Autore Topic: Sequestro cautelare ex art. 106 comma 4 l.r. 62/2018  (Letto 479 volte)

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Re:Sequestro cautelare ex art. 106 comma 4 l.r. 62/2018
« Risposta #2 il: 23 Gennaio 2019, 06:59:42 »
Alla luce delle recenti novità introdotte dalla l.r. Toscana 62/2018, mi pongo e vi pongo un interrogativo sulla natura del sequestro (che io definisco "estortivo") di cui all'art. 116/IV l. cit.
Intanto, il legislatore regionale assurge a "sequestro cautelare" quello relativo alle attrezzature e merci in uso al commerciante su area pubblica, autorizzato ad esercitare il commercio, ma che lo esercita in modo irregolare. Diversamente, il secondo comma dell'art. 13 della l. 689/1981, individua nel "sequestro cautelare", quello inerente le "...cose che possono formare oggetto di confisca amministrativa..." ovvero quelle che "...servirono o furono destinate a commettere la violazione..." oppure quelle delle quali "...la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione..." costituisce violazione amministrativa (art. 20 l. 689/81).
Quindi, a parere di chi scrive, il "sequestro estortivo" delle attrezzature e le merci oggetto di cui sopra, resta una mera misura amministrativa, in quanto finalizzata al pagamento della sanzione pecuniaria amministrativa: non a caso, il comma 4 dell'art. 106 l.r. cit., nulla prevede in ordine alla destinazione delle cose sequestrate, qualora non avvenga il pagamento in misura ridotta, entro i canonici sessanta giorni. Le dovremo considerare cose abbandonate o cos'altro e, in tal caso, che cosa ne dovremo fare? In questo caso, infatti, nessun riferimento viene fatto alla confisca amministrativa (vera e propria sanzione accessoria che si applica di diritto), se non in via derivata, se ed in quanto applicabile il principio del combinato di sposto di cui agli artt. 13 e 20 l. 689/81: ma, per quanto già detto, il caso non mi sembra possa essere riferibile al "sequestro estortivo".
In termini di prassi operativa (ch'è poi la cosa di più diretto interesse), come dovremo comportarci ovvero, quali margini di operatività abbiamo rispetto a quello che pare essere un obbligo giuridico che rischia di ingabbiare l'attività della P.A.? Evidentemente, se ogni qualvolta un commerciante commette una mera irregolarità (fatta salva quella inerente la pubblicità dei prezzi), si deve procedere al sequestro ("estortivo"), è immaginabile che l'attività di verifica e controllo, venga sacrificata dalla necessità di adempiere alle formalità necessarie a mantenere inalterate le cose sequestrate: quanto meno per evitare che il commerciante, in una fase successiva, richieda i danni alla P.A., per omessa conservazione del bene sequestrato e (comunque) destinato al commercio.
Chiaro l'intento del legislatore regionale, di contrastare un fenomeno deleterio, quale il commercio irregolare esercitato da chi non è aggredibile sul piano pecuniario, in quanto insolvibile: non è solvibile per la sanzione amministrativa in via breve, ma non lo è neppure in futuro, allorquando alla somma di denaro di cui sopra, si debbono aggiungere quelle necessarie alla successiva attivazione delle procedure di riscossione... quindi, si interrompe subito l'attività e, sequestrando l'oggetto del commercio, si evita che lo stesso possa essere portato a conseguenze ulteriori. Ma la misura, per quanto già detto, è da estendere, oggi, a qualsiasi altro illecito e, soprattutto, a qualsisi altro soggetto, anche solvibile.
Se, per ipotesi, possiamo, infine, paragonare la misura del "sequestro estortivo" a quello che nel codice della strada è il "fermo amministrativo" (art. 207 cod. cit.) applicabile ai veicoli recanti targa non italiana (finalizzato, per l'appunto, al pagamento della sanzione), potremmo trovare una via "più semplice" da applicare, che potremmo definire il "fermo commerciale": in buona sostanza, la merce e le attrezzature oggetto del sequestro potrebbero essere affidate al commerciante (una volta catalogate, fotografate, ecc.), con l'intimazione di cessare l'attività commerciale stessa e, soprattutto, l'uso delle attrezzature e la vendita di quelle stesse merci. In caso di violazione, il "custode" affidatario della merce, sarebbe punibile per l'omessa custodia delle merci ovvero la rimozione degli eventuali sigilli applicati.
Francamente non so se questa ipotesi, possa o non possa essere condivisibile, in punto di diritto ma, certamente, una rigida applicazione della norma, non so quanti e quali vantaggi oggettivi possa portare.
...dura lex sed lex...

CONCORDIAMO CON LA TUA RICOSTRUZIONE E VALUTAZIONI.

Perà dura lex regionalis sed dura lex regionalis .... la norma c'è, va applicata, non risulta impugnata (al momento) e contiene delle anomalie (rispetto all'impianto della 689) evidenti ... ma altrettanto evidente è la sua finalità che hai definito "estorsiva" ...
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Re:Sequestro cautelare ex art. 106 comma 4 l.r. 62/2018
« Risposta #2 il: 23 Gennaio 2019, 06:59:42 »

 


Offline Giovanni Fontana

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Sequestro cautelare ex art. 106 comma 4 l.r. 62/2018
« Risposta #1 il: 22 Gennaio 2019, 09:42:36 »
Alla luce delle recenti novità introdotte dalla l.r. Toscana 62/2018, mi pongo e vi pongo un interrogativo sulla natura del sequestro (che io definisco "estortivo") di cui all'art. 116/IV l. cit.
Intanto, il legislatore regionale assurge a "sequestro cautelare" quello relativo alle attrezzature e merci in uso al commerciante su area pubblica, autorizzato ad esercitare il commercio, ma che lo esercita in modo irregolare. Diversamente, il secondo comma dell'art. 13 della l. 689/1981, individua nel "sequestro cautelare", quello inerente le "...cose che possono formare oggetto di confisca amministrativa..." ovvero quelle che "...servirono o furono destinate a commettere la violazione..." oppure quelle delle quali "...la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione..." costituisce violazione amministrativa (art. 20 l. 689/81).
Quindi, a parere di chi scrive, il "sequestro estortivo" delle attrezzature e le merci oggetto di cui sopra, resta una mera misura amministrativa, in quanto finalizzata al pagamento della sanzione pecuniaria amministrativa: non a caso, il comma 4 dell'art. 106 l.r. cit., nulla prevede in ordine alla destinazione delle cose sequestrate, qualora non avvenga il pagamento in misura ridotta, entro i canonici sessanta giorni. Le dovremo considerare cose abbandonate o cos'altro e, in tal caso, che cosa ne dovremo fare? In questo caso, infatti, nessun riferimento viene fatto alla confisca amministrativa (vera e propria sanzione accessoria che si applica di diritto), se non in via derivata, se ed in quanto applicabile il principio del combinato di sposto di cui agli artt. 13 e 20 l. 689/81: ma, per quanto già detto, il caso non mi sembra possa essere riferibile al "sequestro estortivo".
In termini di prassi operativa (ch'è poi la cosa di più diretto interesse), come dovremo comportarci ovvero, quali margini di operatività abbiamo rispetto a quello che pare essere un obbligo giuridico che rischia di ingabbiare l'attività della P.A.? Evidentemente, se ogni qualvolta un commerciante commette una mera irregolarità (fatta salva quella inerente la pubblicità dei prezzi), si deve procedere al sequestro ("estortivo"), è immaginabile che l'attività di verifica e controllo, venga sacrificata dalla necessità di adempiere alle formalità necessarie a mantenere inalterate le cose sequestrate: quanto meno per evitare che il commerciante, in una fase successiva, richieda i danni alla P.A., per omessa conservazione del bene sequestrato e (comunque) destinato al commercio.
Chiaro l'intento del legislatore regionale, di contrastare un fenomeno deleterio, quale il commercio irregolare esercitato da chi non è aggredibile sul piano pecuniario, in quanto insolvibile: non è solvibile per la sanzione amministrativa in via breve, ma non lo è neppure in futuro, allorquando alla somma di denaro di cui sopra, si debbono aggiungere quelle necessarie alla successiva attivazione delle procedure di riscossione... quindi, si interrompe subito l'attività e, sequestrando l'oggetto del commercio, si evita che lo stesso possa essere portato a conseguenze ulteriori. Ma la misura, per quanto già detto, è da estendere, oggi, a qualsiasi altro illecito e, soprattutto, a qualsisi altro soggetto, anche solvibile.
Se, per ipotesi, possiamo, infine, paragonare la misura del "sequestro estortivo" a quello che nel codice della strada è il "fermo amministrativo" (art. 207 cod. cit.) applicabile ai veicoli recanti targa non italiana (finalizzato, per l'appunto, al pagamento della sanzione), potremmo trovare una via "più semplice" da applicare, che potremmo definire il "fermo commerciale": in buona sostanza, la merce e le attrezzature oggetto del sequestro potrebbero essere affidate al commerciante (una volta catalogate, fotografate, ecc.), con l'intimazione di cessare l'attività commerciale stessa e, soprattutto, l'uso delle attrezzature e la vendita di quelle stesse merci. In caso di violazione, il "custode" affidatario della merce, sarebbe punibile per l'omessa custodia delle merci ovvero la rimozione degli eventuali sigilli applicati.
Francamente non so se questa ipotesi, possa o non possa essere condivisibile, in punto di diritto ma, certamente, una rigida applicazione della norma, non so quanti e quali vantaggi oggettivi possa portare.
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