Autore Topic: Commissione giudicatrice e adeguatezza "complessiva" delle professionalità  (Letto 313 volte)

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Commissione giudicatrice e adeguatezza "complessiva" delle professionalità

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 17 giugno 2019 n. 4050

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DIRITTO

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5. Con il nono motivo suindicato (corrispondente alla censura rubricata sub 6 parte B nell’atto d’appello) il Consorzio XXXX lamenta l’erronea declaratoria d’inammissibilità del motivo di ricorso relativo alla composizione della commissione giudicatrice, motivo ritenuto tardivo dal Tar a causa della mancata immediata impugnazione del provvedimento di nomina. L’appellante censura poi la motivazione della sentenza sul merito del motivo – esaminato in termini generali dal Tar benché dichiarato inammissibile – e ribadisce le doglianze sull’illegittimità della nomina della commissione in quanto formata da soggetti privi di competenze sul settore interessato.

Il motivo è fondato in rito nei termini che seguono, ma deve essere respinto nel merito.

5.1. Va anzitutto respinta l’eccezione d’inammissibilità del motivo di gravame sollevata da YYYY, nel presupposto che esso si limiterebbe a riprodurre le doglianze proposte dal ricorrente in primo grado senza rivolgere alcuna specifica censura alla sentenza.

In senso inverso è sufficiente il richiamo all’atto d’appello, che prende in esame le motivazioni della sentenza proponendo argomenti a confutazione sia in relazione alla dichiarata inammissibilità del motivo (cfr. appello, pag. 33 ss.: “la decisione del giudice di prime cure è sul punto errata”) sia in ordine alla motivazione sul merito della doglianza (pag. 35 ss.: “il Giudice di prime cure ha in ogni caso esaminato il motivo nel merito e lo ha respinto sul presupposto che […]. Entrambi i presupposti sono sbagliati […]), nei termini di seguito precisati.

5.2. In rito il motivo di gravame è fondato.

La sentenza, pur esaminando in termini generali il merito della doglianza, s’è pronunciata dichiarandola inammissibile in quanto tardiva, ritenendo che la nomina della commissione debba essere immediatamente impugnata risultando di per sé lesiva; nel caso di specie l’omessa impugnazione della determinazione n. 574 del 10 aprile 2017, con la quale la commissione veniva nominata, renderebbe inammissibile il corrispondente motivo di censura proposto con il ricorso di primo grado.

Sennonché, secondo consolidata giurisprudenza di questo Consiglio di Stato, “nelle gare pubbliche l’atto di nomina della Commissione giudicatrice, al pari degli atti da questa compiuti nel corso del procedimento, non produce di per sé un effetto lesivo immediato, e comunque tale da implicare l’onere dell’immediata impugnazione nel prescritto termine decadenziale. Come è noto, la nomina deve invece essere effettuata dopo la scadenza del termine fissato per la presentazione delle offerte (art. 77 comma 7). La nomina dei componenti della commissione può essere impugnata dal partecipante alla selezione che la ritenga illegittima solo nel momento in cui, con l’approvazione delle operazioni concorsuali, si esaurisce il relativo procedimento amministrativo e diviene compiutamente riscontrabile la lesione della sfera giuridica dell’interessato (cfr. Cons. Stato, III, 11 maggio 2018, n. 2835; V, 16 gennaio 2015 n. 92; 4 marzo 2011, n. 1386).

Ne consegue la fondatezza del motivo di gravame e la riforma in parte qua della sentenza che lo ha dichiarato inammissibile.

5.3. Nel merito il motivo è comunque infondato.

5.3.1. Al di là delle doglianze espresse in relazione al capo della sentenza che ha ritenuto inapplicabile l’art. 77 d. lgs. n. 50 del 2016 (anche nei primi due commi) sulla nomina della commissione in mancanza dell’istituzione dell’albo di cui al successivo art. 78, risultano in via assorbente infondate nel merito le censure formulate sulla nomina dei commissari.

Considerata infatti la natura complessa dell’oggetto dell’appalto – affermata dalla stessa appellante – i profili professionali dei commissari designati non risultano nell’insieme inappropriati, diversificandosi fra loro in funzione del carattere composito delle operazioni e valutazioni da eseguire.

In particolare i commissari KKKK e WWWW risultano essere dirigenti con funzioni organizzative nel settore medico e farmaceutico, ben in grado perciò di apprezzare offerte aventi a oggetto la prestazione del servizio di vigilanza in favore anzitutto di Aziende sanitarie e ospedaliere; in tale prospettiva pertinente si rivela anche la specifica esperienza maturata dalla KKKK in qualità di responsabile di magazzino farmaci.

Del pari adeguata deve ritenersi la designazione dei commissari BBBB e LLLL, il primo avente la qualifica di perito industriale esperto di impianti elettrici – incaricato in tale veste quale responsabile del settore elettrico di un’Azienda Usl – competente nella valutazione dei profili correlati all’apparato tecnologico ricompreso nelle offerte, il secondo ingegnere con esperienza dirigenziale, anche nel settore delle gare pubbliche (essendo stato delegato tra l’altro quale Rup per attività di programmazione e affidamento di commesse per conto di un’Azienda ospedaliera universitaria), perciò certamente in grado di apprestare l’occorrente supporto tecnico-amministrativo.

Incontestata è infine la competenza del Macchia quale esperto di sicurezza e viabilità interna.

Alla luce di ciò le qualifiche e i profili professionali dei componenti della commissione giudicatrice risultano complessivamente esenti dalle censure formulate dall’appellante, a mente dell’orientamento giurisprudenziale secondo cui, da un lato, la legittima composizione della commissione (che deve essere formata da «esperti nello specifico settore cui afferisce l’oggetto del contratto», ex art. 77 d. lgs. n. 50 del 2016, e già ex art. 84 d. lgs. n. 163 del 2006) presuppone solo la prevalente, seppure non esclusiva, presenza di membri esperti del settore oggetto dell’appalto (Cons. Stato, V, 11 luglio 2017, n. 3400); dall’altro il requisito enunciato deve essere inteso in modo coerente con la poliedricità delle competenze richieste in relazione alla complessiva prestazione da affidare, considerando anche, secondo un approccio di natura sistematica e contestualizzata, le professionalità occorrenti a valutare sia le esigenze dell’amministrazione sia i concreti aspetti gestionali ed organizzativi sui quali i criteri valutativi siano destinati ad incidere. Non è in proposito necessario che l’esperienza professionale di ciascun componente copra tutti gli aspetti oggetto della gara, potendosi le professionalità dei vari membri integrare reciprocamente, in modo da completare ed arricchire il patrimonio di cognizioni della commissione, purché idoneo, nel suo insieme, ad esprimere le necessarie valutazioni di natura complessa, composita ed eterogenea (cfr., tra le altre, Cons. Stato, V, 18 giugno 2018, n. 3721; VI, 10 giugno 2013, n. 3203; III, 17 dicembre 2015, n. 5706; 9 gennaio 2017, n. 31).

Alla luce di ciò il motivo, pur accolto in rito, va respinto nel merito, in una al corrispondente motivo del ricorso di primo grado dichiarato inammissibile dal Tar.

5.3.2. Neppure possono trovare accoglimento, in tale contesto, le doglianze sul merito delle valutazioni comparative della commissione giudicatrice: è in proposito assorbente rilevare come tali doglianze incidano sull’esercizio della discrezionalità tecnica della commissione rispetto a cui, per costante giurisprudenza, il sindacato del giudice amministrativo è limitato ai casi d’irragionevolezza, illogicità o manifesta erroneità (tra le tante, Cons. Stato, III, 11 gennaio 2019, n. 276; V, 8 gennaio 2019, n. 173; 22 ottobre 2018, n. 6026; 15 marzo 2016, n. 1027; 11 dicembre 2015, n. 5655).

Nel caso di specie non ricorrono tali presupposti, avendo la commissione operato la valutazione applicando alle singole offerte tecniche i criteri predeterminati dal disciplinare di gara (sub art. 8) e affiancato una motivazione sintetica di “valutazione qualitativa”di per sé non irragionevole (cfr. verbale 11 agosto 2017).

Le censure espresse dall’appellante – peraltro mediante rinvio a un allegato in atti – non consentono di ravvisare un’irragionevolezza o manifesta erroneità di giudizio passibile di sindacato, risolvendosi nella prospettazione d’una diversa alternativa ricostruttiva, ovvero in generiche e non circostanziate critiche all’operato della commissione (cfr. ad es., rispettivamente, censura all’applicazione dei criteri n. 1 e 8).

In tale contesto anche il richiamo alla valutazione similare dei progetti tecnici pur a fronte delle loro differenze – oltreché di quelle economiche fra le offerte – non è sufficiente a dimostrare di per sé profili d’irragionevolezza o abnormità dei giudizi espressi dalla commissione (sul punto cfr. anche infra, sub § 6).

A tanto consegue il rigetto della doglianza, la quale non dimostra alcun profilo d’illegittimità nell’operato della commissione, né vale a confermare la denunciata inadeguatezza o incongrua composizione di quest’ultima.

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P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello principale, come in epigrafe proposto, lo accoglie parzialmente ai sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, respinge in parte qua il ricorso di primo grado, respingendo per il resto l’appello principale; dichiara improcedibile l’appello incidentale.
« Ultima modifica: 24 Giugno 2019, 07:45:27 da Staff Omniavis »
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