Autore Topic: Affitto cabina/poltrona  (Letto 3201 volte)

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Re:Affitto cabina/poltrona
« Risposta #3 il: 15 Novembre 2019, 18:05:10 »
Attività di estetista e di acconciatore: la disciplina normativa (12/12/2019)



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Re:Affitto cabina/poltrona
« Risposta #3 il: 15 Novembre 2019, 18:05:10 »

 


Offline Mario Maccantelli

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Re:Affitto cabina/poltrona
« Risposta #2 il: 06 Novembre 2017, 21:22:21 »
In via generale posso dirti che l’esercizio congiunto di attività diverse nei medesimi locali è una fattispecie che non trova divieti ab origine. Se qualche anno fa la prassi amministrativa più diffusa era quella di reputare vietato tutto ciò che non era disciplinato da una specifica norma, attualmente, soprattutto dopo i vari decreti-legge del 2011/2012 e dopo il d.lgs. n. 59/2010, è da ritenersi consentito tutto ciò che non è espressamente vietato o condizionato in modo esplicito da una norma avente valore di legge.
L’ipotesi dell’esercizio congiunto, quindi, è sicuramente ammesso e può trovare limite solo per motivi specifici legati alla tutela della salute o ad altri motivi di pari importanza. Resta intesi che tutte le attività congiunte dovranno essere svolte nel rispetto delle relative discipline.

L’affitto di poltrona/cabina è una particolare declinazione del caso generale dell’esercizio congiunto applicabile nell’attività estetica e di acconciature. Diciamo che con l’affitto di cabina/poltrana non abbiamo inventato niente andando a descrivere solo una particolare modalità dell’esercizio congiunto (nel commercio si parlerebbe di affidamento di reparto).

Il caso che descrivi non mi pare un esempio di affitto di poltrona dato che l’affittante non ceda all’affittuario una postazione già pronta per l’esercizio dell’attività estetica. Piuttosto direi che si tratta di un generico esercizio congiunto fra attività medica e attività estetica. A prescindere dal tipo di contratto a monte di tutto (affitto di cosa produttiva, locazione di porzione di fabbricato), a parere mio, la SCIA è comunque ammissibile (è pur sempre una SCIA per avvio attività estetica, al di là di ulteriori specificazioni) e l’attività può essere vietata solo in caso di riscontrati problemi in ordine a motivi imperativi di interesse generale. Certamente, il fatto che vada ad inserirsi una struttura sanitaria implica un’attenta valutazione circa le interferenze con l’esercizio dell’attività medica.

Per approfondire la cosa puoi vedere la sentenza del TAR Lazio n. 5036/2013 con la quale è stato censurato il divieto imposto dal comune circa la possibilità dell’esercizio dell’attività estetica in una farmacia.
Ti riporto un paio di periodi:
... Deve inoltre ritenersi che l’opzione ermeneutica adottata dalle resistenti Amministrazioni – secondo cui è vietato tutto ciò che non è consentito dal Regolamento – contrasti con la ratio di liberalizzazione delle attività commerciali sottesa alla normativa primaria nel tempo sopravvenuta, come dettata dal decreto legge n. 138 del 2011, ai sensi del quale deve intendersi consentita qualsiasi attività economica privata non espressamente vietata dalla legge, e dal decreto legge n. 201 del 2012, sulla cui base devono intendersi abrogate tutte le norme che impongono divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati o non proporzionati alle finalità pubbliche perseguite, con conseguente necessità di adottare un’interpretazione restrittiva delle disposizioni che recano limiti o divieti.
Inoltre, la riconosciuta possibilità di esercitare l’attività di estetista all’interno di ospedali, case di cura e di riposo non consente di ritenere ostativa alla possibilità di svolgere l’attività di estetista all’interno dei locali di farmacie la natura prevalentemente sanitaria della relativa attività, in quanto comune alle citate strutture.
Se dunque il Regolamento non ritiene che la specificità delle attività svolte all’interno di ospedali, case di cura e di riposo sia ostativa alla possibilità di svolgimento dell’attività di estetista al loro interno, analogamente non può costituire ragione ostativa all’esercizio dell’attività di estetista la similare specificità delle attività delle farmacie ed il preminente interesse pubblico sanitario delle stesse...


Offline Lorenzo

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Affitto cabina/poltrona
« Risposta #1 il: 06 Novembre 2017, 09:34:31 »
Si chiede gentilmente un parere in merito ad una pratica ricevuta da questo Suap circa una SCIA inoltrata da
parte di una estetista, in possesso di un attestato di specializzazione professionale di 900 ore rilasciato da
un istituto autorizzato dalla Regione Lazio, per iniziare l'attività di massaggiatrice con affitto cabina all'interno di un Poliambulatorio medico privato presente nel nostro Comune.
In base alla Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico 31/01/2014 prot. 0016361 sembra che tale ipotesi
sia consentita per una impresa, già abilitata allo svolgimento dell'attività di acconciatore e/o estetista, di
affittare una poltrona/cabina ad altro soggetto in possesso della qualifica di estetista sulla base di uno
specifico contratto.
Nel caso specifico, si chiede se un estetista può affittare una cabina all'interno di una
struttura sanitaria di Poliambulatorio medico privato, regolarmente autorizzato con il rilascio da parte del
Comune dell'autorizzazione alla realizzazione, e/o se tale ipotesi (contrato di affitto poltrona/cabina per le
attività di acconciatore ed estetista) è riservata esclusivamente tra le suddette attività artigianali, dato
che l'utilizzatore potrebbe svolgere la propria attività disponendo esclusivamente dell'abilitazione
professionale, potendo utilizzare i locali e le attrezzature necessarie già presenti e nella disponibilità
dell'impresa concedente.
Si resta in attesa di un Vs. cortese sollecito riscontro.