Autore Topic: Vendita alimenti su area pubblica  (Letto 1688 volte)

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Offline Giovanni Fontana

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Re:Vendita alimenti su area pubblica
« Risposta #5 il: 21 Gennaio 2018, 19:39:07 »
Chiarissimo!
Grazie!

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Re:Vendita alimenti su area pubblica
« Risposta #5 il: 21 Gennaio 2018, 19:39:07 »

 


Offline Simone Chiarelli

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Re:Vendita alimenti su area pubblica
« Risposta #4 il: 14 Gennaio 2018, 15:55:35 »
Intanto e come al solito, grazie molto per la risposta: questa è anche una conferma sulla professionalità e sensibilità di Codesti Professionisti.

Per mio conto, resto sempre un po' "pisigno" e seguo il ragionamento, fino al punto di avere preso cognizione dell'accordo che viene citato, ma con gli evidenti limiti che derivano dalla mia ignoranza in materia. Ciò che però non riesco a cogliere, è la correlazione diretta tra la "fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti  primari dal produttore al consumatore finale  o  a  dettaglianti  locali  che forniscono direttamente il consumatore finale" e - necessariamente - il solo produttore agricolo: dal produttore al consumatore, insomma.

Siccome, poi, l'argomento sarà sicuramente oggetto di contrapposizioni dialettiche, mi piacerebbe ottenere maggiori chiarimenti in merito, sempre ringraziando per quanto, già molto, è stato fatto e mi ha consentito di allargare le mie copnoscenze.

CIAO: occorre fare alcune premesse:
1) la norma in questione è ECCEZIONALE (rispetto alla regola degli obblighi 852 per tutte le fasi relative al trattamento di alimenti) e come tale va interpretata in senso restrittivo.
2) la norma fa riferimenti ai PRODOTTI PRIMARI (trovi qui un approfondimento http://www.onb.it/2014/01/13/produzione-primaria/)
3) la finalità della norma è quella di evitare il "CONTROLLO 852 e 882) laddove esso abbia scarso impatto igienico-sanitario con una filiera produttiva corta o quasi nulla (produttore-consumatore).

ATTENZIONE: non applicare il reg. 852 non significa poter avvelenare il prossimo (così come chi fa la notifica non è escluso che venda prodotti scadenti!) .... significa solo che NON HA SENSO attivare i meccanismi di allerta alimentare se il produttore ha una cerchia ristretta di clienti diretti ....

I confini della norma non sono chiari ... a chi le mi chiede CONSIGLIEREI SEMPRE di presentare la notifica ... anche perchè a fronte di una contestazione gli ZERI delle sanzioni dlgs 193 sono tanti!!!!

Offline Giovanni Fontana

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Re:Vendita alimenti su area pubblica
« Risposta #3 il: 13 Gennaio 2018, 15:51:29 »
Intanto e come al solito, grazie molto per la risposta: questa è anche una conferma sulla professionalità e sensibilità di Codesti Professionisti.

Per mio conto, resto sempre un po' "pisigno" e seguo il ragionamento, fino al punto di avere preso cognizione dell'accordo che viene citato, ma con gli evidenti limiti che derivano dalla mia ignoranza in materia. Ciò che però non riesco a cogliere, è la correlazione diretta tra la "fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti  primari dal produttore al consumatore finale  o  a  dettaglianti  locali  che forniscono direttamente il consumatore finale" e - necessariamente - il solo produttore agricolo: dal produttore al consumatore, insomma.

Siccome, poi, l'argomento sarà sicuramente oggetto di contrapposizioni dialettiche, mi piacerebbe ottenere maggiori chiarimenti in merito, sempre ringraziando per quanto, già molto, è stato fatto e mi ha consentito di allargare le mie copnoscenze.


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Re:Vendita alimenti su area pubblica
« Risposta #2 il: 10 Gennaio 2018, 18:59:44 »
Per fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari si deve intendere la cessione diretta, di piccoli quantitativi di prodotti primari ottenuti nella stessa azienda, effettuata su richiesta del consumatore finale o dell’esercente un esercizio commerciale al dettaglio, inclusi gli esercizi di somministrazione, anche se questi non rielaborano i prodotti stessi.

********************

In pratica si tratta di quell'attività dei PRODUTTORE AGRICOLO (anche escluso dall'applicazione dell'art. 4 dlgs 228/2201) che se vende piccoli quantitativi al cliente o a bar, ristoranti, negozi della zona .... non ha necessità (ANCHE SE IO SUGGERIREI SEMPRE DI FARLA) della notifica 852.

Il Friuli ha disciplinato la materia


REGIONE AUTONOMA FRIULI-VENEZIA GIULIA
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE 21 febbraio 2014, n. 23
  Regolamento  per  la  disciplina  e  l'esercizio   delle   "Piccole
produzioni locali" di alimenti di  origine  vegetale  e  animale,  in
attuazione dell'articolo 8, commi 40 e 41, della legge  regionale  29
dicembre 2010, n. 22 (legge finanziaria 2011).
(GU n.14 del 5-4-2014)
 
(Pubblicato nel Bollettino  Ufficiale  della  Regione  Friuli-Venezia
                   Giulia n. 10 del 5 marzo 2014)
 
 
                            IL PRESIDENTE
 
  Visti i Regolamenti CE del  Parlamento  europeo  e  del  Consiglio,
costituenti il «pacchetto igiene», che  disciplinano  le  fasi  della
produzione, trasformazione e  distribuzione  degli  alimenti,  e,  in
particolare:
    il Regolamento  (CE)  28  gennaio  2002,  n.  178/2002  il  quale
stabilisce i principi ed  i  requisiti  generali  della  legislazione
alimentare  da  applicare   all'interno   dell'area   comunitaria   e
nazionale, istituisce l'Autorita' europea per la sicurezza alimentare
e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare;
    il  Regolamento  (CE)  29  aprile  2004,  n.  852/2004  il  quale
stabilisce le norme generali propedeutiche in materia di  igiene  dei
prodotti alimentari destinate  a  tutti  gli  operatori  del  settore
alimentare;
    il Regolamento (CE) 29 aprile 2004 n.  853/2004  il  quale  detta
norme specifiche in materia di igiene per  gli  alimenti  di  origine
animale;
  Precisato che l'obiettivo fondamentale delle norme comunitarie, sia
generali che specifiche, riguardanti l'igiene dei prodotti alimentari
e' quello di garantire un elevato livello di tutela della salute  con
riguardo  alla  sicurezza  degli  alimenti  lungo  tutta  la   catena
alimentare, nonche' degli interessi dei consumatori;
  Rilevato che, ai sensi delle disposizioni di cui all'art. 1 del  su
citato Regolamento CE n.  852/2004,  sono  escluse  dall'applicazione
delle norme generali in materia di igiene dei prodotti alimentari:
    la produzione primaria  per  uso  domestico  privato  nonche'  la
preparazione, manipolazione e conservazione domestica degli  alimenti
destinati al consumo privato;
    la fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti  primari
dal produttore al consumatore finale  o  a  dettaglianti  locali  che
forniscono direttamente il consumatore finale;
  Rilevato, inoltre, che, analogamente, il su citato  Regolamento  CE
n.  853/2004,  relativo  ai  prodotti  di  origine  animale,  esclude
dall'ambito applicativo delle norme comunitarie in particolare:
    la produzione, preparazione,  manipolazione  e  conservazione  di
alimenti destinati al consumo privato;
    la fornitura diretta di piccoli quantitativi  dal  produttore  al
consumatore finale o ai laboratori annessi agli esercizi di dettaglio
o di somministrazione a livello locale che riforniscono  direttamente
il consumatore finale;
  Precisato che, in conformita' ai citati Regolamenti CE n.  852/2004
e n. 853/2004:
    per fornitura di piccoli quantitativi  devono  intendersi  quelle
attivita' che rappresentano  una  parte  modesta  e  marginale  della
produzione dell'azienda;
    per livello locale deve intendersi il territorio della  provincia
in cui insiste l'attivita' produttiva o nel territorio delle province
contermini  in  modo  che  sia  valorizzato  il  legame  diretto  tra
l'azienda di origine ed il consumatore;
  Richiamate le linee guida regionali applicative del Regolamento  CE
n. 853/2004, approvate con la deliberazione della Giunta regionale 19
novembre 2009, n. 2564, laddove, nel precisare gli ambiti applicativi
della normativa comunitaria, specificano, tra l'altro, che  non  sono
soggette  alle  disposizioni  regolamentari  anche  le  imprese   del
commercio  al  dettaglio,  compresi  gli  agriturismi  e  le  aziende
agricole, qualora effettuino, la preparazione e/o  la  trasformazione
di  prodotti  di  origine  animale  per  venderli   direttamente   al
consumatore finale, ad altro  laboratorio  annesso  all'esercizio  di
commercio al dettaglio od ad altro esercizio di  somministrazione  in
ambito locale;
  Visto l'art. 8, comma 40, della legge regionale 29  dicembre  2010,
n. 22 «Disposizioni per la formazione  del  bilancio  pluriennale  ed
annuale della Regione (Legge finanziaria 2011)» il quale prevede  che
«Con regolamento regionale sono disciplinati i criteri e le modalita'
per la produzione, lavorazione, preparazione e  vendita  diretta,  in
ambito locale, da parte del produttore primario  al  consumatore,  di
piccoli quantitativi di carni suine, sia trasformate che  stagionate,
nonche' di carni avicole e cunicole,  sia  fresche  che  trasformate,
ottenute  dall'allevamento  degli  animali  nella  propria   azienda,
denominate piccole produzioni locali, nel rispetto degli obiettivi di
tutela  ed  igiene  alimentare  previsti  dalla   vigente   normativa
comunitaria in materia di sicurezza di prodotti alimentari»;
  Visto l'art. 8, comma 41, della legge regionale 29  dicembre  2010,
n. 22, su menzionata il quale prevede, altresi',  che  «Nel  rispetto
degli obiettivi di tutela ed igiene alimentare previsti dalla vigente
normativa comunitaria in materia di sicurezza di prodotti alimentari,
con  Regolamento  regionale  possono  essere  definiti,  altresi',  i
criteri e le modalita' per la produzione, lavorazione, preparazione e
vendita diretta, in ambito locale, di piccoli quantitativi  di  altri
prodotti derivanti dalla produzione primaria».
  Visto l'art. 14 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 17;
  Su conforme deliberazione della Giunta regionale 14 febbraio  2014,
n. 260;
 
                              Decreta:
 
  1. E' emanato il «Regolamento per la disciplina e l'esercizio delle
«Piccole  produzioni  locali»  di  alimenti  di  origine  vegetale  e
animale, in attuazione dell'art.  8,  commi  40  e  41,  della  legge
regionale 29 dicembre 2010, n. 22 (legge finanziaria  2011)  allegato
al presente provvedimento  di  cui  costituisce  parte  integrante  e
sostanziale.
  2. E' fatto obbligo a chiunque di osservarlo e farlo osservare come
Regolamento della Regione.
  3. Il presente decreto sara' pubblicato  sul  Bollettino  Ufficiale
della Regione.
 
    Trieste, 21 febbraio 2014
 
                                                         Serracchiani
                                                             Allegato
 
Regolamento per la disciplina e l'esercizio delle «Piccole produzioni
  locali» di alimenti di origine vegetale e  animale,  in  attuazione
  dell'art. 8, commi 40 e 41, della legge regionale 29 dicembre 2010,
  n. 22 (Legge finanziaria 2011).
 
                               Art. 1.
 
 
                               Oggetto
 
    1. Il presente regolamento, ai sensi dell'art. 8, commi 40 e  41,
della legge regionale 29 dicembre  2010,  n.  22  (Legge  finanziaria
2011)  disciplina  i  criteri  e  le  modalita'  per  la  produzione,
lavorazione, preparazione e vendita diretta al consumatore di piccoli
quantitativi:
      a) di carni suine, sia  trasformate  che  stagionate,  ottenute
dall'allevamento degli animali nella propria azienda;
      b) di carni avicole e cunicole, sia  fresche  che  trasformate,
ottenute dall'allevamento degli animali nella propria azienda;
      c) di carni di specie diverse da quelle di cui alle lettere  a)
e b), domestiche o selvatiche, allevate  nella  propria  azienda  per
almeno 4 mesi e di ungulati  selvatici  abbattuti  nell'ambito  della
provincia  nella  quale  ha  sede  l'allevamento  e  nelle   province
contermini;
      d) di miele e prodotti dell'alveare;
      e) di prodotti di origine vegetale coltivati nei terreni  della
propria azienda agricola.
    2.  Le  attivita'  di  cui  al  comma  1  sono  definite  piccole
produzioni locali.
 
                               Art. 2.
 
 
                       Ambito di applicazione
 
    1. La disciplina delle piccole produzioni locali si applica  agli
imprenditori agricoli a titolo principale e non,  che  non  svolgano,
anche  in  forma   partecipata,   attivita'   analoghe   soggette   a
registrazione o riconoscimento ai sensi delle disposizioni di cui  al
regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del  Consiglio,
del 29  aprile  2004,  sull'igiene  dei  prodotti  alimentari  e  del
regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del  Consiglio,
del 29 aprile 2004, che stabilisce norme  specifiche  in  materia  di
igiene per gli alimenti di origine animale.
    2. L'attivita' di produzione, lavorazione, preparazione e vendita
delle piccole produzioni  locali  di  cui  all'art.  1,  puo'  essere
realizzata esclusivamente dall'imprenditore agricolo, di cui al comma
1, nell'ambito della produzione  primaria,  di  cui  all'art.  3  del
regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del  Consiglio,
del 28 gennaio 2002 che stabilisce i principi e i requisiti  generali
della legislazione alimentare, istituisce l'Autorita' europea per  la
sicurezza alimentare e fissa  procedure  nel  campo  della  sicurezza
alimentare.
    3.  I  produttori  primari  non  possono  svolgere  attivita'  di
produzione,  lavorazione,  preparazione  e  vendita   delle   piccole
produzioni locali in forma associata.
    4. L'attivita' di produzione, lavorazione, preparazione e vendita
delle piccole produzioni locali deve rappresentare per il  produttore
primario una integrazione al reddito  e  non  l'attivita'  principale
della propria azienda.
    5. La vendita dei  prodotti  di  cui  all'art.  1  puo'  avvenire
esclusivamente in ambito locale sia direttamente  presso  la  propria
azienda, sia in occasione di fiere o mercati. Il produttore  primario
puo', altresi', fornire i prodotti di cui all'art. 1  a  dettaglianti
locali o ad esercizi di somministrazione purche' tale  fornitura  sia
limitata al 30 per cento della sua produzione annuale.
    6. I Servizi veterinari ed i Servizi di igiene degli  alimenti  e
della nutrizione delle Aziende per i servizi sanitari competenti  per
territorio effettuano le attivita' di controllo previste dal presente
regolamento, in collaborazione, per i controlli di  laboratorio,  con
l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.
    7. La Direzione  centrale  salute,  integrazione  sociosanitaria,
politiche sociali e famiglia, in sinergia con la  Direzione  centrale
attivita' produttive, commercio,  cooperazione,  risorse  agricole  e
forestali provvede al monitoraggio ed alla vigilanza  sullo  sviluppo
delle attivita' concernenti le piccole produzioni locali.
 
                               Art. 3.
 
 
                             Definizioni
 
    1. Ai sensi del presente regolamento si intendono:
      a)  allevamento:  struttura,  registrata   nella   Banca   Dati
Nazionale, in cui sono allevati gli animali del produttore primario;
      b) ambito locale: il territorio della provincia in cui  insiste
l'azienda nonche' nel territorio delle province contermini;
      c)  salumi  di  propria  produzione:  salumi   ottenuti   dalla
lavorazione di un numero massimo annuale di  trenta  suini,  allevati
dal produttore primario nella  propria  azienda  per  almeno  quattro
mesi. I suini devono  essere  macellati  nel  periodo  da  ottobre  a
febbraio presso stabilimenti riconosciuti ai  sensi  del  regolamento
(CE) 853/2004. E' consentito l'utilizzo  di  ingredienti  e  additivi
necessari  per  la  lavorazione  del  prodotto  nel  rispetto   della
tradizione (Allegato A);
      d) prodotto di salumeria stagionato: salume stagionato  per  un
periodo sufficiente a ridurre l'attivita' dell'acqua (activity  water
- aw) a un valore inferiore o uguale a 0,92  ed  una  percentuale  di
sale sulla ricetta non inferiore al 2,5 per cento (Allegato A);
      e) prodotto di salumeria fresco: il prodotto di  salumeria  che
deve essere consumato previa cottura (Allegato A);
      f) prodotti a base di carne: i prodotti trasformati  risultanti
dalla trasformazione di carne o dall'ulteriore trasformazione di tali
prodotti trasformati  in  modo  tale  che  la  superficie  di  taglio
permette di constatare la scomparsa delle caratteristiche delle carni
fresche (Allegato A);
      g) carni avicole: le carni ottenuti dalla  macellazione  di  un
numero massimo di millecinquecento avicoli per anno,  allevati  nella
propria azienda per un periodo minimo di novanta giorni (Allegato B);
      h) carni cunicole: le carni ottenute dalla macellazione  di  un
numero massimo  di  cinquemila  cunicoli  per  anno,  allevati  nella
propria azienda per un periodo minimo di novanta giorni (Allegato B);
      i) rotolo di coniglio: preparazione di carne ottenuta da  carne
disossata  di  coniglio  con  aggiunta  di  sale,  spezie  e   aromi,
arrotolata e da consumarsi previa cottura (Allegato B);
      j) rotolo di avicoli: preparazione di carne ottenuta  da  carne
disossata di avicoli con aggiunta di sale, spezie e aromi, arrotolata
e da consumarsi previa cottura (Allegato B);
      k) miele e prodotti dell'alveare: miele,  prodotti  dolciari  a
base di miele con frutta, frutta  secca  o  propoli,  pappa  reale  o
gelatina reale, polline, idromele, aceto di miele per un quantitativo
complessivo annuo non superiore a  chilogrammi  5000  di  peso  netto
prodotto finito (Allegato C);
      l) prodotti di origine vegetale: prodotti lavorati  provenienti
da colture  nei  terreni  della  propria  azienda  agricola:  pane  e
prodotti  da  forno  e  conserve  alimentari  vegetali   in   genere,
confetture di frutta, composte e succhi di frutta;
      m) pane e prodotti da  forno:  prodotti  ottenuti  cuocendo  al
forno un impasto di acqua, farina di frumento e/o di  altri  cereali,
proteoleaginose  ed  altre  granaglie  eduli  coltivati  dall'azienda
agricola,  con  aggiunta,  in   percentuale   inferiore,   di   altri
ingredienti della ricetta (ad esempio:  lievito,  agenti  lievitanti,
lievito madre,  sale,  zucchero,  uova,  burro,  strutto,  olii,  uva
sultanina, zucca, frutta e suoi derivati, latte, miele, frutta secca,
spezie, erbe aromatiche, ecc.), per un quantitativo complessivo annuo
non superiore a chilogrammi 3000 di prodotto finito (Allegato D);
      n)  conserve  alimentari  vegetali  in  genere,  confetture  di
frutta,  composte  e  succhi  di  frutta:  prodotti  ottenuti   dalla
formulazione di frutta e vegetali anche con altri ingredienti secondo
la normativa vigente per le varie classi merceologiche e per prodotti
di fantasia per un quantitativo complessivo  annuo  non  superiore  a
chilogrammi 5000 di peso netto prodotto finito (Allegato E).
 
                               Art. 4.
 
 
                    Identificazione degli animali
 
    1. Il produttore primario deve identificare, individualmente o in
gruppo,  gli  animali   destinati   alla   produzione,   lavorazione,
preparazione e vendita dei prodotti  di  cui  all'art.  1  secondo  i
metodi che ne garantiscano l'efficacia.
    2. Il Servizio veterinario dell'Azienda per  i  servizi  sanitari
territorialmente competente, all'atto del  sopralluogo  di  cui  all'
art. 5, comma 3, verifica che le procedure di  identificazione  degli
animali adottate assicurino la rintracciabilita'  dal  prodotto  agli
animali.
 
                               Art. 5.
 
 
                        Avvio dell'attivita'
 
    1. Il produttore primario che intende avviare le attivita' di cui
all'art. 1 presenta all'Azienda per i servizi sanitari competente per
territorio domanda di registrazione redatta secondo il modello di cui
all'allegato F.
    2. La domanda di registrazione di cui  al  comma  1  deve  essere
corredata dalla seguente documentazione:
      a)  planimetria  in  scala  1:100,  in  due   copie,   conformi
all'agibilita'/abitabilita', vidimate da un  tecnico  abilitato,  che
riporti la disposizione dei locali di vendita, lavorazione, deposito,
stagionatura  e  macellazione  dei  capi  avicunicoli,  con  relative
attrezzature, dei servizi igienici, nonche' della rete idrica e degli
scarichi;
      b) relazione tecnico - descrittiva:
    1. del luogo, delle strutture e delle  modalita'  di  allevamento
degli animali;
    2. del luogo di produzione dei vegetali lavorati
    3.  dei  locali  in  cui   e'   esercitata   la   trasformazione,
conservazione e vendita dei prodotti, nonche' degli  impianti  e  del
ciclo di lavorazione con indicazioni relative  all'approvvigionamento
idrico;
    4.  della  tipologia  dei  prodotti  lavorati  e  delle  relative
modalita'  di  produzione,  lavorazione,  conservazione  e   vendita,
nonche' degli eventuali  veicoli  o  contenitori  utilizzati  per  il
trasporto di animali vivi e dei prodotti;
      c) attestazione, in originale o copia  conforme  all'originale,
dell'idoneita' al consumo umano delle acque utilizzate nei  locali  o
negli impianti di lavorazione ai sensi delle disposizioni di  cui  al
decreto  legislativo  2  febbraio  2001,  n.  31  (Attuazione   della
direttiva 98/83/CE relativa alla qualita' delle  acque  destinate  al
consumo umano);
      d) copia della ricevuta delle eventuali tariffe dovute ex  lege
per lo svolgimento dell'attivita';
      e) fotocopia del documento di identita'.
    3. Il Servizio veterinario o il Servizio di igiene degli alimenti
e della  nutrizione  dell'Azienda  per  i  servizi  sanitari  cui  e'
inoltrata la domanda di registrazione effettua, nei  quindici  giorni
successivi al ricevimento  della  domanda  medesima,  un  sopralluogo
diretto ad accertare la conformita' dei locali ai requisiti  previsti
dal presente regolamento redigendo il verbale secondo il  modello  di
cui all'allegato G.
    4. L'attivita' di cui al comma 1 puo'  iniziare  solo  a  seguito
dell'esito  favorevole  dell'accertamento  da  parte  dei  competenti
servizi dell'Azienda per i servizi sanitari.
    5. Le attivita' di cui all'art. 1 sono svolte nel rispetto  delle
disposizioni  comuni  di  cui  agli  articoli  da  6  a  14  e  delle
disposizioni specifiche per ciascuna attivita' recate dagli  allegati
A), B), C), D) ed E).
 
                               Art. 6.
 
 
                   Requisiti dei locali di vendita
 
    1. I locali adibiti alla vendita diretta delle piccole produzioni
locali di cui all'art. 1  devono  avere  dimensioni  ed  attrezzature
adeguate alla tipologia dei prodotti oggetto della vendita. I  locali
possono essere anche  accessori  all'abitazione  con  esclusione  dei
locali completamenti interrati.
    2. I locali di cui  al  comma  1  devono  rispettare  i  seguenti
requisiti:
      a) devono essere posti ad adeguata distanza dalla  concimaia  o
dalle vasche deposito dei liquami e non  devono  essere  direttamente
comunicanti con i locali di allevamento;
      b) il pavimento, le pareti e le superfici a  contatto  con  gli
alimenti  devono  essere  mantenuti  in   buone   condizioni   essere
facilmente lavabile e, se necessario, disinfettabile;
      c) deve essere presente un lavabo  fornito  di  acqua  calda  e
fredda e dotato di comando non  manuale,  a  pedale,  a  ginocchio  o
fotocellula, con distributore di sapone ed asciugamani a perdere;
      d) qualora le tipologie di prodotti  lo  richiedano,  i  locali
devono avere un frigorifero con termometro di minima/massima in grado
di mantenere una temperatura di +4°C;
      e) i locali devono avere adeguate protezioni alle  finestre  ed
alle aperture comunicanti con l'esterno contro gli insetti  ed  altri
animali nocivi;
      f)  le  attrezzature  devono  essere   di   materiale   idoneo,
facilmente pulibili e disinfettabili;
      g) i prodotti devono essere collocati  in  modo  da  evitare  i
rischi di contaminazione.
    3. La vendita dei prodotti puo'  avvenire  anche  nei  locali  di
lavorazione purche' non avvenga contestualmente  alla  lavorazione  e
sia utilizzato uno spazio appropriato  adeguatamente  separato  dalla
zona di lavorazione.
 
                               Art. 7.
 
 
                  Requisiti dei locali di deposito
 
    1. I locali adibiti al deposito dei prodotti di  cui  all'art.  1
devono essere idonei e  tenuti  in  buono  stato  di  manutenzione  e
pulizia. I  locali  possono  essere  anche  accessori  all'abitazione
purche' non direttamente comunicanti con l'allevamento.
    2. I locali di cui  al  comma  1  devono  rispettare  i  seguenti
requisiti:
      a) devono essere posti ad adeguata distanza dalla  concimaia  o
dalle vasche deposito dei liquami;
      b) i pavimenti della zona stagionatura, se  in  terra  battuta,
devono essere adeguatamente  ricoperti  di  ghiaia  con  corridoi  di
servizio a pavimentazione piena;
      c) i soffitti, anche in legno, devono essere in buono stato  di
manutenzione e pulizia;
      d) pareti e superfici a contatto con gli alimenti mantenute  in
buone condizioni, facili da pulire;
      e) i locali devono avere adeguate protezioni alle  finestre  ed
alle aperture comunicanti con l'esterno contro gli insetti  ed  altri
animali nocivi;
      f)  devono  essere  presenti  attrezzature  adeguate   per   lo
stoccaggio degli alimenti.
    3. Nei locali di cui  al  comma  1  e'  vietato  il  deposito  di
prodotti non alimentari.
 
                               Art. 8.
 
 
                 Requisiti dei locali di maturazione
 
    1. I locali adibiti alla  maturazione,  affinatura,  stagionatura
dei prodotti di cui all'art. 1 e ad altri  processi  analoghi  devono
essere idonei e tenuti in buono stato di manutenzione  e  pulizia.  I
locali  possono  essere  anche  ricavati  in  luoghi   geologicamente
naturali o avere pavimenti o pareti in roccia naturale.
    2. I locali di cui  al  comma  1  devono  rispettare  i  seguenti
requisiti:
      a)  i  pavimenti,  le  pareti  e  le  coperture  devono  essere
facilmente lavabili;
      b) le superfici che vengono a diretto contatto con  i  prodotti
devono essere  in  materiale  facilmente  lavabile  e  disinfettabile
oppure devono  essere  trattate  con  materiale  che  sia  facilmente
lavabile e disinfettabile;
    3. Qualora le pareti, i pavimenti, i  soffitti  e  le  porte  dei
locali non siano impermeabili o non  siano  costituiti  da  materiale
inalterabile, deve essere garantita la difesa da animali nocivi.
    4. Qualora  le  superfici  di  appoggio  che  vengono  a  diretto
contatto con i prodotti e le attrezzature utilizzate siano in  legno,
anche non liscio, devono essere puliti ed in buono stato.
    5. Il Servizio veterinario o il Servizio igiene degli alimenti  e
della nutrizione dell'Azienda per i servizi sanitari  competente  per
territorio puo' consentire che le attivita' di cui al comma  1  siano
eseguite anche in locali accessori all'abitazione non utilizzati, per
la loro destinazione d'uso, per le  attivita'  di  cui  al  comma  1,
purche' tali locali rispettino i requisiti di cui ai commi 2, 3 e 4.
    6. Il Servizio veterinario o il Servizio igiene degli alimenti  e
della nutrizione di cui al comma 5, nel  consentire  la  maturazione,
affinatura, stagionatura o altri processi analoghi nei locali di  cui
al comma 5, richiede la predisposizione  di  specifica  procedura  di
autocontrollo recante misure di prevenzione e  controllo  dei  rischi
per l'igiene e la sicurezza alimentare.
 
                               Art. 9.
 
 
        Requisiti dei locali per la lavorazione dei prodotti
 
    1. La lavorazione dei prodotti di  cui  all'art.  1  deve  essere
effettuata in locali specifici dotati dei pertinenti requisiti di cui
al comma 2. I locali possono essere  anche  accessori  all'abitazione
purche' non siano completamente interrati e siano naturalmente aerati
ed adeguatamente illuminati.
    2. I locali di cui  al  comma  1  devono  rispettare  i  seguenti
requisiti:
      a) la superficie deve essere adeguata  alla  tipologia  e  alla
quantita' di prodotto lavorato;
      b) devono essere posti ad adeguata distanza dalla  concimaia  o
dalle vasche deposito dei liquami e non  devono  essere  direttamente
comunicanti con i locali di allevamento;
      c) i pavimenti e le pareti e le porte devono  essere  mantenuti
in buone condizioni facilmente lavabili e  disinfettabili,  rivestiti
di  materiale  resistente,  preferibilmente  con  angoli  e   spigoli
arrotondati;
      d) le acque di lavaggio devono confluire in scarichi a sifone;
      e) i soffitti devono essere intonacati  e  tinteggiati,  oppure
essere in legno opportunamente verniciato;
      f) deve essere presente un lavabo  fornito  di  acqua  calda  e
fredda e dotato di comando non  manuale,  a  pedale,  a  ginocchio  o
fotocellula, con distributore di sapone ed asciugamani a perdere;
      g) le superfici di lavoro devono essere facilmente  lavabili  e
disinfettabili;
      h)  tutti  i  macchinari  e  le  attrezzature   devono   essere
facilmente lavabili e disinfettabili;
      i) deve essere garantito un adeguato sistema di sterilizzazione
dei coltelli;
      j) devono essere presenti  adeguate  protezioni  alle  finestre
contro insetti e altri animali nocivi;
      k) armadio o locale per il deposito dei materiali di pulizia  e
disinfezione anche collocato all'interno  all'abitazione  purche'  di
facile accesso;
      l) armadio chiuso per la sola conservazione degli ingredienti o
degli additivi utilizzati nella preparazione dei prodotti alimentari;
      m) armadio per riporre i vestiti  da  lavoro  che  puo'  essere
collocato anche all'interno dell'abitazione del produttore primario.
    3. Il servizio igienico non deve comunicare direttamente  con  il
locale di lavorazione.
    4. E' consentita l'utilizzazione  dei  servizi  igienici  interni
all'abitazione purche' essi siano adiacenti al locale di lavorazione.
In ogni caso nei locali di cui al comma 1  deve  essere  presente  un
lavabo dotato dei requisiti di cui al comma 2 lettera f).
    5. Lo stesso locale puo' essere adibito alla lavorazione di  piu'
prodotti, purche' le lavorazioni di  prodotti  diversi  avvengano  in
momenti diversi e a seguito di adeguata pulizia e disinfezione  delle
strutture e delle attrezzature.
    6. Qualora il produttore primario utilizzi lo stesso  locale  sia
per la lavorazione di carni avicole e cunicole che per la lavorazione
di carni di  altre  specie,  deve  assicurare  procedure  idonee  per
evitare la contaminazione crociata.
    7. Nei locali di cui al comma 1 devono essere inoltre presenti:
      a) nei casi di cui all'art. 1, comma 1, lettere a)  e  c),  una
cella  frigorifera  per   lo   stoccaggio   delle   carni,   se   non
immediatamente lavorate, con termometro di minima/massima,  in  grado
di mantenere una temperatura di + 4 gradi °C;
      b) nei casi  di  cui  all'art.  1,  comma  1,  lettera  b),  un
frigorifero, destinato esclusivamente  alla  conservazione  dei  capi
avicoli e cunicoli, con termometro di massima/minima e  in  grado  di
mantenere la temperatura di + 4 °C;
      c) dei contenitori con  coperchio  per  i  sottoprodotti  della
macellazione.
    8. E' ammesso l'uso di strumenti ed attrezzi  in  legno  naturale
purche' in buono stato.
    9. La macellazione e lavorazione dei volatili e dei conigli  fino
al limite massimo di  millecinquecento  capi  per  anno  deve  essere
svolta in locali aventi i requisiti di cui al presente articolo.
    10. La macellazione dei conigli in misura superiore al limite  di
cui al comma 9 e comunque fino al limite massimo di  cinquemila  capi
per anno deve essere effettuata in locali aventi i requisiti previsti
dalla deliberazione della giunta regionale 19 novembre 2009, n.  2564
(«Linee guida regionali applicative del Regolamento (CE) n.  853/2004
del Parlamento europeo e del Consiglio sull'igiene per  gli  alimenti
di origine animale», con disposizioni, ai sensi  dell'art.  38  della
L.R. n. 13/2009,  relative  alle  deroghe  per  gli  stabilimenti  di
ridotta  capacita'  produttiva  in  conformita'  a  quanto   previsto
dall'intesa S/R n. 115/CSR del 31 maggio 2007).
 
                              Art. 10.
 
 
      Locali di somministrazione «frasca», «osmiza» e «privada»
 
    1. La domanda di registrazione per  la  produzione,  lavorazione,
preparazione e vendita dei prodotti di cui  all'art.  1  puo'  essere
presentata  anche  dalle   tradizionali   aziende   agricole   locali
denominate «frasca», «osmiza», o  «privada»,  previste  da  specifici
regolamenti comunali.
    2. Per le attivita' svolte nelle aziende di cui al  comma  1  non
rientranti nel  presente  regolamento  continuano  ad  applicarsi  le
procedure di registrazione ai sensi del regolamento (CE) 852/2004.
 
                              Art. 11.
 
 
        Disposizioni comuni in materia di igiene e trasporto
 
    1. Tutti i materiali e gli oggetti utilizzati nella  lavorazione,
nella  preparazione,  nel  confezionamento,  nel  deposito  e   nella
stagionatura dei prodotti devono essere idonei al  contatto  con  gli
alimenti, secondo la vigente normativa,  mantenuti  in  buono  stato,
regolarmente  lavati  e  disinfettati  e   conservati   in   apposito
armadietto chiuso.
    2.  Il  personale   addetto   alla   lavorazione,   preparazione,
trasformazione, confezionamento, trasporto  e  vendita  dei  prodotti
alimentari deve mantenere uno standard elevato di pulizia  personale,
indossare indumenti chiari adeguati e puliti.
    3. Il personale di cui al comma 2 deve frequentare uno  specifico
corso di formazione relativo, in particolare, alle buone pratiche  di
allevamento,   all'igiene   alimentare   e   degli   alimenti   nella
macellazione e trasformazione delle carni, alla lavorazione  ed  alla
conservazione delle carni, nonche' alla legislazione di settore.
    4. Il trasporto delle  carni  e  dei  prodotti  trasformati  deve
essere  effettuato  con  mezzi  o  contenitori  dedicati  e   idonei,
isotermici o refrigerati a seconda della  tipologia  di  prodotto,  e
registrati secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
    5. E' consentito l'utilizzo di contenitori  per  alimenti,  anche
non isotermici, purche' siano lavabili, disinfettabili esclusivamente
per il trasporto delle  carni  provenienti  dai  macelli  ed  avviate
immediatamente alla lavorazione.
    6. L'utilizzo dei contenitori di cui al  comma  5  e'  consentita
solo se la durata del trasporto e' inferiore ad un'ora.
    7. I contenitori di cui al comma 5 devono  essere  opportunamente
identificati dal Servizio  veterinario  dell'Azienda  per  i  servizi
sanitari competente per territorio.
 
                              Art. 12.
 
 
               Disposizioni comuni in materia di acque
 
    1. Nei locali destinati alla macellazione,  alla  lavorazione  ed
alla vendita dei prodotti di cui all'art. 1  deve  essere  utilizzata
acqua potabile.
    2. E' considerata idonea l'acqua dell'acquedotto pubblico.
    3. Nel caso di una sorgente  privata  e'  richiesto  il  giudizio
d'idoneita' all'uso dell'acqua da parte dell'Azienda  per  i  servizi
sanitari competente per territorio.
    4. Le acque reflue devono essere  smaltite  in  conformita'  alle
disposizioni vigenti.
 
                              Art. 13.
 
 
                            Etichettatura
 
    1. I prodotti  di  cui  all'art.  1  devono  essere  venduti  nel
rispetto delle norme concernenti l'etichettatura, la presentazione  e
la pubblicita' dei prodotti alimentari. Tali prodotti devono  essere,
altresi', identificati con la dicitura «PPL - provincia -  numero  di
registrazione».
 
                              Art. 14.
 
 
          Procedure di autocontrollo e controllo ufficiale
 
    1. Il produttore  primario  deve  provvedere  alla  conservazione
della documentazione relativa ai prodotti ed alle registrazioni dalla
fase di produzione  alla  fase  di  commercializzazione  al  fine  di
garantire la rintracciabilita' delle produzioni.
    2. Per la finalita' di cui al comma 1 possono  essere  conservati
anche i  documenti  commerciali  e  ogni  altra  documentazione  gia'
prevista dalla normativa vigente.
    3. Il produttore primario e' tenuto ad  adottare  un  manuale  di
Buone  Pratiche  di  Lavorazione,  predisposto  in  conformita'  alla
normativa comunitaria, nonche' misure idonee a garantire il  rispetto
dei requisiti igienico sanitari in tutte le fasi delle  attivita'  di
cui all'art. 1. In particolare il manuale deve prevedere le frequenze
e le procedure di pulizia e disinfezione di tutte  le  superfici  che
vengono o meno a contatto con i prodotti.
    4. Le attivita' di cui all'art. 1 sono soggette alle procedure di
controllo ufficiale ai sensi  della  normativa  comunitaria  ed  alle
disposizioni  regionali  in  materia  effettuato  dal  personale  dei
Servizi veterinari e dei Servizi di igiene  degli  alimenti  e  della
nutrizione delle Aziende  per  i  servizi  sanitari  territorialmente
competenti.
    5. I servizi di cui al comma 4  provvedono,  in  accordo  con  la
Regione e  l'Istituto  Zooprofilattico  Sperimentale  delle  Venezie,
all'effettuazione degli esami di laboratorio e  microbiologici  sulle
produzioni e sui processi.
    6. Qualora in sede di controllo ufficiale i  Servizi  di  cui  al
comma 4  riscontrino  la  non  conformita'  delle  attivita'  di  cui
all'art. 1 alle disposizioni  del  presente  regolamento  adottano  i
provvedimenti previsti dalle disposizioni comunitarie e regionali.
 
                              Art. 15.
 
 
                       Modifiche agli allegati
 
    1. Gli allegati F) e G) al presente  regolamento  possono  essere
modificati con decreto del direttore della Direzione Centrale salute,
integrazione  sociosanitaria,  politiche  sociali  e   famiglia,   da
pubblicare sul Bollettino Ufficiale della Regione.
 
                              Art. 16.
 
 
                          Norma transitoria
 
    1.  Sono  fatte  salve  le  registrazioni  delle   aziende   gia'
effettuate ai sensi del DPR n. 010/Pres dd.31 gennaio  2011,  recante
«Regolamento  per  la  disciplina  e   l'esercizio   delle   "Piccole
produzioni locali» in attuazione dell'art. 8, comma 40,  della  legge
regionale 29 dicembre 2010, n. 22 «Disposizioni per la formazione del
bilancio pluriennale ed  annuale  della  Regione  (Legge  finanziaria
2011)».
 
                              Art. 17.
 
 
                             Abrogazioni
 
    1. E' abrogato il Decreto del Presidente della Regione 31 gennaio
2011,  n.  010/Pres,  recante  «Regolamento  per  la   disciplina   e
l'esercizio delle «Piccole produzioni locali» in attuazione dell'art.
8,  comma  40,  della  legge  regionale  29  dicembre  2010,  n.   22
«Disposizioni per la formazione del bilancio pluriennale  ed  annuale
della Regione (Legge finanziaria 2011)».
    2. E' abrogato il Decreto del Presidente della Regione 14  luglio
2011, n. 0167/Pres, recante  «Regolamento  per  la  produzione  e  la
vendita in  ambito  locale  di  piccoli  quantitativi  di  miele»  in
attuazione dell'art. 8, comma 41, della legge regionale  29  dicembre
2010, n. 22 (Legge finanziaria 2011).
 
                              Art. 18.
 
 
                          Entrata in vigore
 
    1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello  della  sua  pubblicazione  sul  Bollettino  Ufficiale   della
Regione.


Offline Giovanni Fontana

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Vendita alimenti su area pubblica
« Risposta #1 il: 10 Gennaio 2018, 17:03:44 »
Si avvicina il periodo in cui, torneranno a fioccare i soliti problemi, già oggetto di precedenti confronti.
Approfondendo la lettura del Regolamento CE 852/2004, come attuato dal d. Lgs. 193/2007, all'art. 1, comma 2 del regolamento comunitario, rilevo che lo stesso NON SI APPLICA [...] alla  fornitura  diretta  di  piccoli quantitativi di  prodotti  primari  dal  produttore  al  consumatore  finale o a dettaglianti locali che forniscono direttamente il consumatore finale (lett. c) del comma da ultimo citato), così come accade, alle mie latitudini, da parte di alcuni extracomunitari che producono e vendono i loro prodotti ai propri connazionali su area pubblica.
La competente Azienda sanitaria, anche per altre motivazioni, ci ha già fatto capire che sarà abbastanza difficile che i propri tecnici della prevenzione possano intervenire e che la nostra competenza in materia (polizia municipale), è molto discutibile... se poi ci aggiungiamo che i quantitativi di alimenti prodotti, sono effettivamente molto contenuti, se non in relazione a questi nuclei etnici, beh...
Ad ogni buon conto, il medesimo regolamento, stabilisce ulteriormente (comma 3) che gli   Stati   membri   stabiliscono,   in   conformità   della   legislazione   nazionale,   norme   che   disciplinano  le  attività  di  cui  al  paragrafo  2,  lettera  c).  Siffatte  norme  nazionali  garantiscono  il   conseguimento degli obiettivi del presente regolamento.
Quindi, al di la di come la pensiate, siete a conoscenza se nella legislazione nazionale esista una disposizione dello Stato o della Regione che vada a disciplinare la vendita di alimenti nelle forme contemplate alla lett. c del comma 2 dell'art. 1 del Reg.  CE 852/2004?
In subordine, condividete l'idea che il Comune, in assenza di una legislazione nazionale o regionale, possa disciplinare tale modalità di vendita degli alimenti e delle bevande?
Grazie.