Autore Topic: Limiti al potere di intervento sulla SCIA EDILIZIA (art. 19 L. 241/1990 e L.R.)  (Letto 1905 volte)

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Limiti al potere di intervento sulla SCIA EDILIZIA (art. 19 L. 241/1990 e L.R. Toscana)

T.A.R. Toscana, Sezione III, 23 dicembre 2014 n. 2155

FATTO e DIRITTO

1 - Nell’atto introduttivo del giudizio la Iniziative Centro Sud s.r.l. espone di aver acquistato nel 2009 un complesso immobiliare sito in Comune di San Giuliano Terme, frazione Ghezzano, località Legnaia, costituito da un casolare rurale di circa 1250 mq, composto da un fabbricato principale e alcune volumetrie secondarie; il fabbricato principale si sviluppa su due livelli ed è composto di 9 unità immobiliari, 4 con destinazione civile abitazione e 5 con destinazione magazzino; si precisa che il suddetto casolare ricade, a mente della disciplina urbanistica locale, in zona A (“nuclei storici consolidati”) di cui all’art. 18 delle NTA del RUC. Sul complesso immobiliare suddetto venivano avviate pratiche edilizie prima con d.i.a. del 2009, poi con s.c.i.a. del 2011 e infine con due varianti alla s.c.i.a. del 2011 presentate in data 12 e 13 luglio 2012 e protocollate P.E. 2012/482 e P.E. 2012/496, per il recupero a fini abitativi delle unità aventi altra destinazione, l’introduzione di corpi scala tra il piano terra e il primo piano ove mancanti, il recupero di solai crollati ecc. In ordine alle suddette varianti, l’Amministrazione adottava gli atti inibitori prot. n. 29258 dell’11.8.2012 e poi, a seguito dell’esame delle osservazioni dell’istante, prot. n. 33109 del 19.9.2012.
2 - Con il ricorso introduttivo del giudizio la Iniziativa Centro Sud s.r.l. impugna i suddetti atti, articolando nei loro confronti le seguenti censure:
- “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 84 comma 6 L.R. n. 1/2005, o comunque dell’art. 84-bis L.R. n. 1/2005, per carenza di potere inibitorio”, poiché l’intervento inibitorio è avvenuto una settimana oltre il termine di trenta giorni previsto dalle norme richiamate;
- “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 84 comma 6 L.R. n. 1/2005, nonché carenza di potere inibitorio, sotto diverso profilo, in combinato con l’art. 84, comma 2, L.R. n. 1/2005; carenza istruttoria, difetto dei presupposti, illogicità della motivazione”, non sussistendo nella specie una carenza documentale che giustifichi l’intervento inibitorio e non sussistendo comunque le carenze richiamate dall’Amministrazione;
- “Violazione e/o falsa applicazione art. 3 DPR n. 380/2001, artt. 79 e 84 L.R. n. 1/2005, art.12 NTA del RUC; illogicità della motivazione; carenza istruttoria; eccesso di potere per carenza dei presupposti, sviamento”; parte ricorrente contesta l’assunto dell’Amministrazione secondo cui gli interventi edilizi di cui alle varianti del 2012 sarebbero qualificabili come ristrutturazione D3, mentre l’art. 18 delle NTA per gli edifici di zona A consente interventi di ristrutturazione edilizia fino alla categoria D2.3;
- “Violazione e/o falsa applicazione art. 3 DPR n. 380/2001, artt.12 e 18 NTA del RUC, e dello ius aedificandi del proprietario; eccesso di potere per carenza dei presupposti, carenza istruttoria, illogicità”, contestandosi la realizzabilità degli interventi segnalati solo a seguito di approvazione di Piano di Recupero di iniziativa privata convenzionata.
3 - Il Comune di San Giuliano Terme si è costituto in giudizio per resistere al ricorso.
4 - Con motivi aggiunti depositati in data 20 maggio 2013 la società ricorrente impugna ulteriori atti e precisamente: il verbale di sopralluogo prot. n. 1904 del 14 gennaio 2013, l’atto di avvio del procedimento sanzionatorio per la sopraelevazione del tetto dell’immobile (prot. n. 8813 del 4.3.2013) e la risposta alle osservazioni (prot. n. 14928 del 22.4.2013) e l’atto di avvio del procedimento sanzionatorio per la realizzazione di scale interne (prot. n. 8815 del 7.3.2013), oltre al regolamento comunale in materia di sanzioni amministrative, articolando nei confronti dei suddetti atti le seguenti censure:
- “Illegittimità derivata dai provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo, e per i vizi ivi dedotti”;
- “Illegittimità per violazione e/o falsa applicazione art. 3 DPR n. 380/2001, artt. 79 e 84 L.R. n. 1/2005; art. 12 delle NTA del RUC; illogicità della motivazione; carenza istruttoria; eccesso di potere per carenza dei presupposti, sviamento”; la presente censura è diretta al verbale di sopralluogo del 27.12.2012 e all’atto del 22.4.2013; si contesta quando evidenziato in verbale, e cioè l’effettuazione di interventi rientranti in categoria D3, invece di D2.3 (il che sarebbe avvenuto a causa della realizzazione di scale interne di collegamento) e l’effettuazione di rialzamento dell’edificio; la sopraelevazione è dovuta alle strutture di c.a. di massimo 50 cm legate ad esigenze di sicurezza strutturale e che non alterano l’identità tipologica e morfologica dell’edificio;
- “Illegittimità in via autonoma, per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 134 della L.R. n. 1/2005; carenza istruttoria; carenza motivazionale; eccesso di potere per travisamento ed illogicità”, contestandosi il calcolo della sanzione pecuniaria, frutto dell’applicazione di metodo già oggetto di declaratoria di illegittimità da parte di questo Tribunale.
Nei suddetti motivi aggiunti parte ricorrente formula altresì istanza di ammissione di verificazione volta ad accertare l’altezza esterna del fabbricato prima e dopo l’intervento sulla copertura.
5 - Con secondo atto di motivi aggiunti depositato in data 13 giugno 2013 parte ricorrente impugna il provvedimento n. 8 del 2013, con il quale è stata ingiunto il pagamento della sanzione pecuniaria relativa al rialzo del fabbricato, e il provvedimento n. 9 del 2013 portante ordine demolitorio per la realizzazione di scale interne al fabbricato. Nei secondi motivi aggiunti parte ricorrente ripropone le censure già avanzate con il ricorso introduttivo e i primi motivi aggiunti, aggiungendo le ulteriori seguenti censure:
- “”Illegittimità per violazione e/o falsa applicazione art. 3 DPR n. 380/2001, artt. 79 e 84 LRT n. 1 del 2005, art. 12 NTA del RUC; illogicità della motivazione; carenza istruttoria; eccesso di potere per carenza dei presupposti, sviamento”; parte ricorrente censura la qualificazione effettuata dall’Amministrazione dell’intervento de quo in categoria D3, che l’Amministrazione ricava in particolare dalla realizzazione per cinque appartamenti delle scale di collegamento tra piano terra e primo piano; si contesta l’aumento di carico urbanistico e la necessità di PdR e si evidenzia che il rialzamento è stato dovuto solo ad adeguamento alla normativa antisimica; si evidenzia che la realizzazione delle scale di collegamento debba essere valutata singolarmente e allora rientra nella “manutenzione straordinaria”;
- “Illegittimità, per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 134 della L.R. n. 1/2005; carenza istruttoria; carenza motivazionale; eccesso di potere per travisamento ed illogicità”, contestandosi il calcolo della sanzione per il rialzamento del tetto;
- “Illegittimità, per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 134 della L.R. n. 1/2005; carenza istruttoria; carenza motivazionale; eccesso di potere per carenza di presupposti, contraddittorietà ed illogicità”, censurando il provvedimento n. 9 del 2013 sul rilievo che l’Amministrazione non ha in alcun modo motivato in ordine alla scelta di irrogare la sanzione demolitoria in luogo di quella pecuniaria.
6 – L’Amministrazione comunale resiste anche ai motivi aggiunti, ritenendoli infondati e comunque inammissibili. Nella memoria del 21 giugno 2013 il Comune di San Giuliano Terme eccepisce altresì la inammissibilità del ricorso introduttivo avverso le diffide giacché le stesse, ancorché legittime, sarebbero comunque superate a seguito della irrigazione della sanzione demolitoria (si legge che le diffide devono “ritenersi sicuramente superate dalla successiva attività di repressione e controllo dell’abusivismo edilizio culminata nella sanzione ripristinatoria irrogata in conseguenza dell’accertata difformità delle opere di ristrutturazione eseguite in contrasto con la normativa urbanistica vigente”).
7 - Con ordinanza n. 323 del 27 giugno 2013 la Sezione ha respinto la domanda incidentale di sospensione avanzata da parte ricorrente in sede di secondi motivi aggiunti.
8 - Con terzo atto di motivi aggiunti depositato in data 7 gennaio 2014 parte ricorrente impugna il provvedimento n. AC 2013/0049 del 18 ottobre 2013, di assentimento della istanza di accertamento di conformità formulata dalla ricorrente in data 11.07.2013 (relativo alle unità immobiliari poste alle estremità del fabbricato colonico) e il provvedimento n. 16 del 2013 di applicazione della sanzione pecuniaria sostitutiva della sanzione demolitoria ingiunta con il provvedimento n. 9 del 2013 precedentemente gravato (in relazione agli appartamenti nella parte centrale del fabbricato e in cui il collegamento piano terra – primo piano è stato realizzato ex novo dalla ricorrente). Nel suddetto atto di motivi aggiunti, oltre a riproporre le censure già avanzate sotto forma di illegittimità derivata, parte ricorrente formula le ulteriori seguenti censure:
- “Illegittimità per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 140 della L.R. n. 1 del 2005; carenza istruttoria; carenza motivazionale; eccesso di potere per travisamento e illogicità”: parte ricorrente censura il fatto che l’accertamento di conformità sia stato rilasciato per “ristrutturazione” e “civile abitazione”, aspetti non richiesti nell’istanza; censura poi che il calcolo di oblazione e contributi, in quanto effettuato con riferimento all’intera superficie degli appartamenti e non solo alle opere di cui era espressamente richiesta la sanatoria (scale di muratura e completamento del soppalco);
- “Illegittimità, per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 134 della L.R. n. 1/2005; carenza istruttoria; carenza motivazionale; eccesso di potere per travisamento ed illogicità”: parte ricorrente contesta la sanzione pecuniaria sostitutiva di quella demolitoria calcolata con riferimento alle scale realizzate.
9 - Con ordinanza collegiale n. 535 del 19 marzo 2014 la Sezione ha disposto lo svolgimento di verificazione, volta ad accertare il quantum di rialzamento dell’edificio conseguente ai lavori realizzati e la sua riconducibilità, o meno, in via esclusiva, all’inserimento del cordolo di cemento armato per ragioni di staticità. Il verificatore ha depositato la relazione conclusiva, con la documentazione di supporto, in data 27 maggio 2014.
10 – Chiamata la causa alla pubblica udienza del giorno 9 dicembre 2014, relatore il cons. Riccardo Giani, e sentiti i difensori comparsi, come da verbale, la stessa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.
11 – Nell’ambito di un complesso intervento edilizio posto in essere sull’immobile della società ricorrente vengono in considerazione nel presente giudizio, in primo luogo, le due s.c.i.a. presentate dalla società medesima in data 12 luglio 2012 prot. n. 25683 (pratica edilizia n. 482/2012) e in data 13 luglio 2012 prot. n. 25741 (pratica edilizia n. 496/2012) con le quali, presentate come varianti a precedente s.c.i.a. del 2011, si procedeva al recupero a fini abitativi di unità immobiliari, in particolare prevedendosi l’introduzione di corpi scala per legare il piano terra al primo piano, oltre alla ricostruzione e la restauro di solai. A fronte delle suddette s.c.i.a., presentate, come detto, in data 12 luglio 2012 e 13 luglio 2012 (cfr. docc. 13 e 14 di parte ricorrente), l’Amministrazione è intervenuta, esercitando il controllo inibitorio di cui all’art. 84 della legge regionale Toscana n. 1 del 2005, con la nota prot. n. 29258 dell’11 agosto 2012 la quale, con riferimento alle pratiche edilizie 482/2012 e 496/2012, ingiunge il divieto di prosecuzione e l’ordine di ripristino.
12 – Con il primo mezzo di cui al ricorso introduttivo la società ricorrente censura il provvedimento prot. n. 29258 dell’11 agosto 2012 e il successivo provvedimento di conferma prot. n. 33109 del 19.9.2012 per violazione dell’art. 84, comma 6 della legge regionale n. 1 del 2005, essendo stati adottati oltre il termine perentorio di trenta giorni previsto dalla norma.
La censura è fondata.
È noto che con il modulo procedimentale della s.c.i.a. (di cui in generale all’art. 19 della legge n. 241 del 1990) l’attività del privato (nella specie attività edilizia) non è più sottoposta ad un controllo amministrativo ex ante, finalizzato al rilascio di un atto di tipo autorizzatorio, bensì ad un controllo amministrativo ex post, cioè posto in essere dall’Amministrazione una volta che ha ricevuto la segnalazione certificata del privato, in esito alla quale il privato medesimo può dare avvio all’attività segnalata. Il suddetto controllo ex post può dar luogo al divieto di prosecuzione dell’attività, ove l’Amministrazione accerti la carenza dei requisiti e dei presupposti per lo svolgimento dell’attività segnalata; il suddetto controllo con esito inibitorio deve svolgersi ordinariamente nel termine di 60 giorni, che diventano 30 nel caso della s.c.i.a. edilizia, giusto il disposto, a livello nazionale, del comma 6-bis dell’art. 19 della legge n. 241 del 1990. Ciò è confermato dalla normativa regionale, poiché ai sensi dell’art. 84, comma 6, della legge regionale Toscana n. 1 del 2005, l’atto di controllo inibitorio, con il quale l’Amministrazione riscontra la mancanza dei requisiti propri della s.c.i.a. ed evita il consolidarsi della segnalazione medesima, deve essere “notificato” al proponente “entro il termine di trenta giorni dalla presentazione della s.c.i.a.”. Decorso tale termine si consolidano gli effetti della s.c.i.a., salvo l’eventuale successiva adozione da parte dell’Amministrazione di un atto di autotutela, secondo la disciplina di cui all’art. 19, commi 3 e 4 della legge n. 241 del 1990 (sul punto modificata dal decreto-legge n. 133 del 2014, convertito dalla legge n. 164 del 2014).
Applicando la suddetta normativa al caso di specie risulta evidente la fondatezza della censura in esame, avendo l’Amministrazione adottato l’atto di controllo inibitorio oltre il termine di legge. Risulta, infatti, documentato in atti che le varianti s.c.i.a. di cui alle pratiche edilizia n. 482/2012 e n. 496/2012 sono state presentate all’Amministrazione comunale in data, rispettivamente, 12 e 13 luglio 2012 (docc. 13 e 14 di parte ricorrente); e risulta parimenti che l’atto di controllo inibitorio prot. n. 29258, adottato ai sensi dell’art. 84, comma 6, della legge regionale n. 1 del 2005, pur avendo la data del 1 agosto 2012, è stato portato a spedizione in data 17 agosto 2012 e ricevuto in data 21 agosto 2012 (cfr. doc. 10 del deposito comunale del 21 giugno 2013); è quindi evidente che il suddetto atto non ha rispettato la previsione di cui all’art. 84, comma 6, cit., cui peraltro si richiama, che richiede la notifica dell’atto stesso entro 30 giorni dalla presentazione della s.c.i.a. La illegittimità del primo atto (il 29258 dell’11.8.2012) travolge anche il secondo (il 33109 del 19.9.2012), con il quale l’Amministrazione conferma il primo atto in esito all’esame delle osservazioni di parte ricorrente.
L’Amministrazione comunale resiste alla censura in esame, evidenziando che non ci sarebbe interesse alla sua decisione, poiché le diffide in questione sarebbero superate a seguito della irrogazione della sanzione demolitoria (afferma infatti l’Amministrazione che le diffide devono “ritenersi sicuramente superate dalla successiva attività di repressione e controllo dell’abusivismo edilizio culminata nella sanzione ripristinatoria irrogata in conseguenza dell’accertata difformità delle opere di ristrutturazione eseguite in contrasto con la normativa urbanistica vigente”). L’assunto difensivo non risulta condivisibile. È vero che il Comune di San Giuliano Terme ha successivamente sanzionato le opere di cui alle s.c.i.a. in considerazione (e quindi in particolare la realizzazione delle scale di collegamento tra i piani) prima con l’irrogazione di sanzione demolitoria (con il provvedimento n. 9 del 2013) e poi con l’irrogazione, in luogo della demolizione, della sanzione pecuniaria (con il provvedimento n. 16 del 2013). Ma l’adozione degli atti sanzionatori non supera affatto la questione attinente alla tempestiva adozione dell’atto di controllo inibitorio di cui alla censura in esame; infatti, all’opposto, solo in quanto gli atti controllo inibitorio sulle s.c.i.a. siano tempestivi, e quindi la loro legittima adozione abbia evitato il consolidamento del titolo edilizio di cui alla s.c.i.a., è possibile applicare sanzioni (demolitorie o pecuniarie) su intervento edilizio non coperto da titolo e quindi illegittimo; se invece gli atti di inibizione delle s.c.i.a. non sono tempestivi, le segnalazioni risultano consolidate e danno legittimità agli intereventi edilizi segnalati, i quali non possono quindi essere sanzionati. In secondo luogo l’Amministrazione comunale, nella propria memoria del 21 giugno 2013, evoca poi l’art. 84-bis della legge regionale Toscana n. 1 del 2005, evidenziando come tale norma preveda “un generale potere di controllo sugli interventi di ristrutturazione non conformi anche ove sia in ipotesi decorso il termine di diffida”. Anche questo assunto non pare tuttavia condivisibile. Gli atti impugnati, infatti, non contengono alcun riferimento all’art. 84-bis cit., mentre essi fatto espressa applicazione dell’art. 84, comma 6, della legge regionale n. 1 del 2005; avendo l’Amministrazione, in sede procedimentale, fatto applicazione del solo potere generale di cui all’art. 84 cit. non risulta possibile in sede giudiziaria riqualificare gli atti ritenendoli espressione di un diverso potere (quello di cui all’art. 84-bis cit.) che presenta caratteri e requisiti di applicazione distinti, che dovevano essere presi in esame e valutati dall’Amministrazione in sede procedimentale.
13 – La fondatezza del primo motivo di ricorso consente di accogliere il ricorso introduttivo del giudizio, potendo ritenere assorbite le ulteriori avanzate censure, poiché gli atti di controllo inibitorio gravati (provvedimenti prot. n. 29258 dell’11.8.2012 e prot. n. 33109 del 19.9.2012) sono stati adottati oltre il termine massimo in cui è consentito all’Amministrazione di inibire le attività oggetto di s.c.i.a., salvo il successivo esercizio dei poteri di autotutela (nei sensi in cui tale esercizio è ammissibile ex art. 19, comma 3 e 4, della legge n. 241 del 1990), potere di autotutela che non è stato nella specie utilizzato.
14 – Con il primo atto di motivi aggiunti, depositato in data 20 maggio 2013, parte ricorrente impugna il verbale di sopralluogo prot. n. 1904 del 14 gennaio 2013, due comunicazione di avvio del procedimento (prot. n. 8813 del 4.3.2013 e prot. n. 8815 del 7.3.2013) e la nota prot. n. 14928 del 22.4.2013, articolando nei loro confronti censure di violazione di legge ed eccesso di potere.
I motivi aggiunti in esame sono inammissibili, per mancanza di natura provvedimentale degli atti gravati e quindi mancanza d’interesse alla loro impugnazione, come da indicazione fatta alle parti in sede di pubblica udienza, ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a. Tale natura non decisoria e non lesiva è palese per le due comunicazioni di avvio del procedimento, che sono ontologicamente atti prodromici privi di effetti lesivi definitivi, e per il verbale di sopralluogo, anch’esso pacificamente atto istruttorio che non produce effetti giuridici lesivi; ma tale natura sussiste anche con riferimento alla nota prot. n. 14928 del 22 aprile 2013 che non è atto di determinazione finale di irrogazione della sanzione (che è infatti stata irrogata con distinto provvedimento) ma atto interlocutorio di risposta alle osservazioni di parte rispetto alla comunicazione di avvio del procedimento.
15 – Con secondo atto di motivi aggiunti parte ricorrente impugna i provvedimenti nn. 8 e 9 del 2013, a mezzo dei quali il Comune di San Giuliano Terme ha irrogato la sanzione pecuniaria in relazione al rialzo del fabbricato (provvedimento n. 8/2013) e la sanzione demolitoria in ordine alla realizzazione di scale interne al fabbricato (provvedimento n. 9 del 2013), dovendosi esaminare distintamente la sorte dei due gravati atti.
16 – Con il provvedimento n. 8 del 2013 l’Amministrazione ingiunge alla società ricorrente la sanzione amministrativa pecuniaria di € 64.307,63 con riferimento all’accertato rialzo dell’edificio, che non risulta ad avviso dell’Amministrazione giustificato da esigenze di natura antisismica. Con il primo mezzo di cui ai secondi motivi aggiunti (o meglio parte di tale motivo di censura, che è anche riferito all’altro provvedimento gravato, il n. 9 del 2013) e con il secondo mezzo di cui allo stesso atto di motivi aggiunti, parte ricorrente censura il provvedimento di irrogazione della sanzione pecuniaria per il rialzo del tetto, evidenziando che il rialzamento è stato dovuto solo ad un adeguamento alla normativa antisismica e quindi non concretizza la contrarietà alla disciplina urbanistica sanzionata dall’Amministrazione e rilevando altresì, in subordine, la illegittimità del calcolo della sanzione pecuniaria.
La censura di illegittimità della sanzione pecuniaria irrogata è fondata, alla luce dei rilievi che seguono.
L’Amministrazione era giunta alla irrogazione della sanzione in esame sulla base degli accertamenti di cui al verbale n. 1904 del 14.1.2013 (doc.5 di parte ricorrente), nel quale, pur dando atto gli accertatori comunali che “per quanto concerne il rialzamento dell’intero edificio occorre premettere che lo stesso può ritenersi in parte ammissibile essendo determinato dalla necessità di realizzare una nuova cordulatura perimetrale destinata a conseguire una migliore risposta agli effetti sismici nonché un nuovo piano di appoggio per gli elementi strutturali in copertura”, gli stessi ritenevano che il rialzamento fosse maggiore di quello conseguente all’inserimento del cordolo di cemento armato, pur non giungendo a misurazioni del tutto certe anche per difetto di “idonea strumentazione”, ma parlando comunque di un rialzamento di circa 50 cm, oltre il cordolo. A fronte della tesi dell’Amministrazione (avvenuta realizzazione di un rialzo ulteriore rispetto a quello conseguente all’inserimento di cordolatura di cemento armato per esigenze statiche) e alla contrapposta ricostruzione fattuale di parte ricorrente (il rialzamento è dovuto soltanto all’inserimento di strutture di cemento armato legato ad esigenze di sicurezza strutturale), il Collegio ha disposto, con ordinanza n. 535 del 2014, lo svolgimento di verificazione volta ad accertare “se il rialzo eventualmente accertato sia da attribuire o meno in via esclusiva all’inserimenti di cordolo di cemento armato (del quale indicare l’altezza)”. Il verificatore, all’esito delle operazione peritali svolte nel contraddittorio della parti, ha depositato la relazione conclusiva in data 27 maggio 2014. Il verificatore ha accertato, all’esito di un accertamento complesso e articolato che il Collegio ritiene di condividere, che: a) l’edificio prima dello smontaggio del tetto aveva un’altezza in gronda di m. 6,02 e al colmo di m. 7,90; b) l’edificio a lavori conclusi ha un’altezza in gronda di m. 6,47 e al colmo di m. 8,40; c) con riferimento alla murature trasversali “il rialzo si può affermare che è dovuto essenzialmente all’inserimento del cordolo avente un’altezza media di circa cm. 42 (differenza di cm. 3 rispetto al rialzo complessivo verificato di cm. 45)”; d) “l’altezza del cordolo in prossimità dei muri longitudinali si riduce per la rastrematura del medesimo”, così che “per quanto riguarda i muri longitudinali lato est ed ovest del fabbricato, il cordolo ha un’altezza di circa cm. 28/30, ridotta rispetto al cordolo dei muri trasversali che sono mediamente di circa cm. 42”; e) “la scelta progettuale di ridurre l’altezza dei cordoli lungo i muri longitudinali, ha fatto sì che per poter mantenere la stessa quota di progetto della copertura l’impresa esecutrice ha posto in opera ricorsi in laterizio, sul lato est per un’altezza di circa cm. 17, mentre sul lato ovest i ricorsi in laterizio hanno un’altezza di circa cm. 35”. Rileva il Collegio che l’accertamento del verificatore ha confermato le tesi di parte ricorrente, cioè ha evidenziato che non vi è un significativo rialzo del fabbricato per ragioni diverse dall’inserimento del cordolo di cemento armato, quindi per ragioni di staticità ritenute legittime anche dall’Amministrazione; solo sui due muri longitudinali il cordolo ha dimensione minore e quindi la differenza, per mantenere lo stesso livello complessivo, è stata riempita con componenti in laterizio; queste ultime tuttavia hanno sostanzialmente una funzione di riempimento correlato alla “rastremazione” di forma (cioè in sostanza riduzione di sezione) che ha interessato i cordoli trasversali, quindi un significato tecnico che non può costituire sopraelevazione illegittima.
La fondatezza dell’esaminata censura, comporta la illegittimità del provvedimento n. 8 del 2013, che ha applicato una sanzione pecuniaria per illegittimo rialzamento del fabbricato.
17 – Sempre con i secondi motivi aggiunti viene anche gravato il provvedimento n. 9 del 2013, che ha sanzionato, con ordine demolitorio, la realizzazione di scale di collegamento nei subalterni 27, 29, 30, 17 e 18. Il suddetto provvedimento risulta invero superato dal successivo corso del complesso iter amministrativo. Infatti, a seguito della presentazione ad opera di parte ricorrente di domanda di accertamento di conformità e di istanza di conversione della sanzione demolitoria in sanzione pecuniaria, il Comune di San Giuliano Terme, con provvedimento n. 16 del 2013, ha accolto la istanza di conversione, applicando la sanzione pecuniaria in relazione alle opere relative ai subalterni 29, 30 e 17 (doc. 50 di parte ricorrente), e con concessione n. 49 del 2013 ha accolto la domanda di sanatoria con riferimento alle opere di cui ai subalterni 27 e 18 (doc. 51 di parte ricorrente). I due atti citati (provvedimento n. 16 del 2013 e concessione in sanatoria n. 49 del 2013), gravati poi con i terzi motivi aggiunti, superano integralmente il disposto di cui all’originario provvedimento di demolizione n. 9 del 2013, con il risultato che i secondi motivi aggiunti, in parte qua, risultano improcedibili per sopravvenuta carenza d’interesse, come evidenziato dall’Amministrazione nei propri scritti difensivi.
18 – Con il terzo atto di motivi aggiunti parte ricorrente impugna il provvedimento n. 49 del 2013 di assentimento della domanda di accertamento di conformità e il provvedimento n. 16 del 2013 di applicazione della sanzione pecuniaria per parte delle opere realizzate (quelle non oggetto di sanatoria), in sostituzione della sanzione demolitoria. Parte ricorrente fa valere, in primo luogo, una censura di illegittimità derivata rispetto alla illegittimità degli atti a monte, gravati con il ricorso introduttivo del giudizio e con i successivi atti di motivi aggiunti.
La censura di illegittimità derivata è fondata.
Gli atti gravati, pur nel loro diverso contenuto giuridico (sanatoria ovvero sanzione pecuniaria in luogo della demolitiva) hanno proprio ad oggetto la realizzazione di opere, prevalentemente collegamenti verticali tra piano terra e primo piano, oggetto delle s.c.i.a. del 12 e 13 luglio 2012 (pratiche 482/2012 e 496/2012) sulle quali sono intervenuti gli atti di controllo inibitorio prot. n. 29258 dell’11 agosto 2012 e prot. n. 33109 del 19.9.2012, impugnati con il ricorso principale. L’accoglimento del ricorso principale, in esito alla verifica della tardività dell’intervento inibitorio rispetto al termine di trenta giorni di cui all’art. 84, comma 6, della legge regionale n. 1 del 2005, comporta che gli atti di controllo inibitorio risultano illegittimi e devono essere annullati, con il risultato che le s.c.i.a., in assenza di interventi di annullamento d’ufficio, legittimano l’attività edilizia posta in essere sulla base delle segnalazioni stesse. Dal che consegue che, stante la legittimità dell’attività edificatoria posta in essere in esito alle s.c.i.a. in questione, non vi è spazio giuridico per l’adozione né di un provvedimento di sanatoria parziale, quale la concessione n. 49 del 2013, che presuppone comunque la illegittimità della opere da sanare, né per la irrogazione di una sanzione pecuniaria, come nel caso del provvedimento n. 16 del 2013, che ancora presuppone la illegittimità delle opere realizzate.
19 – Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso introduttivo deve essere accolto, i primi motivi aggiunti devono essere dichiarati inammissibili, i secondi motivi aggiunti devono in parte essere dichiarati improcedibili e in parte accolti e i terzi motivi aggiunti devono essere accolti. Le spese seguono la soccombenza e sono poste a carico dell’Amministrazione resistente, nell’importo di cui al dispositivo. Fanno carico all’Amministrazione resistente anche gli onorari e le spese di verificazione, nell’importo di cui alla richiesta avanzata dal verificatore in data 27 maggio 2014.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, e sui connessi motivi aggiunti, così dispone:
- accoglie il ricorso introduttivo del giudizio e per l’effetto annulla i provvedimenti prot. n. 29258 dell’11.8.2012 e prot. n. 33109 del 19.9.2012;
- dichiara inammissibili i primi motivi aggiunti;
- dichiara in parte improcedibili e in parte accoglie i secondi motivi aggiunti, nei sensi di cui in motivazione, e per l’effetto annulla il provvedimento n. 8 del 2013;
- accoglie i terzi motivi aggiunti e per l’effetto annulla, nei sensi di cui in motivazione, il provvedimento n. 16 del 2013 e il provvedimento n. AC2013/0049.
Condanna il Comune di San Giuliano Terme al pagamento delle spese di giudizio in favore della società ricorrente, liquidate in € 4.000,00 (quattromila/00) oltre accessori di legge.
Liquida onorari e spese di verificazione, in favore del geom. Riccardo Ceccarelli, nell’importo complessivo di € 924 (di cui 874 per onorari e 50 per spese) rettificando in tale importo la anticipazione di cui all’ordinanza n. 535 del 2014; pone onorari e spese di verificazione a carico del Comune di San Giuliano Terme.
Manda la Segreteria per la comunicazione della presente sentenza anche al verificatore geom. Riccardo Ceccarelli.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 9 dicembre 2014 con l'intervento dei magistrati:
Maurizio Nicolosi, Presidente
Riccardo Giani, Consigliere, Estensore
Raffaello Gisondi, Primo Referendario
******************
Omniavis srl - Firenze, Lungarno Colombo 44
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