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Ruolo conducenti per NCC: occorre quello della Regione di riferimento
« Risposta #1 il: 02 Agosto 2019, 09:08:12 »
Ruolo conducenti per NCC: occorre quello della Regione di riferimento



Consiglio di Stato, sez. 5, sent. 3883/2019

FATTO

1.Con ricorso al Tribunale amministrativo del Friuli Venezia Giulia, la società XXXX Tour s.r.l. contestava la legittimità del provvedimento del Comune di San Giovanni al Natisone (prot. n. 17680), con cui veniva revocata l’autorizzazione n. 6 dell’8 ottobre 2008 per l’esercizio dell'attività di servizio pubblico di noleggio con conducente, chiedendone l’annullamento in uno con la disposizione di cui all’art. 29, lett. h) del Regolamento comunale per l’esercizio degli autoservizi pubblici non in linea, approvato dalla Giunta con deliberazione n. 2073 del 31 agosto 2007.

2. Con la sentenza 10 ottobre 2013, n. 493, il giudice adito, nella resistenza dell’intimata amministrazione comunale, respingeva il gravame, ritenendo legittima l’impugnata revoca in quanto l’iscrizione nel ruolo regionale del Friuli Venezia Giulia dei conducenti dei veicoli o natanti adibiti ad autoservizi pubblici non di linea non risultava surrogabile con l’iscrizione a diverso albo regionale.

3. Avverso tale decisione la XXXX Tour s.r.l. interponeva appello, deducendo i seguenti motivi di impugnazione:

1) Violazione, falsa applicazione ed erronea interpretazione dell’art. 7 l.r. 27/96 alla luce della legge quadro n. 21/92. Travisamento del quadro normativo nazionale sull’iscrizione al ruolo dei conducenti.

2) Insufficiente apprezzamento del giudice di primo grado in ordine alla contraddittorietà del provvedimento impugnato con precedente atto autorizzativo all’esercizio del servizio NCC.

3) Riproposizione dei motivi assorbiti e non esaminati in prime cure.

4. Costituitosi anche nel giudizio di appello, il Comune di San Giovanni al Natisone deduceva l’infondatezza dell’appello, chiedendo che fosse respinto.

5. All’udienza pubblica del 18 aprile 2019, dopo la rituale discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

6. L’appello è infondato.

6.1. Con il primo motivo di appello l’appellante censura la sentenza di primo grado per aver ritenuto erroneamente legittima la revoca disposta dal Comune di San Giovanni al Natisone sul presupposto che lo svolgimento dell’attività di NCC sarebbe stato autorizzato pur in mancanza dell’iscrizione al ruolo regionale del FVG dei conducenti, requisito quest’ultimo espressamente richiesto a tal fine sia in base alla legge regionale (art. 7, comma 4) che al regolamento comunale (art. 25, comma l, lett. b), laddove una simile conclusione sarebbe stato il frutto di una inammissibile interpretazione restrittiva delle disposizioni indicate, nel senso di non ritenere utile ai fini del rilascio dell’autorizzazione l’iscrizione in un altro albo regionale, tanto più che quelle disposizioni si limiterebbero a richiamare un principio di carattere generale, mutuato dalla legge nazionale n. 21 del 1992, secondo cui, per ottenere il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio del servizio di noleggio con conducente, sarebbe condizione necessaria l’iscrizione al ruolo regionale dei conducenti).

La normativa nazionale di riferimento – secondo l’appellante - non vincolerebbe in alcun modo l’iscrizione al ruolo regionale dei conducenti “a criteri strettamente territoriali ovvero imponendola nella regione nella quale si intende esercitare l'attività di NCC”, con la conseguenza che del tutto legittimamente l’appellante avrebbe potuto esercitare l’attività per cui è causa “pur essendo iscritto presso la Camera di Commercio di Frosinone ovvero ad Albo di altra Regione”; in via graduata, la la normativa regionale, laddove interpretabile nel senso fatto proprio dal primo giudice, andrebbe disapplicata per patente contrasto con i principi di cui agli artt. 101 e 106 Tfue in tema di concorrenza.

Il motivo non merita favorevole considerazione.

6.1.1. L’art. 7, comma 4, della l.r. 5 agosto 1996, n. 27, stabilisce che “L'iscrizione al ruolo è condizione per il rilascio della licenza per l'esercizio del servizio di taxi e dell'autorizzazione per l'esercizio del servizio di noleggio con conducente”. Non può dubitarsi che detta formulazione faccia implicito riferimento proprio al registro regionale del Friuli Venezia Giulia e non già a quello di una qualsiasi altra regione, come si evince dal combinato disposto tra il predetto comma 4 ed il comma 1, nonché l’art. 9, comma primo (a mente del quale “È istituita, presso la sede della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del capoluogo regionale, la Commissione regionale per la formazione e la conservazione dei ruoli”).

Del resto, che la legge regionale si riferisca solamente al registro istituito presso il medesimo ente territoriale è coerente col fatto, anch’esso non revocabile in dubbio, che ciascuna Regione non può che disciplinare la materia nell’ambito del proprio territorio, in conformità ai principi della legge 15 gennaio 1992, n. 21 (Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea), di talché le relative prescrizioni non possono che riferirsi a tale specifico ambito giuridico e spaziale; né – sotto altro profilo - il requisito di cui si tratta risulta irragionevole o contraddittorio con gli obiettivi pubblicistici perseguiti dalla normativa in esame, atteso che tra i requisiti di idoneità valutati ai fini del rilascio dell’autorizzazione vi è anche la piena conoscenza geografica e stradale della Regione Friuli Venezia Giulia.

A ciò aggiungasi, come correttamente dedotto dal Comune di San Giovanni al Natisone, che la revoca dell’autorizzazione precedentemente concessa era altresì ricollegabile ad un’ulteriore ragione di per sé sola sufficiente, ossia la mancata iscrizione alla C.C.I.A.A. territorialmente competente entro novanta giorni dal rilascio della stessa, come da espressa indicazione del regolamento comunale e del bando di concorso, sotto pena di decadenza.

6.1.2. Quanto all’eccepito contrasto con la normativa comunitaria in tema di concorrenza ed alla conseguente richiesta di disapplicazione della normativa regionale, è sufficiente richiamare conclusioni contenute nella sentenza 27 giugno 2017, n. 152, della Corte Costituzionale, in ordine ad analoga normativa della Regione Molise.

E’ stato infatti chiarito come sia “di tutta evidenza la necessità che il soggetto iscritto presso il ruolo provinciale abbia un domicilio professionale nella stesso ambito territoriale in cui intende svolgere la sua attività, essendo assoggettato al controllo e al mantenimento di tutti i requisiti richiesti da parte della Camera di commercio provinciale che gestisce il ruolo in questione” e che tale requisito “non determina la dedotta lesione della competenza statale in materia di concorrenza, costituendo espressione della competenza regionale nella regolazione del settore di attività in oggetto ad essa demandata dal legislatore nazionale”, non presentando il requisito del mero «domicilio professionale» – a differenza della residenza – profili lesivi della concorrenza.

A maggior ragione il requisito contestato dall’appellante non incorre nelle dedotte censure, avendo la Corte Costituzionale anche sottolineato che “Il collegamento territoriale con la Regione in cui il soggetto è abilitato a svolgere la sua attività trova, dunque, una sua ragionevole motivazione nella natura e caratteristiche del ruolo professionale dei conducenti, per il quale lo stesso legislatore nazionale ha stabilito l'ambito territoriale di svolgimento dell'attività regolata, demandando gli artt. 2, 3, 5 e 5-bis della legge n. 21 del 1992 a regolamenti comunali di definire l'area e le modalità di esercizio.

Una volta che il soggetto interessato abbia superato positivamente l'esame presso la Commissione regionale, attestando così la volontà di esercitare l'attività di conducente nella relativa Regione, la previsione del domicilio professionale nel medesimo ambito risulta giustificabile in termini di esigenze di gestione amministrativa del ruolo stesso e del relativo controllo sul mantenimento dei requisiti, anche in funzione delle esigenze di garanzia e tutela dell'utenza”.

6.2. Con il secondo motivo di appello l’illegittimità del provvedimento di revoca, erroneamente non rilevata dal primo giudice, viene prospettata per contraddittorietà col precedente rilascio dell’autorizzazione da parte della stessa amministrazione che aveva dato testualmente conto del fatto che “il sig. XXXX è iscritto dal 19.1.05 al n. 200 del ruolo provinciale della Camera di Commercio di Frosinone dei conducenti di veicoli adibiti ad autoservizi pubblici non di linea”.

Neppure tale motivo, con cui in definitiva l’appellante insinua suggestivamente che contrasto tra i due provvedimenti (l’autorizzazione e la sua revoca) riposerebbero su una inammissibile ed ingiustificata differente interpretazione del medesimo art. 7 della legge regionale n. 27 del 1996, può essere favorevolmente apprezzato.

Premesso, come già accennato, che il provvedimento di revoca non era esclusivamente fondato su tale limitato profilo di legittimità, bensì su tre distinte ed autosufficienti ragioni (ossia la mancata iscrizione al ruolo regionale dei conducenti dei veicoli o natanti adibiti ad autoservizi pubblici non di linea, nonché la mancata iscrizione della ditta appellante alla C.C.I.A.A. competente per territorio, entro 90 giorni dall’ottenimento dell’autorizzazione comunale e la mancata presenza, presso la rimessa indicata, della vettura autorizzata la servizio), deve aggiungersi che il tenore del provvedimento autorizzativo non si pone affatto in contraddizione con la revoca, atteso che quest’ultima ha dato atto di un requisito non menzionato – né implicitamente considerato – dal primo, ossia la mancata iscrizione nel ruolo regionale del Friuli Venezia Giulia, e soprattutto del mancato adempimento – entro 90 giorni dal rilascio dell’autorizzazione medesima – all’obbligo di iscrizione alla C.C.I.A.A. territorialmente competente (Udine), omissione che necessariamente non poteva essere rilevata al momento del rilascio dell’autorizzazione.

6.3. La reiezione dei primi due motivi di appello, che attengono alla sussistenza o meno delle condizioni per poter esercitare l’attività di servizio pubblico di noleggio con conducente – esime la Sezione dall’esame delle ulteriori censure dedotte con il terzo motivo di appello, nel quale vengono riproposte le residue doglianze a suo tempo già ritenute assorbite dal giudice di primo grado.

7. L’appello va in conclusione respinto.

Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna l’appellante al pagamento, in favore del Comune di San Giovanni al Natisone, delle spese di lite dell’attuale grado di giudizio, che liquida in euro 4.000,00 (quattromila/00) complessivi, oltre Iva e Cpa se dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 18 aprile 2019 e 20 maggio 2019, con l'intervento dei magistrati:

Carlo Saltelli,   Presidente

Fabio Franconiero,   Consigliere

Valerio Perotti,   Consigliere, Estensore

Giuseppina Luciana Barreca,   Consigliere

Anna Bottiglieri,   Consigliere

       
       
L'ESTENSORE      IL PRESIDENTE
Valerio Perotti      Carlo Saltelli
       
       
       
       
       
IL SEGRETARIO
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