Autore Topic: MEZZI PUBBLICITARI: non serve bando pubblico se non previsto dal regolamento  (Letto 619 volte)

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MEZZI PUBBLICITARI: non serve bando pubblico se non previsto dal regolamento

T.A.R. Toscana Firenze Sez. III, Sent., (ud. 07/06/2017) 21-07-2017, n. 939

..................
1. Il ricorso va accolto risultando fondato il primo motivo.
1.1 Al fine di evidenziare come risultino fondate le argomentazioni proposte è necessario premettere la disciplina applicabile al caso di specie.
1.2 L'art. 3, comma 1-3, del D.Lgs. n. 507 del 1993 attribuisce all'Amministrazione comunale il potere di adottare un regolamento idoneo a disciplinare la tipologia e la quantità degli impianti pubblicitari, le modalità per ottenere il provvedimento per l'installazione, nonché i criteri per la realizzazione del piano generale degli impianti.
Sempre allo stesso regolamento comunale è attribuito il compito di determinare la tipologia e la quantità degli impianti pubblicitari e, soprattutto, le modalità per ottenere il provvedimento per l'installazione.
1.3 Gli artt. 23 comma 4 e 53 del D.Lgs. n. 285 del 1992 (codice della strada) confermano che la collocazione dei cartelli e degli altri mezzi pubblicitari lungo le strade è soggetta in ogni caso al regime autorizzatorio.
1.4 In attuazione di tali disposizioni il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato il Regolamento sulla pubblicità, il cui art. 24 ("Modalità di rilascio dell'autorizzazione") esclude espressamente l'istituto del silenzio-assenso e, ancora, il regime della segnalazione certificata di inizio attività di cui agli artt. 19 e 20 della Legge 7.08.90 n. 241 e, ciò, sempre ai fini del rilascio dell'autorizzazione comunale alla collocazione di impianti pubblicitari.
1.5 L'art. 24 del regolamento sopra citato disciplina, altresì, un procedimento autorizzatorio che comporta valutazioni tecniche e discrezionali e che, comunque, deve concludersi entro novanta giorni dalla presentazione della domanda con un provvedimento di autorizzazione o di eventuale diniego dell'istanza proposta.
Il comma 8 prevede, poi, che qualora pervengano più istanze relative all'installazione di impianti pubblicitari nella medesima area la priorità è determinata dalla data di presentazione della richiesta.
1.6 Ciò premesso è evidente che la risoluzione del caso di specie è strettamente correlata alla questione se ritenere che, sulla base disciplina ora vigente, l'Amministrazione sia obbligata, in adesione ai principi di cui alla direttiva "Bolkenstein" a svolgere una procedura di evidenza pubblica per l'affidamento di spazi pubblicitari e, ciò, in presenza di un regolamento comunale esclusivamente fondato sul regime autorizzatorio e sul criterio della priorità domanda pervenuta alla stessa Amministrazione.
1.7 A parere dell'Amministrazione comunale, com'è evincibile dalla motivazione alla base dei provvedimenti di diniego ora impugnati, ai fini dell'affidamento degli impianti pubblicitari è indispensabile il previo svolgimento di una procedura ad evidenza pubblica, procedura tuttavia che, come conferma la stessa Amministrazione, non è stata approvata né è in corso di approvazione.
1.8 Il Comune di Firenze, con la nota (prot. n. 282120) del 15.9.2016, emanata al fine di dare un riscontro all'atto di "osservazioni e contestuale diffida" presentato dalla ricorrente, ha ritenuto che alla fattispecie in esame siano applicabili i principi sanciti dall'Adunanza Plenaria n. 5 del 25 febbraio 2013, nella parte in cui ha affermato che il contingente di metri quadri per pubblicità su suolo pubblico non è autorizzatile a privati se non nell'ambito del rispetto dei principi di piena concorrenza con procedura ad evidenza pubblica.
2. Le argomentazioni dell'Amministrazione comunale non sono condivisibili.
2.1 Va innanzitutto rilevato che il Legislatore nazionale, con il D.Lgs. n. 507 del 1993 ha devoluto ai Comuni, mediante l'emanazione di una specifica disciplina regolamentare, il potere di disciplinare le modalità per ottenere il provvedimento per l'installazione, nonché i criteri per la realizzazione del piano generale degli impianti.
Come si è già avuto modo di evidenziare il regolamento del Comune di Firenze prevede un procedimento per il rilascio dell'autorizzazione all'installazione degli impianti pubblicitari che, nell'ipotesi di più istanze presentate, obbliga l'Amministrazione ad attribuire la preferenza alla domanda anteriormente presentata.
Inoltre, il regime autorizzatorio, così come il criterio della priorità della domanda, pur essendo stato approvato con Delib. n. 20 del 27 marzo 2001, è contenuto anche nel regolamento che è stato modificato il 23 marzo 2015 (con delibera n. 17 ) e, quindi, successivamente all'entrata in vigore dell' art. 16 del D.Lgs. 59 del 26 marzo 2010, di recepimento della Direttiva 2006/123/CE (c.d. Direttiva Bolkenstein").
2.2 L'esistenza di un regime autorizzatorio per gli impianti pubblicitari è confermato anche da recentissime pronunce (Cons. Stato Sez. VI, 25-01-2017, n. 316) nella parte in cui hanno affermato, che "la tutela interessi pubblici presenti nella attività pubblicitaria effettuata mediante l'installazione di cartelloni si articola, nel D.Lgs. n. 507 del 1993 , in un duplice livello di intervento: l'uno, di carattere generale e pianificatorio, ..; l'altro, a contenuto particolare e concreto, in sede di provvedimento autorizzatorio, con il quale le diverse istanze dei privati vengono ponderate alla luce delle previsioni di piano e solo se sono conformi a tali previsioni possono essere soddisfatte".
E', peraltro, noto che a seguito della Direttiva 2006/123/CE , come confermano alcune pronunce seppur relative ad ambiti parzialmente differenti (Cons. Stato, Sez. VI, 10 aprile 2012, n. 2060), è sorto in capo alle Amministrazioni un obbligo giuridico di ri-esercizio del proprio potere amministrativo (incluso quello di pianificazione) in tutti quei casi in cui le misure amministrative si traducano in un ostacolo all'effettivo esercizio della libertà di iniziativa economica, al fine di conformarsi al regime liberalizzato introdotto dalla nuova disciplina a favore della concorrenza costituiscano obbiettivi perseguiti dalla Direttiva Bolkenstein e, successivamente dall' art. 15 del D.Lgs. n. 59 del 2010.
2.3 Nel caso di specie è dirimente constatare l'assenza di una specifica normativa regolamentare che preveda espressamente lo svolgimento di procedure ad evidenza pubblica, ha l'effetto di circoscrivere i poteri dell'Amministrazione al rispetto della disciplina autorizzatoria così come attualmente vigente.
E' infatti evidente come la presenza di un'apposita disciplina rivesta carattere essenziale al fine di disciplinare le modalità, tempi e criteri per lo svolgimento delle procedura di cui si tratta e, ciò, considerando che proprio la precisazione dei criteri per l'accesso a servizi e attività, così come l'introduzione di modalità trasparenti, chiare e inequivocabili e oggettive, costituiscano obbiettivi perseguiti dalla Direttiva Bolkenstein e dall' art. 15 del D.Lgs. n. 59 del 2010.
2.4 Si consideri, ancora, che la motivazione adottata dal Comune di Firenze, e alla base dei provvedimenti impugnati, ha l'effetto di paralizzare sine die l'assegnazione a terzi di spazi pubblicitari.
Non solo si rinvia genericamente allo svolgimento di procedure di evidenza pubblica, allo stato non previste e non prevedibili, ma nello stesso tempo si inibisce l'attivazione di un preciso procedimento autorizzatorio i cui termini sono espressamente contenuti nell'art. 24 del regolamento sopra citato.
2.5 Dette argomentazioni sono state condivise, seppur indirettamente, dallo stesso Comune di Firenze che, nel rapporto informativo allegato alla documentazione in atti, ha espressamente dichiarato che "la volontà dell'Amministrazione comunale non è resa particolarmente chiara nel testo regolamentare e che, comunque, il regolamento è in fase di revisione e riallineamento alla normativa nazionale".
2.6 Anche il riferimento all'Adunanza Plenaria n. 5/2013 deve ritenersi non attinente al caso di specie, considerando come detta pronuncia, pur sancendo la preferenza per lo svolgimento di procedure di evidenza pubblica, ha ritenuto comunque ammissibile il ricorso al regime autorizzatorio.
L'Adunanza Plenaria ha, infatti, affermato che "è corretto allocare l'uso degli spazi pubblici contingentati con gara, dovendosi altrimenti ricorrere all'unico criterio alternativo dell'ordine cronologico di presentazione delle domande accoglibili, che è di certo meno idoneo ad assicurare l'interesse pubblico all'uso più efficiente del suolo pubblico e quello dei privati al confronto concorrenza".
2.7 Altrettanto non dirimente è il riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato n. 529/2009 (così come le altre pronunce citate dall'Amministrazione comunale), in considerazione del fatto che in dette fattispecie le appellanti avevano censurato proprio la disposizione del regolamento che prevedeva lo svolgimento di una procedura ad evidenza pubblica per la concessione del suolo pubblico, previsione quest'ultima inesistente nel caso di specie.
2.8 In conclusione l'accoglimento della sopra citata censura, consente di assorbire le ulteriori deduzioni proposte dalla società ricorrente.
3. Il ricorso va, pertanto, accolto con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati e in epigrafe citati.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Firenze al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 3.500,00 (tremilacinquecento//00) oltre oneri di legge, con refusione del contributo unificato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 7 giugno 2017 con l'intervento dei magistrati:
Rosaria Trizzino, Presidente
Raffaello Gisondi, Consigliere
Giovanni Ricchiuto, Primo Referendario, Estensore

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