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Post - Staff Omniavis

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27541
Toscana / Guida per la creazione di una nuova impresa
« il: 07 Aprile 2012, 16:50:24 »
Guida per la creazione di una nuova impresa
A cura della Camera di Commercio di Firenze e del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione-Prefettura di Firenze

27542
Incontri tra Autorità Appaltanti e imprese del tessuto e abbigliamento tecnico-innovativo
Prato, 18 aprile 2012 ore 14.00 presso il Palazzo dell'Industria, via Valentini, 14



Metropoli, Azienda Speciale della CCIAA di Firenze, membro di Enterprise Europe Network, in collaborazione con la Camera di Commercio di Prato, il Polo di Innovazione per la filiera della moda della Regione Toscana con capofila Next Technology Tecnotessile e l’Unione Industriale Pratese, ha il piacere di invitarVi ad incontri tra Autorità Appaltanti e imprese toscane del tessuto e abbigliamento tecnico-innovativo dove sarà possibile presentare i propri prodotti innovativi e raccogliere esigenze dalle Autorità Appaltanti.

Per ulteriori informazioni in allegato il programma

Per aderire compilare la scheda di adesione

L'iniziativa rientra nel progetto europeo PRISME cofinanziato dalla Commissione europea.

Paola Lesmo (paola.lesmo@metropoliaziendaspeciale.it    tel: 055/26 71 620 ) di Enterprise Europe Network di Metropoli, Azienda Speciale della CCIAA di Firenze, resta a disposizione.

http://www.promofirenze.com/index.asp?pg=5574

27543
IMPIANTI PUBBLICITARI SU STRADA - niente SCIA nè silenzio-assenso

T.A.R. Campania Napoli, Sezione IV, 20 marzo 2012 SENTENZA N. 1355


FATTO

Con atto ritualmente notificato e depositato la società Tregiga S.R.L. espone di avere presentato in data 31.3.2011 segnalazione certificata di inizio attività per la installazione di un impianto pubblicitario su tetto privato da collocare sul solaio di copertura di un edificio sito alla via Volta, angolo via Cancello di Franco n. 29 , richiamando le previsioni dell’art. 7 del PGI del Comune di Napoli; la SCIA era corredata degli allegati prescritti e quasi simultaneamente procedeva alla installazione.
Tuttavia con la diffida in epigrafe l’amministrazione comunale ha comunicato alla ricorrente ed alla società proprietaria del tetto che la SCIA non poteva produrre effetti, trattandosi di attività soggetta ad autorizzazione; ha inoltre aggiunto che ai sensi delle delibere di GM n. 263/2010 e n. 1675/2010 il rilascio delle nuove autorizzazioni in tutto il territorio comunale è sospeso sino al 31.12.2011 al fine dell’aggiornamento del Piano generale degli impianti pubblicitari.
Ha quindi diffidato la società alla rimozione dell’impianto,nelle more già installato, con atto notificato in data 1.6.2011. Stante l’inadempimento, il provvedimento veniva portato ad esecuzione coatta il 17.6.2011.
Avverso i suddetti provvedimenti sono state articolate le seguenti censure:
- incompetenza,violazione artt. 48 e ss. TU 267/00, violazione del PGI del Comune di Napoli: le delibere di GM n. 263 e 1675/2010 con cui è stata disposta la sospensione del rilascio delle autorizzazioni pubblicitarie sarebbero state emanate da organo incompetente, trattandosi di materia riservata al Consiglio comunale, in quanto ridondante di fatto in una modifica sostanziale del PGI; è illegittimo un atto di sospensione sine die al rilascio delle autorizzazioni in oggetto; le stesse inoltre difetterebbero di una motivazione idonea a giustificare la sospensione del P.G.I. per lungo tempo: il Comune, anziché disporre una generale sospensione delle autorizzazioni, avrebbe dovuto di volta in volta verificare la sussistenza de requisiti soggettivi ed oggettivi alla stregue dei criteri fissati dalle norme a tutela della sicurezza della viabilità, dell’ambiente e del paesaggio;
- violazione dell’art. 10 bis legge 241/90, violazione dell’art. 19 legge 241/90 , violazione dell’art. 7 del PGI: la mancata notifica del preavviso di rigetto non avrebbe consentito alla ricorrente la partecipazione al procedimento; nel caso di specie dopo il decorso di trenta giorni dalla presentazione della SCIA il titolo autorizzatorio dovrebbe ritenersi formato, per cui il Comune avrebbe potuto procedere solo in autotutela. L’attività sarebbe stata svolta sulla scorta di un provvedimento formatosi tacitamente ai sensi dell’articolo 7 titolo V del PGI secondo cui, per la istallazione degli impianti pubblicitari su proprietà privata, il procedimento di rilascio si definisce anche con il silenzio della PA per decorrenza di 30 gg.
- eccesso di potere, illegittimità derivata: la istallazione dell’impianto de quo non sarebbe soggetta ad autorizzazione, contrariamente a quanto ritenuto dall’amministrazione, trattandosi di impianti su suolo privato e non su suolo pubblico; solo per la istallazione di materiale pubblicitario su suolo pubblico potrebbe parlarsi di contingentamento dell’attività, assoggettabile ad autorizzazione, mentre la richiesta in esame ricadrebbe a pieno titolo nel campo applicativo della SCIA di cui al novellato art. 19 legge 241/90. Dunque l’amministrazione avrebbe potuto procedere solo in autotutela ai sensi degli artt. 21 quinquies e nonies legge 241/90.
Si è costituito in giudizio il Comune di Napoli, il quale ha rappresentato di avere provveduto in strettissimi termini a notificare l’improcedibilità della SCIA tanto alla richiedente quanto alla società proprietaria del lastrico su cui era prevista la installazione; la raccomandata era stata inviata alla sede legale della società indicata sulla SCIA stessa, ma veniva restituita il 13.4.2011 con la dicitura “destinatario sconosciuto” . Si procedeva anche alla notifica presso l’indirizzo personale del legale rapp.te della società, ed in data 11.5.2011 la raccomandata veniva restituita con la dicitura “ destinatario trasferito”. Ciò escluderebbe la necessità di rispetto dell’obbligo di preavviso di rigetto.
Il Comune ha aggiunto che, essendo stato già installato l’impianto, ha proceduto alla diffida alla rimozione entro 10 gg. con nota notificata in data 1.6.2011; stante la inottemperanza, il provvedimento di rimozione è stato eseguito in data 17,6.2011.
Inoltre , con riferimento alle delibere giuntali del 2010, controdeduce sostenendo che la Giunta non avrebbe travalicato i poteri del Consiglio,avendo disposto un atto di indirizzo agli uffici di mero carattere organizzativo; dette delibere conterrebbero adeguata motivazione, ed un termine finale di efficacia della sospensione.
Nel merito, sottolinea come l’istituto del silenzio assenso possa invocarsi solo in casi residuali, laddove anche gli impianti pubblicitari su suolo privato -pur esclusi dal contingentamento- sarebbero soggetti alla restante disciplina del PGI, ed a quella del codice della strada( cfr. articolo 4 titolo I del PGI): pertanto, ai fini della istallazione dell’impianto non sarebbero sufficiente la SCIA, dovendosi rilasciare apposita autorizzazione.
Con motivi aggiunti depositati in data 2 agosto 2011 la società ha impugnato la diffida alla rimozione notificata il 1.6.2011, ed ha agito per il risarcimento del danno derivante dalla attività provvedimentale e dalla materiale attività di rimozione dell’impianto. Ha eccepito motivi di illegittimità derivata dalla illegittimità degli atti che hanno escluso la formazione del silenzio assenso e ritenuto la abusività della collocazione dell’impianto, ed ha richiesto il risarcimento del danno derivante dalla rimozione dell’impianto, quantificato in Euro 55.600, e rettificato con memoria integrativa del 27.7.2011 in euro 58.719,50.
Anche ai motivi aggiunti ha replicato la difesa comunale.
Alla pubblica udienza del 8 febbraio 2012 il ricorso è stato ritenuto in decisione.

DIRITTO

Viene in rilievo nel presente giudizio la questione del titolo giuridico in base al quale vanno legittimati gli impianti pubblicitari, qualora siano realizzati su suolo privato e non su suolo pubblico.
In particolare, parte ricorrente ritiene di poter invocare il procedimento di cd. SCIA ( segnalazione certificata di inizio attività) di cui al novellato articolo 19 legge 241/90( cfr. legge 122/2010 e legge 106/2011) , richiamandosi alle previsioni dell’art. 7 del Piano generale degli impianti pubblicitari del Comune di Napoli, e sostenendo che lo stesso conterrebbe una disciplina peculiare per gli impianti da collocare su proprietà privata, per cui il procedimento di rilascio si definisce anche con il silenzio della PA dopo il decorso di trenta giorni dal deposito della istanza.
Alla luce di tali premesse, contesta sia la tardività della diffida in quanto inoltrata solo in data 19.5.2011 ( rispetto alla istanza protocollata in data 1.4.2011) , sia la erroneità della motivazione di improcedibilità che fa riferimento alla necessità di un titolo autorizzatorio, in quanto lo stesso si sarebbe legittimamente formato per decorso del tempo.
La tesi non merita favorevole considerazione.
Va premesso che l’amministrazione comunale, nel costituirsi in giudizio, ha documentato la esatta sequenza del procedimento posto in essere, in particolare ha rappresentato di avere provveduto in strettissimi termini a notificare l’improcedibilità della SCIA tanto alla richiedente quanto alla società proprietaria del lastrico su cui era prevista la installazione; la raccomandata è stata inviata alla sede legale della società indicata sulla SCIA stessa, ma risulta restituita il 13.4.2011 con la dicitura “destinatario sconosciuto” . Si è proceduto anche alla notifica presso l’indirizzo personale del legale rapp.te della società, ed in data 11.5.2011 la raccomandata è stata restituita con la dicitura “ destinatario trasferito”.
Di qui la infondatezza in via preliminare delle censure che lamentano la tardività della inibitoria, per cui resta esclusa la necessità che il Comune agisse in autotutela, avendo l’amministrazione posto in essere ogni comportamento esigibile secondo le regole di correttezza e buona fede procedimentale, laddove non risulta che la società istante abbia tenuto un pari comportamento, stante la indicazione nella SCIA di una sede legale alla quale è risultata sconosciuta dopo pochi giorni dal deposito della dichiarazione stessa, nonchè il trasferimento di indirizzo del legale rappresentante .
Peraltro, nella fattispecie in esame va esclusa in radice la configurabilità dei presupposti per far luogo alla procedura della SCIA, trattandosi di attività non rientrante nel novero della semplificazione di cui all’art. 19 legge 241/90.
Va premesso che la esclusione delle attività di apposizione impianti pubblicitari su suolo privato da quelle contingentate –disposta dall’articolo 4 del titolo I del PGI comunale- non vale ex se a determinare il transito del procedimento nell’ambito di quelli de-regolati, né ai sensi dell’art. 19 legge 241/90, né ai sensi dell’art. 7 del PGI del Comune di Napoli.
Con riferimento alla normativa primaria, va rilevato che l’art. 19 legge 241/90 , come di recente novellato dalla legge 122/2010, contiene una serie di esclusioni della operatività della SCIA, tra cui i procedimenti che attengono alla pubblica sicurezza ed alla incolumità pubblica.
Nella specie, è incontroverso che si tratti di impianto visibile dalla pubblica, via e come tale interferente con la sicurezza della circolazione, anche in relazione alle sue rilevanti dimensioni ( la superficie dichiarata è di 36 mq); va dunque condiviso l’orientamento della S.C. in base al quale per gli impianti pubblicitari lungo le strade o in vista di esse non si applica l’istituto del silenzio- assenso (Cass. Civile sez. II,1.3.2007 n. 4869; 19.9.2011 n. 19103).
Invero la normativa nazionale e regolamentare ( art. 23 del D. Lgs 285/1992, DPR 495/92, D. Lgs 446/97, ed il Piano generale degli impianti pubblicitari vigente per il Comune di Napoli) sottopone la disciplina pubblicitaria al regime autorizzatorio, evidenziando che in materia di pubblicità l’interesse pubblico prevale su quello del privato allo svolgimento dell’attività.
Il codice della strada ed il regolamento di attuazione, in particolar,e stabiliscono sia divieti idonei a tutelare esigenze della circolazione e sicurezza stradale, sia a disporre precisi criteri dimensionali sia obblighi specifici concernenti le modalità di installazione e posizionamento, al fine di evitare che i mezzi pubblicitari ingenerino confusione con la segnaletica stradale, ovvero possano arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l’attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione.
L’istituto del silenzio assenso ed oggi della SCIA e della DIA, non è di portata illimitata, ma contiene deroghe per gli atti e procedimenti indicati nel comma uno dell’articolo 19, tra i quali quelli che attengono alla pubblica sicurezza.
Ne consegue che per il combinato disposto della predetta norma e dell’articolo 23 del Cds, l’istituto non è applicabile alla fattispecie in esame, ove il potere conferito agli enti proprietari della strada di disciplinare l’istallazione di impianti pubblicitari risponde alla necessità di garantire la sicurezza della circolazione stradale e quindi l’incolumità di persone e cose (cfr anche Cass. n. 4045/2011, n. 23340/09; nonché il recente parere del Ministero dei Trasporti in data 5.10.2011 n. 4928).
Alla luce di tali considerazioni, le censure proposte si presentano infondate.
L’impugnato provvedimento di diffida si fonda invero su una motivazione adeguata, che peraltro non ha formato oggetto di contestazione nella sua interezza da parte della società ricorrente. Inoltre la stessa perizia giurata di parte allegata alla presentazione della SCIA non contiene alcun riferimento alla posizione dell’impianto rispetto alla pubblica via, e quindi non attesta elementi in ordine alla sicurezza della circolazione, risultando sotto tale profilo incompleta ed inidonea a fornire alla pubblica amministrazione tutti i necessari elementi valutativi.
La società istante,invero, si è limitata, rispettivamente, a contestare quella parte della motivazione che fa riferimento all'impossibilità di installare il cartellone anche su suolo privato in difetto di preventiva autorizzazione comunale, senza alcun riferimento ad ulteriori interessi pubblici coinvolti nel procedimento attivato.
Come in precedenza esposto, la necessità di autorizzazione esplicita cui fa riferimento il Comune non deriva invero dal contingentamento della attività, ma dalla assoggettabilità dell’attività imprenditoriale- anche qualora svolta su suolo privato- alla intera disciplina del PGI come disposto dall’art. 4 titolo I del piano stesso.
In tal senso è la costante giurisprudenza anche di questa Sezione ( cfr. sentenza TAR Napoli sez. IV n. 21409/08 che è relativa alla l’istallazione di cartellone pubblicitario di identiche dimensioni su tetto privato posto verosimilmente allo stesso indirizzo di quello odierno , ove si è ritenuta la legittimità del diniego opposto dal Comune di Napoli che in quella occasione aveva così motivato : “nel caso in esame, la superficie dell'impianto pubblicitario (mq 36) è pari a poco meno della metà della superficie di facciata dello stabile (mq 81), proporzione che, oltre a costituire un impatto negativo sull'ambiente circostante, è anche un pericolo per la circolazione stradale se si considera che l'impianto di grandi dimensioni viene ubicato ortogonalmente al senso di marcia degli autoveicoli .” Ed ancora :”È appena il caso di rilevare che l’autorizzazione all'installazione di impianti pubblicitari postula, sia in base alla normativa statale di riferimento, che a quella regolamentare del Comune di Napoli, un'attenta valutazione delle esigenze di tutela del contesto ambientale e di sicurezza della circolazione stradale. A tal fine occorre in primo luogo richiamare l'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il cui primo comma pone espressamente il divieto di collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda che per dimensioni, forma, colore, disegno e ubicazione “possano ingenerare confusione con la segnaletica stradale ovvero possano renderne difficile la comprensione, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarre l'attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione”.” ).
La stessa disciplina contenuta nel Piano Generale degli Impianti Pubblicitari del Comune di Napoli, all'articolo 1, nel definire gli obiettivi del Piano, individua nelle esigenze di carattere sociale, di tutela ambientale e paesaggistica, nonché della circolazione, i principi fondamentali cui attenersi nell'esercizio del potere di autorizzazione degli impianti pubblicitari, affinché questi “non costituiscano in alcun modo pericolo o disturbo per la sicurezza stradale, sia per quanto riguarda la circolazione veicolare sia quella pedonale” e “non si pongano, sul territorio, come elementi di disturbo all'estetica dell'ambiente naturale come di quello umanizzato, ma al contrario, ove possibile, nell'ambito del contesto cittadino diventino, quali elementi di arredo, occasione di arricchimento del panorama urbano, …”.
In relazione segnatamente agli impianti di rilevanti dimensioni, poi, gli schemi tecnici allegati al piano espressamente prevedono che l'approvazione del progetto da parte dell'ufficio concedente “dovrà tenere conto delle misure globali e delle misure in proporzione al pannello complessivo, dei colori, delle modalità di installazione, nonché della valutazione di impatto sull'ambiente circostante”.
E’ pur vero che il titolo V del PGI disciplina gli impianti non compresi nel contingentamento, tra cui all’articolo 1 lettera I :” I. I mezzi pubblicitari collocati su proprietà privata”
Tuttavia l’articolo 4 dello stesso titolo prevede che :” Gli impianti di cui alle lettere a), b), e), f) possono essere installati senza l’autorizzazione del Comune, ferma restando la corresponsione di quanto, eventualmente, dovuto per i canoni e/o le imposte.
Chiunque intenda installare sul territorio comunale gli impianti di cui alle lettere c), d), g), h), i), l), di cui all’Articolo 1 dello stesso Titolo, ovvero richieda la variazione di quelli già installati, è soggetto alla preventiva autorizzazione del Comune.”
Il successivo articolo 7 del titolo V , nell’elencare le procedure autorizzatorie, recita tra l’altro :
“….silenzio della Pubblica Amministrazione per decorrenza del termine di giorni 10 per la pubblicità temporanea e di giorni 30 per le fattispecie di cui alle lettere c, d, g, h, i dalla presentazione della domanda per il caso sub 2) e dal perfezionamento degli altri elementi necessari nel caso di atti complessi ex legge 241/90 e successive modifiche ed integrazioni.”.
Pertanto, anche in tal caso il mancato perfezionamento degli altri elementi necessari ai sensi del codice della strada impedisce la formazione di un provvedimento tacito.
Nella specie, quindi, è necessaria una serie articolata di valutazioni tale da confermare la esclusione del procedimento dal novero di quelli soggetti alla semplificazione di cui all’art. 19 legge 241/90.
Dalla infondatezza del ricorso principale discende anche quella del ricorso per motivi aggiunti concernente la rimozione di ufficio dell’impianto, la quale è avvenuta nel rispetto del paradigma legale di cui all’art. 23 del cod. strad; in proposito la relazione del settore precisa che la rimozione è avvenuta –sulla base del verbale di accertamento della Polizia municipale che ha constatato la istallazione abusiva dell’impianto- ai sensi del co 13 bis dell’art. 23 cod. strad., stante il contrasto col co 1 dell’impianto stesso; è conseguentemente da respingere anche la connessa domanda risarcitoria.
In conclusione, il ricorso introduttivo del giudizio deve essere dichiarato infondato, ed i motivi aggiunti vanno egualmente respinti.
Fondandosi il provvedimento inibitorio su almeno un motivo valido, tanto esimerebbe il Collegio dal valutare la legittimità del riferimento alle delibere soprasessorie di Giunta che hanno disposto la sospensione del rilascio delle autorizzazioni pubblicitarie su tutto il territorio comunale sino al 31.12.2011, in attesa della rielaborazione del PGI.
Tuttavia, anche ai fini di completezza dell’esame motivazionale del gravato atto, ritiene il Tribunale che tale ulteriore profilo sia egualmente legittimo, risultando rispettati i limiti della competenza dell’organo decidente, ed i principi di proporzionalità e ragionevolezza.
Quanto al primo aspetto, basti rilevare come la competenza consiliare alla modifica del piano generale degli impianti non è stata intaccata, trattandosi di meri atti diretti a dettare indirizzi di natura organizzativa agli uffici , senza alcun contenuto modificativo delle prescrizioni del piano .
Né possono le stesse ritenersi viziate per difetto di motivazione, e per mancata prefissione di un termine massimo di durata.
Sotto il primo aspetto, va rilevato che la necessità di non compromettere ulteriormente l’utilizzo della immagine urbana – in attesa del necessario aggiornamento del PGI ormai risalente nel tempo- si presenta come un valore prevalente sugli interessi economici privati, ed adeguatamente specificato. Quanto al secondo aspetto, la delibera integrativa dell’ ottobre 2010 dispone la prefissione di un termine massimo di durata alla sospensione, parametrata al 31.12.2011, termine che rientra nella logica della proporzionalità e ragionevolezza, per cui la relativa censura va disattesa.( cfr. TAR Brescia 593/2011).
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo ,restando definitivamente a carico della ricorrente il contributo unificato dalla stessa anticipato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quarta)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, respinge la domanda principale e quella proposta con i motivi aggiunti.
Condanna la società ricorrente alla rifusione delle spese di lite in favore del Comune di Napoli, liquidate in complessivi Euro 2000,00 ( duemila/00); contributo unificato a carico di parte ricorrente.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 22 febbraio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Domenico Nappi, Presidente
Anna Pappalardo, Consigliere, Estensore
Guglielmo Passarelli Di Napoli, Consigliere

27544
Proposta di deliberazione:  211 del 08 febbraio 2012   
Criteri e modalità installazione di impianti fotovoltaici a terra ai sensi dell’art. 3 della L.R. 11/2011


Pdd 211
IMPIANTI FOTOVOLTAICI A TERRA:
ELEMENTI PER IL CORRETTO INSERIMENTO NEL PAESAGGIO E SUL
TERRITORIO
Premessa
Gli impianti fotovoltaici, come gli altri impianti  alimentati da fonti rinnovabili, garantiscono un
significativo contributo per il raggiungimento degli obiettivi e degli impegni nazionali, comunitari e
internazionali in materia di energia e di ambiente. A tale proposito, si rammentano le seguenti
direttive europee:
- Direttiva 2001/77/CE, recepita con decreto legislativo 29 dicembre 2003, n.387, “Attuazione
della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti
energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità”;
- Direttiva 2009/28/CE, recepita con decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, che individua un
obiettivo obbligatorio del 20% di energia da fonti  rinnovabili sul consumo di energia
complessivo della Comunità entro il 2020 e che indica, come obiettivo assegnato allo stato
italiano, la quota del 17%.
Ai fini della promozione dell’energia da fonti rinnovabili, l’art. 12 del D. Lgs. 387/2003, come
modificato dalla legge 24 dicembre 2007, n.244, ha  introdotto la razionalizzazione e la
semplificazione delle procedure autorizzatorie.
In applicazione di tali disposizioni, è stato emanato il decreto ministeriale 10 settembre 2010,
recante “Linee guida per il procedimento per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di
impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili nonché linee guida tecniche per gli
impianti stessi”.
Tale decreto sottolinea come “occorre comunque salvaguardare i valori espressi dal paesaggio e
direttamente tutelati dall’art. 9 della Costituzione e dalla Convenzione europea del paesaggio”,
assicurando “l’equo e giusto contemperamento dei rilevanti interessi pubblici in questione, anche
nell’ottica della semplificazione procedimentale e  della certezza delle decisioni spettanti alle
diverse amministrazioni coinvolte nella procedura autorizzatoria”.
Nella stesura del presente documento, oltre ai riferimenti di legge sopra citati, si è tenuto conto di:
- disposizioni dettate con la legge regionale 21 marzo 2011, n. 11, come integrate e
modificate con legge regionale 4 novembre 2011, n. 56, e, in particolare, 
- l’articolo 5 della L.R. 11/2011 “Aree urbanizzate e casse di espansione”;
- l’articolo 6 della L.R. 11/2011 “Cumulo di impianti”;
- l’articolo 7 della L.R. 11/2011 “Perimetrazione”;
- l’Allegato A – Tabella della L.R. 11/2011, recante una prima individuazione delle aree non
idonee all’installazione di impianti fotovoltaici a terra ai sensi dell’articolo 4 della citata
legge regionale;
- la Deliberazione del Consiglio Regionale n. 68 del 26 ottobre 2011, recante l’aggiornamento della
prima individuazione di cui sopra delle aree non idonee all’installazione di impianti fotovoltaici a
terra, sulla base delle proposte avanzate dalle province competenti relativamente alle zone
all’interno di coni visivi e panoramici, la cui immagine è storicizzata; alle aree agricole di
particolare pregio paesaggistico e culturale; alla  diversa perimetrazione all’interno delle aree a
denominazione di origine protetta (DOP) e alle aree a indicazione geografica protetta (IGP);
- l’implementazione del Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) per la disciplina paesaggistica, adottata
con delibera del Consiglio Regionale n. 32 del 16 giugno 2009.
Il presente documento indica i criteri di inserimento e di mitigazione dei possibili impatti ambientali
e paesaggistici degli impianti fotovoltaici a terra finalizzati al miglioramento della qualità
architettonica e paesaggistica dei progetti e alla corretta realizzazione degli stessi impianti, nonché
le modalità di gestione utili a garantire il corretto uso del suolo e degli impianti stessi nelle
successive fasi di esercizio e di dismissione.
Tali criteri e modalità, pur non essendo strettamente vincolanti e consentendo interpretazioni legate
a ciascun caso e contesto, costituiscono parametri qualitativi a cui fare riferimento, sia in fase di 2
progettazione che in fase di valutazione di compatibilità dei progetti presentati, fermo restando che
la sostenibilità degli impianti dipende da diversi fattori e che luoghi, potenze e tipologie differenti
possono presentare criticità sensibilmente diverse.
Finalità
Gli obiettivi da perseguire per la salvaguardia delle risorse paesaggistiche, culturali, territoriali ed
ambientali sono:
- assicurare un corretto inserimento degli impianti nel paesaggio e sul territorio, nel rispetto della
biodiversità e della conservazione delle risorse naturali, ambientali e culturali;
- assicurare che l’installazione e l’esercizio dell’impianto in zone agricole caratterizzate da
produzioni agroalimentari di qualità non interferisca negativamente con le finalità perseguite dalle
disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla
valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali;
- assicurare il minor consumo possibile di suolo e  il minor impatto possibile dal punto vista
percettivo, garantendo comunque l’efficienza e la resa dell’impianto;
- orientare il corretto ripristino dei luoghi a seguito della dismissione degli impianti.
Campo di applicazione
Il presente documento si applica agli impianti fotovoltaici a terra ai sensi dell’art.  205 quater
comma 3 della L.R. 01/2005 e s.m.i., nel rispetto delle norme vigenti in materia di tutela
dell’ambiente e del paesaggio, ad esclusione di quelli di potenza inferiore a 20 kWp che non
interessino aree sottoposte a tutela dei beni culturali e/o paesaggistici. L’ottemperanza ai criteri e
modalità contenute nel presente documento costituisce elemento per la valutazione positiva dei
progetti, nel rispetto della normativa statale.
Criteri generali
Il D.M. 10 settembre 2010 “Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti
rinnovabili”, nella Parte IV, punto 16.1, lettere da a) ad h), elenca una serie di requisiti la cui
sussistenza costituisce, in generale, elemento per la valutazione positiva dei progetti.
Tra questi requisiti, che sono da intendersi integralmente richiamati nel presente documento, si
evidenziano i seguenti elementi, da considerare come riferimento in quanto particolarmente
significativi per la tutela del paesaggio:
- il ricorso a criteri progettuali volti ad ottenere il minor consumo del territorio, sfruttando al
meglio le risorse energetiche disponibili;
- il riutilizzo di aree già degradate da attività antropiche, pregresse o in atto, tra cui siti
industriali, cave, discariche, siti contaminati, così come definite dalla l.r. 11/2011;
- una progettazione legata alle specificità dell’area in cui viene realizzato l’intervento;
- la ricerca e la sperimentazione di soluzioni progettuali e componenti tecnologici innovativi,
al fine dell’armonizzazione e del migliore inserimento degli impianti stessi nel contesto
storico, naturale e paesaggistico.
Criteri di inserimento e misure di mitigazione
Un’analisi del paesaggio mirata alla valutazione del rapporto tra l’impianto e la preesistenza dei
luoghi costituisce elemento fondamentale per la messa in opera di buone pratiche di progettazione.
Tale analisi dovrà essere effettuata tramite la ricognizione e l’indagine degli elementi caratterizzanti
il paesaggio ad una scala idonea in relazione al territorio interessato, alle opere ed al tipo di
installazione prevista. 
In via generale, l’analisi dell’inserimento nel paesaggio, con un livello di dettaglio adeguato rispetto
ai valori paesaggistici del contesto riconosciuti dagli strumenti di pianificazione territoriale e dagli
atti di governo del territorio, si articola in:
- analisi dei livelli di tutela;
- analisi delle caratteristiche del paesaggio nelle sue componenti naturali e antropiche e
dell’evoluzione storica del territorio; 3
- analisi dell’intervisibilità dell’impianto nel paesaggio, con un livello di dettaglio adeguato
rispetto alla potenza dell'impianto proposto.
Per l'elaborazione di tali analisi si potrà fare riferimento alla documentazione presente nei Quadri
Conoscitivi degli strumenti di pianificazione territoriale.
Si riportano nel seguito i criteri di inserimento e le misure di mitigazione utili ad indirizzare la
scelta della localizzazione dell’impianto e la redazione del progetto in funzione degli elementi
costituenti e delle caratteristiche dell’impianto,  che possono avere un impatto significativo
sull’ambiente e sul paesaggio.
Idrogeomorfologia
     a) L’impianto dovrà essere realizzato nel rispetto di quanto stabilito dalla normativa nazionale
 e regionale in materia di difesa del suolo e di indagini geologiche;
 b) l’impianto, con i relativi volumi tecnici e opere di servizio, non dovrà indurre impatti     
negativi sulle dinamiche geomorfologiche e sulla idrologia del versante, nonché sul regime
  idraulico;
c) le modalità realizzative dovranno essere individuate in relazione alle condizioni
 geomorfologiche ed idrauliche delle aree interessate, adottando, ove necessario,
 accorgimenti tecnici e costruttivi finalizzati alla riduzione delle condizioni di rischio e/o di
 esposizione al medesimo;
b) dovrà essere posta attenzione alla stabilità dei pendii evitando localizzazioni in aree
 caratterizzate da pendenze tali da favorire l’innesco di fenomeni gravitativi. Nel caso di
 versanti acclivi e/o con assetto litostratigrafico sfavorevole, si dovrà dimostrare, con idonee
 verifiche di stabilità, che la realizzazione dell'impianto non innescherà scivolamenti
 gravitativi né riattiverà in alcun modo eventuali fenomeni stabilizzati o relitti;
d) dovrà essere rispettata la morfologia naturale del suolo e non dovranno essere previste
 modificazioni significative dell'andamento topografico con opere di movimento terra, salvo
 modesti livellamenti e rettifiche di quote funzionali alla posa delle vele e per la realizzazione
 della viabilità di accesso e di manutenzione;
d) dovrà essere garantita la stabilità dei terreni  di fondazione e l'equilibrio idrogeologico
 superficiale, con particolare riferimento ai corsi d'acqua esistenti e al ruscellamento di
 versante e ipodermico, realizzando, ove necessario, opportune opere di drenaggio e di
 regimazione idraulico-agraria e adottando, quando  possibile, tecniche di ingegneria
 naturalistica;
e) dovrà essere mantenuta la naturale permeabilità  del suolo nel rispetto dei terreni naturali
 esistenti in loco.
Localizzazione e tipologia distributiva 
Al fine di migliorare l’integrazione dell’impianto  nel paesaggio, con particolare riferimento al
paesaggio agrario, e di evitare l’effetto “terra bruciata” delle superfici coperte dai moduli
fotovoltaici:
a) la localizzazione e la forma dell’impianto dovranno tener conto delle caratteristiche
paesaggistiche proprie del territorio interessato e dei relativi elementi costitutivi (naturali,
storici, estetici), con particolare riferimento ai  manufatti rurali di valore storico-culturale
(aie, fontanili, lavatoi, forni, edicole, ecc.), al disegno e agli elementi strutturali della
tessitura agraria (viabilità storica, sistemazioni idraulico-agrarie, trame fondiarie di impianto
storico, ecc.);
b) dovrà essere scelta la tipologia distributiva dei moduli fotovoltaici più idonea in relazione
alle diverse caratteristiche morfologiche e di uso del suolo presenti nel territorio interessato,
con particolare riferimento alla trama del paesaggio agrario, adottando di volta in volta
modelli a fascia di larghezza variabile, modelli a isola, ovvero di tipo misto;
c) l'impianto dovrà essere localizzato evitando di interessare coltivazioni storicizzate tipo
castagneti da frutto.  4
Condizioni di interferenza visiva
a) La localizzazione dell’impianto dovrà tener conto delle condizioni di visibilità nel
paesaggio, con particolare riferimento alle possibili interferenze visive da e verso percorsi di
fruizione panoramici, punti e luoghi di belvedere (centri e nuclei storici, luoghi simbolici, 
siti archeologici di valenza paesaggistica, piazze  e strade). Sarà ammissibile prevedere
localizzazioni situate all’interno o in prossimità di aree ed immobili di interesse culturale, di
beni paesaggistici tutelati, di aree naturali protette o di aree di valore paesaggistico
riconosciuto dagli strumenti di pianificazione territoriale e dagli atti di governo del
territorio, soltanto nei casi in cui, per le specifiche caratteristiche del sito e dell’impianto, la
percezione dei suddetti beni od aree non sia in alcun modo compromessa. 
Le condizioni di visibilità dell’impianto nel paesaggio dovranno essere appositamente
documentate negli elaborati progettuali;
b) dovrà essere attentamente valutata la compatibilità paesaggistica delle localizzazioni in aree
collinari di rilevante visibilità, di crinale e di  versante, al fine di non interrompere la
continuità delle principali linee di crinale o alterare le emergenze naturalistiche (vegetazioni
riparie, alberature d’alto fusto, ecc.); 
c) l’eventuale impiego di schermature arboree ed arbustive con funzione di mitigazione
dell’impatto visivo dell’impianto dovrà essere attentamente valutato rispetto al contesto
paesaggistico, privilegiando gli ambiti collinari o pedemontani ove caratterizzati
dall’alternanza di superfici boscate e di superfici coltivate, mentre sarà da valutare  la
coerenza  negli ambiti di pianura o fondovalle ove caratterizzati da seminativi nudi  a maglia
larga.
Recinzioni e schermature
a) Eventuali recinzioni perimetrali dovranno essere realizzate con elementi di minimo
ingombro visivo e tali da consentire l’attraversamento da parte di piccoli animali; tali
strutture dovranno essere infisse direttamente nel  terreno senza la presenza di cordoli o
muretti;
b) al fine di salvaguardare la continuità ecologica esistente e di garantire lo spostamento in
sicurezza di tutte le specie animali in ambiti particolarmente sensibili sotto l’aspetto
faunistico, si dovranno garantire idonei accessi riservati alla fauna mediante la creazione di
opportuni cunicoli sotto le recinzioni e/o collocando cespugli che permettono il passaggio
degli animali, fatte salve le norme di sicurezza elettrica; 
c) eventuali schermature arboree ed arbustive dovranno essere realizzate con ecotipi locali
disposti in modo da riproporre le sistemazioni originali tipiche della tessitura agraria
tradizionale, evitando di creare un effetto barriera e contribuendo a creare elementi di
transizione estesi e irregolari; gli arbusti dovranno essere prevalentemente sempreverdi, per
garantire un’adeguata copertura visiva dall’esterno, alternati a quelli a foglia caduca, in
maniera sempre più rada cercando di creare un effetto il più naturale possibile;
Caratteristiche costruttive 
a) Dovranno essere privilegiate le soluzioni impiantistiche che rispondono a requisiti di
massima resa rispetto alla minore superficie occupata, optando per impianti che, a parità di
potenza complessiva, utilizzino un minor numero di elementi e, ove possibile, per impianti
ad inseguimento solare, anche al fine di consentire possibili coltivazioni nell’interfila delle
vele;
b) i moduli fotovoltaici dovranno avere la minore altezza possibile dal piano di campagna e, di
norma, non dovranno essere montati ad altezza superiore a 2,00 ml. nel punto più alto, fatti
salvi i casi di particolari tipologie, come gli impianti ad inseguimento, che consentano di
ridurre significativamente il consumo del suolo a parità di potenza installata o di
localizzazioni che presentino scarsa visibilità, fatto salvo le verifiche di ordine idraulico; 
c) le strutture di sostegno dei moduli fotovoltaici dovranno essere progettate in modo da
prevedere elementi portanti di minimo ingombro e realizzati con idonei materiali e con 5
finitura superficiale di tipo non riflettente; in territorio agricolo non saranno ammesse
fondazioni in calcestruzzo, ma soltanto pali a vite, pali trivellati o altre tipologie similari,
fatto salvo l'eventuale ricorso a plinti di fondazione in calcestruzzo per gli impianti a
inseguimento;
d) nella scelta della tipologia e delle caratteristiche della cella e dei moduli fotovoltaici (tipo,
forma, colore, materiali, misure) dovranno essere adottate soluzioni che riducano l’impatto
visivo dovuto al riverbero delle superfici riflettenti e alle discontinuità cromatiche e
materiche;
e) i manufatti tecnici a servizio dell’impianto (cabine di trasformazione, inverter, ecc.)
dovranno avere il minimo ingombro possibile, sia in pianta che in altezza, in relazione alle
esigenze tecniche e dovranno essere progettati, con riferimento alle porzioni esterne fuori
terra, proponendo soluzioni tecniche e costruttive  (forma, materiali, colori) di qualità
architettonica.
Sistemazioni del suolo e vegetazione
a) Nel caso in cui l'area presenti un uso agricolo, la superficie non occupata dall'impianto deve,
ove possibile, mantenere tale uso. La sistemazione del suolo occupato dall'impianto dovrà
rispettare i caratteri paesistico ambientali del contesto, al fine di non interromperne la
continuità, mantenendo, ove presenti, prati e pascoli o,  in alternativa per impianti con
grandi superfici radianti, studiando un’idonea alternanza di fasce verdi e, ove possibile
coltivate, e fasce fotovoltaiche, al fine di mitigare l'effetto visivo di continuità della stesa dei
moduli fotovoltaici;
b) dovrà essere salvaguardata la continuità ecologica  delle reti di naturalità con particolare
riferimento alle connessioni umide e di crinale e, a garanzia della tutela della biodiversità, ai
filari di formazioni arbustive esistenti. In tali casi l’espianto sarà ammesso soltanto per
limitate porzioni di vegetazione di recente formazione a condizione di prevedere interventi
di recupero ambientale che favoriscano la ripresa spontanea della vegetazione autoctona.
Viabilità e infrastrutture
a) Dovranno essere privilegiate localizzazioni in aree già dotate di una rete viaria idonea tale da
poter essere utilizzata come viabilità di accesso senza che ne siano alterate le caratteristiche
di ruralità, sia in termini dimensionali che morfologici (andamento, larghezza, finitura, ecc,),
fatta salva la possibilità di realizzare minimi interventi di adeguamento funzionale;
b) eventuali tratti di nuova viabilità di accesso e di distribuzione interna ed eventuali spazi di
manovra potranno essere realizzati solo se strettamente necessari all’esercizio dell’impianto
e dovranno rispettare, per tipologia e materiali, il reticolo delle strade rurali esistenti,
adottando soluzioni plano-altimetriche che non modifichino la morfologia del suolo, fatti
salvi modesti livellamenti e rettifiche di quote;
c) per la nuova viabilità si dovranno impiegare materiali drenanti naturali al fine di garantire la
massima permeabilità del suolo e facilitare le opere di ripristino all’atto della dismissione
dell’impianto;
d) le linee elettriche di connessione alla rete, nei centri abitati, dovranno essere realizzate
preferibilmente in cavo sotterraneo, preferibilmente in corrispondenza delle sedi viarie o ai
corridoi tecnologici esistenti, tenuto conto dell’assetto della rete elettrica e opportunamente
segnalati e protetti. Tutte le linee elettriche di collegamento tra le diverse parti dell’impianto
dovranno essere interrate, fatta eccezione per i tratti di collegamento elettrico tra i pannelli
della stessa fila. 
Sistemi di sicurezza
a) I sistemi anti-intrusione, anche ricorrendo  alle tecnologie più innovative presenti sul
mercato, dovranno evitare soluzioni che possano interferire negativamente con il contesto
paesaggistico;
b) i sistemi anti-intrusione di tipo locale, che prevedono l’accensione di punti luce e/o 6
l’attivazione di allarmi sonori, dovranno entrare in funzione soltanto nel caso in cui sia
rilevata la presenza di intrusi o il persistere di elementi di disturbo; a tale scopo i segnali
rilevati saranno inviati  alla centrale di telecontrollo e saranno verificati tramite apposito
software dedicato e soltanto in caso di verifica positiva sarà attivato l’allarme. Al fine di
ridurre i disagi acustici, la sirena dovrà funzionare per tempi limitati, nel rispetto delle
normative. 
c) l’impianto di illuminazione potrà essere mantenuto  costantemente acceso durante le ore
notturne solo in corrispondenza degli apparecchi di video-sorveglianza e, in tal caso,
l’intensità luminosa prodotta sarà quella strettamente necessaria a permettere il
funzionamento di tali apparecchi.
Modalità di gestione
Manutenzione ordinaria e straordinaria
a) Durante la costruzione dell’impianto e nelle successive fasi di manutenzione si dovrà
garantire la costante pulizia dell’area avendo cura di smaltire i materiali di risulta o altri
rifiuti; si dovranno inoltre  privilegiare gli interventi che comportino opere da eseguire
prevalentemente a secco e/o con elementi prefabbricati;
b) durante la costruzione dell’impianto e la sua successiva manutenzione e gestione  si dovrà
garantire la minimizzazione degli impatti sull’habitat;
c) l’area interessata dall’impianto deve essere mantenuta in buono stato e pertanto i soggetti
responsabili della gestione sono tenuti a garantire, per tutta la durata dell’impianto fino alla
sua definitiva dismissione, la realizzazione delle opere necessarie per l’attecchimento ed il
mantenimento della vegetazione, tanto per quanto riguarda la manutenzione ordinaria
(pulizia, potatura, sfalcio e, se necessario, irrigazione) che per quanto riguarda la
manutenzione straordinaria (piantagione e/o sostituzione di piante, ecc.);
d) la pulizia dei moduli fotovoltaici dovrà essere eseguita unicamente con acqua, normale o
demineralizzata, senza impiego di detersivi, detergenti o solventi, fatti salvi interventi
straordinari per i quali deve essere prevista idonea raccolta e smaltimento dei reflui prodotti.
Dismissione
a) Al termine della vita utile dell'impianto si dovrà procedere alla dismissione dello stesso e
alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi, nel rispetto di quanto stabilito dall'art. 12, c. 4 del
dlgs. n. 387/2003. Nella progettazione e realizzazione dell'impianto si dovranno privilegiare
soluzioni che consentano una riduzione degli impatti delle opere di ripristino.
http://www.consiglio.regione.toscana.it/istituzione/commissioni/upload/9/CM03/affari/relazione651.pdf

27545
Toscana - L.R. 12/2012 - Disposizioni urgenti in materia ambientale

LEGGE REGIONALE 27 marzo 2012, n. 12
Disposizioni urgenti in materia ambientale. Mo­difiche alla l.r. 20/2006, alla l.r. 25/1998 e alla l.r. 64/2009.


Art. 1
Modifiche all’articolo 24 della l.r. 20/2006
1. Al comma 2 dell’articolo 24 della legge regionale
31 maggio 2006 n. 20 (Norme per la tutela delle acque
dall’inquinamento), dopo le parole: “richiesta di autorizzazione” sono inserite le seguenti: “e contestuale piano
di gestione delle AMD, ove previsto,”.
2. Al comma 3 dell’articolo 24 della l.r. 20/2006,
dopo le parole: “stabilimento o insediamento” inserire le
seguenti: “o titolari di autorizzazione integrata ambientale (AIA)”, e dopo le parole: “richiesta di autorizzazione”
sono inserite le seguenti: “e contestuale piano di gestione
delle AMD, ove previsto,”.
Art. 2
Modifiche all’articolo 25 della l.r. 20/2006
1. Al comma 3 dell’articolo 25 della l.r. 20/2006, le
parole: “Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del
regolamento di cui all’articolo 13,” sono sostituite dalle
seguenti: “Entro il 31 dicembre 2012”.
Art. 3
Modifiche all’articolo 26 della l.r. 20/2006
1. Al comma 2 dell’articolo 26 della l.r. 20/2006 le
parole: “31 marzo” sono sostituite dalle seguenti: “31
dicembre”.
2. Dopo la lettera a) del comma 2 dell’articolo 26
della l.r. 20/2006 è inserita la seguente:
“a bis) condizioni e modalità, conformi alle indicazioni dell’allegato 5 alla parte terza del decreto legislativo, per la prosecuzione in via temporanea degli scarichi
fino all’ultimazione degli interventi previsti ai sensi della
lettera a);”.
3. Al comma 4 dell’articolo 26 della l.r. 20/2006 le
parole: “30 novembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “31 maggio 2012”.
Sezione II
Modifiche alla legge regionale 18 maggio 1998, n. 25
(Norme per la gestione dei rifiuti e la
bonifica dei siti inquinati)
Art. 4
Modifiche all’articolo 20 sexies della l.r. 25/1998
1. All’articolo 20 sexies della legge regionale 18
maggio 1998, n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e
la bonifica dei siti inquinati), dopo le parole: “a condizione che tali impianti” sono inserite le seguenti: “, non
iscritti all’albo dei gestori ambientali di cui all’articolo
2, comma 4, del  decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare dell’8 aprile 2008
(Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall’articolo
183, comma 1, lettera cc) del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, e successive modifiche),”.
Sezione III
Modifiche alla legge regionale 5 novembre 2009, n. 64
(Disciplina delle funzioni amministrative in materia di
progettazione, costruzione ed esercizio degli
sbarramenti di ritenuta e dei relativi
bacini di accumulo)
Art. 5
Modifiche all’articolo 11 della l.r. 64/2009
1. Al comma 1 dell’articolo 11 della legge regionale 5 novembre 2009, n. 64 (Disciplina delle funzioni
amministrative in materia di progettazione, costruzione
ed esercizio degli sbarramenti di ritenuta e dei relativi
bacini di accumulo), le parole: “31 marzo 2012” sono
sostituite dalle seguenti: “31 marzo 2013”.
La presente legge è pubblicata sul Bollettino Ufficiale
della Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarla e farla osservare come legge della Regione
Toscana.

27546
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 2
 
 
    Semplificazione delle procedure amministrative mediante SCIA
 
  1. All'articolo 19, della legge 7 agosto 1990, n. 241, al comma  1,
dopo le parole: «decreto del Presidente della Repubblica 28  dicembre
2000,  n.  445,  nonche'»  sono  inserite   le   seguenti:   «,   ove
espressamente previsto dalla normativa vigente,».

******************************************

L. 7-8-1990 n. 241
Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.
Pubblicata nella Gazz. Uff. 18 agosto 1990, n. 192.

19. Segnalazione certificata di inizio attività - Scia (95).

1. Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una segnalazione dell’interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria. La segnalazione è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, nonché, ove espressamente previsto dalla normativa vigente, dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità da parte dell’Agenzia delle imprese di cui all’ articolo 38, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni e asseverazioni sono corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione. Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti. La segnalazione, corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dei relativi elaborati tecnici, può essere presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad eccezione dei proedimenti per cui è previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica; in tal caso la segnalazione si considera presentata al momento della ricezione da parte dell’amministrazione (96).

2. L’attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all’amministrazione competente.

3. L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. È fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies. In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci, l’amministrazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni penali di cui al comma 6, nonché di quelle di cui al capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, può sempre e in ogni tempo adottare i provvedimenti di cui al primo periodo.

4. Decorso il termine per l’adozione dei provvedimenti di cui al primo periodo del comma 3 ovvero di cui al comma 6-bis, all’amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente (97).

4-bis. Il presente articolo non si applica alle attività economiche a prevalente carattere finanziario, ivi comprese quelle regolate dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e dal testo unico in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (98).

5. [Il presente articolo non si applica alle attività economiche a prevalente carattere finanziario, ivi comprese quelle regolate dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e dal testo unico in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Ogni controversia relativa all’applicazione del presente articolo è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il relativo ricorso giurisdizionale, esperibile da qualunque interessato nei termini di legge, può riguardare anche gli atti di assenso formati in virtù delle norme sul silenzio assenso previste dall’articolo 20] (99).

6. Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni che corredano la segnalazione di inizio attività, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a tre anni (100).

6-bis. Nei casi di Scia in materia edilizia, il termine di sessanta giorni di cui al primo periodo del comma 3 è ridotto a trenta giorni. Fatta salva l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 4 e al comma 6, restano altresì ferme le disposizioni relative alla vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e dalle leggi regionali (101).

6-ter. La segnalazione certificata di inizio attività, la denuncia e la dichiarazione di inizio attività non costituiscono provvedimenti taciti direttamente impugnabili. Gli interessati possono sollecitare l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (102).

(95) Per l’interpretazione autentica delle disposizioni del presente articolo vedi la lettera c) del comma 2 dell’art. 5, D.L. 13 maggio 2011, n. 70.

(96) Comma così modificato prima dal numero 2) della lettera b) del comma 2 dell’art. 5, D.L. 13 maggio 2011, n. 70, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, e poi dal comma 1 dell'art. 2, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5.

(97) Comma così modificato dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 6, D.L. 13 agosto 2011, n. 138.

(98) Comma aggiunto dal comma 1-quinquies dell'art. 2, D.L. 5 agosto 2010, n. 125, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.

(99) Comma abrogato dal n. 14) del comma 1 dell'art. 4 dell'allegato 4 al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, a decorrere dal 16 settembre 2010, ai sensi di quanto disposto dall'art. 2 dello stesso provvedimento.

(100) Articolo prima sostituito dall'art. 2, L. 24 dicembre 1993, n. 537, poi modificato dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15, sostituito dall'art. 3, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, modificato dal commi 3, 4, 5 e 6 dell’art. 9, L. 18 giugno 2009, n. 69, dal comma 1 dell’art. 85, D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 e, infine, così sostituito dal comma 4-bis dell'art. 49, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione. Vedi, anche, il D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300, il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 407, il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 411 e il comma 4-ter del citato art. 49, D.L. 31 maggio 2010, n. 78.

(101) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera b) del comma 2 dell’art. 5, D.L. 13 maggio 2011, n. 70 e poi così modificato dalla lettera b) del comma 1 dell'art. 6, D.L. 13 agosto 2011, n. 138.

(102) Comma aggiunto dalla lettera c) del comma 1 dell’art. 6, D.L. 13 agosto 2011, n. 138, come modificato dalla legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148.

27547
Liberalizzazioni / Art. 1 - Modifiche alla L. 241/1990
« il: 07 Aprile 2012, 12:08:27 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

 Art. 1
 
 
Modifiche alla legge 7 agosto 1990, n. 241 in materia di  conclusione
                del procedimento e poteri sostitutivi
 
  1. All'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, i commi 8 e  9
sono sostituiti dai seguenti:
  «8. La  tutela  in  materia  di  silenzio  dell'amministrazione  e'
disciplinata dal  codice  del  processo  amministrativo,  di  cui  al
decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.  Le  sentenze  passate  in
giudicato che accolgono  il  ricorso  proposto  avverso  il  silenzio
inadempimento dell'amministrazione sono trasmesse, in via telematica,
alla Corte dei conti.
  9. La mancata o tardiva emanazione  del  provvedimento  costituisce
elemento di valutazione della  performance  individuale,  nonche'  di
responsabilita' disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente
e del funzionario inadempiente.
  9-bis. L'organo di  governo  individua,  nell'ambito  delle  figure
apicali dell'amministrazione, il soggetto cui  attribuire  il  potere
sostitutivo in caso di inerzia. Nell'ipotesi di omessa individuazione
il potere sostitutivo si considera attribuito al  dirigente  generale
o, in mancanza, al dirigente preposto all'ufficio o  in  mancanza  al
funzionario di piu' elevato livello presente nell'amministrazione.
  9-ter. Decorso  inutilmente  il  termine  per  la  conclusione  del
procedimento o quello superiore di cui al comma 7,  il  privato  puo'
rivolgersi al responsabile di cui al comma 9-bis  perche',  entro  un
termine pari alla meta' di quello originariamente previsto,  concluda
il procedimento attraverso le strutture competenti o con la nomina di
un commissario.
  9-quater. Il responsabile individuato ai  sensi  del  comma  9-bis,
entro il 30 gennaio di ogni anno, comunica all'organo di  governo,  i
procedimenti, suddivisi  per  tipologia  e  strutture  amministrative
competenti,  nei  quali  non  e'  stato  rispettato  il  termine   di
conclusione   previsto   dalla   legge   o   dai   regolamenti.    Le
Amministrazioni provvedono all'attuazione del presente comma, con  le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
vigente,  senza  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica.
  9-quinquies. Nei provvedimenti rilasciati in ritardo su istanza  di
parte sono espressamente indicati il termine previsto dalla  legge  o
dai regolamenti e quello effettivamente impiegato.».
  2. Le disposizioni del  presente  articolo  non  si  applicano  nei
procedimenti tributari e in materia di giochi pubblici, per  i  quali
restano ferme le particolari norme che li disciplinano.

27548
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 14
 
 
             Semplificazione dei controlli sulle imprese
 
  1. La disciplina dei controlli sulle imprese, comprese  le  aziende
agricole,  e'  ispirata,  fermo  quanto  previsto   dalla   normativa
dell'Unione   europea,   ai   principi   della   semplicita',   della
proporzionalita' dei controlli  stessi  e  dei  relativi  adempimenti
burocratici  alla  effettiva  tutela   del   rischio,   nonche'   del
coordinamento  dell'azione  svolta  dalle  amministrazioni   statali,
regionali e locali.
  2. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono tenute  a  pubblicare
sul     proprio     sito      istituzionale      e      sul      sito
www.impresainungiorno.gov.it  la  lista  dei  controlli  a  cui  sono
assoggettate le imprese in ragione della dimensione e del settore  di
attivita', indicando per ciascuno di essi i criteri e le modalita' di
svolgimento delle relative attivita'.
  3. Al fine di promuovere lo sviluppo del sistema  produttivo  e  la
competitivita' delle imprese e di assicurare la migliore tutela degli
interessi pubblici, il Governo  e'  autorizzato  ad  adottare,  anche
sulla  base  delle  attivita'  di  misurazione  degli  oneri  di  cui
all'articolo  25,  del  decreto-legge  25  giugno   2008,   n.   112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, uno
o piu' regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23
agosto  1988,  n.  400,  volti  a  razionalizzare,   semplificare   e
coordinare i controlli sulle imprese.
  4. I regolamenti sono emanati  su  proposta  del  Ministro  per  la
pubblica amministrazione e la  semplificazione,  del  Ministro  dello
sviluppo economico e dei Ministri competenti per materia, sentite  le
associazioni   imprenditoriali   e   le   organizzazioni    sindacali
comparativamente piu' rappresentative su base nazionale, in  base  ai
seguenti  principi  e  criteri  direttivi,  nel  rispetto  di  quanto
previsto dagli articoli 20, 20-bis e 20-ter,  della  legge  15  marzo
1997, n. 59, e successive modificazioni:
  a)  proporzionalita'  dei  controlli  e  dei  connessi  adempimenti
amministrativi al rischio inerente all'attivita' controllata, nonche'
alle esigenze di tutela degli interessi pubblici;
  b) eliminazione di attivita' di controllo non  necessarie  rispetto
alla tutela degli interessi pubblici;
  c) coordinamento e programmazione  dei  controlli  da  parte  delle
amministrazioni  in  modo  da  assicurare  la  tutela  dell'interesse
pubblico evitando duplicazioni  e  sovrapposizioni  e  da  recare  il
minore intralcio al normale esercizio delle  attivita'  dell'impresa,
definendo la frequenza e tenendo conto dell'esito delle  verifiche  e
delle ispezioni gia' effettuate;
  d) collaborazione con i soggetti controllati al fine  di  prevenire
rischi e situazioni di irregolarita';
  e)  informatizzazione   degli   adempimenti   e   delle   procedure
amministrative, secondo la disciplina del decreto legislativo 7 marzo
2005, n. 82, recante codice dell'amministrazione digitale;
  f) razionalizzazione, anche mediante riduzione  o  eliminazione  di
controlli sulle imprese, tenendo conto del possesso di certificazione
del sistema di gestione per la  qualita'  ISO,  o  altra  appropriata
certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate, da un organismo
di certificazione accreditato da un ente di accreditamento  designato
da uno Stato membro dell'Unione  europea  ai  sensi  del  Regolamento
2008/765/CE, o  firmatario  degli  Accordi  internazionali  di  mutuo
riconoscimento (IAF MLA).
  5. Le regioni,le province autonome di Trento e  di  Bolzano  e  gli
enti  locali,  nell'ambito  dei  propri  ordinamenti,  conformano  le
attivita' di controllo di loro competenza ai principi di cui al comma
4. A tale fine, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge  di
conversione del presente decreto, sono adottate apposite Linee  guida
mediante intesa in sede di Conferenza unificata.
  6. Le disposizioni  del  presente  articolo  non  si  applicano  ai
controlli in materia fiscale, finanziaria e di salute e sicurezza sui
luoghi di lavoro, per i quali continuano a  trovare  applicazione  le
disposizioni previste dalle vigenti leggi in materia.
  6-bis. Nell'ambito dei lavori pubblici e privati dell'edilizia,  le
amministrazioni pubbliche acquisiscono d'ufficio il  documento  unico
di regolarita' contributiva con le modalita' di cui  all'articolo  43
del testo unico delle disposizioni  legislative  e  regolamentari  in
materia di documentazione  amministrativa,  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 28 dicembre  2000,  n.445,  e  successive
modificazioni.

27549
Liberalizzazioni / Art. 13 - Semplificazioni del TULPS
« il: 07 Aprile 2012, 12:06:54 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 13
 
 
Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al
                regio decreto 18 giugno 1931, n. 773
 
  1. Al regio decreto 18 giugno  1931,  n.  773,  sono  apportate  le
seguenti modificazioni:
  a) all'articolo 13, primo comma, le parole:  «un  anno,  computato»
sono sostituite dalle seguenti: «tre anni, computati»;
  b) all'articolo 42, terzo comma, e' aggiunto, in fine, il  seguente
periodo: «La licenza, la cui durata non  sia  diversamente  stabilita
dalla legge, ha validita' annuale»;
  c) all'articolo 51, primo comma, le  parole:  «durano  fino  al  31
dicembre dell'anno in cui furono rilasciate»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «hanno validita' di tre anni dalla data del rilascio»;
  d) all'articolo 75-bis, comma 1, l'ultimo periodo e' soppresso;
  e) all'articolo 99, primo comma, le parole: «agli otto giorni» sono
sostituite dalle seguenti: «ai trenta giorni»;
  f) all'articolo 115:
  1) al primo comma, le parole: «senza  licenza  del  Questore»  sono
sostituite dalle seguenti: «senza darne comunicazione al Questore»;
  2) al secondo e al quarto comma, la parola: «licenza» e' sostituita
dalla seguente: «comunicazione»;
  3) il sesto comma e' sostituito  dal  seguente:  «Le  attivita'  di
recupero stragiudiziale dei crediti per conto di terzi sono  soggette
alla licenza del Questore. A esse si  applica  il  quarto  comma  del
presente articolo e la licenza del questore abilita allo  svolgimento
delle attivita' di recupero senza limiti territoriali,  osservate  le
prescrizioni  di  legge  o   di   regolamento   e   quelle   disposte
dall'autorita'.»;
    g) gli articoli 12, primo comma, 86,  secondo  comma,  107,  115,
terzo comma, sono abrogati.
  2. Gli articoli 121, 123, secondo comma, 124, secondo  comma,  159,
173 e 184 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, sono abrogati.

27550
Liberalizzazioni / Art. 12 - LIBERALIZZAZIONI e SEMPLIFICAZIONI
« il: 07 Aprile 2012, 12:06:17 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 12
 
Semplificazione   procedimentale   per   l'esercizio   di   attivita'
  economiche e segnalazione certificata di inizio attivita'  in  caso
  di esercizio  congiunto  dell'attivita'  di  estetista,  anche  non
  prevalente, con altre attivita' commerciali.
 
  1. Fermo restando quanto previsto dalle norme  di  liberalizzazione
delle attivita' economiche e di riduzione degli oneri  amministrativi
per le imprese e tenendo conto anche dei risultati  del  monitoraggio
di cui all'articolo 11, comma 1, del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 7 settembre  2010,  n.  160,  le  Regioni,  le  Camere  di
commercio industria agricoltura e artigianato, i  comuni  e  le  loro
associazioni, le agenzie per le  imprese  ove  costituite,  le  altre
amministrazioni competenti e le organizzazioni e le  associazioni  di
categoria interessate, comprese le organizzazioni dei  produttori  di
cui al decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, possono  stipulare
convenzioni, su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione
e  la  semplificazione  e  per  lo  sviluppo  economico,  sentita  la
Conferenza unificata Stato regioni ed autonomie locali, per  attivare
percorsi  sperimentali  di  semplificazione  amministrativa  per  gli
impianti produttivi e le iniziative ed attivita'  delle  imprese  sul
territorio, in ambiti delimitati e a partecipazione volontaria, anche
mediante deroghe alle procedure ed ai termini per  l'esercizio  delle
competenze facenti  esclusivamente  capo  ai  soggetti  partecipanti,
dandone preventiva ed adeguata informazione pubblica.
  2.  Nel  rispetto  del   principio   costituzionale   di   liberta'
dell'iniziativa economica privata in condizioni di piena  concorrenza
e pari opportunita' tra tutti i soggetti, che ammette solo i  limiti,
i programmi e i controlli necessari ad evitare possibili  danni  alla
salute,  all'ambiente,  al  paesaggio,  al  patrimonio  artistico   e
culturale, alla sicurezza,  alla  liberta',  alla  dignita'  umana  e
possibili contrasti con l'utilita' sociale,  con  l'ordine  pubblico,
con  il  sistema  tributario  e  con  gli  obblighi   comunitari   ed
internazionali  della  Repubblica,  il  Governo  adotta  uno  o  piu'
regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto
1988, n. 400, al fine di semplificare i  procedimenti  amministrativi
concernenti l'attivita' di impresa, compresa quella agricola, secondo
i seguenti principi e criteri direttivi.
  a)   semplificazione   e    razionalizzazione    delle    procedure
amministrative, anche mediante  la  previsione  della  conferenza  di
servizi telematica ed aperta a tutti gli  interessati,  e  anche  con
modalita' asincrona;
  b)  previsione  di  forme  di  coordinamento,   anche   telematico,
attivazione ed implementazione delle banche dati consultabili tramite
i siti degli sportelli unici comunali, mediante convenzioni fra Anci,
Unioncamere, Regioni, agenzie per  le  imprese  e  Portale  nazionale
impresa  in  un  giorno,  in  modo  che   sia   possibile   conoscere
contestualmente gli oneri, le prescrizioni ed  i  vantaggi  per  ogni
intervento, iniziativa ed attivita' sul territorio;
  c) individuazione delle norme da abrogare a decorrere  dall'entrata
in vigore dei regolamenti e di quelle tacitamente abrogate  ai  sensi
della  vigente  normativa  in  materia  di   liberalizzazione   delle
attivita' economiche e di riduzione degli oneri amministrativi  sulle
imprese.
  c-bis) definizione delle modalita' operative per l'integrazione dei
dati telematici tra le diverse amministrazioni.
  3. I decreti di cui al comma 2 sono adottati entro il  31  dicembre
2012, tenendo conto dei risultati della  sperimentazione  di  cui  al
comma 1 e di quanto previsto dai regolamenti di cui  all'articolo  1,
comma 3, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n.  1,  su  proposta  dei
Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dello
sviluppo  economico,  sentita  la   Conferenza   unificata   di   cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28  agosto  1997,  n.  281,  e
previo parere dell'Autorita' garante della concorrenza e del  mercato
che si intende reso in senso favorevole decorsi trenta  giorni  dalla
richiesta.
  4.  Con  i  regolamenti  di  cui  all'articolo  1,  comma  3,   del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1,  sono  altresi'  individuate  le
attivita' sottoposte ad autorizzazione, a segnalazione certificata di
inizio  di  attivita'  (SCIA)  con  asseverazioni  o  a  segnalazione
certificata di inizio di attivita' (SCIA) senza asseverazioni  ovvero
a mera comunicazione e quelle del tutto libere.
  4-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della  legge  di
conversione del presente decreto, le disposizioni di cui al  comma  2
dell'articolo 10 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito,
con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007,  n.  40,  e  successive
modificazioni, si applicano anche  in  caso  di  esercizio  congiunto
dell'attivita'  di  estetista  con  altra  attivita'  commerciale,  a
prescindere dal criterio della prevalenza.
  5. Le Regioni e le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,
nell'esercizio della loro potesta' normativa, disciplinano la materia
oggetto  del  presente  articolo  nel  rispetto  di  quanto  previsto
dall'articolo 29 della legge 7 agosto 1990 n.  241,  dall'articolo  3
del  decreto-legge  13  agosto  2011,   n.   138,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 e  dall'articolo
34 del  decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.  201,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. A tale fine,  il
Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento  e  di  Bolzano,
promuovono  anche  sulla  base  delle  migliori  pratiche   e   delle
iniziative sperimentali  statali,  regionali  e  locali,  accordi,  o
intese ai sensi dell'articolo 20-ter della legge 15  marzo  1997,  n.
59.
  6. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente articolo i
servizi  finanziari,  come  definiti  dall'articolo  4  del   decreto
legislativo 26 marzo 2010, n. 59, nonche' i procedimenti tributari  e
in materia di giochi pubblici e di tabacchi  lavorati,  per  i  quali
restano ferme le particolari norme che li disciplinano.

27551
Liberalizzazioni / Art. 24 - modifiche al CODICE DELL'AMBIENTE
« il: 07 Aprile 2012, 12:05:28 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 24
 
 
Modifiche  alle  norme  in  materia  ambientale  di  cui  al  decreto
                 legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
 
  1. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate  le
seguenti modificazioni:
   
    a) all'articolo 6, comma  17,  sesto  periodo,  dopo  le  parole:
«titoli abilitativi gia' rilasciati alla stessa data»  sono  inserite
le seguenti: «, anche ai fini delle eventuali relative proroghe»;
    b)  all'articolo  10,  comma  1,  secondo  periodo,   la   parola
«richiesta» e' sostituita dalla seguente: «rilasciata»;
    c) all'articolo 29-decies, comma 1,  e'  aggiunto,  in  fine,  il
seguente periodo: «Per gli impianti localizzati in  mare,  l'Istituto
superiore  per  la  protezione  e  la  ricerca  ambientale  esegue  i
controlli di  cui  al  comma  3,  coordinandosi  con  gli  uffici  di
vigilanza del Ministero dello sviluppo economico.»;
    d) all'articolo 109 sono apportate le seguenti modificazioni:
      1) al comma 2, le parole da: «e'  rilasciata»  a:  «smaltimento
alternativo» sono sostituite dalle  seguenti:  «e'  rilasciata  dalla
regione,  fatta  eccezione  per  gli  interventi  ricadenti  in  aree
protette nazionali di cui alle leggi 31 dicembre 1982,  n.  979  e  6
dicembre 1991, n. 394,  per  i  quali  e'  rilasciata  dal  Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,»;
      2) al comma 3, dopo la parola «autorizzazione» e'  inserita  la
seguente «regionale»;
    d-bis) all'articolo 194,  comma  3,  e'  aggiunto,  in  fine,  il
seguente  periodo:  «Le   imprese   che   effettuano   il   trasporto
transfrontaliero di rifiuti,  fra  i  quali  quelli  da  imballaggio,
devono allegare per ogni spedizione una dichiarazione  dell'autorita'
del Paese di destinazione dalla quale risulti che nella  legislazione
nazionale non vi siano  norme  ambientali  meno  rigorose  di  quelle
previste dal diritto dell'Unione europea, ivi incluso un  sistema  di
controllo sulle  emissioni  di  gas  serra,  e  che  l'operazione  di
recupero nel Paese  di  destinazione  sia  effettuata  con  modalita'
equivalenti, dal punto di vista ambientale, a quelle  previste  dalla
legislazione in materia di rifiuti del Paese di provenienza»;
    e) all'articolo 216-bis,  comma  7,  dopo  il  primo  periodo  e'
inserito il seguente: «Nelle more dell'emanazione del decreto di  cui
al primo periodo, le autorita' competenti  possono  autorizzare,  nel
rispetto  della  normativa  dell'Unione  europea,  le  operazioni  di
rigenerazione degli oli usati anche in deroga all'allegato A, tabella
3, del decreto ministeriale 16 maggio 1996, n. 392, fermi restando  i
limiti stabiliti dalla predetta tabella  in  relazione  al  parametro
PCB/PCT.»;
    f) all'articolo 228, dopo il comma 3, e'  inserito  il  seguente:
«3-bis. I produttori e  gli  importatori  di  pneumatici  o  le  loro
eventuali forme associate  determinano  annualmente  l'ammontare  del
rispettivo contributo necessario per l'adempimento, nell'anno  solare
successivo, degli obblighi di cui al comma 1 e lo  comunicano,  entro
il 31 ottobre di ogni anno, al Ministero dell'ambiente e della tutela
del  territorio  e  del  mare  anche  specificando  gli  oneri  e  le
componenti di costo che giustificano l'ammontare del  contributo.  Il
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,  se
necessario, richiede integrazioni e chiarimenti al fine  di  disporre
della completezza delle informazioni da divulgare anche a  mezzo  del
proprio portale informatico entro il 31 dicembre del rispettivo anno.
E' fatta salva la facolta' di procedere  nell'anno  solare  in  corso
alla rideterminazione, da parte dei produttori e degli importatori di
pneumatici o le rispettive forme associate, del contributo  richiesto
per l'anno solare in corso.»;
    f-bis) all'articolo 242, comma 7,  dopo  il  secondo  periodo  e'
inserito  il  seguente:  «Nell'ambito  dell'articolazione   temporale
potra'  essere  valutata  l'adozione  di  tecnologie  innovative,  di
dimostrata efficienza ed  efficacia,  a  costi  sopportabili,  resesi
disponibili  a  seguito  dello   sviluppo   tecnico-scientifico   del
settore»;
    g) all'articolo 268, comma 1, alla lettera p) le parole da:  «per
le piattaforme» alle parole «gas naturale liquefatto off-shore;» sono
soppresse;
    h) all'articolo 281, il comma 5 e' sostituito dal  seguente:  «5.
Le integrazioni e le modifiche degli allegati alle norme  in  materia
di tutela dell'aria e della riduzione delle  emissioni  in  atmosfera
del  presente  decreto  sono  adottate  con  decreto   del   Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,  di  concerto
con  il  Ministro  della  salute,  con  il  Ministro  dello  sviluppo
economico  e,  per  quanto  di  competenza,  con  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti, sentita la  Conferenza  unificata  di
cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.»;
    i) all'allegato VIII alla parte seconda del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, dopo il  punto  1.4  e'  inserito  il  seguente:
«1.4-bis terminali di rigassificazione e altri  impianti  localizzati
in mare su piattaforme off-shore;».

27552
Liberalizzazioni / Art. 23 - AUTORIZZAZIONE UNICA AMBIENTALE
« il: 07 Aprile 2012, 12:04:41 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 23
 
 
Autorizzazione unica in materia ambientale per  le  piccole  e  medie
                               imprese
 
  1. Ferme restando le  disposizioni  in  materia  di  autorizzazione
integrata ambientale di cui al titolo 3-bis del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, al fine di semplificare le procedure  e  ridurre
gli oneri per le PMI e per gli  impianti  non  soggetti  alle  citate
disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale, anche
sulla base dei risultati delle attivita' di misurazione  degli  oneri
amministrativi di cui all'articolo 25  del  decreto-legge  25  giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  6  agosto
2008, n. 133, il Governo e' autorizzato ad emanare un regolamento  ai
sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del  territorio
e del mare,  del  Ministro  per  la  pubblica  amministrazione  e  la
semplificazione e del Ministro dello sviluppo economico,  sentita  la
Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, volto a  disciplinare  l'autorizzazione  unica  ambientale  e  a
semplificare gli adempimenti amministrativi  delle  piccole  e  medie
imprese e degli impianti non soggetti alle disposizioni in materia di
autorizzazione integrata ambientale, in base ai seguenti  principi  e
criteri direttivi, nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 20,
20-bis e 20-ter, della legge 15  marzo  1997,  n.  59,  e  successive
modificazioni:
    a)  l'autorizzazione  sostituisce  ogni  atto  di  comunicazione,
notifica ed autorizzazione previsto  dalla  legislazione  vigente  in
materia ambientale;
    b) l'autorizzazione unica ambientale e' rilasciata  da  un  unico
ente;
    c)  il  procedimento  deve  essere  improntato  al  principio  di
proporzionalita' degli adempimenti amministrativi in  relazione  alla
dimensione  dell'impresa  e  al   settore   di   attivita',   nonche'
all'esigenza  di  tutela  degli  interessi  pubblici  e  non   dovra'
comportare l'introduzione di maggiori oneri a carico delle imprese.
  2. Il regolamento di cui al comma 1 e' emanato entro sei mesi dalla
data di entrata in vigore  del  presente  decreto  e  dalla  data  di
entrata in vigore  del  medesimo  regolamento  sono  identificate  le
norme, anche di legge, regolatrici dei relativi procedimenti che sono
abrogate dalla data di entrata in vigore del medesimo regolamento.
  2-bis.  La  realizzazione  delle  infrastrutture  di  ricarica  dei
veicoli elettrici e' sottoposta alla  disciplina  della  segnalazione
certificata di inizio attivita' di cui all'articolo 19 della legge  7
agosto 1990, n.241, e successive modificazioni.

27553
Liberalizzazioni / Art. 56 - modifiche al CODICE DEL TURISMO
« il: 07 Aprile 2012, 12:03:14 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 56
 
 
         Disposizioni per il settore turistico e per l'EXPO
 
   1. Al codice della normativa statale  in  tema  di  ordinamento  e
mercato del turismo, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2011, n.
79, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 22, comma 2, al primo periodo sono  aggiunte,  in
fine, le seguenti parole: «e della promozione  di  forme  di  turismo
accessibile, mediante accordi con le  principali  imprese  turistiche
operanti nei territori interessati attraverso pacchetti a  condizioni
vantaggiose per i giovani, gli anziani e le persone con  disabilita',
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»;
    b) all'articolo 27, comma 1, la lettera c) e' abrogata.
  2.  I  beni  immobili  confiscati  alla  criminalita'  organizzata,
individuati  dall'Agenzia  nazionale  per  l'amministrazione   e   la
destinazione dei beni  sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'
organizzata, che hanno caratteristiche tali  da  consentirne  un  uso
agevole per scopi  turistici  possono  essere  dati  in  concessione,
secondo le modalita' previste dall'articolo 48, comma 3, lettera  c),
del codice delle leggi antimafia e delle misure  di  prevenzione,  di
cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, alle  comunita',
agli enti, alle associazioni e alle organizzazioni di cui al medesimo
articolo 48, comma 3, lettera c), del citato codice,  attribuendo  un
titolo di preferenza alle cooperative o ai  consorzi  di  cooperative
sociali di giovani di eta' inferiore a 35 anni. Per l'avvio e per  la
ristrutturazione  a  scopi  turistici  dell'immobile  possono  essere
promossi dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport
accordi  e  convenzioni  con  banche  ed  istituti  di  credito   per
finanziamenti a condizioni vantaggiose, senza nuovi o maggiori  oneri
per la finanza pubblica.
  3. All'articolo 54, comma 1, del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.
78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
122, le parole: «al 4» sono sostituite dalle seguenti: «all'11».

27554
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 47-quater
 
 
       Indice degli indirizzi delle pubbliche amministrazioni
 
  1. Il comma 3 dell'articolo 57-bis del codice  dell'amministrazione
digitale, di cui al decreto legislativo  7  marzo  2005,  n.  82,  e'
sostituito dal seguente:
  «3. Le amministrazioni  aggiornano  gli  indirizzi  e  i  contenuti
dell'indice tempestivamente e comunque con cadenza almeno  semestrale
secondo le indicazioni di DigitPA.  La  mancata  comunicazione  degli
elementi  necessari  al  completamento   dell'indice   e   del   loro
aggiornamento e' valutata ai fini della responsabilita'  dirigenziale
e dell'attribuzione della  retribuzione  di  risultato  ai  dirigenti
responsabili».

27555
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 47-ter
 
 
                 Digitalizzazione e riorganizzazione
 
  1. Dopo il comma 3 dell'articolo 15 del codice dell'amministrazione
digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo  2005,  n.  82,  sono
aggiunti i seguenti:
  «3-bis. Le funzioni  legate  alle  tecnologie  dell'informazione  e
della comunicazione, di seguito denominate "funzioni ICT", nei comuni
sono  obbligatoriamente  ed  esclusivamente   esercitate   in   forma
associata, secondo le forme  previste  dal  testo  unico  di  cui  al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, da parte dei  comuni  con
popolazione fino a 5.000 abitanti, esclusi i comuni il cui territorio
coincide integralmente con quello di una o piu' isole e il comune  di
Campione d'Italia.
  3-ter. Le funzioni  ICT  di  cui  al  comma  3-bis  comprendono  la
realizzazione e la  gestione  di  infrastrutture  tecnologiche,  rete
dati, fonia, apparati,  di  banche  dati,  di  applicativi  software,
l'approvvigionamento  di  licenze  per  il  software,  la  formazione
informatica e la consulenza nel settore dell'informatica.
  3-quater. La medesima funzione ICT non puo' essere svolta  da  piu'
di una forma associativa.
  3-quinquies. Il limite demografico minimo che l'insieme dei comuni,
che sono tenuti ad esercitare le funzioni  ICT  in  forma  associata,
deve raggiungere e' fissato in 30.000 abitanti, salvo quanto disposto
dal comma 3-sexies.
  3-sexies. Entro due mesi dalla data  di  entrata  in  vigore  della
presente disposizione, nelle materie di cui all'articolo  117,  commi
terzo e quarto, della Costituzione, la regione individua con  propria
legge, previa concertazione con i comuni interessati nell'ambito  del
Consiglio delle autonomie locali, la dimensione territoriale ottimale
e  omogenea  per  area  geografica  per  lo  svolgimento,  in   forma
obbligatoriamente  associata  da  parte  dei  comuni  con  dimensione
territoriale inferiore ai 5.000 abitanti, delle funzioni  di  cui  al
comma 3-ter, secondo i principi di economicita', di efficienza  e  di
riduzione delle spese, fermo  restando  quanto  stabilito  dal  comma
3-bis del presente articolo.
  3-septies. A partire dalla data fissata dal decreto di cui al comma
3-octies, i comuni non possono  singolarmente  assumere  obbligazioni
inerenti alle funzioni e ai servizi di cui ai commi  3-bis  e  3-ter.
Per tale  scopo,  all'interno  della  gestione  associata,  i  comuni
individuano un'unica stazione appaltante.
  3-octies. Le funzioni di cui al comma 3-bis e i relativi  tempi  di
attuazione sono definiti con decreto del  Ministro  per  la  pubblica
amministrazione e  la  semplificazione,  previa  intesa  in  sede  di
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, da emanare entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione».

27556
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 41
 
 
Semplificazione in materia di somministrazione temporanea di alimenti
                             e bevande.
 
  1. L'attivita' temporanea di somministrazione di alimenti e bevande
in occasione di sagre, fiere, manifestazioni religiose,  tradizionali
e  culturali  o  eventi  locali  straordinari,  e'   avviata   previa
segnalazione certificata di inizio attivita' priva  di  dichiarazioni
asseverate ai sensi dell'articolo 19 della legge 7  agosto  1990,  n.
241, e non e' soggetta al possesso dei requisiti previsti dal comma 6
dell'articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.

27557
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 12-bis
 
 
    Riduzione degli oneri delle comunicazioni a carico dei comuni
 
  1. Al fine di semplificare l'attivita' dei responsabili  finanziari
degli enti locali e ridurre la duplicazione delle  comunicazioni  dei
dati correlati alla gestione contabile, entro sessanta  giorni  dalla
data di entrata in vigore della legge  di  conversione  del  presente
decreto, con decreto del Ministro dell'interno, di  concerto  con  il
Ministro dell'economia e delle finanze  e  con  il  Ministro  per  la
pubblica amministrazione e la semplificazione,  sono  adottate  nuove
modalita' per le comunicazioni obbligatorie  di  dati  a  carico  dei
comuni nei confronti di altre amministrazioni pubbliche,  finalizzate
all'utilizzo di un unico modulo  per  la  trasmissione  dei  dati  da
comunicare   a   soggetti   diversi   appartenenti   alla    pubblica
amministrazione.
  2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare  nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

27558
Liberalizzazioni / Art. 6 ter - PAGAMENTI SEMPLIFICATI CON LA P.A.
« il: 07 Aprile 2012, 11:53:34 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 6-ter
 
Modifica all'articolo 5 del codice di cui al  decreto  legislativo  7
  marzo  2005,  n.  82,  in  materia  di  pagamenti  alle   pubbliche
  amministrazioni con modalita' informatiche
 
  1.  All'articolo  5,  comma  1,  del  codice   dell'amministrazione
digitale, di cui al decreto legislativo  7  marzo  2005,  n.  82,  e'
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «A tal fine sono tenute:
  a) a pubblicare nei propri siti istituzionali e sulle richieste  di
pagamento i codici identificativi dell'utenza bancaria sulla quale  i
privati possono effettuare i pagamenti mediante bonifico;
  b) a specificare i dati e i codici  da  indicare  obbligatoriamente
nella causale di versamento».
  2. Gli obblighi introdotti per le amministrazioni pubbliche con  le
disposizioni di cui al comma 1 acquistano efficacia  decorsi  novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto.

27559
Liberalizzazioni / Art. 6 bis - BOLLO TELEMATICO
« il: 07 Aprile 2012, 11:51:28 »
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 9 febbraio 2012, n. 5   
Testo del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 33 del 9 febbraio 2012), coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.». (12A04078) (GU n. 82 del 6-4-2012  - Suppl. Ordinario n.69)

Art. 6-bis Disposizioni  per  il  pagamento  dell'imposta  di  bollo   per   via telematica
 
  1. Al fine di consentire a cittadini e imprese di assolvere per via
telematica a tutti gli obblighi connessi all'invio  di  un'istanza  a
una  pubblica  amministrazione  o  a  qualsiasi  ente   o   autorita'
competente, con decreto del Ministro dell'economia e  delle  finanze,
di concerto con il Ministro per  la  pubblica  amministrazione  e  la
semplificazione, da emanare entro centottanta giorni  dalla  data  di
entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto,
sono stabilite le  modalita'  per  il  calcolo  e  per  il  pagamento
dell'imposta di bollo per via telematica, anche attraverso l'utilizzo
di carte di credito, di debito o prepagate, per tutti i casi  in  cui
questa e' dovuta.

27560
RAEE – Comunicazione annuale entro il 30 aprile 2012

http://www.tuttocamere.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=160

27561
Lombardia / LR 6/2012 "Disciplina del settore trasporti"
« il: 06 Aprile 2012, 12:32:47 »
 Lombardia
LR 6/2012 "Disciplina del settore trasporti"



27562
D.L. 24-1-2012 n. 1
Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 24 gennaio 2012, n. 19, S.O.
Art. 17  Liberalizzazione della distribuzione dei carburanti (*)

 
1.  I gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti che siano anche titolari della relativa autorizzazione petrolifera possono liberamente rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa nazionale ed europea. A decorrere dal 30 giugno 2012 eventuali clausole contrattuali che prevedano per gli stessi gestori titolari forme di esclusiva nell'approvvigionamento cessano di avere effetto per la parte eccedente il 50 per cento della fornitura complessivamente pattuita e comunque per la parte eccedente il 50 per cento di quanto erogato nel precedente anno dal singolo punto vendita. Nei casi previsti dal presente comma le parti possono rinegoziare le condizioni economiche e l'uso del marchio.
2.  Al fine di incrementare la concorrenzialità e l'efficienza del mercato anche attraverso una diversificazione nelle relazioni contrattuali tra i titolari di autorizzazioni o concessioni e i gestori degli impianti di distribuzione carburanti, i commi da 12 a 14 dell'articolo 28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono sostituiti dai seguenti:
«12. Fermo restando quanto disposto dal decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive modificazioni, e dalla legge 5 marzo 2001, n. 57, in aggiunta agli attuali contratti di comodato e fornitura ovvero somministrazione possono essere adottate, alla scadenza dei contratti esistenti, o in qualunque momento con assenso delle parti, differenti tipologie contrattuali per l'affidamento e l'approvvigionamento degli impianti di distribuzione carburanti, nel rispetto delle normative nazionale e europea, e previa definizione negoziale di ciascuna tipologia mediante accordi sottoscritti tra organizzazioni di rappresentanza dei titolari di autorizzazione o concessione e dei gestori maggiormente rappresentative, depositati inizialmente presso il Ministero dello sviluppo economico entro il termine del 31 agosto 2012 e in caso di variazioni successive entro trenta giorni dalla loro sottoscrizione. Nel caso in cui entro il termine sopra richiamato non siano stati stipulati gli accordi di cui al precedente periodo, ciascuna delle parti può chiedere al Ministero dello sviluppo economico, che provvede nei successivi novanta giorni, la definizione delle suddette tipologie contrattuali. Tra le forme contrattuali di cui sopra potrà essere inclusa anche quella relativa a condizioni di vendita non in esclusiva relative ai gestori degli impianti per la distribuzione carburanti titolari della sola licenza di esercizio, purché comprendano adeguate condizioni economiche per la remunerazione degli investimenti e dell'uso del marchio.
12-bis. Nel rispetto delle normative nazionale e europea e delle clausole contrattuali conformi alle tipologie di cui al comma 12, sono consentite le aggregazioni di gestori di impianti di distribuzione di carburante finalizzate allo sviluppo della capacità di acquisto all'ingrosso di carburanti, di servizi di stoccaggio e di trasporto dei medesimi.
12-ter. Nell'ambito del decreto legislativo da emanare, ai sensi dell'articolo 17 della legge 4 giugno 2010, n. 96, per l'attuazione della direttiva 2009/119/CE del Consiglio, del 14 settembre 2009, che stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi, sono altresì stabiliti i criteri per la costituzione di un mercato all'ingrosso dei carburanti.
13. In ogni momento i titolari degli impianti e i gestori degli stessi, da soli o in società o cooperative, possono accordarsi per l'effettuazione del riscatto degli impianti da parte del gestore stesso, stabilendo un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione agli eventuali canoni già pagati, dell'avviamento e degli andamenti del fatturato, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello sviluppo economico.
14. I nuovi contratti di cui al comma 12 devono assicurare al gestore condizioni contrattuali eque e non discriminatorie per competere nel mercato di riferimento».
3.  I comportamenti posti in essere dai titolari degli impianti ovvero dai fornitori allo scopo di ostacolare, impedire o limitare, in via di fatto o tramite previsioni contrattuali, le facoltà attribuite dal presente articolo al gestore integrano abuso di dipendenza economica, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192.
4.  All'articolo 28 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  il comma 8 è sostituito dal seguente:
«8. Al fine di incrementare la concorrenzialità, l'efficienza del mercato e la qualità dei servizi nel settore degli impianti di distribuzione dei carburanti, è sempre consentito in tali impianti:
a) l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b), della legge 25 agosto 1991, n. 287, fermo restando il rispetto delle prescrizioni di cui all'articolo 64, commi 5 e 6, e il possesso dei requisiti di onorabilità e professionali di cui all'articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59;
b) l'esercizio dell'attività di un punto di vendita non esclusivo di quotidiani e periodici senza limiti di ampiezza della superficie dell'impianto e l'esercizio della rivendita di tabacchi, nel rispetto delle norme e delle prescrizioni tecniche che disciplinano lo svolgimento delle attività di cui alla presente lettera, presso gli impianti di distribuzione carburanti con una superficie minima di 500 mq;
c) la vendita di ogni bene e servizio, nel rispetto della vigente normativa relativa al bene e al servizio posto in vendita, a condizione che l'ente proprietario o gestore della strada verifichi il rispetto delle condizioni di sicurezza stradale»;
b)  il comma 10 è sostituito dal seguente:
«10. Le attività di cui al comma 8, lettere a), b) e c), di nuova realizzazione, anche se installate su impianti esistenti, sono esercitate dai soggetti titolari della licenza di esercizio dell'impianto di distribuzione di carburanti rilasciata dall'ufficio tecnico di finanza, salvo rinuncia del titolare della licenza dell'esercizio medesimo, che può consentire a terzi lo svolgimento delle predette attività. Limitatamente alle aree di servizio autostradali possono essere gestite anche da altri soggetti, nel caso in cui tali attività si svolgano in locali diversi da quelli affidati al titolare della licenza di esercizio. In ogni caso sono fatti salvi gli effetti delle convenzioni di subconcessione in corso alla data del 31 gennaio 2012, nonché i vincoli connessi con procedure competitive in aree autostradali in concessione espletate secondo gli schemi stabiliti dall'Autorità di regolazione dei trasporti di cui all'articolo 37 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;
c)  al comma 4 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I comuni non rilasciano ulteriori autorizzazioni o proroghe di autorizzazioni relativamente agli impianti incompatibili»;
d)  il comma 6 è sostituito dal seguente:
«6. L'adeguamento di cui al comma 5 è consentito a condizione che l'impianto sia compatibile sulla base dei criteri di cui al comma 3. Per gli impianti esistenti l'adeguamento ha luogo entro il 31 dicembre 2012. Il mancato adeguamento entro tale termine comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da determinare in rapporto all'erogato dell'anno precedente, da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 5.000 euro per ogni mese di ritardo nell'adeguamento e, per gli impianti incompatibili, costituisce causa di decadenza dell'autorizzazione amministrativa di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, dichiarata dal comune competente».
5.  All'articolo 83-bis, comma 17, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o che prevedano obbligatoriamente la presenza contestuale di più tipologie di carburanti, ivi incluso il metano per autotrazione, se tale ultimo obbligo comporta ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali alle finalità dell'obbligo».
6.  Al metano per autotrazione è riconosciuta la caratteristica merceologica di carburante.
7.  Agli impianti di distribuzione del metano per autotrazione si applicano le disposizioni dell'articolo 1 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive modificazioni, e dell'articolo 83-bis, commi 17 e 18, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
8.  Il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, con decreto da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, stabilisce i principi generali per l'attuazione dei piani regionali di sviluppo della rete degli impianti di distribuzione del metano, nel rispetto dell'autonomia delle regioni e degli enti locali. I piani, tenuto conto dello sviluppo del mercato di tale carburante e dell'esistenza di adeguate reti di gasdotti, devono prevedere la semplificazione delle procedure di autorizzazione per la realizzazione di nuovi impianti di distribuzione del metano e per l'adeguamento di quelli esistenti.
9.  Al fine di favorire e promuovere la produzione e l'uso di biometano come carburante per autotrazione, come previsto dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, anche in realtà geografiche dove la rete del metano non è presente, i piani regionali sul sistema distributivo dei carburanti prevedono per i comuni la possibilità di autorizzare con iter semplificato la realizzazione di impianti di distribuzione e di rifornimento di biometano anche presso gli impianti di produzione di biogas, purché sia garantita la qualità del biometano.
10.  Il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con decreto da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nel rispetto degli standard di sicurezza e della normativa tecnica in vigore a livello dell'Unione europea nonché nel rispetto dell'autonomia delle regioni e degli enti locali, individua criteri e modalità per:
a)  l'erogazione self-service negli impianti di distribuzione del metano e del GPL e presso gli impianti di compressione domestici di metano;
b)  l'erogazione contemporanea di carburanti liquidi e gassosi (metano e GPL) negli impianti di rifornimento multiprodotto.
11.  L'Autorità per l'energia elettrica e il gas, coerentemente con gli indirizzi del Ministro dello sviluppo economico stabiliti per la diffusione del metano per autotrazione, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto adotta misure affinché nei codici di rete e di distribuzione di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, siano previste modalità per accelerare i tempi di allacciamento dei nuovi impianti di distribuzione di metano per uso autotrazione alla rete di trasporto o di distribuzione di gas, per ridurre gli stessi oneri di allacciamento, in particolare per le aree dove tali impianti siano presenti in misura limitata, nonché per la riduzione delle penali per i superi di capacità impegnata previste per gli stessi impianti.
12.  All'articolo 167 del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  dopo il comma 2 è inserito il seguente:
«2-bis. I veicoli di cui al comma 2, se ad alimentazione esclusiva o doppia a metano, GPL, elettrica e ibrida e dotati di controllo elettronico della stabilità, possono circolare con una massa complessiva a pieno carico che non superi del 15 per cento quella indicata nella carta di circolazione, purché tale eccedenza non superi il limite del 5 per cento della predetta massa indicata nella carta di circolazione più una tonnellata. Si applicano le sanzioni di cui al comma 2»;
b)  dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. I veicoli di cui al comma 3, se ad alimentazione esclusiva o doppia a metano, GPL, elettrica e ibrida e dotati di controllo elettronico della stabilità, possono circolare con una massa complessiva a pieno carico che non superi del 15 per cento quella indicata nella carta di circolazione. Si applicano le sanzioni di cui al comma 3»;
c)  al comma 5 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La medesima sanzione si applica anche nel caso in cui un autotreno o un articolato sia costituito da un veicolo trainante di cui al comma 2-bis: in tal caso l'eccedenza di massa è calcolata separatamente tra i veicoli del complesso applicando le tolleranze di cui al comma 2-bis per il veicolo trattore e il 5 per cento per il veicolo rimorchiato.»;
d)  dopo il comma 10 è inserito il seguente:
«10-bis. Per i veicoli di cui al comma 2-bis l'eccedenza di massa ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al comma 10 è pari al valore minimo fra il 20 per cento e 10 per cento più una tonnellata della massa complessiva a pieno carico indicata sulla carta di circolazione».
13.  All'articolo 62 del codice della strada di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 il comma 7-bis è abrogato.
14.  Le pubbliche amministrazioni centrali, gli enti e istituzioni da esse dipendenti o controllati e i gestori di servizi di pubblica utilità, al momento della sostituzione del rispettivo parco autoveicoli prevedono due lotti merceologici specifici distinti per i veicoli alimentati a metano e per i veicoli a GPL. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(*) Articolo così sostituito dalla legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27.

 

27563
D.L. 24-1-2012 n. 1
Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 24 gennaio 2012, n. 19, S.O.
Art. 11  Potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, accesso alla titolarità delle farmacie, modifica alla disciplina della somministrazione dei farmaci e altre disposizioni in materia sanitaria (*)

 
1.  Al fine di favorire l'accesso alla titolarità delle farmacie da parte di un più ampio numero di aspiranti, aventi i requisiti di legge, nonché di favorire le procedure per l'apertura di nuove sedi farmaceutiche garantendo al contempo una più capillare presenza sul territorio del servizio farmaceutico, alla legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  all'articolo 1, il secondo e il terzo comma sono sostituiti dai seguenti:
«Il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.300 abitanti.
La popolazione eccedente, rispetto al parametro di cui al secondo comma, consente l'apertura di una ulteriore farmacia, qualora sia superiore al 50 per cento del parametro stesso»;
b)  dopo l'articolo 1 è inserito il seguente:
«Art. 1-bis. - 1. In aggiunta alle sedi farmaceutiche spettanti in base al criterio di cui all'articolo 1 ed entro il limite del 5 per cento delle sedi, comprese le nuove, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita l'azienda sanitaria locale competente per territorio, possono istituire una farmacia:
a) nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti civili a traffico internazionale, nelle stazioni marittime e nelle aree di servizio autostradali ad alta intensità di traffico, dotate di servizi alberghieri o di ristorazione, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 400 metri;
b) nei centri commerciali e nelle grandi strutture con superficie di vendita superiore a 10.000 metri quadrati, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 1.500 metri»;
c)  l'articolo 2 è sostituito dal seguente:
«Art. 2. - 1. Ogni comune deve avere un numero di farmacie in rapporto a quanto disposto dall'articolo 1. Al fine di assicurare una maggiore accessibilità al servizio farmaceutico, il comune, sentiti l'azienda sanitaria e l'Ordine provinciale dei farmacisti competente per territorio, identifica le zone nelle quali collocare le nuove farmacie, al fine di assicurare un'equa distribuzione sul territorio, tenendo altresì conto dell'esigenza di garantire l'accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate.
2. Il numero di farmacie spettanti a ciascun comune è sottoposto a revisione entro il mese di dicembre di ogni anno pari, in base alle rilevazioni della popolazione residente nel comune, pubblicate dall'Istituto nazionale di statistica».
2.  Ciascun comune, sulla base dei dati ISTAT sulla popolazione residente al 31 dicembre 2010 e dei parametri di cui al comma 1, individua le nuove sedi farmaceutiche disponibili nel proprio territorio e invia i dati alla regione entro e non oltre trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
3.  Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad assicurare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la conclusione del concorso straordinario e l'assegnazione delle sedi farmaceutiche disponibili di cui al comma 2 e di quelle vacanti. In deroga a quanto previsto dall'articolo 9 della legge 2 aprile 1968, n. 475, sulle sedi farmaceutiche istituite in attuazione del comma 1 o comunque vacanti non può essere esercitato il diritto di prelazione da parte del comune. Entro sessanta giorni dall'invio dei dati di cui al comma 2, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano bandiscono il concorso straordinario per soli titoli per la copertura delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione e per quelle vacanti, fatte salve quelle per la cui assegnazione, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la procedura concorsuale sia stata già espletata o siano state già fissate le date delle prove. Al concorso straordinario possono partecipare i farmacisti, cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea, iscritti all'albo professionale:
a)  non titolari di farmacia, in qualunque condizione professionale si trovino;
b)  titolari di farmacia rurale sussidiata;
c)  titolari di farmacia soprannumeraria;
d)  titolari di esercizio di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.
Non possono partecipare al concorso straordinario i farmacisti titolari, compresi i soci di società titolari, di farmacia diversa da quelle di cui alle lettere b) e c).
4.  Ai fini dell'assegnazione delle nuove sedi farmaceutiche messe a concorso, ciascuna regione e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del relativo bando di concorso, una commissione esaminatrice regionale o provinciale per le province autonome di Trento e di Bolzano. Al concorso straordinario si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni vigenti sui concorsi per la copertura delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione o vacanti, nonché le disposizioni del presente articolo.
5.  Ciascun candidato può partecipare al concorso per l'assegnazione di farmacia in non più di due regioni o province autonome, e non deve aver compiuto i 65 anni di età alla data di scadenza del termine per la partecipazione al concorso prevista dal bando. Ai fini della valutazione dell'esercizio professionale nel concorso straordinario per il conferimento di nuove sedi farmaceutiche di cui al comma 3, in deroga al regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 marzo 1994, n. 298:
a)  l'attività svolta dal farmacista titolare di farmacia rurale sussidiata, dal farmacista titolare di farmacia soprannumeraria e dal farmacista titolare di esercizio di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è equiparata, ivi comprese le maggiorazioni;
b)  l'attività svolta da farmacisti collaboratori di farmacia e da farmacisti collaboratori negli esercizi di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è equiparata, ivi comprese le maggiorazioni.
6.  In ciascuna regione e nelle province autonome di Trento e di Bolzano, la commissione esaminatrice, sulla base della valutazione dei titoli in possesso dei candidati, determina una graduatoria unica. A parità di punteggio, prevale il candidato più giovane. Le regioni o le province autonome di Trento e di Bolzano, approvata la graduatoria, convocano i vincitori del concorso i quali entro quindici giorni devono dichiarare se accettano o meno la sede, pena la decadenza della stessa. Tale graduatoria, valida per due anni dalla data della sua pubblicazione, deve essere utilizzata con il criterio dello scorrimento per la copertura delle sedi farmaceutiche eventualmente resesi vacanti a seguito delle scelte effettuate dai vincitori di concorso.
7.  Ai concorsi per il conferimento di sedi farmaceutiche gli interessati, di età non superiore ai 40 anni, in possesso dei requisiti di legge possono concorrere per la gestione associata, sommando i titoli posseduti. In tale caso, ai soli fini della preferenza a parità di punteggio, si considera la media dell'età dei candidati che concorrono per la gestione associata. Ove i candidati che concorrono per la gestione associata risultino vincitori, la titolarità della farmacia assegnata è condizionata al mantenimento della gestione associata da parte degli stessi vincitori, su base paritaria, per un periodo di dieci anni, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacità.
8.  I turni e gli orari di farmacia stabiliti dalle autorità competenti in base alla vigente normativa non impediscono l'apertura della farmacia in orari diversi da quelli obbligatori. Le farmacie possono praticare sconti sui prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti pagati direttamente dai clienti, dandone adeguata informazione alla clientela.
9.  Qualora il comune non provveda a comunicare alla regione o alla provincia autonoma di Trento e di Bolzano l'individuazione delle nuove sedi disponibili entro il termine di cui al comma 2 del presente articolo, la regione provvede con proprio atto a tale individuazione entro i successivi sessanta giorni. Nel caso in cui le regioni o le province autonome di Trento e di Bolzano non provvedano nel senso indicato ovvero non provvedano a bandire il concorso straordinario e a concluderlo entro i termini di cui al comma 3, il Consiglio dei Ministri esercita i poteri sostitutivi di cui all'articolo 120 della Costituzione con la nomina di un apposito commissario che provvede in sostituzione dell'amministrazione inadempiente anche espletando le procedure concorsuali ai sensi del presente articolo.
10.  Fino al 2022, tutte le farmacie istituite ai sensi del comma 1, lettera b), sono offerte in prelazione ai comuni in cui le stesse hanno sede. I comuni non possono cedere la titolarità o la gestione delle farmacie per le quali hanno esercitato il diritto di prelazione ai sensi del presente comma. In caso di rinuncia alla titolarità di una di dette farmacie da parte del comune, la sede farmaceutica è dichiarata vacante.
11.  Al comma 9 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, le parole: «due anni dall'acquisto medesimo" sono sostituite dalle seguenti: «sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione».
12.  Il medico, nel prescrivere un farmaco, è tenuto, sulla base della sua specifica competenza professionale, ad informare il paziente dell'eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio e dosaggio unitario uguali. Il farmacista, qualora sulla ricetta non risulti apposta dal medico l'indicazione della non sostituibilità del farmaco prescritto, dopo aver informato il cliente e salvo diversa richiesta di quest'ultimo, è tenuto a fornire il medicinale prescritto quando nessun medicinale fra quelli indicati nel primo periodo del presente comma abbia prezzo più basso ovvero, in caso di esistenza in commercio di medicinali a minor prezzo rispetto a quello del medicinale prescritto, a fornire il medicinale avente prezzo più basso. All'articolo 11, comma 9, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nel secondo periodo, dopo le parole: «è possibile» sono inserite le seguenti: «solo su espressa richiesta dell'assistito e». Al fine di razionalizzare il sistema distributivo del farmaco, anche a tutela della persona, nonché al fine di rendere maggiormente efficiente la spesa farmaceutica pubblica, l'AIFA, con propria delibera da adottare entro il 31 dicembre 2012 e pubblicizzare adeguatamente anche sul sito istituzionale del Ministero della salute, revisiona le attuali modalità di confezionamento dei farmaci a dispensazione territoriale per identificare confezioni ottimali, anche di tipo monodose, in funzione delle patologie da trattare. Conseguentemente, il medico nella propria prescrizione tiene conto delle diverse tipologie di confezione.
13.  Al comma 1 dell'articolo 32 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «che ricadono nel territorio di comuni aventi popolazione superiore a 12.500 abitanti e, comunque, al di fuori delle aree rurali come individuate dai piani sanitari regionali,» sono soppresse.
14.  Il comma 1 dell'articolo 70 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, è sostituito dal seguente:
«1. La vendita al dettaglio dei medicinali veterinari è effettuata soltanto dal farmacista in farmacia e negli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ancorché dietro presentazione di ricetta medica, se prevista come obbligatoria. La vendita nei predetti esercizi commerciali è esclusa per i medicinali richiamati dall'articolo 45 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni».
15.  Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in possesso dei requisiti vigenti, sono autorizzati, sulla base dei requisiti prescritti dal decreto del Ministro della salute previsto dall'articolo 32, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ad allestire preparazioni galeniche officinali che non prevedono la presentazione di ricetta medica, anche in multipli, in base a quanto previsto nella farmacopea ufficiale italiana o nella farmacopea europea.
16.  In sede di rinnovo dell'accordo collettivo nazionale con le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative, ai sensi dell'articolo 4, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, e successive modificazioni, è stabilita, in relazione al fatturato della farmacia a carico del Servizio sanitario nazionale, nonché ai nuovi servizi che la farmacia assicura ai sensi del decreto legislativo 3 ottobre 2009, n. 153, la dotazione minima di personale di cui la farmacia deve disporre ai fini del mantenimento della convenzione con il Servizio sanitario nazionale.
17.  La direzione della farmacia privata, ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e dell'articolo 11 della legge 2 aprile 1968, n. 475, può essere mantenuta fino al raggiungimento del requisito di età pensionabile da parte del farmacista iscritto all'albo professionale.

(*) Articolo così sostituito dalla legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27.

27564
ACCESSO AGLI ATTI - chiarimenti dal TAR Liguria. Sez. II, sentenza 29.03.2012 n. 447


N. 00447/2012 REG.PROV.COLL.

N. 00082/2012 REG.RIC.



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 82 del 2012, proposto da:
Micaela Garzoglio, rappresentato e difeso dagli avv. Fabrizio Cecchi, Davide Goetz, con domicilio eletto presso Andrea Rossi in 16121 Genova, via Corsica 2; Angela Laura Bernardi, rappresentato e difeso dagli avv. Fabrizio Cecchi, Davide Goetz, con domicilio eletto presso Andrea Rossi in 16121 Genova, via Corsica 2; Domenico Mauro Garzoglio, Elisabetta Profeta, Alessandro Pastorello, rappresentati e difesi dagli avv. Davide Goetz, Fabrizio Cecchi, con domicilio eletto presso Andrea Rossi in 16121 Genova, via Corsica 2;
contro
Comune di Riva Ligure;
nei confronti di
Ola Ola Sensual di Gianfranco Marino e Soci Sas, Vittorlivio Garibaldi, Nicola Carlo Garibaldi;
per l'annullamento
ACCERTAMENTO DIRITTO D'ACCESSO ATTI

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 29 marzo 2012 il dott. Davide Ponte e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

- rilevato che il ricorso appare prima facie (con conseguente sussistenza dei presupposti per adottare una sentenza in forma semplificata ai sensi degli artt. 74 e 116 comma 4 cod proc amm) in parte improcedibile ed in parte inammissibile;
- atteso che sotto il primo profilo l’amministrazione comunale intimata ha accolto la complessa istanza di accesso, consentendo la visione degli atti in proprio possesso, come risulta dalla documentazione prodotta (nota comunale datata 28\2\2012, nota datata 6\3\2012 ed elencazione allegata), mettendo in condizione parte ricorrente altresì di estrarre copia (cfr. inciso finale della nota 6\3\2012);
- rilevato che il comportamento comunale neppure appare censurabile rispetto ai tempi occorsi, in specie a fronte della ampiezza e genericità della domanda iniziale;
- considerato che, nella restante parte ed in specie a fronte delle ulteriori istanza di parte ricorrente, il gravame appare inammissibile per genericità della domanda, priva della concreta indicazione di quali specifici documenti non sarebbero stati consegnati;
- rilevato che, in proposito, l’ulteriore istanza appare altresì perplessa e contraddittoria, in quanto oltre a non indicare specifici documenti esistenti ipotizza che quanto richiesto neppure sia in concreto esistente;
- considerato che costituisce in materia principio consolidato (e condiviso) quello per cui la domanda d'accesso formulata ai sensi dell'art. 22 della l. n. 241 del 1990 deve avere un oggetto non generico e deve riferirsi a documenti specifici senza necessità di attività di elaborazioni o di indagini da parte del soggetto destinatario della richiesta (cfr. ad es., C.d.S., sez. VI, 10.2.2006, n. 555; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VI, 9.7.2010, n. 16647; T.A.R. Campania, Salerno, sez. I, 21.1.2010, n. 796), nè detta istanza può essere rivolta a tutti gli atti adottati in un determinato settore (cfr. ad es., T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, 29.6.2002, n. 1176), o avere per oggetto tutti gli atti adottati in più anni anche se relativi a specificati procedimenti amministrativi (cfr. ad es, T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 11.1.2005, n. 152);
- atteso che alla mancata costituzione di parte intimata consegue che nulla va disposto per le spese.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte improcedibile ed in parte inammissibile.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 29 marzo 2012 con l'intervento dei magistrati:
Enzo Di Sciascio,   Presidente
Oreste Mario Caputo,   Consigliere
Davide Ponte,   Consigliere, Estensore
       
       
L'ESTENSORE      IL PRESIDENTE
       
       
       
       
       
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 29/03/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


27566
F. Maggio, Il censimento catastale dei fabbricati rurali

Il censimento catastale dei fabbricati rurali
Al fine di facilitare gli adempimenti a carico dei soggetti interessati dall’inventariazione delle costruzioni
rurali, relativamente alla presentazione delle domande di variazione catastale, che
possono essere consegnate fino alla scadenza del 30 giugno 2012, l’Agenzia del territorio
ha reso noto che, per la relativa presentazione, in attesa dell’emanazione del nuovo decreto ministeriale
attuativo, possono essere utilizzati i modelli già approvati. Le modalità per l’inserimento
negli atti catastali della sussistenza del requisito di ruralità, fermo restando il classamento
originario degli immobili rurali ad uso abitativo, verranno stabilite con il medesimo decreto
ministeriale

http://www.ipsoa.it/shared/Download.aspx?NomeFile=p64_816_821.pdf

27568
DURC alla luce della circolare INPS 27 marzo 2012, n. 47

La comunicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
sulla «non autocertificabilità» del DURC. La correzione interpretativa
della successiva comunicazione dell’INAIL, d'intesa con il Ministero
stesso. La piena autocertificabilità del DURC anche per l’ipotesi di cui
al D.Lgs. 81/2008, art. 90, comma 9, lett.  c). La circolare INPS 27
marzo 2012, n. 47 (sesto aggiornamento)
di Lino BELLAGAMBA
28 marzo 2012

http://www.linobellagamba.it/documenti/DURC_06_BELLAGAMBA.pdf


27569
L'architettura in Toscana da 1945 ad oggi

http://www.architetturatoscana.it/

27570
Toscana / L'architettura in Toscana da 1945 ad oggi
« il: 05 Aprile 2012, 05:23:30 »
L'architettura in Toscana da 1945 ad oggi

http://www.architetturatoscana.it/

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