Autore Topic: Le strutture sanitarie non sono liberalizzate  (Letto 1317 volte)

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Offline Mario Maccantelli

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Re:Le strutture sanitarie non sono liberalizzate
« Risposta #2 il: 27 Marzo 2019, 19:31:47 »
D.lgs. n. 502/1992 - art. 8-ter, comma 3
Per la realizzazione di strutture sanitarie e sociosanitarie il comune acquisisce, nell'esercizio delle proprie competenze in materia di autorizzazioni e concessioni di cui all'art. 4 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493 e successive modificazioni, la verifica di compatibilità del progetto da parte della regione. Tale verifica è effettuata in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di meglio garantire l'accessibilità ai servizi e valorizzare le aree di insediamento prioritario di nuove strutture.

Tale comma era stato abrogato dall'art. 27, comma 2, del DL n. 90/2014. Successivamente, tale modifica non è stata confermata dalla legge di conversione, la legge 11 agosto 2014, n. 114.

Forse il tentativo di abrogazione era arrivato da considerazioni mutate da sentenze come quella del TAR Roma n. 455/2014:

Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:
[…]
10 – Che, osserva il Collegio, l'assetto del sistema per il rilascio delle autorizzazioni volte alla realizzazione o all'ampliamento di strutture sanitarie, di cui all'art. 8 ter del d.lgs. n. 502 del 30.12.1992, agli artt. 1, 2, 4, 5 e 6 della legge regionale del Lazio n. 4 del 3.3.2003 e agli artt.1, 4 e 5 del regolamento regionale n. 2 del 26.1.2007, deve essere interpretato ed applicato alla luce della recente normativa del "Decreto liberalizzazioni" introdotta dal decreto legge del "Governo Monti" n. 1 del 24.1.2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 27 del 24.3.2012, che prevede l'abrogazione di tutte le previsioni che comprimono o condizionano indebitamente la libertà di iniziativa economica sancita dagli articoli 2, 3, 4 e 41 della Costituzione;

11 – Che la predetta normativa rinvia al momento della entrata in vigore dei previsti regolamenti attuativi (allo stato non ancora adottati) l’individuazione delle sole attività per le quali permane l'esigenza della previa autorizzazione, mentre per tutte le altre varrà la previsione dell'art. 1, comma 1, della citata legge n. 27 di conversione del d.l. n. 1 del 2012, la quale stabilisce che "in attuazione del principio di libertà di iniziativa economica sancito dall 'art. 41 della Costituzione e del principio di concorrenza sancito dal Trattato dell 'Unione europea" dovranno essere abrogate "a) le norme che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o preventivi atti di assenso dell'amministrazione comunque denominati per l'avvio di un'attività economica non giustificati da un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l'ordinamento comunitario nel rispetto del principio di proporzionalità;
[…]

12 – Che la stessa normativa è, peraltro, meramente ricognitiva e direttamente attuativa del principio, costituzionale ed europeo, di libertà della persona, ed in particolare di libertà di iniziativa economica in condizioni di piena concorrenza fra tutti gli operatori, presenti e futuri, sancito dagli articoli 2, 3, 4 e 41 della Costituzione e dal Trattato dell’Unione Europea;

13 – Che, al termine di un complesso percorso giurisprudenziale, alle predette disposizioni è oramai riconosciuta non una natura meramente programmatica, bensì una forza ed efficacia giuridica di diretta ed immediata attuazione, e che pertanto il nostro Ordinamento deve conformarsi al predetto principio di libertà, indipendentemente dai regolamenti attuativi del decreto legge n. 1 del 2012, mediante il vaglio di costituzionalità delle norme di legge e la disapplicazione in caso di contrasto con il diritto dell’Unione Europea, ed inoltre mediante la caducazione e non applicazione degli atti incompatibili di livello regolamentare o programmatorio, anche regionali e comunali, alla stregua di un duplice criterio di gerarchia e di specialità delle fonti, costituendo la concorrenza –secondo la Corte Costituzionale- una materia trasversale di esclusiva competenza statale;
[…]

19 – Che, osserva il Collegio traendo le fila delle precedenti considerazioni, la pretesa di sottoporre le strutture sanitarie nella regione ad un contingente numerico massimo, prescindendo da ogni considerazione quantitativa e qualitativa circa i nuovi servizi offerti dai richiedenti l’autorizzazione e circa i servizi già presenti sul territorio in relazione alle esigenze della popolazione residente e fluttuante, non risulta in alcun modo connessa al superiore interesse pubblico generale alla tutela dell’inviolabile diritto alla salute, ed è anzi suscettibile sia di limitare i servizi di prevenzione e cura concretamente attivabili sul territorio, sia di ostacolare il miglioramento qualitativo e la riduzione dei prezzi dell’offerta privata e non convenzionata con il S.S.N. grazie alla concorrenza ed alla conseguente facoltà di scelta dei pazienti fra strutture diverse.
[…]

22 – Che il parere reso, a giudizio del Collegio, tradisce quindi la sua estraneità alla superiore tutela del diritto alla salute ed assume, al contrario, i tratti di una non consentita programmazione territoriale numerica autoritativa con prevalente finalità economica, non ragionevole e non proporzionata rispetto alle dichiarate finalità di tutela della salute, e suscettibile di impedire l'ingresso di nuovi operatori economici ponendo un trattamento differenziato rispetto agli operatori già presenti sul mercato, configurando una irrimediabile illegittimità che, inevitabilmente, travolge anche il conseguente diniego comunale;
[…]


Dopo molte altre sentenze, l’orientamento giurisprudenziale è, definitivamente, mutato.

Con la [color=red]sentenza del CdS n. 1589/2019[/color] viene rilevato:
[…]
8.1. Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Bari, ha trascurato invero di considerare che, secondo il consolidato orientamento di questo Consiglio, la disciplina del d. lgs. n. 502 del 1992 non contrasta con tali principî e con tali regole, in quanto lo strumento di pianificazione, previsto dall’art. 8-ter, comma 3, d. lgs. n. 502 del 1992, assolve alla funzione di garantire la corretta distribuzione, sul territorio, delle apparecchiature in modo che siano adeguatamente servite tutte le zone, anche quelle a bassa redditività, che in mancanza di tale strumento non sarebbero coperte.

8.2. Come la costante giurisprudenza di questo Consiglio non smette di ripetere, infatti, «il sistema, per essere in equilibrio, presuppone la garanzia di una certa redditività che discende dal contingentamento delle apparecchiature: ove vi fosse la liberalizzazione vi sarebbe una distorsione del mercato, in quanto gli operatori economici che operano privatamente sarebbero indotti a moltiplicare gli impianti nelle zone a maggiore redditività, lasciando di conseguenza scoperte le zone meno remunerative, con pregiudizio per la popolazione ivi residente» (v., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 21 febbraio 2017, n. 792).

8.3. Proprio per queste essenziali ragioni, che attengono non solo alla tutela della salute, quale irrinunciabile interesse della collettività (art. 32 Cost.), ma anche alla tutela della concorrenza, questa Sezione non può che ribadire come l’autorizzazione per la realizzazione delle strutture sanitarie e sociosanitarie, ai sensi dell’art. 8-ter, comma 3, del d. lgs. n. 502 del 1992, debba necessariamente – e si rimarca necessariamente – restare inserita nell’ambito della programmazione regionale, in quanto la verifica di compatibilità, effettuata dalla Regione, ha proprio il fine di accertare l’armonico inserimento della struttura in un contesto di offerta sanitaria rispondente al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di garantire meglio l’accessibilità ai servizî e di valorizzare le aree di insediamento prioritario delle nuove strutture (Cons. St., sez. III, 4 settembre 2017, n. 4187; Cons. St., sez. III, 11 ottobre 2016, n. 4190).

8.4. La disciplina nazionale e quella, conforme, adottata a livello regionale, diversamente da quanto assume il primo giudice, non contrastano in sé con il diritto eurounitario perché, come ha chiarito la Corte di Giustizia, «una programmazione che richieda una previa autorizzazione per l’installazione di nuovi prestatori di cure può rendersi indispensabile per colmare eventuali lacune nell’accesso alle cure ambulatoriali e per evitare una duplicazione nell’apertura delle strutture, in modo che sia garantita un’assistenza medica che si adatti alle necessità della popolazione, ricomprenda tutto il territorio e tenga conto delle regioni geograficamente isolate o altrimenti svantaggiate» e, pertanto, «è legittimo che uno Stato membro organizzi i servizi di assistenza medica in modo da dare priorità ad un sistema di prestazioni in natura affinché ogni paziente acceda facilmente, sull’intero territorio nazionale, ai servizi dei medici convenzionati» (§§ 52-53 della sentenza della Corte di Giustizia, Grande Sezione, 10 marzo 2009, in C-169/07).
« Ultima modifica: 27 Marzo 2019, 19:34:14 da Mario Maccantelli »

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Re:Le strutture sanitarie non sono liberalizzate
« Risposta #2 il: 27 Marzo 2019, 19:31:47 »

 


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Le strutture sanitarie non sono liberalizzate
« Risposta #1 il: 27 Marzo 2019, 06:21:20 »
Le strutture sanitarie non sono liberalizzate

Cons. Stato Sez. III, 07/03/2019, n. 1589
Il regime autorizzatorio configurato dalla normativa nazionale e regionale per l'apertura di strutture sanitarie private dettato dal del D.Lgs. n. 502 del 1992 non contrasta con i principî e le regole dell'Unione europea, in quanto lo strumento di pianificazione, previsto dall'art. 8-ter, comma 3, D.Lgs. n. 502 del 1992, assolve alla funzione di garantire la corretta distribuzione, sul territorio, delle apparecchiature in modo che siano adeguatamente servite tutte le zone, anche quelle a bassa redditività, che in mancanza di tale strumento non sarebbero coperte. Il sistema, per essere in equilibrio, presuppone la garanzia di una certa redditività che discende dal contingentamento delle apparecchiature: ove vi fosse la liberalizzazione vi sarebbe una distorsione del mercato, in quanto gli operatori economici che operano privatamente sarebbero indotti a moltiplicare gli impianti nelle zone a maggiore redditività, lasciando di conseguenza scoperte le zone meno remunerative, con pregiudizio per la popolazione ivi residente.
L'autorizzazione per la realizzazione delle strutture sanitarie e sociosanitarie, ai sensi dell'art. 8-ter, comma 3, del D.Lgs. n. 502 del 1992, deve necessariamente restare inserita nell'ambito della programmazione regionale, in quanto la verifica di compatibilità, effettuata dalla Regione, ha proprio il fine di accertare l'armonico inserimento della struttura in un contesto di offerta sanitaria rispondente al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di garantire meglio l'accessibilità ai servizi e di valorizzare le aree di insediamento prioritario delle nuove strutture. (Conferma Puglia, sede di Bari, sez. II, 7 giugno 2018, n. 835)
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