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Autore Topic: Il REGISTRO delle cose antiche/usate è IN VIGORE - Consiglio di Stato 2/3/2018  (Letto 2594 volte)

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Offline Staff Omniavis

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Buongiorno,
avrei bisogno di sapere se in caso di vendita di libri usati di basso prezzo, ne storici o artistici è necessaria comunque l'annotazione sul registro ex art. 128?
Grazie
La questione nasce dalla norma sotto riportata del regolamento di attuazione del TULPS che esonera da registro e/o registrazioni per oggetti PRIVI di valore o con valore ESIGUO senza che dia definizione ti tale valore.

Alcuni ENTI per eliminare tale discrezionalità hanno adottato degli atti (regolamento, ordinanza ecc...) prevedendo una entità variabile da 25 a 250 euro
Sono considerati di valore esiguo gli oggetti posti in vendita ad un costo pari od inferiore ad Euro 50,00 (www.comune.novara.it)
.. beni di valore non superiore ciascuno Euro 258,23 pari a lire 500.000 (www.comune.rovigo.it)
Si intendono cose usate prive di valore o di valore esiguo quelle che non superano il prezzo di Euro 25,00 (venticinque/00) (www.comune.vinovo.to.it).
In assenza di disposizioni normative che definiscano in maniera oggettiva il valore esiguo appare necessario definire come importi quello di 25 Euro per gli oggetti, e di 50 Euro per l'abbigliamento (www.comune.torino.it)

PERSONALMENTE ritengo che non si possa/debba stabilire a livello locale tale entità e che la stessa vada valutata discrezionalmente anche tenuto conto dell'oggetto.
Ad esempio 25 euro per un libro commerciale non è esiguo, per una miniatura può esserlo.
250 euro è valore esiguo per una autovettura ma non per un mobile ecc...


Spunti:
https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/economia-imprese/commercio-terziario/allegati/pareri/Commercio_di_cose_usate_x04.04.12x.pdf

https://www.google.it/search?q=site%3Aomniavis.it%2Fweb%2Fforum+%22esiguo+valore%22&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-b-ab&gfe_rd=cr&dcr=0&ei=Jb_VWrXdB4fCXqOenMgG

Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635
Art. 247
Il registro di chi fa commercio di cose antiche od usate o di chi commercia o fabbrica oggetti preziosi deve, agli effetti dell'art. 128 della Legge, indicare, di seguito e senza spazi in bianco, il nome, cognome e domicilio dei venditori e dei compratori, la data dell'operazione, la specie della merce comprata o venduta ed il prezzo pattuito.
Fatte salve le disposizioni di Legge in materia di prevenzione del riciclaggio, le disposizioni degli articoli 126 e 128 della Legge si applicano al commercio di cose usate quali gli oggetti d'arte e le cose antiche, di pregio o preziose, nonche' al commercio ed alla detenzione da parte delle imprese del settore, comprese quelle artigiane, di oggetti preziosi o in metalli preziosi o recanti pietre preziose, anche usati. Esse non si applicano per il commercio di cose usate prive di valore o di valore esiguo.



Offline saras84

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Buongiorno,
avrei bisogno di sapere se in caso di vendita di libri usati di basso prezzo, ne storici o artistici è necessaria comunque l'annotazione sul registro ex art. 128?
Grazie




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Il REGISTRO delle cose antiche/usate è IN VIGORE - Consiglio di Stato 2/3/2018



Cons. St., sez. I, 2 marzo 2018, n. 545 - Pres. e Est. D'Alessio

Beni culturali e ambientali – Antichità - Commercio – Registro ex art. 128 Tulps – Obbligo di tenuta – Sussiste

        Per effetto dell’abrogazione espressa dell’art. 126 del TULPS, non deve ritenersi implicitamente abrogato anche il successivo art. 128, con il conseguente venir meno, per i soggetti che erano indicati nell’abrogato art. 126, dell’obbligo di tenere un registro per coloro che esercitano l’attività (liberalizzata) del commercio di cose antiche o usate (1).

(1) Ha chiarito il parere che non risulta condivisibile la tesi di una abrogazione implicita della disposizione in questione.

Occorre, infatti, evidenziare, che ben diverse sono le finalità delle due disposizioni contenute negli artt. 126 e 128 del TULPS.
La prima disposizione, quella contenuta nell’art. 126 (ora abrogata), non consentiva l’esercizio del commercio di cose antiche o usate senza una preventiva dichiarazione all'autorità locale di pubblica sicurezza, regolando, quindi, le modalità di accesso all’attività, che si è voluto, con la riforma, rendere libera. La seconda disposizione, contenuta nell’art. 128 che invece ha la funzione di rendere possibile un controllo sulle attività svolte dai soggetti in essa indicati e quindi anche sulle attività di commercio compiute sulle cose antiche o usate.
E’ quindi ben possibile che una attività commerciale, riguardante cose antiche o usate, possa oggi essere avviata ed esercitata senza possibili controlli all’accesso ma che permanga il controllo sulle successive transazioni delle cose antiche o usate. Del resto è ben noto che il settore della vendita di beni antichi o usati è particolarmente esposto a possibili azioni illecite.
Il controllo sulle transazioni, che è reso possibile attraverso l’annotazione delle stesse su un apposito registro, reso obbligatorio dall’art. 128 del TULPS, rende così possibile l’attività di contrasto del mercato illegale delle cose antiche e usate.
Ulteriore elemento che conferma la permanenza nell’ordinamento della disposizione contenuta nell’art. 128 del TULPS è costituita dal fatto che il d.lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio (artt. 63 e segg.), e le relative disposizioni applicative (d.m. 15 maggio 2009, n. 95), che sono pacificamente vigenti, hanno inteso disciplinare nel dettaglio, con riferimento ai beni oggetto di tutela, le modalità per l’esercizio del controllo sulle transazioni.


https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/Approfondimenti/Beniambientalieculturali/Antichita/ConsigliodiStato2marzo2018n.545/index.html