Autore Topic: Appalti del PARLAMENTO: si applica il Codice dei contratti  (Letto 246 volte)

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Appalti del PARLAMENTO: si applica il Codice dei contratti
« Risposta #1 il: 14 Luglio 2019, 05:47:13 »
Appalti del PARLAMENTO: si applica il Codice dei contratti

TAR LAZIO – ROMA, SEZ. I – sentenza 10 luglio 2019 n. 9134

DIRITTO

Preliminarmente deve essere rilevata l’infondatezza dell’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sollevata dalla controinteressata.

Sostiene, in primo luogo, C.I.C.L.A.T. che la cognizione spetterebbe, in via di autodichia, al Senato della Repubblica e ai suoi organi interni ai sensi dell’art. I.14 del capitolato d’oneri, che richiama espressamente la deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica 5 dicembre 2005, n. 180 e s.m.

Nel senso della carenza di giurisdizione del giudice amministrativo militerebbero, inoltre, l’art. 12 del regolamento del Senato della Repubblica, approvato dall’Assemblea il 17 febbraio 1971, che al comma 1, attribuisce al Consiglio di presidenza, presieduto dal Presidente del Senato, la competenza ad approvare i regolamenti interni dell’amministrazione del Senato e la già richiamata delibera del Consiglio di presidenza del Senato del 5 dicembre 2005, n. 180, di adozione del “Regolamento del Senato della Repubblica sulla tutela giurisdizionale relativa ad atti e provvedimenti amministrativi non concernenti i dipendenti o le procedure di reclutamento”, la quale all’art. 1, comma 1, statuisce che “Per i ricorsi presentati avverso gli atti e i provvedimenti amministrativi adottati dal Senato, non concernenti i dipendenti o le procedure di reclutamento del personale, sono competenti gli Organi di autodichia istituiti con deliberazione del Consiglio di presidenza del Senato del 18 dicembre 1987, modificata nella riunione del 9 dicembre 1990, nella composizione prevista dal comma 2”.

La prospettazione, come recentemente affermato dal Collegio con argomentazione dalle quali non vi è motivo per discostarsi, non può essere condivisa (cfr. Tar Lazio, Roma, sez. I, 11 settembre 2018, n. 9268).

Come infatti osservato, la previsione sopra richiamata “è generica nell’estendere la giurisdizione domestica del Senato ad “atti e provvedimenti amministrativi non concernenti i dipendenti o le procedure di reclutamento del personale” e offre margini interpretativi di segno opposto a quanto rilevato dalla controinteressata, atteso che fino alla delibera del 2005 le controversie oggetto di giurisdizione domestica erano solo quelle relative al personale dipendente” (cfr. Tar Lazio, Roma, sez. I, n. 9268/2018, cit.).

Depone in tal senso pure la sentenza n. 120 del 2014 della Corte Costituzionale, che ha affermato che la legittimità dell’autodichia dipende dalla sua estensione e, quindi, dal rispetto o dal superamento dei limiti costituzionali che delimitano la sfera di competenza del potere dell’organo parlamentare di organizzarsi in modo autonomo. Di conseguenza, “le disposizioni dei regolamenti parlamentari che prevedono l’autodichia, in ordine a vicende e rapporti che “esulano dalla capacità classificatoria del regolamento parlamentare”, pur costituendo “norme non sindacabili” in sede di giudizio di legittimità costituzionale, nondimeno rappresentano “fonti di atti lesivi di diritti costituzionalmente inviolabili”.

Ulteriori argomentazioni possono essere tratti dalla più recente sentenza n. 262/2017, con la quale la Corte Costituzionale, richiamato il suddetto precedente e dopo avere riconosciuto la legittimità dell’autodichia di Camera e Senato in materia di rapporto di lavoro con i propri dipendenti, in quanto funzionale alla più completa garanzia della propria autonomia, ha affermato che detta riserva “costituisce (…) il razionale completamento dell’autonomia organizzativa degli organi costituzionali in questione, in relazione ai loro apparati serventi, la cui disciplina e gestione viene in tal modo sottratta a qualunque ingerenza esterna”, precisando che, “se è consentito agli organi costituzionali disciplinare il rapporto di lavoro con i propri dipendenti, non spetta invece loro, in via di principio, ricorrere alla propria potestà normativa né per disciplinare rapporti giuridici con soggetti terzi, né per riservare agli organi di autodichia la decisione di eventuali controversie che ne coinvolgano le situazioni soggettive (si pensi, ad esempio, alle controversie relative ad appalti e forniture di servizi prestati a favore delle amministrazioni degli organi costituzionali). Del resto, queste ultime controversie, pur potendo avere ad oggetto rapporti non estranei all’esercizio delle funzioni dell’organo costituzionale, non riguardano in principio questioni puramente interne ad esso e non potrebbero perciò essere sottratte alla giurisdizione comune”.

Alla luce delle suddette pronunce appare al Collegio che la previsione regolamentare invocata non possa estendersi alle controversie in materia di appalti, le quali hanno la loro disciplina in atti di normazione statale e comunitaria e non riguardano questioni interne all’organo costituzionale.

La previsione del Regolamento in discussione è, peraltro, di un tenore tale da non offrire alcuno spunto per ritenere che essa abbia ad oggetto controversie che riguardino rapporti con soggetti terzi, in alcun modo assimilabili a quelle relative ai dipendenti del Senato o alle procedure di reclutamento.

Può dunque passarsi all’esame del ricorso principale, il quale, come prospettato alle parti con l’ordinanza collegiale n. 07843/2019, è inammissibile per carenza di interesse a ricorrere.

Risulta infatti pacifico tra le parti il fatto che, in relazione al contestato punto 2.2 dell’articolo 16 del capitolato, relativo alla “realizzazione di un progetto esecutivo per l’implementazione di un sistema di inventariazione dei beni” e per il quale era prevista l’attribuzione di 15 punti su 70 per l’offerta tecnica (da sommarsi ai 30 previsti per l’offerta economica), a C.I.C.L.A.T. sono stati attribuiti 13,333/15 punti, mentre a Team Service ne sono stati attribuiti 10,833/15.

La differenza tra le due offerte, con riferimento al parametro contestato, è pertanto pari a 2,5 punti.

La differenza complessiva tra le due offerte e relativa all’intero punteggio tecnico è poi di 9,382 punti in favore di C.I.C.L.A.T. rispetto a Team Service, risultato che non viene modificato a seguito della riparametrazione dei punteggi.

Alla luce di tale dato, appare evidente come l’eventuale fondatezza delle censure articolate in ricorso, volte a contestare la legittimità della previsione di gara che prevedeva l’attribuzione di 15 punti per la realizzazione del citato progetto esecutivo e le modalità di attribuzione del punteggio, non determinerebbe l’aggiudicazione alla ricorrente della gara di cui si controverte, aggiudicazione che, unitamente al subentro nell’esecuzione, costituisce inequivocabilmente l’oggetto della domanda proposta da Team Service per come formulata nel testo e nelle conclusioni del ricorso.

In proposito occorre rilevare come la stessa ricorrente riconosca di aver formulato una più estesa domanda, comprensiva dell’annullamento dell’intera procedura e dunque volta alla tutela dell’interesse strumentale alla riedizione del potere, solo con la memoria del 19 maggio 2019 (cfr., sul punto, anche la memoria depositata dal Team Service il 27 giugno 2019).

La riscontrata inammissibilità del ricorso principale determina l’improcedibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso incidentale, in quanto proposto al solo fine di neutralizzare gli eventuali effetti sfavorevoli discendenti dall’accoglimento del ricorso principale (cfr., da ultimo, Tar Veneto, sez. I, 5 novembre 2018, n. 1025, Tar Lazio, Roma, sez. III quater, 29 maggio 2018, n. 6023, Tar Trentino-Alto Adige, Trento, sez. I, 19 gennaio 2018, n.13).

La peculiarità della fattispecie giustifica la compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sul ricorso incidentale, come in epigrafe proposti, dichiara inammissibile il ricorso principale e improcedibile il ricorso incidentale.
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