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Topics - Barbara Messere

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SUAP / PRATICA EDILIZIA DI UNA SRL IN EDIFICIO RESIDENZIALE - SUAP?
« il: 09 Settembre 2019, 11:12:18 »
Buongiorno,
nella Regione Toscana, una pratica edilizia presentata da una società srl, per un edificio a destinazione d'uso residenziale (abitazione) , in cui non risulta che vi sia svolta alcuna attività d'impresa è di competenza del Suap?
Se non lo è, nel caso in cui  si riceva tramite star una pratica di cui sopra cosa occorre fare?
Grazie

2
Buongiorno,
nel caso in cui arrivi al suap dall'ufficio tecnico una comunicazione di diniego di un permesso di costruire che abbia le seguenti caratteristiche:
- è firmata dal dirigente
- è stata emessa dopo il decorso dei termini per il silenzio assenso poiché motivi ostativi il 14/06 + 10 gg si andava al 24/06(nessuna osservazione da parte dell'istante) e l'atto di diniego protocollato e firmato il 05/09(quindi il sil.assenso si sarebbe formato il 24/08);
- l'atto è indirizzato ed intestato esclusivamente al suap (e non alla ditta);
- l'atto reca in calce gli elemente per il ricorso(60 gg e 120 gg).
Il Suap come si dovrebbe comportare?
1.Redige ugualmente un provvediemnto conclusivo negativo,oppure
2.Rimanda indietro l'atto scrivendo all'ufficio tecnico che si è formato il silenzio assenso e che pertanto dovrebbe essere annullato in autotutela, oppure
3.Fa una semplice lettera di trasmissione inviando l'atto al richiedente(sic et simpliciter)?

Grazie

3
Questo Ufficio, richiamato l’art. 9, comma 1, lett. a) della L. n. 21/1992 ed il Regolamento Comunale che prevede la Revoca nel caso in cui siano violate le norme sulla trasferibilità delle autorizzazioni, ha avviato il procedimento di Revoca ad un soggetto intestatario di Licenza di NCC in quanto, con atto notarile, è stato ceduto un ramo d’azienda in affitto entro i 5 anni dal rilascio della licenza. Ritenendo pertanto che sia stata trasferita la licenza ad un’altra società abbiamo avviato il suddetto procedimento.
Nello specifico l’atto notarile riporta testualmente che: “… la società X - con il consenso del titolare della Licenza NCC quale socio della società affittante X il quale concede in uso la detta licenza di cui è titolare – concede in affitto alla società Y che accetta a tale titolo il ramo d’azienda corrente in ….. omissis….. esercente l’attività di noleggio da rimessa con conducente mediante autovettura, meglio descritta in premessa, dotata di tutti gli enti mobili che arredano e corredano il ramo aziendale, l’attrezzatura e quant’altro ne fa parte, in particolare tutta la clientela acquisita dal cedente – che ne consentono l’esercizio sulla base delle licenze, autorizzazioni e permessi richiesti dalla normativa vigente, risultanti dal registro dei beni ammortizzabili della parte finale. In particolare, è compreso nel presente affitto di ramo d’azienda l’uso dell’automezzo di cui è parola in premessa …”
Appare a questo Ufficio che il titolare della licenza che è legale rappresentante e amministratore unico di una società a cui ha “conferito in uso” la licenza, tramite la società stessa, ha sua volta concesso in affitto il ramo d’azienda ad altra società. Si evidenzia che il tutto entro i 5 anni dal rilascio della licenza.
La controparte, negli scritti difensivi, adduce che:
1)   Le norme del Regolamento Comunale e della L. 21/1992 art.9 non si applicano al caso di specie, in quanto, il cedente non ha richiesto una nuova autorizzazione, facendo rilevare che le norme si applicano solo nel caso in cui chi vende una Licenza NCC non ne può acquisire una nuova nei cinque anni successivi al trasferimento;
2)   Il contratto di affitto di ramo d’azienda non equivale ad un valido trasferimento e pertanto non rientra nell’art. 9 della L. n. 21/1992 in quanto il soggetto terzo affittuario “si obbliga a “gestire l’azienda senza modificare la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e normali dotazioni di scorte”, come stabilito dagli artt. 2561 e 2562 c.c.. Diversamente, nell’ipotesi del trasferimento, avviene la cessione dell’intero patrimonio …”.
Infatti, evidenzia e sostiene il ricorrente che la Licenza risulta ancora intestata al cedente e, richiamando l’art. 7 della L. n. 21/1992, sostiene che il titolo abilitativo può essere concesso in uso ad un’azienda; adducendo pertanto che tramite l’affitto del ramo non è possibile trasferire l’autorizzazione ma è consentito l’utilizzo esclusivo ad un’altra azienda ritenendo pertanto non applicabile l’art. 9 al caso di specie.
 
Si può ritenere che tale contratto di affitto di ramo d’azienda rientri nella fattispecie del Trasferimento di cui all’art. 9 della L. n. 21/1992 ed è pertanto corretto perseguire con il procedimento di revoca?

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Toscana / Vendita pane in pasticceria artigianale
« il: 13 Maggio 2019, 08:58:03 »
Buongiorno,
una pasticceria artigianale per produrre effettuare la vendita di pane deve fare la scia di cui alla L.R. Toscana 18/2011?
Grazie

5
Buongiorno,
nel caso in cui sia accertato che un ncc abbia perso il requisito della rimessa e sia stato avviato il procedimento di revoca della licenza concedendo un termine per eventuali osservazioni, se il titolare provvede a prendere in locazione una nuova rimessa una volta scaduto perfino il termine per le osservazioni dell'avvio del procedimento come si deve procedere?
Fatta salva l'eventuale sanzione per la violazione commessa per inosservanza art. 3 e 11 L.21(sosp. ruolo per un mese) oltre alla esigua sanzione pecuniaria per la violazione del regolamento comunale,
Si deve  ugualmente procedere alla revoca oppure si può prendere atto della "conformazione"?

Grazie

6
Buongiorno,
un esercizio di vicinato alimentare (commercio) può produrre yogurth con l'apposita macchinetta che lo eroga a partire da un semilavorato e poi venderlo alla clientela sfuso esattamente come il gelataio (artigiano) vende una coppetta di gelato?
E' già a posto così e non deve presentare niente al Suap?Si tratta del famoso consumo sul posto/somministrazione non assistita?
Deve aggiornare la notifica sanitaria?

Grazie

7
Toscana / Vendita stampa in circolo. Possibile?
« il: 04 Aprile 2019, 11:05:04 »
Buongiorno,
un circolo anziani ci ha chiesto se può vendere stampa quotidiana all'interno del circolo.Abbiamo risposto che si tratta di attività commerciale e che pertanto è necessario avere una p.iva e presentare la scia di cui alla lr62/2018 oltre al fatto che l'immobile deve avere i requisiti urbanistici ed edilizi.
Abbiamo notato che l'art. 3 del D.Lgs 170/2001 prevede addirittura l' Esenzione dall'autorizzazione per una serie di fattispecie tra cui alla lettera "g) per la vendita effettuata all'interno di strutture pubbliche o private rivolta unicamente al pubblico che ha accesso a tali strutture."

A cosa si riferisce questa norma?A quali strutture si fa riferimento?

Grazie


8
Buongiorno,
posto che  in base all'art.Art. 32 della L.R.62/2018, "Ai fini dell'applicazione delle disposizioni contenute nel presente capo si intende:
a) per commercio su aree pubbliche, le attività di vendita al dettaglio e di somministrazione di alimenti e bevande effettuate sulle aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo o su aree private delle quali il comune abbia la disponibilità",
è possibile consentire che degli itineranti esercitino l'attività su terreno a destinazione agricola che si trova nella "disponibilità" del Comune? E in caso affermativo, se si volesse fare una specie di "mercatino" che tipo di atti potrebbero essere adottati?
Grazie

9
Buongiorno,
considerando che la LR35/2015 in materia di cave, dispone all’art.19 che “comma 1. Al fine del rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 16, lo SUAP convoca la conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della L. 241/1990. Comma 2. Nel caso di autorizzazioni soggette a VIA, i lavori della conferenza di servizi di cui al comma 1, restano sospesi fino al termine prescritto per la conclusione di detto procedimento, che si svolge secondo le disposizioni di cui alla L.R. 10/2010.”Tenuto conto degli articoli 52e 73bis della medesima LR 10/2010, dai quali ci sembra di evincere che debba essere rilasciato dalla autorità competente(quelli individuata ai sensi dell’art.47 della medesima LR10//10) un provvedimento autorizzatorio unico, comprendente il provvedimento di VIA ed i titoli abilitativi richiesti dal proponente,
Considerato che la medesima autorità competente deve anche ricevere l’istanza, quando una richiesta di coltivazione di cava di competenza comunale è soggetta a VIA il Suap cosa deve fare? Trasmettere immediatamente la pratica al Comune in quanto non di sua competenza? Ciò risulterebbe anche da indicazioni della Regione Toscana in una nota del Settore VIA prot. 140 del 22/03/2018?
Ringrazio anticipatamente se potete darmi il Vostro punto di Vista sulla questione che spero di essere riuscita, anche se molto brevemente, a sintetizzare.

10
SUAP / Procedimenti ad istanza di parte con più enti senza CdS
« il: 25 Gennaio 2019, 10:29:05 »
Buongiorno,
è ancora possibile secondo il vostro parere gestire i procedimenti Suap ad istanza di parte, nei quali sono coinvolti i pareri di più amministrazioni, senza utilizzare il modulo procedimentale della Conferenza di Servizi? Secondo noi in tali casi sarebbe obbligatoria la CdS  in base all'art.7 del DPR 160, tuttavia ci sono molte diffcoltà applicative...dovute principalmente al comportamento difforme dei vari enti/uffici...
C'è qualche altra lettura possibile della norma?
Grazie

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Toscana / Proroga autorizzazione cava
« il: 11 Gennaio 2019, 10:29:23 »
Buongiorno,
con riferimento alla legge regionale in materia di cave, Legge regionale 25 marzo 2015, n. 35, è previsto all'art.20 comma 4, che "Il provvedimento di autorizzazione può essere prorogato dal responsabile del procedimento una sola volta e per una durata massima di due anni al solo fine di completare i lavori già autorizzati ove non sia stato possibile completare gli stessi per motivi non imputabili alla volontà del titolare dell'autorizzazione. Il provvedimento di proroga non può comportare alcuna modifica o variante al progetto definitivo oggetto dell'autorizzazione già rilasciata ai sensi dell'articolo 17."
Si tratta sicuramente di rilasciare un ulteriore provvedimento, ma sarà sufficiente acquisire, da parte del Suap, solamente il parere dell'Ufficio Tecnico del Comune oppure è necessario attivare una Conferenza di Servizi coinvolgendo nuovamente gli enti che si sono espressi nel procedimento originario?
Inoltre, per l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera e quella agli scarichi può essere avviato un autonomo procedimento oppure si devono includere nello stesso provvedimento conclusivo del Suap?
Grazie

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Buongiono,

nel caso necessità di convovare da parte del Comune (amm.ne procedente) una Conferenza di Servizi per approvazione Progetto di Bonifica art.242 TU Ambiente,  che tipo di conferenza si deve convocare? Asincrona? Immediatamente in forma sincrona?Si tratta di una conferenza Decisoria o Istruttoria?Quali sono i termini del procedimento? Grazie

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SUAP / Competenza Suap - pubblica assistenza
« il: 23 Ottobre 2018, 14:17:52 »
Buongiorno,
una pratica edilizia per apportare delle modifiche ai locali utilizzati da una associazione di pubblica assitenza dove vengono forniti servizi come ad esempio fiosioterapia agli associati è di competenza suap?
E' sufficiente perché si parli di competenza suap che ci sia la fornitura di un servizio anche se non è fornito da un soggetto imprenditoriale?Mi riferisco a come è scritto il dpr 160/2010 art.2 comma 1...

Grazie

14
Buongiorno,

il R.D. 30/09/1938, n. 1706 - Approvazione del regolamento per il servizio farmaceutico.(Pubblicato nella Gazz. Uff. 14 novembre 1938, n. 259), riporta all'art. 45. "Gli ambulatori medico-chirurgici annessi alle farmacie devono sempre avere l'ingresso diverso da quello delle farmacie, alle quali sono annessi e non debbono avere alcuna comunicazione interna con le stesse".
Questa norma secondo voi si applica alle parafarmacie?
In ogni caso tenere chiusa a chiave una porta comunicante può essere sufficiente per ritenersi rispettata la norma di cui sopra?
Grazie

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Turismo e attività ricettive / vincoli previsti dal D.Lgs 42/2004
« il: 11 Settembre 2018, 13:50:06 »

La L.R. 20/12/2016, n. 86 Testo unico del sistema turistico regionale, prevede all'Art. 58 Residenze d'epoca, che..."Sono residenze d'epoca le strutture ricettive, gestite in forma imprenditoriale, ubicate in complessi immobiliari di particolare pregio storico-architettonico assoggettati ai vincoli previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)"...

Cosa si intende per "vincoli previsti dal Dlgs 42/2004, visto che nel testo del D.Lgs non c'è traccia della parola vincolo? Il vincolo equivale alla Dichiarazione dell'interesse culturale di cui all'articolo 13 del medesimo decreto legislativo, che poi viene notificata al proprietario (art.15)?
Nel caso di immobili di cui all'art.10 c.1 del Dlgs 42/2004 di proprietà di enti ecclesistici (senza scopo di lucro) è necessario ugualmente il Decreto di riconoscimento dell'interesse culturale, id est "dichiarazione di interesse culturale" per poter aprire una residenza d'epoca in Toscana?

Grazie

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Buongiorno,
Posto che l’art.57 della L.R. 20/12/2016, n. 86. disciplina le case e appartamenti per vacanze ed in particolare al comma 3 prescrive che “La gestione di case e appartamenti per vacanze non comprende la somministrazione di alimenti e bevande e l'offerta di servizi propri delle strutture alberghiere”;
Considerato che l’art. 18 della medesima L.R. 20/12/2016, n. 86. disciplina l’attività di albergo ed in particolare al comma 2 recita che “Negli alberghi sono consentite:
a) l'attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, nel rispetto delle disposizioni di cui alla legge regionale 7 febbraio 2005 n. 28 (Codice del commercio. Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazioni alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti);
b) l'attività di vendita al dettaglio al pubblico, nel rispetto delle disposizioni di cui alla L.R. 28/2005 e a condizione che la superficie di vendita complessivamente realizzata non sia superiore a quella di un esercizio di vicinato di cui all'articolo 15, comma 1, lettera d), della L.R. 28/2005 stessa;
c) l'attività di centro benessere, da intendersi come prestazione di servizi riguardanti la cura del corpo, nel rispetto dei requisiti strutturali, professionali ed organizzativi previsti dalle normative di settore.”

Premesso quanto sopra, si chiede di esprimere un parere sulla base di quanto disposto dalla L.R. 20/12/2016, n. 86, dal D.P.G.R. 23/04/2001 n. 18/R e norme correlate, fatta salva la normativa edilizia e urbanistica, in merito alla seguente questione : nell’ambito dell’attività di case e appartamenti vacanze è possibile consentire che il titolare aggiunga un piccolo esercizio di vicinato, esponendo gli oggetti in vendita nell’area di ricevimento ospiti? Nel caso di specie alla nostra attenzione l’utente ci chiede se può porre in vendita delle bottiglie di vino.
Perché l’art.57 della L.R. 20/12/2016, n. 86 per tali strutture fa espressamente riferimento solamente al divieto di somministrare (da leggersi in correlazione con la lett.a dell’art.18) e nulla dice riguardo alla vendita al dettaglio e al centro benessere? Come deve interpretarsi questa omissione?
Cosa deve intendersi per servizi propri delle strutture alberghiere? L’attività di vendita al dettaglio è da considerarsi un servizio proprio delle strutture alberghiere oppure no?

Grazie.

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Buongiorno,
nel caso un imprenditore agricolo che esercita un attività di agriturismo voglia mettere a disposizione dei clienti dell'agriturismo una sauna in uno spazio comune accessibile a tutti i clienti (e quindi non in camera) secondo noi, oltre al rispetto dei requisiti edilizi e urbanistici, strutturali ed igienico sanitari  previsti tra l'altro anche dal nostro regolamento comunale, dovrebbe presentare una scia di estetica ai sensi della L.R.Toscana 28/2004?Secondo noi sarebbe anche ininfluente che il servizio venga fatto pagare a parte o compreso nel prezzo della camera...
Tanto più che nel nostro regolamento comunale si recita come segue..." Nel  caso  di  saune  e/o  bagno  turco  in  attività  ricettive,  quando  gli  apparecchi  per  le  relative prestazioni  fanno  parte  della  dotazione  di  una  camera/unità  abitativa,  sono  assimilabili  a  quelle fruite in un domicilio privato e quindi non necessitano della presenza obbligatoria di un’estetista per  il  loro  uso.  Restano  fermi,  in  questo  caso,  tutti  i  requisiti  di  sicurezza,  nonché  le  opportune avvertenze per i clienti che, del tutto volontariamente, possono comunque desiderare la presenza di un operatore qualificato. Nel caso in cui tali prestazioni (saune e/o bagno turco) siano offerte in locali  della  struttura  alberghiera  che  siano  di  libero  accesso  per  la  clientela,  devono  essere rispettati  i requisiti  strutturali - igienico  sanitari  previsti  dalle  normative regionali  e  dal  presente regolamento,  è  altresì  necessaria  la  presenza  di  un  addetto  in  possesso  di  qualifica,  anche  se  il
relativo costo è incluso nei costi ordinari della prestazione albe
rghiera (Delibera 27 luglio 2009 n° 658 Regione Toscana – Allegato A – Circolare –comma 1).
E' corretto secondo voi? Grazie

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