Autore Topic: Divieto di avere più di 10 animali in casa - legittimo in Lombardia  (Letto 1143 volte)

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Divieto di avere più di 10 animali in casa - legittimo in Lombardia
« Risposta #1 il: 01 Marzo 2018, 10:14:34 »
Divieto di avere più di 10 animali in casa - legittimo in Lombardia


TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. III – sentenza 27 febbraio 2018 n. 554


FATTO e DIRITTO

La ricorrente impugna i provvedimenti in epigrafe affidando il ricorso al seguente motivo.

Violazione degli artt. 7 e 8 della l. 241/90; violazione e falsa applicazione dell’art. 54 d. lgs. 267/00; violazione dell’art. 2 della dichiarazione universale dei diritti degli animali Unesco del 15 ottobre 1978; violazione e falsa applicazione dell’art. 7 del regolamento regionale n° 2/08; violazione dell’art. 36 del regolamento comunale di Roncello per il benessere degli animali; eccesso di potere sotto il profilo della mancanza dei presupposti di fatto e di diritto e del travisamento dei fatti; eccesso di potere sotto il profilo della violazione del principio di proporzionalità; eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento; motivazione incongrua, contraddittoria e pretestuosa. Non sussisterebbe alcun pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, non indicato nel provvedimento impugnato. Inoltre, il Regolamento Regionale 2/2008 porrebbe oneri autorizzatori solo in capo a chi detenesse animali nello svolgimento di un’attività di ricovero, ma non in capo a chi li detenesse quale privato cittadino, ciò risultando dall’art. 7, comma 3, di tale regolamento Regionale. Né troverebbe applicazione, nella specie, la limitazione quantitativa posta dalla norma stessa per gli animali di affezione, in quanto essa si riferirebbe solo alla detenzione di cani e gatti e non già alla detenzione di furetti: il Regolamento comunale per il benessere degli animali, infatti, dedicherebbe un apposito capitolo ai furetti, distinto e separato dalle norme relative a cani e gatti, così non risultando alcun limite quantitativo alla detenzione di furetti a scopo di affezione.

Il Comune intimato si è costituito, spiegando difese nel merito.

All’udienza pubblica del 12 gennaio 2018 la causa è stata trattata e trattenuta per la decisione.

Il ricorso non è fondato.

La ricorrente impugna il provvedimento con cui il Comune resistente, essendo stato accertato in sede di ispezione da parte della locale ASL che nel proprio appartamento erano presenti 23 furetti e 5 gatti, le ha ordinato di ridurre il numero complessivo degli animali presenti nell’abitazione entro un massimo di 10 esemplari entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza.

Ciò ai sensi del Regolamento regionale 5 maggio 2008, n. 2, Regolamento di attuazione della legge regionale 20 luglio 2006, n. 16 (Lotta al randagismo e tutela degli animali di affezione) – applicabile ratione temporis – che, al comma 3 dell’art. 7, dispone: «Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 3 della L.R. n. 16/2006, non è soggetta ad autorizzazione la detenzione, non a scopo di lucro, di animali d’affezione in numero limitato, condotta in locali o spazi abitativi o comunque in strutture diverse da quelle indicate negli articoli 8 e 9, a condizione che il proprietario degli animali abbia in uso i locali o gli spazi stessi. Per numero limitato, nel caso di cani e gatti, s’intende un numero uguale o inferiore a dieci. La detenzione di un numero superiore di cani e gatti è subordinata a specifica comunicazione al sindaco».

Ora, diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente, il citato comma 3 non si riferisce allo svolgimento di un’attività di ricovero.

Ciò si desume dal fatto che tale comma, seppur inserito in articolo rubricato Autorizzazione per le strutture adibite al ricovero di animali d’affezione, fa riferimento alla detenzione «…condotta in locali o spazi abitativi o comunque in strutture diverse da quelle indicate negli articoli 8 e 9…»; in proposito, da un lato il riferimento a “spazi abitativi”, dall’altro la circostanza che i richiamati articoli 8 e 9 sono riferiti rispettivamente a “strutture pubbliche” ed a “strutture private”, fanno ritenere che il citato comma 3 si riferisca alla detenzione di animali d’affezione nell’ambito di spazi o locali abitativi privati, formalmente non costituenti strutture adibite al ricovero.

Sotto altro profilo, non appare condivisibile l’argomentazione di parte ricorrente secondo cui la norma prevedrebbe un limite solo per cani o gatti.

Infatti, si deve ritenere che la norma indichi tali animali sono in via esemplificativa, essi appartenendo alle specie animali da cui con maggiore frequenza vengono tratti gli animali d’affezione.

Ne a diversa decisione potrebbe indurre l’argomentazione di parte ricorrente secondo cui il Regolamento comunale per il benessere degli animali dedicherebbe un apposito capitolo ai furetti, distinto e separato dalle norme relative a cani e gatti, così non risultando alcun limite quantitativo alla detenzione di furetti a scopo di affezione.

Infatti, l’articolo 36 del citato regolamento (allegato al ricorso sub 4) prevede, al comma 2, rubricato Furetti, che «Le gabbie per i furetti devono avere una dimensione minima di base pari a 0,5 metri quadri, con un’altezza minima di 80 cm. Fino a due esemplari. È vietata la detenzione permanente di furetti in gabbia e devono essere loro garantite un numero congruo di uscite giornaliere».

Ora, premesso che tali disposizioni difficilmente appaiono riferibili agli animali d’affezione, il numero di furetti reperito nell’appartamento rende difficile ipotizzare l’adeguata gestione di un congruo numero di gabbie ad essi dedicate nello spazio abitativo, tanto che l’applicazione del citato articolo 7, comma 3, al caso di specie da parte del Comune resistente risulta frutto di un’interpretazione favorevole alla ricorrente, e non per lei penalizzante.

Il Collegio è dell’avviso che, in ragione dell’evoluzione della vicenda, sussistano eccezionali ragioni, ai sensi degli artt. 26, comma 1, cpa e 92 cpc, per disporre l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra le parti in causa (sulle compensazione delle spese, si rinvia a TAR Lombardia – Milano, Sez. III, 2 febbraio 2015, n. 355).

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione III), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
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« Risposta #1 il: 01 Marzo 2018, 10:14:34 »