Autore Topic: delegato alla somministrazione  (Letto 29699 volte)

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #22 il: 29 Novembre 2013, 12:44:38 »
L'art. 66 comma 1 della legge regionale 6/2010 dice che "L'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande è subordinato al possesso, in capo al titolare dell'impresa individuale o suo delegato o, in caso di società, associazione od organismi collettivi al legale rappresentante, o ad altra persona preposta all'attività commerciale

Come scritto sopra la responsabilità la si ha nel momento in cui si opera in nome e per conto, come bel caso della figura del institore, colui che è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale.
Se il legislatore avesse voluto imporre la figura dell'institore ovvero l'obbligo di presenza avrebbe introdotto anche per questa attività il "responsabile tecnico", come per acconciatori, estetisti e altre attività.

Sul tema dell'institore rimando a questi post:
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=16304.msg30471#msg30471
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=338.msg591#msg591
http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=5474.msg11472#msg11472

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #22 il: 29 Novembre 2013, 12:44:38 »

 


andrea198

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #21 il: 29 Novembre 2013, 10:56:21 »
Buongiorno, il commercialista del nostro preposto ci ha risposto così sottolineando la responsabilità:

" Le indico quelli che sono i riferimenti normativi della figura del 'Preposto':
 
Nel contenuto del D.Lgs. 59/2010 (decreto che norma il commercio e la somministrazione di alimenti) non si fa più alcun riferimento al preposto institore, ma solamente ci si riferisce, al comma 6, che: ' L'esercizio, in qualsiasi forma, di un'attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare e di un'attività di somministrazione di alimenti e bevande e' consentito a chi e' in possesso di requisiti professionali'
Se ci si vuol riferire alla figura del 'preposto' ci si deve rimandare al Codice civile art. 2203: 'È institore colui che è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale'.
Inoltre il nominativo del preposto deve essere iscritto al Registro delle imprese e la sua nomina rileva nei confronti dei terzi. La preposizione institoria normalmente è generale e può essere limitata soltanto per espressa volontà del titolare dell’impresa. In base alla dottrina, il preposto non riceve ordini da nessuno e, quindi, la sua autonomia è totale nella gestione dell’esercizio al quale è preposto.
 Alla luce di quanto sopra è evidente che la normativa impone al 'Preposto' l'esercizio dell'attività, la gestione e pertanto la responsabilità nei confronti dei terzi.
Ora che "nella prassi comune" ciò non si verifichi e che accertamenti in tal senso non vengano riscontrati, non significa che la normativa non vada applicata.
"


Ringrazio ancora anticipatamente per i vostri consigli

Andrea

andrea198

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #20 il: 21 Novembre 2013, 14:45:52 »
Grazie ancora per il supporto.

Andrea

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #19 il: 21 Novembre 2013, 11:53:50 »
Citazione
Il preposto che si è offerto mi chiede di dimostrare che effettivamente non ha nessuna responsabilità.
Esiste un documento che lo attesti? La risoluzione del mise purtroppo non lo dice chiaramente, anzi sembrerebbe dire l'opposto.
Il nostro obiettivo è quello di tranquillizzare il preposto e dare lui delle certezze sulla non responsabilità.
Immagino che la sua paura sia quella di avere ripercussioni in caso di problemi sulla sua attività (ha un negozio alimentare).
Purtroppo non troviamo nulla di scritto in maniera chiara che dimostri la non responsabilità.
Come già detto non esiste una dimostrazione "scritta", se si intende una legge in tal senso.
Sia io che Chiarelli riteniamo che non ci sia responsabilità diretta se non opera (a qualunque titolo) nell'azienda.
La figura del preposto/delegato, per come è normata oggi, è più una figura di facciata (se non c'è non avvii) che di sostanza (se non lavora presso l'attività non avvii). A mio parere o li si abolisce o li trasforma in responsabili tecnici a tutti gli effetti, con obbligo di presenza (un po' come per acconciatori ed estetisti, e in tal senso mi fa ridere che sia obbligatorio chi mi pettina e non per ci mi vende il cibo...).   

Citazione
Una seconda domanda: uno degli amministratori sta frequentando il corso per l'abilitazione, una volta completato il corso la palla passerà a lui.
In questo caso quali sono i rischi pratici che si possono correre(denunce, blocco dell'abilitazione ecc.)? non riusciamo a capire nella pratica cosa comporta avere la responsabilità di questo ruolo sia in termini di preposto esterno che di amministratore interno della società nel caso in cui ci fosse qualche problema.
Se operativo è il soggetto che risponde del mancato rispetto delle norme in materia igienico-sanitaria: si va dalle sanzioni amministrative al penale a seconda del reato commesso.
E' il secondo chiamato in causa, dopo (e direi insieme) al legale rappresentante.

andrea198

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #18 il: 21 Novembre 2013, 10:33:54 »
Grazie per la risposta.
Il preposto che si è offerto mi chiede di dimostrare che effettivamente non ha nessuna responsabilità.
Esiste un documento che lo attesti? La risoluzione del mise purtroppo non lo dice chiaramente, anzi sembrerebbe dire l'opposto.
Il nostro obiettivo è quello di tranquillizzare il preposto e dare lui delle certezze sulla non responsabilità.
Immagino che la sua paura sia quella di avere ripercussioni in caso di problemi sulla sua attività (ha un negozio alimentare).
Purtroppo non troviamo nulla di scritto in maniera chiara che dimostri la non responsabilità.

Una seconda domanda: uno degli amministratori sta frequentando il corso per l'abilitazione, una volta completato il corso la palla passerà a lui.
In questo caso quali sono i rischi pratici che si possono correre(denunce, blocco dell'abilitazione ecc.)? non riusciamo a capire nella pratica cosa comporta avere la responsabilità di questo ruolo sia in termini di preposto esterno che di amministratore interno della società nel caso in cui ci fosse qualche problema.

Ringrazio anticipatamente
Andrea

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #17 il: 18 Novembre 2013, 18:54:13 »
Ringrazio per la celere risposta.

Per "connesse responsabilità" cosa si intende nella pratica?

Le indicazioni ministeriali "non sono pertinenti" e vanno lette nel senso che SE il preposto ha anche un ruolo organizzativo (es. institore, amministratore ecc...) allora avrà delle connesse responsabilità. Altrimenti nessuna responsabilità è a lui imputabile salvo che si ingerisca nella gestione dell'azienda.
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andrea198

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #16 il: 18 Novembre 2013, 16:14:45 »
Ringrazio per la celere risposta.

Per "connesse responsabilità" cosa si intende nella pratica?


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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #15 il: 18 Novembre 2013, 15:42:50 »
Il soggetto preposto alla somministrazione è colui, che avendo i requisiti professionali, permette all'impresa di avviare l’attività.

A meno che coincida con il soggetto che conduce il locale non mi risulta esista una norma che gli attribuisca particolari responsabilità.

Il MISE con risoluzione del 21.10.2008 prot. 0036201 ha chiarito che la responsabilità è sempre del titolare/legale rappresentante.
Lo stesso MISE con risoluzione 50011 del 26/03/2013 ha però detto che "come sostenuto al punto 1.4.3 della circolare n. 3656/C del 19/02/2012 la preposizione all'attività commerciale debba essere effettiva con i conseguenti poteri e le connesse responsabilità e non solo nominalistica e limitata strumentalmente alla fase di dimostrazione dei requisiti".
« Ultima modifica: 18 Novembre 2013, 15:48:56 da Alberto Valenti »

andrea198

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rischi preposto somministrazione srl
« Risposta #14 il: 18 Novembre 2013, 14:19:09 »
Buongiorno,

stiamo per aprire un e-commerce per la vendita (in Lombardia )di prodotti alimentari che saranno impacchettati e stoccati per poi essere spediti nel nostro magazzino.
Mentre uno dei nostri soci sta adeguandosi seguendo il corso per somministrazione alimenti e bevande dobbiamo munirci di un preposto per l'intervallo di tempo necessario ad ottenere il diploma.

Abbiamo una persona esperta esterna alla società che possiede i requisiti e si rende disponibile ma vorrebbe conoscere quali rischi correrebbe se accettasse l'incarico.
Il suo commercialista gli ha detto che è rischioso e se noi dovessimo sbagliare qualcosa ci andrebbe di mezzo lui.
Che riferimenti normativi posso utilizzare per dimostrare che il suo commercialista HA/NON HA ragione?
Vorremmo avvalerci della collaborazione del preposto esterno ma vorremmo anche essere certi di non delegare responsabilità senza esserne perfettamente consci e senza rendere nota la cosa al collaboratore.

Ringrazio anticipatamente per le vostre risposte

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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #13 il: 26 Ottobre 2011, 14:10:33 »
Una ditta individuale può superare il vincolo del possesso del requisito professionale in capo al titolare (che non lo ha ovviamente) prevedendo la nomina di un institore?
"Art. 2203 del codice civile - Preposizione institoria - E' institore colui che è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale. La preposizione può essere limitata all'esercizio di una sede secondaria o di un ramo particolare dell'impresa.". 
Quali caratteristiche deve avere questa persona? Essere necessariamente un dipendente?
Grazie

NON è possibile.
Nelle ditte individuali il requisito lo deve avere il titolare e non può nominare un preposto.

L'institore è figura del diritto commerciale che non rileva ai fini del possesso dei requisiti
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Re:delegato alla somministrazione
« Risposta #12 il: 26 Ottobre 2011, 00:18:55 »
Una ditta individuale può superare il vincolo del possesso del requisito professionale in capo al titolare (che non lo ha ovviamente) prevedendo la nomina di un institore?
"Art. 2203 del codice civile - Preposizione institoria - E' institore colui che è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale. La preposizione può essere limitata all'esercizio di una sede secondaria o di un ramo particolare dell'impresa.". 
Quali caratteristiche deve avere questa persona? Essere necessariamente un dipendente?
Grazie

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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #11 il: 04 Luglio 2011, 20:38:16 »
...............
2)Voglio alzare la posta ponendo un quesito riguardo al requisito professionale che, secondo alcune rigide interpretazioni, è richiesto anche per le associazioni di promozione sociale con finalità assistenziali-onlus. Secondo me è una contraddizione rispetto a quanto indicato dall'art. 111, c. 4, del TUIR tanto che alcune regioni (es. Emilia Romagna e Friuli) a scanso di equivoci l'hanno espresso nelle proprie leggi non richiedendo tale requisito alle associazioni non commerciali. Se trattasi di requisito professionale perchè richiedere un requisito a chi non svolge professionalmente (ovvero in assenza di titolo imprenditoriale) tale attività?

RIGUARDO AL SECONDO PUNTO, PREMESSO CHE RITENGO PERSONALMENTE UN RESIDUATO STORICO INUTILE IL REQUISITO PROFESSIONALE NEL COMMERCIO E NELLA SOMMINISTRAZIONE TUTTAVIA LA NORMATIVA IN MATERIA LO PREVEDE QUALE REQUISITO OBBLIGATORIO TUTTE LE VOLTE IN CUI VIENE SVOLTA ATTIVITA' DI SOMMINISTRAZIONE, ANCHE NON PROFESSIONALE, ANCHE DA PARTE DI ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE CON LA SOLA ESCLUSIONE:
1) DEI CIRCOLI CHE SOMMINISTRANO DIRETTAMENTE
2) DELLA SOMMINISTRAZIONE TEMPORANEA PER FINALITA' POLITICA, BENEFICA O RELIGIOSA

ALTRIMENTI CHE SENSO AVREBBERO DETTE ESENZIONI?
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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #10 il: 04 Luglio 2011, 16:44:43 »
1)Secondo me la discussione delegato si delegato no per l'impresa individuale è stata superata con la pubblicazione della l.r. 3/11. l'art. 23, comma 1, lett. x) che ha riscritto il comma 1 dell'art. 66 della l.r. 6/2010. non esiste più la citazione "in capo al titolare dell'impresa individuale o suo delegato o.."ma a "chi" è in possesso. il legislatore regionale ha "chiarito", rimanendo nel vago, che la norma precedentemente scritta era un regalo alle associazioni di categoria lombarde. 
2)Voglio alzare la posta ponendo un quesito riguardo al requisito professionale che, secondo alcune rigide interpretazioni, è richiesto anche per le associazioni di promozione sociale con finalità assistenziali-onlus. Secondo me è una contraddizione rispetto a quanto indicato dall'art. 111, c. 4, del TUIR tanto che alcune regioni (es. Emilia Romagna e Friuli) a scanso di equivoci l'hanno espresso nelle proprie leggi non richiedendo tale requisito alle associazioni non commerciali. Se trattasi di requisito professionale perchè richiedere un requisito a chi non svolge professionalmente (ovvero in assenza di titolo imprenditoriale) tale attività?
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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #9 il: 07 Maggio 2011, 11:29:38 »
Segnalo:

IL PREPOSTO ALLA VENDITA E ALLA SOMMINISTRAZIONE

Che la questione del preposto sia, da sempre, una delle più complesse problematiche che il funzionario addetto alle attività economiche si trovi a gestire lo dimostra anche la recente risoluzione del MISE, il quale afferma che nulla è cambiato rispetto alla previgente disciplina e che, quindi, il preposto possa essere nominato soltanto quando l’attività è esercitata in forma societaria. Ma questa interpretazione contrasta con la scelta del legislatore.

http://www.edkeditore.it/edk/newsletter/PLCOM/2011/PLCOM_17-2011/PLCOM_17-2011_02.html
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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #8 il: 22 Febbraio 2011, 22:03:13 »
Ho interpellato sulla questione Regione Lombardia, la quale, attraverso un funzionario della DG Commercio, Turismo e Servizi, in risposta al mio quesito (che faceva riferimento oltre all'art. 71 dlgs 59/2010 anche alla DGR 1062 del 22.12.2010 allegato A art. 2 comma 2 secondo capoverso, in base al quale sembrerebbe abrogato l'art. 66 comma 1 della l.r. 6/2010 e quindi la possibilità di nominare un preposto per le ditte individuali) evidenzia che la dgr citata disapplica solo le lettere a) e b) del comma 1, e pertanto resta in vigore la possibilità per la ditta individuale di nominare un delegato in possesso dei requisiti professionali.
Attendo commenti.
Allego la DGR.
Alberto

CONOSCO MA NON CONDIVIDO
LA REGIONE NON PUO' DETERMINARE IL CAMPO DI APPLICAZIONE DEL DLGS 59/2010 NE' TANTOMENO DELLA DIRETTIVA COMUNITARIA.
FRA I PRINCIPI DEL DLGS VI E' QUELLO DELL'APPLICAZIONE UNIFORME DEI REQUISITI PROFESSIONALI SU TUTTO IL TERRITORIO
NAZIONALE, ANCHE IN ATTUAZIONE DELLA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE SU TALI PROFILI.

PERTANTO A MIO AVVISO NON VI SONO MARGINI PERCHE' LA REGIONE POSSA REINTRODURRE (E SICURAMENTE NON CON DELIBERA) UNA DISCIPLINA DIFFORME DEI REQUISITI PROFESSIONALI ANCHE SE PIU' FAVOREVOLE ALL'INTERESSATO.

Per un approfondimento su temi analoghi:
http://www.marilisabombi.it/doc/LOMBARDIA%20D.lgs%2059%20%202010.pdf
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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #7 il: 22 Febbraio 2011, 17:28:44 »
Ho interpellato sulla questione Regione Lombardia, la quale, attraverso un funzionario della DG Commercio, Turismo e Servizi, in risposta al mio quesito (che faceva riferimento oltre all'art. 71 dlgs 59/2010 anche alla DGR 1062 del 22.12.2010 allegato A art. 2 comma 2 secondo capoverso, in base al quale sembrerebbe abrogato l'art. 66 comma 1 della l.r. 6/2010 e quindi la possibilità di nominare un preposto per le ditte individuali) evidenzia che la dgr citata disapplica solo le lettere a) e b) del comma 1, e pertanto resta in vigore la possibilità per la ditta individuale di nominare un delegato in possesso dei requisiti professionali.

Attendo commenti.
Allego la DGR.
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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #6 il: 19 Febbraio 2011, 09:07:40 »
Può essere anche che il legislatore pretenda il requisito professionale solo in capo a chi esercita effettivamente l'attività e,quindi, sia il legale reppresentante della società che il titolare della ditta individuale possano indicare un soggetto terzo delegato alla vendita o alla somminsitrazione...
Altrimenti non capisco la ratio della norma... In molti casi il titolare della "licenza" non esercita concretamente...

ASSOLUTAMENTE NO.

I requisiti professionali del commercio e della somministrazione hanno una ratio particolare, del tutto diversa da quelli degli altri settori.

Es. ACCONCIATORE, ESTETISTA, ecc..... Il requisito lo deve avere chi lavora sul corpo o i capelli, a prescindere dal ruolo nella società.
In questo ambito la norma impone un DIRETTORE TECNICO se è assente il titolare, ed il direttore tecnico deve avere i requisiti, anche se non opera.
E' una normativa speciale

NEL MONDO del Commercio alimentare e della somministrazione INVECE occorre che almeno UNA PERSONA abbia il requisito (l'idea è: ci deve essere almeno uno che ne sappia qualcosa perchè ha studiato o ha lavorato nel settore). Questa persona può anche non essere mai presente in azienda, non occorre!!!!!!!!!!!!!! La legge però impone, assurdamente (ma dura lex sed lex) che in caso di ditta individuale il requisito sia del titolare anche se questi non va mai in azienda!!!!!!!!!!

Insomma, non vi è na ratio della norma, tanto che il DL 223/2006 aveva abrogato i requisiti professionali del commercio e della somministrazione che, fra luglio ed agosto 2006 non c'erano più nel nostro ordinamento. Poi varie LOBBY di settore hanno costretto il Governo di allora a reinserirli!!!!

Cosa diversa sono i CORSI PER ALIMENTARISTI (ex libretto sanitario) che devono fare tutti coloro che lavorano con alimenti, a prescindere che siano o meno preposti!!!!!!!
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« Risposta #5 il: 19 Febbraio 2011, 08:56:41 »
Può essere anche che il legislatore pretenda il requisito professionale solo in capo a chi esercita effettivamente l'attività e,quindi, sia il legale reppresentante della società che il titolare della ditta individuale possano indicare un soggetto terzo delegato alla vendita o alla somminsitrazione...
Altrimenti non capisco la ratio della norma... In molti casi il titolare della "licenza" non esercita concretamente...

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Re: delegato alla somministrazione
« Risposta #4 il: 17 Febbraio 2011, 19:07:17 »
Beh, io sapevo che la nomina di un preposto in caso di somminsitrazione da parte di ditta individuale era fattibile...

La situazione è cambiata con il D.Lgs. 59/2010? Quindi peggioriamo?

In Lombardia (e solo in Lombardia) la nomina del preposto era consentita dalla normativa regionale per la sola somministrazione ma con l'entrata in vigore del dlgs 59 e l'unificazione dei requisiti essa è venuta meno.

Sì un peggioramento!!!
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« Risposta #3 il: 17 Febbraio 2011, 17:23:17 »
Beh, io sapevo che la nomina di un preposto in caso di somminsitrazione da parte di ditta individuale era fattibile...

La situazione è cambiata con il D.Lgs. 59/2010? Quindi peggioriamo?

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« Risposta #2 il: 15 Febbraio 2011, 12:31:30 »
Ciao,
come segnalato nell'attività di COMMERCIO ALIMENTARE e SOMMINISTRAZIONE, in caso di ditta individuale, i requisiti professionali (art. 71 dlgs 59/2010) devono essere posseduti ESCLUSIVAMENTE dal titolare (che non può nominare un preposto).

In assenza di detti requisiti:
1) l'attività è esercitata illegittimamente e quindi si applicano le SANZIONI PECUNIARIE previste dalla normativa REGIONALE
Legge Regionale 2 febbraio 2010 , n. 6
Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere
(BURL n. 5, 3° suppl. ord. del 05 Febbraio 2010 )
Art. 80
(Sanzioni)
1. A chiunque eserciti l'attività di somministrazione di alimenti e bevande senza la prescritta autorizzazione o altro titolo autorizzatorio, ovvero quando questa sia stata revocata o sospesa o decaduta, ovvero senza i requisiti di cui agli articoli 65 e 66, si applica la sanzione amministrativa prevista dall'articolo 17 bis, comma 1, del r.d. 773/1931.

Art. 17-bis
Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 59, 60, 75, 75-bis, 76, se il fatto è commesso contro il divieto dell'autorità, 86, 87, 101, 104, 111, 115, 120, comma secondo, limitatamente alle operazioni diverse da quelle indicate nella tabella, 121, 124 e 135, comma quinto, limitatamente alle operazioni diverse da quelle indicate nella tabella, sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 516,00 a € 3098,00.
La stessa sanzione si applica a chiunque, ottenuta una delle autorizzazioni previste negli articoli indicati nel comma 1, viola le disposizioni di cui agli articoli 8 e 9.
3. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 76, salvo quanto previsto nel comma 1, 81, 83, 84, 108, 113, quinto comma, 120, salvo quanto previsto nel comma 1, 126, 128, 135, escluso il comma terzo e salvo quanto previsto nel comma 1, e 147 sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 154,00 a € 1032,00.


2) Nelle fattispecie di cui sopra si applicano le disposizioni di cui agli articoli 17-ter e 17-quater, del r.d. 773/1931.
Tali norme prevedono:
Art. 17-ter
 
Quando è accertata una violazione prevista dall'art. 17-bis, commi 1 e 2, e dall'art. 221-bis il pubblico ufficiale che vi ha proceduto, fermo restando l'obbligo del rapporto previsto dall'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo, all'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione o, qualora il fatto non concerna attività soggette ad autorizzazione, al Questore.
Nei casi in cui è avvenuta la contestazione immediata della violazione, è sufficiente, ai fini del comma 1, la trasmissione del relativo verbale. Copia del verbale o del rapporto è consegnata o notificata all'interessato.
Entro cinque giorni dalla ricezione della comunicazione del pubblico ufficiale, l'autorità di cui al comma 1 ordina, con provvedimento motivato, la cessazione dell'attività condotta con difetto di autorizzazione ovvero, in caso di violazione delle prescrizioni, la sospensione dell'attività autorizzata per il tempo occorrente ad uniformarsi alle prescrizioni violate e comunque per un periodo non superiore a tre mesi. Fermo restando quanto previsto al comma 4 e salvo che la violazione riguardi prescrizioni a tutela della pubblica incolumità o dell'igiene, l'ordine di sospensione è disposto trascorsi trenta giorni dalla data di violazione. Non si dà comunque luogo all'esecuzione dell'ordine di sospensione qualora l'interessato dimostri di aver sanato le violazioni ovvero di aver avviato le relative procedure amministrative.
Quando ricorrono le circostanze previste dall'art. 100, la cessazione dell'attività non autorizzata è ordinata immediatamente dal Questore.
Chiunque non osserva i provvedimenti previsti dai commi 3 e 4, legalmente dati dall'autorità, è punito ai sensi dell'art. 650 del codice penale.
 
 
Art. 17-quater
 
Per le violazioni previste dall'art. 17-bis e dall'art. 221-bis consistenti nell'inosservanza delle prescrizioni imposte dalla legge o impartite dall'autorità nell'esercizio di attività soggette ad autorizzazione, l'autorità amministrativa con l'ordinanza-ingiunzione può applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione dell'attività per un periodo non superiore a tre mesi.
La sanzione accessoria è disposta dal giudice penale con la sentenza di condanna nell'ipotesi di connessione obiettiva della violazione amministrativa con un reato di cui all'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Nell'esecuzione della sanzione accessoria, si computa l'eventuale periodo di sospensione eseguita ai sensi dell'art. 17- ter.


Ecco come devi procedere.

QUINDI:
1) scrivi all'interessato dicendogli che non è in regola
2) manda la comunicazione alla polizia municipale

IN PRATICA:
a) i vigili gli faranno un verbale
b) tu gli dirai di adeguarsi entro 3 mesi
c) in questi 3 mesi se rimane aperto rischia nuove sanzioni pecuniarie ma non puoi imporgli la chiusura obbligatoria

VADA DA UN NOTAIO e venda l'azienda ad una società e poi nomini un preposto
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Dott. Simone Chiarelli
simone.chiarelli@gmail.com
tel. 3337663638
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Offline edolese

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delegato alla somministrazione
« Risposta #1 il: 15 Febbraio 2011, 12:10:47 »
Buongiorno,
vorrei sapere se come evidenziato dalla sentenza da voi pubblicata di sabato 29 gennaio 2011 il preposto per una ditta individuale non può essere fatto da nessuno se non dal titolare.Ho un titolare di sala giochi con somministrazione che non ha i requisiti per poterlo fare. Come mi muovo? l'attività come può continuare ad essere aperta?.
Grazie
Mara