Autore Topic: LOCAZIONI BREVI: tassazione italiana lesiva della concorrenza (ANTITRUST)  (Letto 940 volte)

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Offline mariapiù

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Salve, in riferimento a questo articolo volevo evidenziare che sarebbe improprio ad esempio che booking versasse il 21 % in qualità di sostituto di imposta, sugli incassi effettuati per ns conto, non conoscendo il regime fiscale di cui ognuno intende avvalersi, nel mio caso ad esempio avendo preso in affitto un appartamento del quale dò in locazione pura alcune camere, intenderei dichiarare il reddito al netto del canone di sub loazione che pago al proprietario, e al netto delle spese inerenti. Questo dovrebbe impedire che qualcuno dando per scontata la cedolare secca ne anticipi la cifra all'erario.
se possibile chiedo in tale sede se dal reddito netto possono essere detratte anche le commissioni pagate agli intermediari.
Buon lavoro

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LOCAZIONI BREVI: tassazione italiana lesiva della concorrenza (ANTITRUST)
« Risposta #1 il: 28 Novembre 2017, 07:56:22 »
LOCAZIONI BREVI: tassazione italiana lesiva della concorrenza (ANTITRUST)



Bollettino dell'Antitrust n. 45 del 27/11/2017
AS1451 – DECRETO LEGGE 50/2017 - LOCAZIONE BREVE ED OFFERTA TURISTICA
http://www.agcm.it/component/joomdoc/bollettini/45-17.pdf/download.html

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell’esercizio dei poteri di cui all’articolo 21
della legge 10 ottobre 1990, n. 287, nella sua adunanza del 15 novembre 2017, ha ritenuto
opportuno svolgere le seguenti considerazioni in merito al potenziale impatto restrittivo della
concorrenza discendente da alcune disposizioni del D.L. 24 aprile 2017, n. 50 convertito, con
modificazioni, dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96 recante “Disposizioni urgenti in materia
finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da
eventi sismici e misure per lo sviluppo”.
In particolare, la normativa introdotta dall’art. 4, commi 5 e 5-bis, del D.L. 50/2017, in tema di
regime fiscale delle locazioni brevi1, appare potenzialmente idonea ad alterare le dinamiche
concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei
servizi di locazione breve (ovverosia sui conduttori), nella misura in cui impone ai soggetti che
svolgono attività di intermediazione “qualora incassino i canoni o i corrispettivi relativi ai
contratti [di locazione breve], ovvero qualora intervengano nel pagamento dei predetti canoni o
corrispettivi” di operare “in qualità di sostituto d’imposta” una ritenuta del 21 per cento e
provvedere al relativo versamento (comma 5) e, se si tratta di intermediari non residenti in italia,
privi di stabile organizzazione, anche di nominare un rappresentante fiscale, al fine di adempiere
agli obblighi previsti dal medesimo articolo (comma 5 bis) 2.
Si premette che l’Autorità è pienamente consapevole che l’intervento del legislatore mira a
realizzare un interesse pubblico di natura fiscale e a contrastare il fenomeno dell’evasione.
Tuttavia l’introduzione dei suddetti obblighi non appare proporzionata rispetto al perseguimento di
tali finalità, in quanto si ritiene che le stesse potrebbero essere perseguite altrettanto efficacemente
con strumenti che non diano al contempo luogo a possibili distorsioni concorrenziali nell’ambito
interessato. Tra l’altro, si evidenzia che la normativa in questione rappresenta, allo stato, un
unicum nell’ambito del panorama europeo.
In particolare, si segnala che il predetto intervento normativo potrebbe scoraggiare, di fatto,
l’offerta di forme di pagamento digitale da parte delle piattaforme che, come noto, hanno
semplificato e al contempo incentivato le transazioni online, contribuendo a una generale crescita
del sistema economico. In quest’ottica, l’intervento fiscale in esame appare suscettibile di alterare
le dinamiche concorrenziali tra i gestori dei portali telematici, a discapito di coloro che adottano
modelli di business fortemente caratterizzati dal ricorso a strumenti telematici di pagamento, che
negli ultimi anni si sono affermati nel settore dell’economia digitale, risultando funzionali alla sua
promozione e all’ampliamento della gamma e della qualità dei servizi offerti, nonché sullo
sviluppo delle dinamiche competitive tra i vari gestori dei suddetti portali telematici.

L’obbligo fiscale inerente all’assunzione della qualità di sostituto d’imposta, infatti,
rappresentando un ulteriore onere amministrativo non direttamente collegato con l’attività
d’impresa svolta dagli operatori del settore, appare suscettibile di disincentivare gli intermediari
dal mettere a disposizione dei conduttori forme di pagamento digitale sulle proprie piattaforme.
Peraltro, la messa a disposizione di tali forme di pagamento sulle piattaforme telematiche di alcuni
importanti operatori del settore si accompagna alla predisposizione, sempre a favore dei
conduttori, di una serie di garanzie commerciali che neutralizzano i rischi connessi alla perdita
delle somme corrisposte ai locatori laddove il servizio intermediato non corrisponda con quello
effettivamente offerto sulla piattaforma o dall’intermediario immobiliare. Il ricorso a forme di
pagamento digitale tramite la piattaforma rafforza dunque la posizione del conduttore, in quanto il
loro utilizzo nella conclusione a distanza di contratti di locazione breve consente l’accesso e la
fruizione di ulteriori garanzie non previste dalla legge. Infatti, i conduttori che hanno eseguito il
pagamento attraverso la piattaforma telematica, possono in un numero più ampio di casi rivolgersi
direttamente al gestore ai fini delle eventuali pratiche di rimborso, con conseguente maggiore
prevedibilità degli esiti delle stesse e una possibile diminuzione dei costi di transazione.
L’applicazione degli obblighi previsti dall’art. 4, commi 5 e 5-bis del D.L. 50/2017 andrebbe a
colpire principalmente quegli operatori che hanno adottato un modello imprenditoriale
caratterizzato da un maggior ricorso ai sistemi di pagamento digitali da parte dei consumatori ai
quali vengono riconnesse ulteriori forme di garanzia.

Pertanto, il potenziale minor ricorso delle piattaforme telematiche a forme digitali di pagamento
nell’ambito delle locazioni brevi potrebbe penalizzare i consumatori finali conducendo a una
minore ampiezza e varietà dell’offerta, nonché avere un possibile impatto negativo sulla domanda
stessa – non più supportata da garanzie commerciali connesse all’utilizzo degli strumenti di
pagamento digitali – alterando in ultima istanza le condizioni concorrenziali attualmente esistenti
nell’intero segmento dell’offerta turistica delle strutture ricettive, tradizionali e non.
Si osserva infine che i gestori delle piattaforme peer-to-peer attive in altri settori dell’economia
digitale, che giocano un ruolo altrettanto importante nel mettere in contatto soggetti che agiscono
in maniera non imprenditoriale per la conclusione di contratti consumer-to-consumer analoghi a
quelli di locazione breve conclusi nell’ambito interessato dall’intervento normativo – riguardanti
sia la vendita di prodotti, sia la fornitura di servizi – non risultano destinatari della normativa
fiscale prevista dal D.L. n. 50/2017. Anche dal punto di vista intersettoriale, dunque, il suddetto
intervento normativo appare suscettibile di creare una possibile asimmetria nelle dinamiche
concorrenziali esistenti all’interno dei diversi settori dell’economia digitale che, invece, parrebbe
opportuno disciplinare in maniera il più possibile uniforme, data anche la continua evoluzione
nelle dinamiche dell’offerta e della domanda.
L’Autorità ritiene che, per soddisfare l’interesse fiscale sotteso alla normativa in esame e al
contempo evitare che si producano svantaggi competitivi tra i diversi modelli di business adottati
dai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di
portali online nell’ambito delle locazioni brevi, la disciplina potrebbe limitarsi a prevedere misure
meno onerose per i soggetti coinvolti, quale ad esempio la vigente previsione di un obbligo fiscale
di carattere informativo in capo agli intermediari e ai gestori di piattaforme immobiliari
telematiche (art. 4, comma 4, del D.L. n. 50/2017).
Tale obbligo, infatti, anche alla luce dei chiarimenti resi dall’Agenzia delle Entrate con la circolare
n. 24 del 12 ottobre 2017, appare proporzionato, nella misura in cui non altera il confronto
concorrenziale tra gli operatori del settore e non presenta alcuna incidenza sulla scelta di mettere a
disposizione dei consumatori forme di pagamento digitale. Inoltre, tale obbligo informativo appare
consentire al Fisco di disporre del set informativo necessario a svolgere le eventuali verifiche sui
redditi derivanti dai contratti di locazione breve che ricadono nella normativa in esame.
L’Autorità auspica che i rilievi sopra svolti siano tenuti in adeguata considerazione con particolare
riferimento alla disciplina delle locazioni brevi e in occasione dei futuri interventi normativi aventi
ad oggetto il settore dell’economia digitale.
L’Autorità invita a comunicare, entro un termine di trenta giorni dalla ricezione della presente
segnalazione, le determinazioni assunte con riguardo alle criticità concorrenziali sopra evidenziate.
La presente segnalazione sarà pubblicata sul Bollettino di cui all’articolo 26 della legge n. 287/90.
 f.f. IL PRESIDENTE
Gabriella Muscolo


1 Il comma 1 dell’art. 4 del D.L. 50/2017 definisce locazioni brevi: “i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di
durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di
pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa, direttamente o tramite soggetti
che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in
contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare”.
2 Sul punto, si veda anche la circolare n. 24 del 12 ottobre 2017 dell’Agenzia delle Entrate (comma 5 bis).






In allegato il bollettino integrale

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