Autore Topic: spaccio interno  (Letto 89 volte)

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Re:spaccio interno
« Risposta #2 il: 18 Maggio 2018, 14:44:09 »
1)quale comunicazione deve inoltrare al per iniziare l'attività
Scia per spaccio interno se è tale cioè per la vebndita ai DIPENDENI
"Art. 66 dlgs 59/2010 "1. La vendita di prodotti a favore di dipendenti da enti o imprese, pubblici o privati, di militari, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonché la vendita nelle scuole e negli ospedali esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi, di cui all'articolo 16 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è soggetta a segnalazione certificata di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune competente per territorio, ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e deve essere effettuata in locali non aperti al pubblico, che non abbiano accesso dalla pubblica via."


2)Dichiara che la società tratta commercio all'ingrosso e che pertanto lo spaccio non avrà ad oggetto beni di loro produzione
Lo spaccio è sempre al dettaglio mai all'ingrosso in quanto i clienti sono consumatori finali

3) se  alla vendita all'ingrosso possono partecipare anche i familiari
DIPENDENTI ed ovviamente familiari

4)quali sono i requisiti soggettivi ed oggettivi per poter svolgere l'attività   
Quelli del commercio al dettaglio art. 71 dlgs 59/2010

Art. 71. (Requisiti di accesso e di esercizio delle attività commerciali)

1. Non possono esercitare l'attività commerciale dì vendita e di somministrazione:

a) coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;

b) coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;

c) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;

d) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale;

e) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;

f) coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza;

2. Non possono esercitare l'attività di somministrazione di alimenti e bevande coloro che si trovano nelle condizioni di cui al comma 1, o hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la prevenzione dell'alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d'azzardo, le scommesse clandestine, nonché per reati relativi ad infrazioni alle norme sui giochi.

3. Il divieto di esercizio dell'attività, ai sensi del comma 1, lettere b), c), d), e) ed f), e ai sensi del comma 2, permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

4. Il divieto di esercizio dell'attività non si applica qualora, con sentenza passata in giudicato sia stata concessa la sospensione condizionale della pena sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere sulla revoca della sospensione.

5. In caso di società, associazioni od organismi collettivi i requisiti morali di cui ai commi 1 e 2 devono essere posseduti dal legale rappresentante, da altra persona preposta all'attività commerciale e da tutti i soggetti individuati dall'articolo 2, comma 3, del d.P.R. 3 giugno 1998, n. 252. In caso di impresa individuale i requisiti di cui ai commi 1 e 2 devono essere posseduti dal titolare e dall'eventuale altra persona preposta all'attività commerciale.


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Re:spaccio interno
« Risposta #2 il: 18 Maggio 2018, 14:44:09 »

 


Offline aprilemaggio

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spaccio interno
« Risposta #1 il: 18 Maggio 2018, 10:49:12 »
Una società per l'apertura di uno spaccio interno chiede:
1)quale comunicazione deve inoltrare al per iniziare l'attività
2)Dichiara che la società tratta commercio all'ingrosso e che pertanto lo spaccio non avrà ad oggetto beni di loro produzione
3) se  alla vendita all'ingrosso possono partecipare anche i familiari
4)quali sono i requisiti soggettivi ed oggettivi per poter svolgere l'attività   
Il punto 1 è rinviabile alla presentazione del COM 4 ora presente tramite la modulistica regionale
Al punto 2 non so
Al punto 3 la normativa si ferma ai dipendenti ma non mi ricordo dove si accenna anche ai familiari
4) penso che i requisiti oggettivi e soggetti siano tutti richiesti nella modulistica

Potete farmi sapere il vostro parere.
Grazie