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Autore Topic: L’animale domestico è un “bene di consumo”?  (Letto 471 volte)

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Risposta #1 il: 02 Ottobre 2018, 10:36:14
L’animale domestico è un “bene di consumo”?



Cassazione civile, sez. II, sentenza 25 settembre 2018, n. 22728 

COMMENTO: http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2018/10/01/l-animale-domestico-e-un-bene-di-consumo

SENTENZA: http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180925/snciv@s20@a2018@n22728@tS.clean.pdf

L'uomo ha sempre manifestato verso gli animali, in quanto esseri
senzienti, un senso di pietà e di protezione, quando non anche di
affetto. Da qui l'esistenza, in tutte le epoche storiche, di precetti
giuridici, essenzialmente di natura pubblicistica, posti a salvaguardia
e a tutela degli animali ... gli animali addomesticati dall'uomo
sono tradizionalmente distinti in animali "da reddito", utilizzati per il
lavoro o per la produzione (carni, latte, uova, lana, pelli, etc.), e
animali "da compagnia" (o "d'affezione"), per tali intendendosi «ogni
animale tenuto, o destinato ad essere tenuto, dall'uomo, per
compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari» (art. 1
d.P.C.m. 28/02/2003).

Va tuttavia precisato che la disciplina pubblicistica che appresta
tutela agli animali non rende comunque questi ultimi titolari di diritti.

Orbene, non è dubbio che l'interpretazione dell'art. 1496 cod. civ.
(su cui Cass., Sez. 3, n. 604 del 06/03/1971, relativamente alla
gerarchia tra le norme applicabili) non può rimanere cristallizzata al
tempo della adozione del codice civile, ma deve tener conto
dell'evoluzione del sistema normativo nel suo complesso e, in
particolare, della sopravvenuta disciplina posta a tutela del
consumatore e del suo riflesso sulle norme codicistiche che regolano
la compravendita.

Esiste, dunque, nell'attuale assetto normativo della disciplina della
compravendita, una chiara preferenza del legislatore per la normativa
del codice del consumo relativa alla vendita ed un conseguente ruolo
"sussidiario" assegnato alla disciplina codicistica (relativa tanto al
contratto in generale che alla compravendita): nel senso che, in tema
di vendita di beni di consumo, si applica innanzitutto la disciplina del
codice del consumo (artt. 128 e segg.), potendosi applicare la
disciplina del codice civile solo per quanto non previsto dal codice del
consumo.

Il giudice di rinvio, ai sensi dell'art. 384 cod. proc. civ., dovrà
conformarsi ai seguenti principi di diritto:
- «La compravendita di animali da compagnia o d'affezione, ove
l'acquisto sia avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita
quotidiana estranee all'attività imprenditoriale o professionale
eventualmente esercitata dal compratore, è regolata dalle norme del
codice del consumo, salva l'applicazione delle norme del codice civile
per quanto non previsto»;
- «Nella compravendita di animali da compagnia o d'affezione,
ove l'acquirente sia un consumatore, la denuncia del difetto della cosa
venduta è soggetta, ai sensi dell'art. 132 del codice del consumo, al
termine di decadenza di due mesi dalla data di scoperta del difetto».

« Ultima modifica: 02 Ottobre 2018, 10:39:03 da Staff Omniavis »