Autore Topic: B&B abusivo in area di pertinenza di circolo privato . CONSIGLIO OPERATIVO  (Letto 210 volte)

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Offline roberto de marchis

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Se si ritiene che li vi siano persone non dichiarate ex art.109 tulps la p.g. può procedere con i poteri di p.g.
Viceversa se si vuole procedere con accesso ex art.13 legge 689 occorre autorizzazione del PM

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Offline bruno

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B&B abusivo in area di pertinenza di circolo privato . CONSIGLIO OPERATIVO
« Risposta #1 il: 03 Settembre 2019, 18:41:38 »
Buonasera,
     in un Comune dell'Emilia Romagna c'è  circolo privato regolare e munito di scia per la somministrazione ai soci che, all' interno del parco di sua pertinenza , ha creato una struttura con più stanze da letto ( la struttura è regolare).
    Da informazioni ricevute , risulterebbe però che le  citate stanze  verrebbero utilizzate abusivamente ( no scia e no collegamento al sistema "alloggiati Web " della questura )   come b&b o similare in favore dei soci.
     Premesso che la Legge Regionale dell' Emilia Romagna , art. 4 comma 9 stabilisce che la scia è necessaria anche per le strutture ricettive poste in aree private (vado a memoria) , vorrei consigli operativi su come possa essere effettuato il controllo  senza infrangere le leggi, atteso, che come già detto, la struttura in questione si trova in un area privata ove non vi sono autorizzazioni di polizia .
Se le modalità di controllo potevano sembrare scontate , leggendo la sentenza in allegato ( è lo stesso Tribunale del luogo ove è situato il circolo )  inerente un fatto analogo, mi sono sorte delle perplessità.
Vorrei quindi sapere dagli esperti come agirebbero. Grazie 
P.s. scusate se ho fatto errori ma vado un po' di fretta .
omissis.
 E’ allora fondato il primo motivo di opposizione dedotto dalla X relativamente alla violazione dell’art. 13 L. 689/81 ove prevede che gli organi addetti al controllo delle violazioni di loro competenza possono assumere informazioni e procedere ad ispezioni di cose e di luoghi purché diversi dalla privata dimora.

La nozione di dimora privata di cui all’art. 13 L. 689/13 è la medesima di quella assunta dal codice penale (Cass. 6361/05), e pertanto per privata dimora si intendono, come da costante giurisprudenza della S.C., i luoghi isolati dall’ambiente esterno, compresi i cortili e gli spazi esterni (Cass. pen. 5596/87), nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata o lavorativa, di studio, di svago ecc… che non siano aperti al pubblico (tali essendo i luoghi cui può accedere chiunque a date condizioni, ovvero quello frequentabile da un'intera categoria o comunque da un numero indeterminato di persone che abbiano la possibilità giuridica e pratica di accedervi senza legittima opposizione di chi sul luogo esercita un potere di fatto o di diritto: Cass. pen. 22890/13), e che non siano dunque accessibili a terzi senza il consenso del titolare il quale può legittimamente rifiutare l’ingresso senza alcuna giustificazione (v. fra le tante Cass. pen. 34475/18).

Nel caso di specie l’immobile cui hanno fatto accesso gli accertatori costituiva senz’altro una dimora privata, essendovi addirittura residente la X, a nulla rilevando che ella avesse concesso in locazione parte dell’immobile perché fosse destinata alla festa; detta festa non era d’altronde aperta al pubblico (e non rendeva quindi tale l’immobile), poiché, pubblicizzata a mezzo di un invito ad offrire, era accessibile solo ad un numero determinato di persone che ne avessero fatta richiesta mediante prenotazione, e che dunque, dopo aver pagato il prezzo previso, fossero stati "accettati" dall’organizzatore (così la memoria di costituzione in primo grado del Comune).

Dalla violazione dell’art. 13 L. 689/81 discende l’inutilizzabilità dell’accertamento compiuto dagli agenti della PM (v. Cass. 1699/05 e 6361/05).

Neppure può trovare applicazione l’art. 16 TULPS a norma del quale << Gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza hanno facoltà di accedere in qualunque ora nei locali destinati all’esercizio di attività soggette ad autorizzazioni di polizia e di assicurarsi dell'adempimento delle prescrizioni imposte dalla legge, dai regolamenti o dall'autorità>>.

Infatti, l’attività di B&B non è soggetta ad autorizzazioni di pubblica sicurezza e, in ogni caso, come sottolineato dalla difesa del Comune, l’ispezione non ineriva minimamente all’attività di B&B.

La "privata dimora ispezionata" non era dunque obiettivamente già luogo "destinato" all’esercizio di attività soggetta ad autorizzazione di polizia e non vi erano dunque prescrizioni il cui rispetto potesse essere verificato dalla PM la quale, piuttosto, con l’ispezione ha inteso di accertare non la violazione di prescrizioni imposte per quel tipo di esercizio, ma lo svolgimento di attività corrispondente a quella di esercizio soggetto ad autorizzazione.

A norma dell’art. 16 TULPS, l’autorità di pubblica sicurezza avrebbe potuto accedere all’immobile della X solo ove avesse dovuto verificare "l’adempimento di prescrizioni" dunque già normativamente operanti. Non poteva di converso la PM accedere alla dimora privata, non già destinata ad attività soggetta ad autorizzazione di pubblica sicurezza, per accertare l’eventuale compimento di illeciti, meramente ipotizzati e suppostamente costituire violazione del TULPS, prescindenti dalla previa destinazione dell’immobile ad esercizio soggetto ad autorizzazione di pubblica sicurezza, così come peraltro stabilito nell’analogo caso delle già richiamate pronunce della S.C. nn. 6361/05 e 1699/05 (fattispecie relative alla mancanza di autorizzazione a svolgere l’attività di organizzazione di viaggi che, secondo la LR Veneto, prevedeva fra l’altro i requisiti ex artt. 11 e 12 TULPS).

Sostenere che la PM abbia il potere di svolgere ispezioni nella privata dimora solo in ragione del fatto che essa ipotizzi che vi abbia luogo la violazione di norma di pubblica sicurezza implica una interpretazione dell’art. 16 TULPS tale da svuotare di portata precettiva dell’art. 13 L.689/81 che, nel rispetto dell’art. 14 Cost., ha invece la funzione di limitare il potere di accertamento delle violazioni amministrative. In questo senso si è peraltro pronunciata la S.C. affermando, a proposito del limite ex art. 13 L.689/81 ai poteri ispettivi costituito dalla privata dimora, che "l'accertamento della natura dei luoghi deve precedere e non seguire gli atti di ispezione con l'ulteriore conseguenza che lo stesso può essere frutto soltanto di un giudizio ex ante a non di un giudizio sulla base degli elementi acquisiti con le ispezioni" (Cass. 4729/04).

Quanto sopra è sufficiente all’annullamento dei provvedimenti impugnati ed esime dall’esame di ogni altra questione dedotta dalle parti.

Le spese di lite del grado liquidate come da dispositivo secondo i criteri di cui al DM 55/14 tenuto conto del valore delle sanzioni applicate (Cass. 125178/18) seguono la soccombenza.

Quanto alle spese del primo grado di giudizio, compensate dal GdP, la X non ha dedotto un motivo di impugnazione incidentale e va dunque disattesa la sua richiesta di rifusione delle stesse.

Va respinta la domanda ex art. 96 c1 dell’appellata mancandone i presupposti sia della temerarietà dell’impugnazione che della allegazione e prova di alcun pregiudizio risarcibile alla stessa conseguente.

P.Q.M.

Il Giudice, definitivamente pronunciando, rigetta l’appello proposto dal Comune di nei confronti di X avverso la sentenza del Giudice di Pace di n. 1052/18;

rigetta la domanda ex art. 96 c1 cpc della X.

Condanna il Comune a rifondere alla X le spese di lite del grado che liquida in euro 1.620,00 per compensi oltre al 15% per rimborso spese generali, CPA ed IVA come per legge.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per l’obbligo del Comune di versamento di ulteriore importo pari al contributo unificato dovuto per la presente impugnazione ai sensi degli artt. 13 c1 quater DLs 115/02 e 1 c17 L. 228/12.

Motivazione in 30 giorni.