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Topics - Ivana Gibellini

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Gentilissimo Dr. Chiarelli, chiedo con la presente se secondo lei rispetto ad un provvedimento di inaccoglibilità e contestuale divieto di prosecuzione, ritenuto successivamente errato, si possa annullare l'atto.
Premessa: viene presentato allo Suap una comunicazione di Commercio All'ingrosso senza deposito, generi non alimentari. Per lo strumento urbanistico nell'area ove ha sede l'attività NON è prevista la vendita all'ingrosso. La comunicazione viene pertanto NON accolta con divieto di prosecuzione dell'attività, con provvedimento scritto.
Successivamente, visto l'art. 28 della LR (Emilia Romagna) ci si rende conto che è possibile l'avvio della suindicata attività, e si può non modificare la destinazione d'uso se la superficie dell'attività non supera il 30% della superficie totale.
Si è pertanto ritenuto di dover annullare il precedente provvedimento ed accogliere la comunicazione. Ci si chiede se si può applicare  l'annullamento d'ufficio in autotutela ex art. 21 nonies L. 241/90. Nel provvedimento di annullamento deve essere indicato il tipo di vizio dell'atto? di fatto  vi è stata una insufficienza nell'istruttoria. Nel provvedimento di annullamento si deve indicare se vi è stata illegittimità per eccesso di potere o violazione di legge? Quali elementi deve contenere il provvedimento di annullamento di un precedente provvedimento di inaccoglibilità? PS E' possibile reperire delle bozze di annullamento di provvedimenti?
Grazie Ivana


2
Buongiorno è arrivata a questo Suap, una comunicazione da parte della ditta B, di “subingresso” alla ditta A, nell’attività di produzione e vendita di energia elettrica tramite un impianto termoelettrico di cogenerazione elettrica a mezzo di gassificazione a biomassa, con potenza nominale pari a 152,8 kw.
La ditta A, cedente aveva a suo tempo presentato una PAS ai sensi dell’art 6 del Dlgs 28/2011.
Inizialmente ho pensato di trattare tale comunicazione, come una sorta di “subingresso”, un contratto tra ditte che si poteva risolvere con una semplice “presa d’atto”.
Ora, tuttavia, nutro qualche dubbio.
primo perché l’art 6 del suindicato Dlgs 28/2011, il subingresso non è menzionato, (forse solo perché irrilevante);
secondo perché uno degli allegati che devono essere presentati al momento della presentazione della PAS è l’elaborato tecnico specifico per la connessione alla rete elettrica redatto dal gestore della rete stessa.
Secondo voi come deve essere tratta questa comunicazione.
grazie
Ivana

3
Buongiorno,
vi chiedo cortesemente un aiuto.
Due ditte differenti, con partite Iva differenti, vorrebbero condividere lo stesso locale per esercizio di vicinato, (per ridurre i costi di affitto). L'esercizio di vendita riguarda prodotti NON Alimentari.
E' possibile secondo voi?
Il Registro imprese accetta che due ditte abbiano la stessa sede legale'
grazie

4
Gentilissimi,
sono consapevole che vi chiedo informazioni e non rendo nulla in cambio nulla, seguire commercio e Suap da soli non è facile, e per fortuna che ci siete.

Si costituirà un circolo privato per svolgere all'interno per i soli soci un internet point, e installazione di slot. Premesso che devono inviare statuto, atto costitutivo, assemblea dei soci, ente di affiliazione ecc., per quanto riguarda le slot ritengo che debbano presentare una scia ed effettuare collegamento con Aams.
Non faranno somministrazione, (e non potrebbero perchè l'accesso è direttamente sulla pubblica via), per quanto riguarda l'internet Point, ho letto che per l'apertura degli esercizi pubblici di telecomunicazioni (Internet point) , non è più richiesta la licenza del Questore, prevista dall'art. 7 Decreto Legge n. 144 del 2005.
Il decreto legge n. 225 del 29.12.2010 , apportando alcune modiche alla norma citata, ha infatti previsto l'obbligo di ottenere l' autorizzazione fino al 31 dicembre 2011.
Considerato che non è stato emanato alcun provvedimento normativo di proroga, la licenza è da considerarsi non più richiesta, fatti salvi gli eventuali adempimenti nei casi previsti ai sensi del Codice delle Comunicazioni (D.Lgs. 259/2003 e successive modifiche). ma poichè si tratta di un circolo privato cosa devono presentare per l'attività di internet point?
Ultimo: hanno messo delle vetrofanie con indicazione sala slot,. Ritengo che non possano assolutamente all'esterno dei locali pubblicizzare l'attività, ma che possano solo scrivere la denominazione del circolo.
La cosa più rilevante è questa: se c'è somministrazione ex art. 86 del tulps,  è vietato l'accesso direttamente sulla strada, ma l'installazione di slot, non è comunque art. 86 del tulps?
ho giàrisposto che il limite rigurda solo la somministrazione! sigh! vi auguro Buona Paqua e vi chiedo aiuto!! 
ivana

5
Gentilissimi,
nel nostro comune, ci sarà una prossima apertura di un circolo privato, dove "pare" installerà apparecchi da gioco (slot) comma 6 art 110 del tulps, e sala scommesse.
Devo precisare che il locale non ricade nelle  c.d. aree sensibili (è ubicato al di sopra di 500 m da chiese, scuole ecc),  normativa regionale Emilia Romagna.
Poichè gli amministratori sono allarmati, abbiamo effettuato un sopralluogo, trovando il locale chiuso, ovviamente perchè non è stato ancora presentata alcune scia.
Tuttavia le vetrofanie della porta di accesso riferiscono di "sala slot, e sala scommesse".
Domanda: non mi era mai capitato che all'interno di un circolo privato si svolgesse l'attività di scommesse, è possibile?
Non credo ci siano strumenti per "impedire " questa attività come chiederebbero gli amministratori.
Ciò che dovremo verificare è la sorvegliabilità di locali.
Mi Pare di ricordare che i circoli non dovrebbero avere l'accesso diretto alla pubblica via, forse solo perr la somministrazione.
Per quanto riguarda le insegne, non dovrebbe pubblicizzare l'attività di gioco, vero?
grazie

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Turismo e attività ricettive / attività ricettive - affittacamere
« il: 09 Febbraio 2018, 08:24:11 »
Gentile Simone Chiarelli.
le pongo questo quesito, perchè al momento la Regione (Emilia Romagna), non risponde.
Nel nostro Comune viene esercitata l'attività di affittacamere da parte di una ditta (iscritta al Registro imprese), in forza di una SCIA.
La ditta di fatto però, sulla base di qualche convenzione con una cooperativa sociale di altro Comue, ospita persone straniere, praticamente tutto l'anno.
Mi chiedo: questa attività non mi pare configurarsi come affittacamere, a mio avviso non dovrebbe godere dello status di affittacamere, ma la legge regionale, non mi pare conceda strumenti per procedere alla decadenza della Scia.

La ringrazio molto

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