta avanti da sempre la posizione per la quale il quarto livello è OK (ccnl industria alimentare e ccnl del terziario e turismo e pubblici esercizi).
E' il livello minimo qualificato. Le risoluzioni sono molte.

Detto questo, spetta al comune prenderere una decisione che potrebbe essere anche di "manica più larga" spingendosi fino al quinto (leggemdo le spcifiche contrattuali). Le risoluzioni del MiSE sono solo pareri senza avere la pretesa di assurgersi a norma né ad interpretazione autentica.
Consiglio di agganciarsi al MiSE, ormai la fattispecie è diventata una prassi diffusissima.

Ti allego una corcolare che riassume i concetti

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Commercio al dettaglio / Re:giochi automatici
« il: 27 Novembre 2019, 16:52:32 »
Il gioco del lotto, gratta e vinci, superenalotto non sono sottoposti a titolo abilitativo ex art. 86 TULPS né 88 TULPS. La cosa è discutibile ma tant'è.

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TAXI, NCC / Re:Nuovo NCC
« il: 27 Novembre 2019, 16:49:40 »
La giurisprudenza ha chiarito che l'agenzia di viaggi può operare con mezzi propri al fine di organizzare e vendere tours ai clienti. E' chiaro che il trasporto non può essere disgiunto dal "pacchetto". Il cliente paga il pacchetto, non il mero trasporto.

Alcune leggi regionali sul turismo, che regolamentano anche l'agenzia di viaggi, hanno iniziato a sanzcire la cosa. La prossima dovrebbere essere la Toscana che sta approvando una proposta di legge in questo senso, vedi qua:
http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/pdl/2019/pdl409.pdf

Come ha detto lo staff, occorre attenzione perché molte amministrazioni tendono a sanzionare. Meglio parlarci prima e spiegare la cosa

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TAXI, NCC / Re:Subentro NCC intestato a socio amministratore di SNC
« il: 24 Novembre 2019, 18:48:41 »
E' mancato un passaggio. Dalla SNC alla impresa individuale si trattava di subingresso. Sono due soggetti giuridici diversi. Da quello che comprendo non hai mai fatto la voltura da SNC a impresa individuale.
La situaizone è complicata... Puoi considerare il subingresso descritto come caso particxolare in cui non c'è stato un vero e proprio trasferimento. In ogni caso fatti fare una comunicazione in cui Tizio dichaira che ha trasfomata l'impresa nella forma individuale e tu ne prendi atto aggiornando l'autorizzazione o rilasciandola una nuova che dà continuità alla prevdente. Poi penserai alla presa d'atto del conferimento

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Estetica / Re:attività tatuatore
« il: 24 Novembre 2019, 18:43:04 »
Direi di sì.
Si potrebbe ipotizzare una SCIA epr estetica/tatuatore al domicilio presupponendo che ogni centro autorizzazto dove vada ad operare sia un domicilio temporaneo. Per me sarebbe ok, tuttavia, credo che la maggior parte delle amministrazioni nel cui territorio va a lavorare non la pensino così indicando come necessaria la SCIA per esercizio in sede fissa tramie affitto di poltrona

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Toscana / Re:ACCONCIATORE - REQUISITO/QUALIFICA PROFESSIONALE
« il: 23 Novembre 2019, 17:48:13 »
Per essere certi della bontà del requisito occorre fare una verifica presso la regione Campania, al repertorio delle della formazione professionale.

Così come la descrivi mi fa protendere per il sì dato che parli di un’attestazione regionale. La legge 174/05, all’art. 6, comma 2 dispone:

2. I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge sono in possesso della qualifica di acconciatore o di parrucchiere, per uomo o per donna, assumono di diritto la qualifica di acconciatore e sono equiparati ai soggetti abilitati ai sensi dell'articolo 3.

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Regole generali sulle procedure amministrative vogliono che il privato debba essere informato con la comunicazione di avvio procedimento. Lì sono indicati i termini delle varie fasi procedurali. Nel nostro caso la legge regionale potrebbe anche essere letta in modo “cattivo”: il comune fa la verifica, poco prima della scadenza dei 180 gg (30 gg prima), emette una comunicazione di avvio procedimento ai fini della decadenza del titolo. La legge non prevede una procedura complessa per la quale il comune deve prima avvertire entro tot giorni e poi procedere.
Detto questo, la buona prassi e le regole del legittimo affidamento che sottendono l’attività amministrativa, vogliono che sia migliore per tutti, emettere quanto prima una comunicazione di avvio procedimento, meglio entro 5 giorni dagli esiti, del tipo:

...ai sensi della LR è stata verificata negativamente la sua posizione contributiva in data xxxxxx. La stessa legge prevede che decorsi 180 gg dalla verifica negativa senza che sia avvenuta la regolarizzazione nei modi di legge (versamento del debito, approvazione rateizzazione ecc), la sua abilitazione sarà sottoposta a decadenza. Questa PA provvederà a nuova verifica decorsi 180 dalla stessa data xxxx. In caso di esito ancora negativo sarà emesso un provvedimento di decadenza

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la risposta è sì

LR n. 67/1993

Art. 3 - Ruolo dei conducenti dei veicoli o natanti adibiti ad autoservizi pubblici non di linea

1. Secondo il disposto di cui all’art. 6 della legge 15 gennaio 1992 n. 21, è istituito, presso ogni camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, il ruolo dei conducenti di veicoli o natanti adibiti ad autoservizi pubblici non di linea.
2. Il ruolo è articolato nelle seguenti sezioni:
a) conducenti di autovettura e motocarrozzetta;
b) conducenti di natanti;
c) conducenti di veicoli a trazione animale.
c bis) conducenti di velocipedi.
3. È ammessa l’iscrizione nei ruoli di più province, nonché in più sezioni del ruolo nella medesima provincia.
4. L’iscrizione a ciascuna sezione del ruolo è subordinata al pagamento di un diritto fisso per spese di segreteria di euro 51,65 a favore della Regione Toscana.
5. L’iscrizione nel ruolo provinciale abilita a concorrere, in tutti i comuni del territorio della provincia, per il rilascio di licenze e di autorizzazioni per veicoli e natanti corrispondenti alla sezione di appartenenza.


Art. 8 - Domanda di iscrizione al ruolo
1. Per l’iscrizione nel ruolo l’interessato deve presentare domanda scritta rivolta alla Commissione regionale per la formazione e la conservazione dei ruoli, specificando la provincia e la sezione del ruolo in cui chiede di essere iscritto

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Il ruolo è diviso per province quindi le domande "tecniche" sono sulla provincia di riferimento. Quando uno si segna per sostenere l'esame lo fa per una specifica provincia (oppure ne sceglie più di una) quindi non dovrebbe trovare le domanda specifiche per altre province rispetto a quelle scelte

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Stai toccando una questione mai risolta. In sintesi, a causa di interpretazioni letterali della legge 21/92, i notai, con l’atto che citi e ti allego (riguarda anche altre cose), sono arrivati a sancire la possibilità del trasferimento della sola licenza. Alla luce di questo, io SUAP non mi metterei di traverso andando a sindacare l’illegittimità dell’atto notarile (alla fine vorrebbe dire questo). Prenderei per buono l’atto, alla luce del significato letterale della legge 21/92 disapplicando il reg. comunale che, fra l’altro, mi pare un po’ macchinoso. Non dico di applicare la SCIA di subingresso, che ci starebbe tutta, ma è sufficiente che il subentrante presenti domanda di autorizzazione per voltura dell’aut. n. intestata al dante causa.

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concordo. L'erede legittimo si sostituisce nei rapporti giuridi del de cuius
Quindi, una volta conclusa la successione, l'erede può rientrare in possesso dell'autorizzazione precedentemente conferita tramite recesso dalla coop. A quel punto può vendere la licenza. Tuttavia, la legge prevede che l'autorizzazione non potrà essere ritrasferita al socio conferente se non sia trascorso almeno un anno dal recesso

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Toscana / Re:Parrucchiere, affitto di poltrona ad estetista.
« il: 15 Novembre 2019, 22:03:32 »
Non esiste una norma che disciplini la questione. La prassi prevalente vuole che Caio presenti una SCIA di estetista vera e propria. Sono le rilevanze contrattuali fra le parti a determinare il genere della fattispecie. Se Tizio e Caio concludono un contratto di “affitto di cosa produttiva” a termine o assimilabili, allora si può parlare di affitto di poltrona. In altri ambiti, tipo il commercio, si potrebbe parlare di affidamento di reparto. Se Tizio e Caio sono in locazione nello stesso immobile entrambi per una porzione di fabbricato oppure l’uno è in sub affitto di una porzione dell’altro, allora si parlerebbe di esercizio congiunto vero e proprio.
Nel caso di affitto di poltra da acconciatore a estetista ci potrebbero essere problemi, per l’estetista, nel garantire tutti i requisiti igienico-sanitari previsti dalla norma regionale. Detto questo, la cosa è fattibilissima.

Relativamente alla modulistica puoi notare che nel modello unificato statale di SCIA per acconciatore/estetista adottato con la conferenza unificata del 04/05/2017, negli allegati, relativamente a planimetria e relazione, viene “asteriscata” la seguente dicitura: Sempre obbligatoria (Eccettuato il caso di affitto di poltrona). Da qui si comprende che il modello di SCIA si utilizza anche per questa fattispecie.
La regione Toscana, con il recepimento avvenuto con DGR 646/2017 ha tolto “(Eccettuato il caso di affitto di poltrona)”. Vuol dire che anche nel caso di cui trattasi sono obbligatorie relazione e planimetrie. Gli asterischi indicano ciò che è personalizzabile da parte delle regioni.

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A parere mio sì, soprattutto dopo le ultime sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Toscana. Il TAR Toscana affronta la questione della cioccolata in tazza e la reputa compatibile. In effetti, non si comprendeva come mai i cibi solidi potevano essere spsorzionati e somministrati in mono non assistito (vedi il classico panino e tagliere di affettai) mentre i cibi liquidi no.

Il Consiglio di Stato tocca varie questioni mettendo in luce che la norma di riferimento (del 2006) non detti nessuna restrizione specifica all’infuori dell’assenza del servizio. Vedi qua: http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=51026
Resta inteso che occorre rispettare la complessa normativa sugli alcolici con i limiti di orario e il divieto di vendita e/o somministrazioni ai minori.

Vedi qua:
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=51766.0
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=31067.msg58423#msg58423

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Faccio sintesi a uso di tutti i lettori del forum.

Con il DPGR n. 74R/2014, modificante il DPGR n. 46R/2004, in vigore dal 01/01/2015, sono divenute affettivamente applicabili le norme sulle nuove attività agrituristiche.
L’art. 2 della LR 30/03 ci dice:
Sono attività agrituristiche, nel rispetto delle modalità e dei limiti definiti dalla presente legge:
a) dare alloggio in appositi locali aziendali;
b) ospitare i campeggiatori in spazi aperti;
c) organizzare attività didattiche, divulgative, culturali, sociali, tradizionali, di turismo religioso culturale, ricreative, di pratica sportiva, di escursionismo e di ippoturismo, sociali e di servizio per le comunità locali, riferite al mondo rurale;
d) somministrare pasti, alimenti e bevande, degustazioni e assaggi e organizzare eventi promozionali, utilizzando prodotti aziendali, integrati da prodotti delle aziende agricole locali, nonché da prodotti di origine e/o certificati toscani, nel rispetto del sistema della filiera corta.
2 bis. Per fattorie didattiche si intendono le attività didattiche ed educative rivolte agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e ad altre tipologie di soggetti interessati, svolte dalle imprese agricole.


Le fattorie didattiche possono svolgersi come attività agrituristica o meno. Invece, le attività sociali e di servizio per le comunità locali sono ATTIVITA’ AGRITURISTICHE al pare della ricezione o della somministrazione (sempre riferire al mondo rurale).

La Regione, raccogliendo un’osservazione di un paio di commissioni consiliari (vedi il preambolo del DPGR 74R/2014) ha specificato che le attività sociali e di servizio sono svolte nel rispetto delle specifiche normative di settore.

Quindi, alla fine, occorre rispettare le normative di settore (condizioni organizzative) ma particolarità sta nel fatto che saranno attività svolte su destinazioni d’uso rurali e in contesti extra-urbani. I redditi saranno agricoli dato che sono rispettate la principalità e la connessione. RESTANO ATTIVITA’ AGRITURSTICHE svolte da un imprenditore agricolo.

A PARERE MIO, se è vero che la regione si è preoccupata di specificare che le attività sociali e di servizio siano svolte nel rispetto delle specifiche normative di settore, CIO’ NON VUOL DIRE che occorrano anche 2 diversi titoli abilitativi.

Il titolo abilitativo è la SCIA agrituristica, come tutte le altre attività agrituristiche (mica viene fatta una SCIA per esercizio di somministrazione se l’agriturismo fa ristorazione). Aggiungere anche l'altra abilitazione significherebbe snaturare le attività agrituristiche. In un certo senso, sarebbe stato inutile prevedere questa possibilità: se occorresse tutto quello che occorrerebbe in condizioni normali, allora resta una normale attività assistenziale esercitata, tutt'al più, in modo congiunto con quella agricola (si poteva fare anche prima del DPGR n. 74R/2014).

Una lettura logica e ragionevole della norma sottende un unico titolo agrituristico (SCIA AGRITURISTICA ai sensi dell'art. 8, comma 2 della LR 30/03), la possibilità di usare fabbricati rurali e l'applicazione dei requisiti strutturali e funzionali previsti dalle normative specifiche.

C'è poi da notare che le attività assistenziali sottoposte ad autorizzazione ai sensi della LR 41/05 sono tutte residenziali o semiresidenziali. Ritengo che le attività agrituristiche soggette a SCIA siano compatibili con quelle esercitate con "comunicazione", ovvero quelle di “accoglienza” anche con pernotto.

Per le strutture previste all’art. 22 della LR n. 41/2005, soggette all’obbligo di comunicazione di avvio di attività, il DPGR 2R/2018 considera i requisiti di esercizio. Per chiudere il cerchio, la norma prevede una deroga ai lavoratori agricoli dell’agriturismo: Per l'esercizio delle attività di cui trattasi, l'imprenditore può avvalersi della collaborazione di esperti esterni.

In conclusione, il servizio comunale dei servizi sociali verificherà i requisiti ma non un secondo titolo abilitativo.


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Siamo di fronte a un caso limite e dico subito che alla domanda non può essere data una riposta certa. Anche se, con il ragionamento, potremmo escludere l’applicabilità delle stringenti norme regionali (LR 8/06 e DPGR 23R/2010), non è detto che il comune di riferimento la intenda nello stesso modo e le sanzioni sarebbero cospicue. Per adesso non ci sono appigli giurisprudenziali noti (almeno a me) che tocchino il caso specifico. Tutto si basa sulla relativamente giovano legge regionale.

La LR n. 86/2016 detta una prima classificazione all’art. 3. Da quella disposizione sappiamo che le piscine annesse alle strutture ricettive, diciamo qualunque struttura ricettiva, entrano nel campo applicative delle norme che riguardano le piscine “private a uso collettivo”. L’affittacamere non professionale è una struttura ricettiva? La LR n. 86/2016 la classifica fra le strutture ricettive extra-alberghiere, da questo punto di vista direi che ci sono i margini per applicare la norma.

Pensiamo però a un caso limite: affittacamere non professionale, svolto nell’appartamento di un condominio all’interno del quale c’è una piscina.
1- il comune sanziona se gli avventori dell’affittacamere si recano in piscina.
2- il comune non sanziona dato che si tratta di piscina condominiale.
L’esercente dell’affittacamere non può comunque vantare un diritto allo sfruttamento personale della piscina con relativa possibilità di realizzazione delle opere di adeguamento. Direi che è più giusta l’ipotesi 2

In generale, potremmo osservare meglio la definizione legale dell’art. 3 citato: piscine private ad uso collettivo: sono quelle inserite in strutture adibite, in via principale, ad altre attività ricettive come alberghi, campeggi, strutture agrituristiche e simili, […]

La precisazione “in via principale” potrebbe aiutarci nel ritenere la LR non applicabile. La struttura è adibita in via principale ad abitazione di residenza, poi ad ospitare turisti in modo non professionale. Il proprietario riceve turisti in casa propria che, se vogliono possono usare la piscina privata al pari del BBQ, dell’amaca ecc. In quest’ottica è necessario che il proprietario declini (formalmente) ogni responsabilità per l’uso gratuito. RESTA INTESO che questo è una ragionamento limite probabilmente non condiviso dal comune di riferimento

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Toscana / Re:Modifica attività agrituristica.
« il: 13 Novembre 2019, 15:40:04 »
Se afferente tutto alla stessa UTE allora si tratta del solito agriturismo, questo a presindere da quanto comuni siano interessati. E' l'imprenditore che dichiara quale sia la sua UTE. Se le strutture edilizie sono edifici rurali facenti parti dell'azienda non vedo problemi a priori.

La legge dispone:
Qualsiasi variazione intervenuta in merito ai requisiti in base ai quali l’attività è stata avviata è comunicata all’ARTEA entro trenta giorni dal suo verificarsi tramite l’aggiornamento del proprio fascicolo aziendale, con eventuale successiva variazione della SCIA

Anche se i posti letto non variassero, occorre una nuova DUA e nuova SCIA che contempli la situazione modificata

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Liguria / Re:somministrazione in circolo arci
« il: 12 Novembre 2019, 19:35:51 »
guarda questa in allegato sulla carenza degli accertamenti. Il TAR Toscana afferma che qualche non socio che potrebbe essere un invitato di un socio non configura, di per sé, la trasformazione del circolo in pubblico esercizio. Il circolo non è una caserma della Korea del nord  :)
Se entra un accompagnatore, un familiare ecc. cioè quancuno che è inviato da un socio (sempre che la cosa sia ragionevolmente occasionale) non vedo problemi

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A me lascia perplesso. Posso citare la Lombardia che ha approvato il DD 9405/2012, con una mera comunicazione, vedi qua:
https://www.anmvioggi.it/regioni/lombardia/57655-lombardia-indicazioni-regionali-in-materia-di-macellazione-a-domicilio.html

Potrebbe essere prevista una cosa del genere e non l'ordinanza. Ai sensi dei Reg. CE 852 e 853 dubito che l'art. 13 sia ancora applicabile nel suo complesso. Vedi proprio il campo di esclusione della normativa comunitaria.

L'art. 13 riguardava le macellazioni domestiche, quelle eseguite davvero nelle case. Tornando ai giorni nostri, se il soggetto esegue ma macellazione presso un mattatoio autorizzato (comunale o privato), a parere mio, l'art. 13 non si applica.

In ogni caso, se è un procedimento autorizzatorio, questo deve essere avviato con domanda del privato.
L'autorizzazione è rilasciata dal dirigente e non dal sindaco. L'ordinanza non è lo strumento adatto: o è una contingibile e urgente o, altrimenti, non è lo strumento adeguato. La PA adotterà un regolamento per fissare il periodo e dettare regole generali e astratte, oppure adotterà un'autorizzazione dirigenziale a seguito di domanda (provvedimento soggettivo e particolare).

Quindi, se non ci sono esigenza straordinarie e urgenti di tutela della salute pubblica, se un privato si reca al mattatoio  per macellare animali per il CONSUMO DOMESTICO PRIVATO, potrà farlo quando vuole senza bisogno di autorizzazione. LE carni non posso essere cedute a terzi.

Se si reputa in vigore l'art. 13 citato, questo dovrà chiedere l'autorizzazione al comune (non al SUAP) se la macellazione avviene in garage di casa sua. Il comune ne darà notizia alla ASL chiedendo un assenso/presa atto. Se la ASL risponde rilascerà l'autorizzazione.

Sarebbe meglio indicare al privato di rivolgersi direttamente alla ASL repundo l'autorizzazione comunale superata dal pacchetto igiene CE: nemmeno è prevista la notifica 852/04, figuriamoci l'autorizzazione.

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L'art. 90 dispone che la comunicazione di subingresso deve essere effettuata entro 1 anno dalla data di morte. La cosa ha senso per le imprese individuali. Se il termine è scaduto e, in più, l'azienda è stata cancellata, non vedo come risolvere la cosa anche perché, in assenza di subingresso, le assenze di cui all'art. 127, comma 2 hanno peso per dichiarare la decadenza in ogni caso e questo potrebbe essere rilevante anche ai sensi del comma 1, c-bis.

Tuttavia, in queste circostanze, io farei una comunicazione di avvio procedimento propedeutico alla decadenza dando un termine adeguato affinché gli eredi rispondano.
Per la notifica agli eredi vedi qua:
https://www.laleggepertutti.it/161579_come-fare-una-notifica-agli-eredi-di-un-defunto
e poi vedere molti altri casi sul WEB

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Chiedi agli esperti (servizio gratuito) / Re:spostamento mercato
« il: 12 Novembre 2019, 12:47:39 »
La nostra amministrazione sta valutando la possibilità di ricollocare il mercato settimanale.

Al fine di redigere la graduatoria per la scelta dei posteggi si deve applicare l’articolo 37 comma 3 della LRT 62/2018 (maggior numero di presenza maturate nel mercato).

Ora che non c'è più la Bolkestein, le differenze hanno meno senso ma tieni  presente che un conto sono i criteri per il rilascio delle concessioni a seguito di bando aperto, e un conto sono i criteri che il comune adotta nel proprio regolamento al fini di disciplinare i meri spostamenti in vigenza di concessione. In quest'ultimo caso non c'è da rilasciare una concessione ex novo, non c'è da costituire una posizione giuridica che prima non c'era, ma c'è da prendere la concessione in atto (quindi la posizione giuridica già costituita) e traslarla da un posto all'altro. Il bando non è aperto ma è chiuso ai soli concessionari e i termini delle concessioni non variano.

La LR non dispone in modo specifico (non lo faceva nemmeno prima) quale siano i criteri per gli spostamenti. Il comune agisce con ragionevolezza in base al cosa di specie. In assenza di previsioni regolamentari la giunta può prevedere gli indirizzi della procedura che il dirigente dettaglierà e attuerà.

Criteri di anzianità sono più che ragionevoli, e può essere il primo criterio: è giusto che per primo scelga chi da più tempo è nel mercato (ci si aggancia le anzianità dei data causa con i vari subingressi storici). La legge prevede, all'art. 93, che Il subentrante nel titolo abilitativo all’esercizio del commercio su aree pubbliche acquisisce le presenze già maturate dal medesimo titolo e queste non possono essere cumulate a quelle relative ad altri titoli abilitativo

Possono essere fatti dei raggruppamenti per genere: gli alimentaristi possono scegliere solo i posteggi che vanno da x a y. Se si spostano solo pochi banchi può convenire procedere sono con quelli senza ridistribuire su tutti, ma attenzione, vedi TAR lombardia n. 2634/2014.

Spesso accade che i concessionari presentino la stessa anzianità perché tutte le concessioni sono nate nello stesso giorno. In questo caso, il criterio residuale può essere quello dell'anzianità di iscrizione al registro imprese nella sezione commercio AAPP (qua senza sommare anzianità di altri).

Per ridurre l'organico la vedo dura. Prima era astrattamente più facile dato che la scadenza ex lege non prevedeva il rinnovo: al termine della concessione quella posizione giuridica cessava e l'operatore uscente, andava nel monte degli aspiranti contendenti senza vantare diritti di privilegio (questa la logica Bolkestein). Certo non sarebbe stato facile nemmeno in quel caso ma era astrattamente possibile.
Adesso che la LR prevede il rinnovo tacito, occorre una motivazione molto particolare che tenga conto anche dell'impossibilità dello spostamento. Vedi art. 52 del d.lgs. n. 42/04. La cosa è molto complessa e non può essere affrontata qua sul forum. Inoltre a monte di tutto dovrebbe essere adottato un nuovo PIANO comunale previa concertazione


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TAXI, NCC / Re:E' possibile fare una Permuta tra autorizzazioni NCC?
« il: 09 Novembre 2019, 09:39:44 »
a parere mio non esiste una procedura specifica per la "permuta". Nei fatti è un trasferimento, che sia reciproco poco importa. Se fai il tarsferimento si applicano le relative condizioni e le relative conseguenze che anche tu hai citato (art. 9, comma 3):
Tizio non potrà mai più partecipare a un bando per il rilascio di autorizzazione NCC, al più potrà acquisirne un’altra (atto notarile) decorsi 5 anni. Sul punto vedi il Consiglio di Stato n. 40/2015: non possibile il rilascio tramite bando (mai più) a chi ha ceduto una licenza. Chi ha ceduto una licenza può acquistarne un’altra da privati solo decorsi 5 anni ma non può più partecipare ai bandi.

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Concordo con Simone. Vedi qua; http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=26495.0
A volte, alcune attrezzatire possono essere considerate sia delle attrazioni che dei giochi. Se si prende la strada delle attrazioni, in casi come qullo che descrivi è sufficiente una SCIA ex art. 69 con inserita l'attrazione in possesso. Se proprio non ce la fai con la SCIA rilascia un'autorizzaizone ex art. 69 con istruttori veloce. Resta inteso che occorre la voltura dei codici, il corretto montaggio e le verifiche periodiche.

Giochi e piccole attrazioni sono compatibili con il bar, almeno dei limiti della ragionevolezza, Da un certo punto in poi diventa usa sal giochi cone somministrazione o un locale di trattenimento con somministrazione.

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La Lombardia non ha ancora aggiornato la sua legge regionale ai nuovi principi NON BOLKESTEIN di cui alla legge 145/2018. Non  mi sembra che la legge di semplificazione del 2019 tocchi le disposizioni che ti interessano, vedi qua: https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioAvviso/servizi-e-informazioni/enti-e-operatori/commercio-e-fiere/modifiche-legge-6-2010

I parametri che cerchi sono sempre previsti dalla DGR 5345/2016. Tuttavia, vista la legge statale 145/2018, puoi prendere atto che ai sensi dei nuovi principi in materia (sono principi ineludibili), la DGR citata può anche essere interpretata in modo “elastico” andando a premiare gli operatori che vantano più presenze pregresse. Diciamo che l’attuale confusione normativa in materia ti consente di avere una certa libertà di azione e tornare su criteri essenzialmente legati alla sola anzianità.

Per altre riflessioni scarica il pdf da qua: http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=48500.0

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dai un'occhiata anche qua: http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=52199.0

e ai molti altri post del forum sull'argomento.

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La scuola di danza non è un locale di pubblico spettacolo. Al più è un luogo per lo sport, una palestra oppure “niente” (solo un luogo di una scuola). Prevale l’aspetto artistico / scolastico. Ci saranno, poi, casi dubbi ma, in teoria, la scuola di danza dove vado ad imparare una disciplina, frequentato da allievi e maestri, non necessità di abilitazioni TULPS (questo a prescindere dall’ASD).

Per la somm.ne che dire… se è riservata ai soli soci sarebbe comunque da sottoporre a SCIA ex DPR n. 235/01 (somm.ne in circolo privato + notifica sanitaria). Che si temporanea o meno poco importa. Quindi, o la cosa passa reputandola non rilevante (rinfreschino in autogestione) oppure fare SCIA riservata ai soci. Nel caso di specie sembrerebbe necessaria visto che la somm.ne è messa in atto dall’ASD ed è a pagamento.

Se ti piacciono le complicazioni :-), vedi qua in merito alla somm.ne nei circoli:
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=52069.0

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