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Autore Topic: Notifiche pec nel processo amministrativo - giurisprudenza Consiglio di Stato  (Letto 1072 volte)

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Lo stato della giurisprudenza del Consiglio di Stato sulla ammissibilità delle notifiche pec nel processo amministrativo
e ...
CONSIGLIO DI STATO, SEZIONE VI, SENTENZA 28 MAGGIO 2015 N. 2682; SEZIONE III, SENTENZA 14
SETTEMBRE 2015 N. 4270; SEZIONE V, SENTENZA 22 OTTOBRE 2015 N. 4863; SEZIONE III,
SENTENZA 14 GENNAIO 2016 N. 91; SEZIONE III, SENTENZA 20 GENNAIO 2016 N. 189


Solo un anno fa, con la sentenza n. 2682 del 28 maggio 2015, il Consiglio
di Stato, sezione VI, aveva, per la prima volta, preso posizione rispetto alla
controversa questione relativa alla ammissibilità o meno (prima della emanazione
delle regole tecniche di cui all’art. 13 dell’All. 2 al CPA) delle notifiche
a mezzo pec nel processo amministrativo, esprimendosi in senso favorevole.
Nei mesi successivi, il Consiglio di Stato, sezione III, con sentenza n.
4270 del 14 settembre 2015 (resa, tra l’altro, nell’appello proposto dall’Avvocatura
dello Stato e nel quale era stata depositata, a sostegno della ammissibilità
dello strumento, la memoria pubblicata in questa Rassegna 2015, vol.
3, p. 291(1)) e sezione V, con sentenza 4863 del 22 ottobre 2015, nonché, ad
inizio anno, di nuovo la sezione III, con sentenza n. 91 del 14 gennaio 2016,
aveva ribadito l’assunto della ammissibilità dello strumento telematico, in
buona sostanza richiamando quanto già esposto nella precedente pronuncia.
Da ultimo, poi, con sentenza n. 189 del 20 gennaio 2016, il Consiglio di
Stato, ancora sezione III, è giunto a conclusioni opposte, affermando addirittura
l’inesistenza (e non, come affermato dalla prevalente giurisprudenza dei
T.a.r. contraria alla ammissibilità delle notifiche a mezzo pec, la nullità) della
notifica a mezzo pec, così capovolgendo l’orientamento precedente, sia pure
senza mai fare espresso riferimento ad esso.
Di seguito si riportano, delle varie sentenze succitate, i passaggi nei quali
viene affrontato il tema in esame, rispetto al quale occorre precisare che, a seguito
della recente emanazione delle regole e delle specifiche tecniche sul processo
amministrativo telematico, adottate con DPCM 16 febbraio 2016 n. 40,
in vigore dal 5 aprile 2016, ma, ai sensi dell’art. 21, comma 1, dello stesso decreto,
applicabili solo “a partire dal 1° luglio 2016, data di introduzione del
processo amministrativo telematico”, il problema è risolto favorevolmente
per il futuro, mantenendo tuttavia la sua rilevanza per le notifiche eseguite in
precedenza e sino a tale data.

Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza 28 maggio 2015 n. 2682 - Pres. S. Baccarini, Est.
M. Buricelli.
(...)
4.1. È anzitutto infondato, e perciò il Collegio può esimersi dal sottoporre a disamina le
obiezioni svolte in rito sul punto dall’appellato Gruppo I., il motivo d’appello della C. imperniato
sull’affermata irricevibilità del ricorso al Tar del Gruppo I. a causa della tardività
della notifica - asseritamente nulla, in quanto effettuata per mezzo della posta elettronica
certificata (PEC) - mancando, così si sostiene nell’appello, la prova del momento e della
regolarità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado (che risulta
depositato presso la segreteria del Tribunale amministrativo soltanto il 23 ottobre 2014,
ovverosia oltre il termine di 30 giorni di cui all’art. 120, comma 5, del c.p.a.), in assenza
dell’autorizzazione presidenziale di cui all’art. 52, comma 2, del c.p.a. , alla notificazione
del ricorso via PEC.
L’appellante muove dall’assunto che l’art. 46 del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con
modificazioni nella l. 11 agosto 2014, n. 114, nell’aggiungere all’art. 16 quater del d.l. 18 ottobre
2012, n. 179, convertito con modificazioni nella l. 17 dicembre 2012, n. 221, aggiunto
dall'articolo 1, comma 19, l. 24 dicembre 2012, n. 228, un nuovo comma 3 bis, in base al
quale “le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano alla giustizia amministrativa”,
avrebbe sancito l’inapplicabilità, al processo amministrativo, del meccanismo della notificazione
in via telematica - a mezzo PEC dell’atto introduttivo del giudizio da parte degli avvocati
(in mancanza dell’espressa autorizzazione presidenziale di cui all’art. 52, comma 2, del c.p.a.).
In particolare, nell’appello si enuncia la tesi per cui nel processo amministrativo il legale non
può certificare la conformità delle copie di documenti spediti per via telematica e che la notifica
per il destinatario del ricorso non si perfeziona nel momento in cui si genera la ricevuta,
dato che regole tecniche e procedure utilizzate nel processo civile e disciplinate dal regolamento
approvato con il d.m. 3 aprile 2013, n. 48, “non si applicano alla giustizia amministrativa”,
che ne è stata espressamente esclusa.
La premessa interpretativa e le conclusioni non convincono.
In realtà, il sopra citato art. 46 esclude l’applicazione, al processo amministrativo, dei commi
2 e 3 non della l. 21 gennaio 1994, n. 53, ma dell’art. 16 quater del d.l. n. 179 del 2012, conv.
con mod. nella l. n. 221 del 2012 il quale, al comma 2, demanda a un decreto del Ministro
della giustizia l'adeguamento alle nuove disposizioni delle regole tecniche già dettate col d.m.
21 febbraio 2011, n. 44, mentre al comma 3 stabilisce che le disposizioni del comma 1 "acquistano
efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di cui al comma 2".
La mancata autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a. non può considerarsi
ostativa alla validità ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo PEC atteso che nel
processo amministrativo trova applicazione immediata la l. n. 53 del 1994 (e, in particolare,
per quanto qui più interessa, gli articoli 1 e 3 bis della legge stessa), nel testo modificato dall’art.
25 comma, 3, lett. a) della l. 12 novembre 2011, n. 183, secondo cui l’avvocato “può
eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale […] a mezzo
della posta elettronica certificata”.
Nel processo amministrativo telematico (PAT) - contemplato dall’art. 13 delle norme di attuazione
di cui all’Allegato 2 al cod. proc. amm. - è ammessa la notifica del ricorso a mezzo
PEC anche in mancanza dell’autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a.,
disposizione che si riferisce a “forme speciali” di notifica, laddove invece la tendenza del
processo amministrativo, nella sua interezza, a trasformarsi in processo telematico, appare
ormai irreversibile (sull’ammissibilità e sull’immediata operatività della notifica del ricorso
a mezzo PEC nel processo amministrativo vanno segnalate le recentissime sentenze del Tar
Campania - Napoli, n. 923 del 6 febbraio 2015 e del Tar Calabria - Catanzaro, n. 183 del 4
febbraio 2015).
Se con riguardo al PAT lo strumento normativo che contiene le regole tecnico -operative resta
il DPCM al quale fa riferimento l’art. 13 dell’Allegato al c.p.a., ciò non esclude però l’immediata
applicabilità delle norme di legge vigenti sulla notifica del ricorso a mezzo PEC.
Sulle regole tecnico - operative applicabili, viene in rilievo il d.P.R. n. 68 del 2005, al quale
fa riferimento l’art. 3 bis della l. n. 53 del 1994.
Nel caso in esame le norme di legge suddette, e l’art. 136 del c.p.a., risultano essere state osservate
dal Gruppo I.
Considerato dunque che:
- risultano rispettate le previsioni di cui alla l. n. 53 del 1994 e all’art. 136 del c.p.a.;
- i risultati della procedura comparativa erano stati pubblicati nel sito web dell’Istituto il 2
settembre 2014 e la notifica del ricorso di primo grado alla Chiarandini risulta regolarmente
eseguita il 15 ottobre 2014;
- trova applicazione anche al “rito appalti”, in mancanza di disposizioni di segno contrario,
la norma di carattere generale sulla sospensione feriale dei termini di cui all’art. 1 della l. n.
742 del 1969;
il primo motivo d’appello va respinto. (...).
Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 14 settembre 2015 n. 4270 - Pres. G.P. Cirillo,
Est. R. Capuzzi.
(...)
3. – La Sezione deve esaminare in via prioritaria la eccezione avanzata dall’appellato di nullità
della notifica dell’Avvocatura dello Stato in quanto effettuata per mezzo della posta elettronica
certificata (PEC) inviata al procuratore costituito nel giudizio di prime cure.
Deduce l’appellato, richiamando la sentenza del Tar Lazio, sede di Roma della Sez. III ter del
13 gennaio 2015 n.396 che nel processo amministrativo non è ancora consentito agli avvocati
notificare l’atto introduttivo del giudizio con modalità telematiche in mancanza di espressa
autorizzazione presidenziale ai sensi dell’art. 52 co. 2 c.p.c.
L’assunto non può essere condiviso.
Al riguardo il Collegio ritiene di aderire per relationem al recentissimo precedente di questo
Consiglio di Stato, Sez. VI n. 2682 del 28 maggio 2015 secondo il quale: “La mancata autorizzazione
presidenziale ex art. 52, co. 2, del c.p.a. non può considerarsi ostativa alla validità
ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo PEC atteso che nel processo amministrativo
trova applicazione immediata la l. n. 53 del 1994 (ed in particolare… gli articoli 1 e 3
bis della legge stessa), nel testo modificato dall’art. 25 co. 3, lett. a) della l. 12 novembre
2011, n. 183, secondo cui l’avvocato “può eseguire la notificazione di atti in materia civile,
amministrativa e stragiudiziale… a mezzo della posta elettronica certificata”.
“Nel processo amministrativo telematico (PAT) contemplato dall’art. 13 delle norme di attuazione
di cui all’Allegato 2 al cod. proc. amm. è ammessa la notifica del ricorso a mezzo PEC
anche in mancanza dell’autorizzazione presidenziale ex art. 52, co. 2, del c.p.a., disposizione
che si riferisce a “forme speciali” di notifica, laddove invece la tendenza del processo amministrativo,
nella sua interezza, a trasformarsi in processo telematico, appare ormai irreversibile”.
“Se con riguardo al PAT lo strumento normativo che contiene le regole tecnico - operative
resta il DPCM al quale fa riferimento l’art. 13 dell’Allegato al c.p.a. , ciò non esclude però
l’immediata applicabilità delle norme di legge vigenti sulla notifica del ricorso a mezzo PEC”.
Sulla base di tale precedente l’eccezione proposta dall’appellato deve essere respinta”. (...).
Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 22 ottobre 2015, n. 4863 - Pres. C. Saltelli, Est. S.
Guadagno.
(...)
2. Va rigettata la prima censura di carattere preliminare, con cui si assume la nullità della notifica
a mezzo pec. (Posta elettronica certificata). Al riguardo il Collegio condivide l’orientamento
giurisprudenziale (C.S., sez. VI, n. 2682/2015), che esclude la nullità della notifica del
ricorso con tali modalità, effettuata in assenza dell’autorizzazione presidenziale di cui all’art.
52, comma 2, del c.p.a.
Non merita accoglimento l’assunto che l’art. 46 del d. l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito
con modificazioni nella l. 11 agosto 2014, n. 114, nell’aggiungere all’art. 16 quater del d. l.
18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella l. 17 dicembre 2012, n. 221, aggiunto
dall'articolo 1, comma 19, l. 24 dicembre 2012, n. 228, un nuovo comma 3 bis, in base
al quale “le disposizioni dei commi 2 e 3 non si applicano alla giustizia amministrativa”,
avrebbe sancito l’inapplicabilità, al processo amministrativo, del meccanismo della notificazione
in via telematica –a mezzo PEC dell’atto introduttivo del giudizio da parte degli avvocati
(in mancanza dell’espressa autorizzazione presidenziale di cui all’art. 52, comma 2, del c.p.a.).
In realtà, il sopra citato art. 46 esclude l’applicazione, al processo amministrativo, dei commi
2 e 3 non della l. 21 gennaio 1994, n. 53, ma dell’art. 16 quater del d. l. n. 179 del 2012, conv.
con mod. nella l. n. 221 del 2012 il quale, al comma 2, demanda a un decreto del Ministro
della giustizia l'adeguamento alle nuove disposizioni delle regole tecniche già dettate col d.m.
21 febbraio 2011, n. 44, mentre al comma 3 stabilisce che le disposizioni del comma 1 "acquistano
efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di cui al comma 2".
La mancata autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a. non può considerarsi
ostativa alla validità ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo PEC atteso che nel
processo amministrativo trova applicazione immediata la l. n. 53 del 1994 (e, in particolare,
per quanto qui più interessa, gli articoli 1 e 3 bis della legge stessa), nel testo modificato dall’art.
25 comma, 3, lett. a) della l. 12 novembre 2011, n. 183, secondo cui l’avvocato “può
eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale […] a mezzo
della posta elettronica certificata”.
Nel processo amministrativo telematico (PAT) – contemplato dall’art. 13 delle norme di attuazione
di cui all’Allegato 2 al cod. proc. amm. - è ammessa la notifica del ricorso a mezzo
PEC anche in mancanza dell’autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, del c.p.a., disposizione
che si riferisce a “forme speciali” di notifica, laddove invece la tendenza del processo
amministrativo, nella sua interezza, a trasformarsi in processo telematico, appare ormai
irreversibile (in tal senso anche C.S., sez. III, 4270/2015).
3. Il ricorso di primo grado era ed è stato validamente notificato ed è quindi ammissibile (...).

Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 14 gennaio 2016, n. 91 - Pres. P.G. Lignani, Est.
P. Ungari.
(...)
“9. Il Collegio osserva anzitutto, quanto alla validità della notifica del ricorso introduttivo,
che l’orientamento del TAR è stato sconfessato dalle recenti pronunce di questo Consiglio,
secondo le quali la mancata autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, cod. proc. amm.
non può considerarsi ostativa alla validità ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo
posta elettronica certificata (PEC), atteso che nel processo amministrativo trova applicazione
immediata la legge 53/1994 (ed in particolare gli articoli 1 e 3 bis), nel testo modificato dall’art.
25 comma 3, lett. a) della legge 183/2011, secondo cui l’avvocato “può eseguire la notificazione
di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale… a mezzo della posta
elettronica certificata” (cfr. Cons. Stato, V, n. 4863/2015; III, n. 4270/2015 e VI, n. 2682/2015).
10. Tale orientamento merita di essere condiviso.
Pertanto, risultando fondate le censure dedotte riguardo alla pronuncia in rito, occorre esaminare
quelle rivolte nei confronti del provvedimento impugnato”. (...).
Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 20 gennaio 2016 n. 189 - Pres. G. Romeo, Est. S.
Cacace.
(...)
2. – L’appello è irricevibile.
Esso risulta invero notificato alla Regione Autonoma della Sardegna, alla Provincia di Cagliari
ed al Comune di Quartu Sant’Elena in data 4 febbraio 2015, vale a dire il giorno successivo
alla scadenza del termine di impugnazione di cui all’art. 92, comma 3, c.p.a., cadente nel caso
all’esame, tenuto conto della sospensione dei termini processuali prevista dal comma 2 dell’art.
54 c.p.a., il giorno 3 febbraio 2015.
Né ad impedire tale declaratoria può valere la tempestiva notifica dell’appello stesso effettuata
in data 3 febbraio 2015 alla società appellata mediante posta elettronica certificata ai
sensi della legge n. 53/1994, ritenendo il Collegio siffatta modalità di notifica non utilizzabile
nel processo amministrativo, essendo, com’è noto, esclusa, in base al disposto di cui all'art.
16-quater, comma 3-bis, del D.L. n. 179/12 come convertito dalla legge 17 dicembre 2012,
n. 221, l'applicabilità alla giustizia amministrativa delle disposizioni idonee a consentire
l'operatività nel processo civile del meccanismo di notificazione in argomento (ovvero i
commi 2 e 3 del medesimo art. 16-quater), solo all’ésito della cui adozione, si badi, detto
meccanismo ha acquistato effettiva efficacia nel processo civile e penale (così come, per i
giudizii dinanzi alla Corte dei conti, si è reso necessario stabilire le regole tecniche ed operative
in materia di utilizzo della posta elettronica certificata anche per l’effettuazione di notificazioni
relative a procedimenti giurisdizionali con recente decreto del Presidente 21
ottobre 2015 in G.U. n. 256 del 3 novembre 2015); e ciò tenuto conto della mancanza di un
apposito Regolamento, che, analogamente al D.M. 3 aprile 2013, n. 48 concernente le regole
tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione
e della comunicazione, detti (essendo del tutto impensabile che prescrizioni tecniche
siano all’uopo necessarie per il processo civile e penale e non per quello amministrativo) le
relative regole tecniche anche per il processo amministrativo e che non può che individuarsi
nel D.P.C.M. previsto dall’art. 13 dell’All. 2 al c.p.a. (v. anche l'art. 38, comma 1, D.L. 24
giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 114), allo stato
non ancora intervenuto ed al quale il legislatore ha implicitamente ma chiaramente riguardo
laddove, nell’escludere l’applicazione al processo amministrativo del comma 3 dell’art. 16-
quater cit., da un lato afferma l’applicabilità al processo amministrativo dello strumento della
notifica telematica (del resto prevista dagli articoli 1 e 3-bis della legge n. 53 del 1994), dall’altro
non disconosce certo la necessità di regole tecniche anche per il processo amministrativo,
che, sulla scorta dell’assenza di potere regolamentare del Ministro della Giustizia
con riferimento al processo amministrativo (donde la previsione del comma 3-bis cit. di inapplicabilità
alla giustizia amministrativa del comma 2, che tale potere conferisce), non possono
essere che quelle di cui all’emanando, citato, D.P.C.M. (di cui il ricordato art. 38 del successivo
D.L. n. 90/2014 ribadisce appunto l’esigenza, fissandone per la prima volta i termini
per l’emanazione), solo all’ésito del quale l’intero processo amministrativo digitale avrà una
completa regolamentazione e la notifica del ricorso a mezzo PEC potrà avere effettiva operatività
ed abbandonare l’inequivocabile ed ineludibile carattere di specialità oggi affermato
dall’art. 52, comma 2, c.p.a., che prevede per il suo utilizzo, facendo all’uopo espresso riferimento
all’art. 151 c.p.c., una specifica autorizzazione presidenziale, del tutto mancante nel
caso all’esame.
Tale carattere non può certo invero oggi negarsi in virtù di una affermata tendenza del processo
amministrativo a trasformarsi in processo telematico, atteso che siffatta “tendenza” rappresenta
allo stato un mero orientamento, che deve comunque tradursi in regole tecnico-operative concrete,
demandate appunto al sopra indicato strumento regolamentare, in assenza delle quali il
Giudice amministrativo non può certo sostituirsi al legislatore statuendo l’ordinaria applicabilità
di una forma di notifica allo stato ancora non tipizzata.
Né a sanare l’invalidità di tale notifica può valere la successiva costituzione in giudizio del
soggetto destinatario della stessa, atteso che vertesi in ipotesi di inesistenza della notifica
(in quanto trattasi di modalità di notificazione priva di qualsivoglia espressa previsione normativa
circa l’idoneità della forma prescelta a configurare un tipico atto di notificazione
come delineato dalla legge; tipicità, questa, che non consente nemmeno di poter ravvisare
nella fattispecie un’ipotesi di errore scusabile), in alcun modo sanabile; quand’anche, tuttavia,
si volesse ritenere che una notifica eseguita mediante ricorso ad una forma non utilizzabile
in quanto non espressamente prevista come tale nel paradigma legislativo degli
atti di notifica valga a concretizzare non una ipotesi di inesistenza ma piuttosto di nullità
della stessa, comunque in tal caso, sulla scorta dell’art. 44, comma 3, c.p.a., la costituzione
dell’intimato è sì idonea a sanare la nullità medesima, ma, a differenza che nel processo civile,
con efficacia ex nunc, ossia con salvezza delle eventuali decadenze già maturate in
danno del notificante prima della costituzione in giudizio del destinatario della notifica, ivi
compresa la scadenza del termine di impugnazione, cadente nel caso di specie, come s’è
detto, al 3 febbraio 2015, laddove la costituzione dell’appellata è intervenuta con atto in
data 20 febbraio 2015. (...).

RASSEGNA AVVOCATURA DELLO STATO Pag. 132-137
http://www.avvocaturastato.it/files//file/Rassegna/2016/rassegna_avvocatura_2016_gennaio_marzo.pdf