Autore Topic: Immobili abusivi - nullità trasferimenti e procedure esecutive (Cass. 20437/19)  (Letto 882 volte)

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Immobili abusivi - nullità trasferimenti e procedure esecutive (Cass. 20437/19)



CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE – ordinanza 29 luglio 2019 n. 20437

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza pubblicata il 12 giugno 2015, ha rigettato l’appello proposto da Oldo XXXX avverso la sentenza del Tribunale di Belluno n. 149 del 2014, e nei confronti di Carla ZZZZ.

1.1. Il Tribunale aveva rigettato le domande proposte dal sig. XXXX, di accertamento dell’avvenuta costituzione in suo favore, con scrittura privata del 10 gennaio 2001, del diritto di usufrutto vitalizio sull’immobile acquistato all’incanto dall’avv. YYYY per conto della sig.ra ZZZZ il 9 febbraio 2000, ovvero, in subordine, di pronuncia ex art. 2932 cod. civ. che tenesse luogo del contratto definitivo.

Secondo il Tribunale vi era incompatibilità tra la costituzione di usufrutto vitalizio e il successivo contratto di comodato gratuito, con il quale la ZZZZ aveva concesso al XXXX l’uso di una stanza arredata del medesimo immobile.

2. La Corte d’appello ha confermato il rigetto della domanda, sulla base di una diversa motivazione.

2.1. Premessa la qualificazione del contratto 10 gennaio 2001 come immediatamente traslativo, la Corte territoriale ne ha rilevato la nullità per violazione dell’art. 40 della legge n. 47 del 1985.

3. Per la cassazione della sentenza ricorre Oldo XXXX sulla base di due motivi, anche illustrati da memoria ex art. 380-bis.l cod. proc. civ. Non ha svolto difese in questa sede la parte intimata.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è infondato.

1.1 Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 17 e 40 I. n. 47 del 1985 nonché erronea applicazione dell’art. 1423 cod. civ. In assunto del ricorrente, la Corte d’appello non avrebbe tenuto conto che l’immobile in oggetto era stato edificato prima del 1 settembre 1967, come dimostrato dalla documentazione prodotta (domanda per ottenere il permesso di costruire in data 16 novembre 1966) e non contestato dalla controparte. In ogni caso, prosegue il ricorrente, ai sensi dell’art. 40, terzo comma, I. n. 47 del 1985 la nullità degli atti riferiti ad immobili costruiti prima del 1 settembre 19967 è sanabile con l’inserimento, nell’atto pubblico di trasferimento, della dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’inizio dell’opera, dichiarazione che nella specie avrebbe dovuto essere allegata alla richiesta di trascrizione ex art. 2643 cod. civ. del contratto 10 gennaio 2001.

2. La doglianza è infondata poiché muove dal presupposto – rimasto indimostrato – che la costruzione dell’immobile in oggetto sia iniziata prima del 1 settembre 1967. La Corte d’appello, infatti, ha rilevato la carenza di prova sul punto, evidenziando che era insufficiente la produzione della domanda di permesso di esecuzione dei lavori in data 3 dicembre 1966.

In senso contrario nessun significato può essere riconosciuto alla non contestazione della convenuta, qui dedotta dal ricorrente, giacché la materia della regolarità urbanistica degli immobili ex artt. 17 e 40 I. n. 47 del 1985 non è nella disponibilità delle parti.

Nella medesima prospettiva, per completezza, si richiama il consolidato indirizzo di questa Corte regolatrice, secondo il quale la sanatoria della nullità prevista dagli artt. 17 e 40 I. n. 47 del 1985 può avvenire soltanto nei modi tipici previsti dal legislatore (ex plurimis, Cass. 14/06/2017, n. 14804; Cass. 15/06/2000, n. 8147), e cioè a mezzo della “conferma” prevista dal terzo comma dell’art. 40 citato, che consiste in un nuovo e distinto atto, formato anche da una sola delle parti e nella stessa forma del precedente, mediante il quale si provvede alla comunicazione dei dati mancanti o all’allegazione dei documenti.

3. Con il secondo motivo è denunciata violazione dell’art. 40, quinto comma, l. n. 47 del 1985 e si contesta che la Corte d’appello non avrebbe considerato che l’immobile era stato acquistato nell’ambito di una procedura esecutiva, e che pertanto non trovava applicazione il regime di nullità previsto dal secondo comma della norma citata.

3.1. La doglianza è infondata.

La previsione contenuta nell’art. 40, quinto comma, l. n. 47 del 1985 esplicitamente esclude l’applicabilità delle nullità di cui al secondo comma ai trasferimenti derivanti da procedure esecutive immobiliari individuali o concorsuali nonché a quelli derivanti da procedure di amministrazione straordinaria e di liquidazione coatta amministrativa. Si tratta di regime differenziato che concerne soltanto i suddetti trasferimenti, e che si accompagna alla previsione di una specifica modalità di regolarizzazione degli immobili in questione (art. 40, sesto comma), palesemente non estensibile agli altri atti che provengono da tali trasferimenti.

Nella specie, perciò, soltanto l’acquisto dell’immobile in capo alla sig.ra ZZZZ ricadeva nella previsione invocata, non anche il contratto di costituzione di usufrutto vitalizio sul medesimo immobile intervenuto tra la ZZZZ ed il ricorrente.

4. Al rigetto del ricorso non fa seguito pronuncia sulle spese, in mancanza di attività difensiva dell’intimata. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, in data 19 marzo 2019.

Depositata in Cancelleria il 29 luglio 2019.
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