Autore Topic: Concetto di miglioria e/o di variante progettuale in fase di gara  (Letto 1124 volte)

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Re:Concetto di miglioria e/o di variante progettuale in fase di gara
« Risposta #2 il: 30 Agosto 2019, 10:48:26 »
Esclusione dalla gara d’appalto: chiarita la differenza tra soluzioni migliorative e varianti   



http://biblus.acca.it/differenza-tra-varianti-e-soluzioni-migliorative/

Questo è il chiarimento che arriva con la sentenza n. 54/2019 del Consiglio di giustizia amministrativa della regione Sicilia.

« Ultima modifica: 30 Agosto 2019, 10:48:40 da Staff Omniavis »
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Concetto di miglioria e/o di variante progettuale in fase di gara
« Risposta #1 il: 30 Agosto 2019, 10:47:40 »
Concetto di miglioria e/o di variante progettuale in fase di gara



TAR LAZIO – ROMA, SEZ. I QUATER– sentenza 29 agosto 2019 n. 10671


Il Disciplinare di gara ha inoltre precisato i limiti delle proposte migliorative, specificando i parametri da osservare nel senso che:

“le proposte migliorative – fermo restando che non dovranno comunque alterare la natura e la destinazione delle singole parti dell’opera – dovranno essere finalizzate a migliorare l’impatto dell’opera nel contesto in cui è realizzata, la manutenzione e la durabilità dei materiali, dei componenti e degli impianti, e, quindi, finalizzate ad ottimizzare il costo globale di costruzione e manutenzione;

le proposte migliorative non potranno riguardare variazioni planimetriche del tracciato ferroviario e la viabilità di servizio;

le proposte migliorative potranno riguardare le tecnologie costruttive delle opere d’arte maggiori e minori, le finiture e l’impiantistica” (artt. 23.2.2., 23.2.3. e 23.2.4).

Va rilevato che il Disciplinare di gara offre ampi parametri riguardo le ipotesi migliorative e integrazioni tecniche e la stessa Stazione Appaltante, in sede di chiarimenti resi ai concorrenti in fase di gara, nel rispondere al quesito n. 15, con il quale era richiesto se “le modifiche finalizzate a migliorare l’impatto dell’opera nel contesto potranno prevedere: – modifiche ai materiali costituenti l’opera; – modifiche a numero e posizione delle pile dei viadotti; – modifiche a geometria e architettonico di pile ed impalcati; -modifiche a geometria e architettonico degli imbocchi; – modifiche a geometria e architettonico tratti di galleria con finestre”, ha precisato che “Ferme le indicazioni di cui al disciplinare di gara il concorrente ha facoltà di proporre le migliorie che riterrà opportune. Tali proposte saranno oggetto di valutazione, qualora ammissibili, a cura della commissione tecnica di valutazione sulla base delle previsioni del disciplinare di gara”, senza specificare l’obbligatorietà del cemento armato precompresso e l’immodificabilità di tale elemento di costruzione.

E in particolare la S.A. ha riconosciuto ai concorrenti la facoltà di proporre le opportune migliorie anche riguardo ai “materiali costituenti l’opera”, tenuto conto della espressa richiesta riguardo alla possibilità di modifica dei detti materiali, senza alcuna precisazione sul preteso vincolo dell’uso del calcestruzzo, precisando nell’occasione la competenza della Commissione giudicatrice per la valutazione delle migliorie proposte.

La Commissione di gara ha apprezzato le migliorie delle offerte tecniche proposte dalle concorrenti anche riguardo al profilo di ammissibilità delle soluzioni tecnico-costruttive e alla modifica dei materiali costituenti l’opera in relazione al progetto a base di gara, concludendo sulla compatibilità delle stesse con le prescrizioni del Disciplinare di gara.

................

Ed invero nessuna disposizione normativa definisce il concetto di miglioria e/o di variante progettuale in fase di gara, ma le distinzioni della specie sono offerte dall’orientamento giurisprudenziale (cfr. Cons. Stato, sez. V, 17 gennaio 2018, n. 269; Tar Campania, sez. I, 7 agosto 2018, n. 5224; Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 4 dicembre 2018, n. 1159) e nel caso in esame, come già rilevato, lo stesso Disciplinare (art.23.2.4) ha prescritto i limiti e i parametri delle proposte migliorative specificando che “le proposte migliorative potranno riguardare le tecnologie costruttive delle opere d’arte maggiori e minori, le finiture e l’impiantistica”, valorizzando “l’utilizzo di materiali di nuova generazione con maggiore interesse verso materiali ecocompatibili o biocompatibili…” (art.27 Disciplinare) che in quanto ammessi confermano la insussistenza del vincolo all’utilizzo del cemento armato precompresso. Né appare convincente la lettura interpretativa al riguardo di parte ricorrente laddove riferisce che l’unica miglioria da poter introdurre ai sensi dell’art.23.2.4 del Disciplinare riguarderebbe le predette tecnologie costruttive, unicamente in relazione alle modalità di posa in opera del calcestruzzo precompresso, in quanto dal verbale di validazione del 6 agosto-23 ottobre 2014, nella parte relativa alla “metodologia di costruzione degli impalcati” i viadotti sono stati descritti in cemento armato precompresso.

Al riguardo si osserva che il validatore nella propria Relazione ha effettuato la verifica del progetto e la conformità della soluzione progettuale facendo riferimento alla “modalità esecutiva” con cui realizzare l’impalcato, come descritto nel progetto posto a base di gara, e nella Relazione ha anche precisato che “Tale descrizione non è del tutto esaustiva per chiarire in modo univoco le modalità e le fasi di costruzione dell’implacato (per esempio se l’impalcato sia completamente gettato in opera o realizzato a conci prefabbricati precompressi in opera o in altra tecnologia costruttiva)…”; pertanto il validatore nell’ambito della propria attività di verifica del progetto si è limitato a considerare la tipologia strutturale sottoposta a verifica dalla S.A. (proposta in c.a.precompresso), ma non ha indicato valutazioni riguardo le altre tipologie strutturali non presenti sugli elaborati da validare (né competente a fornire tali indicazioni).

Il Collegio rileva inoltre che risulta inconferente il richiamo da parte del ricorrente, anche in sede di discussione in udienza, all’art.106 del d.lgs. n. 50/2016, che stabilisce il limite di ammissibilità delle varianti durante l’esecuzione del contratto, per il rispetto del principio della massima partecipazione e della par condicio dei partecipanti, proprio perché tale norma riguarda il limite di ammissibilità delle varianti nella predetta “fase esecutiva del contratto” ed invece il limite delle varianti/proposte progettuali in fase di gara, come quelle in questione, sono regolate dalla lex specialis di gara e nella specie dal Disciplinare.

Riguardo poi alla questione sollevata dal ricorrente sulla mancata menzione nel Disciplinare di gara (art. 18) della categoria OS18A, idonea a comprovare l’idoneità tecnica per i lavori in carpenteria metallica, si rileva che il richiamo a tale categoria rubricata “Componenti strutturali in acciaio”, riguardante “la produzione in stabilimento ed il montaggio in opera di strutture in acciaio”, non è pertinente in relazione alle offerte dei primi tre concorrenti classificati, risultando indimostrato di avere le dette società ad oggetto la produzione in stabilimento e il montaggio in opera di struttura prefabbricata. Del resto il Disciplinare indica tra le categorie SOA la categoria OG3, considerata categoria prevalente, riguardante, tra l’altro, anche la realizzazione di ponti, viadotti, ferrovie, piste aeroportuali e altre opere complementari (nello specifico per “la costruzione, la manutenzione o la ristrutturazione……” di interventi a rete nonché di “ponti, anche di complesse caratteristiche tecniche, in ferro, cemento armato semplice o precompresso, prefabbricati o gettati in opera”), categoria in ogni caso più appropriata in relazione alla scelta della S.A. dell’oggetto di gara.

Sulla base di ciò le censure dedotte sono infondate.
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