Autore Topic: Appaltatore sceglie il CCNL applicabile anche con clausola sociale  (Letto 235 volte)

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Appaltatore sceglie il CCNL applicabile anche con clausola sociale
« Risposta #1 il: 12 Settembre 2019, 17:03:53 »
Appaltatore sceglie il CCNL applicabile anche con clausola sociale



CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 12 settembre 2019 n. 6148


3.1. L’art. 4 CCNL Multiservizi del 31 maggio 2011, che l’appellante stessa ha dichiarato di applicare ai suoi dipendenti nell’esecuzione dei contratti di appalto con la Regione Veneto in essere al momento della formulazione dell’offerta, non vincola – come sembra affermare l’appellante – alla sua applicazione anche l’imprenditore subentrante nel servizio, poiché, anzi, distingue esattamente il caso di “cessazione di appalto a parità di termini, modalità e prestazioni contrattuali” in cui il subentrante procede all’assunzione dei lavoratori senza periodo di prova (ferme le altre condizioni ivi indicate, vale a dire che i lavoratori impiegati risultino da documentazione probante risalente ad almeno quattro mesi prima della cessazione dell’appalto), dal caso di “cessazione di appalto con modificazione di termini, modalità e prestazioni contrattuali”, in cui è previsto un incontro tra impresa subentrante (anche se si tratta della stessa impresa gestore del servizio) e parti sindacali al fine di “armonizzare le mutate esigenze tecnico – organizzative dell’appalto con il mantenimento dei livelli occupazionali” (ed è aggiunto: “tenuto conto delle condizioni professionali e di utilizzo del personale impiegato”).

Solamente per il socio lavoratore, l’art. 4 prescrive un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal presente c.c.n.l. (sull’art. 4 CCNL Multiservizi, cfr. Cons. Stato, sez. III, 30 gennaio 2019, n. 726).

3.1.1. Occorre, peraltro, aggiungere che il Consiglio di Stato, nel parere reso in sede di Commissione speciale 21 novembre 2018, n. 2703, sulle Linee guida ANAC recanti la disciplina delle clausole sociali, si è occupato specificatamente della questione del vincolo all’assunzione dei lavoratori derivante da clausola contenuta in un contratto collettivo, precisando che “ove la successione tra imprese, ai fini sociali, sia già prevista dai CCNL cui aderiscono le imprese del settore, non vi sarà spazio alcuno per la clausola sociale inserita nel bando”, e questo perché “il contratto collettivo rappresenta un assetto complessivo dei rapporti di lavoro che le parti, ovvero i sindacati e le associazioni datoriali, hanno ritenuto conforme ai rispettivi interessi e, come tale, dal punto di vista del datore di lavoro, esso è parte dell’organizzazione di impresa da lui prescelta”.

Ancora più chiaramente è detto, al par. 7.1., “Ad avviso della Commissione, il rapporto fra la disciplina della clausola sociale in esame e clausole di analogo contenuto che possono essere contenute nei contratti collettivi va affrontato tenendo presente il principio più volte ricordato, per cui la clausola in questione va applicata nel rispetto del tipo di organizzazione aziendale prescelto dall’imprenditore subentrante. … 7.2. Ciò posto, sempre ad avviso della Commissione, la clausola sociale inserita in un bando di gara per iniziativa della stazione appaltante può essere efficace, nel suo assetto concreto, solo in via suppletiva, ovvero nel caso in cui l’imprenditore offerente non abbia sottoscritto alcun contratto collettivo… Viceversa, nel caso in cui l’interessato abbia sottoscritto un contratto collettivo che in materia dispone, i contenuti della clausola sociale che egli dovrà osservare saranno quelli previsti dal contratto collettivo stesso”.

3.1.2. In sostanza, le clausole del contratti collettivi che disciplinano il “cambio appalto” con l’obbligo del mantenimento dell’assetto occupazionale e delle medesime condizioni contrattuali ed economiche vincolano l’operatore economico, non già in qualità di precedente aggiudicatario, come prospettato dall’odierno appellante, ma solo se imprenditore appartenente ad associazione datoriale firmataria del contratto collettivo; a queste condizioni, infatti, la clausola, frutto dell’autonomia collettiva, ove più stringente, prevale anche, sulla clausola contenuta nel bando di gara. Di tale appartenenza l’appellante non riferisce nel motivo di appello.

3.2. Neppure le c.d. clausole sociali inserite all’interno degli atti di gara vincolavano l’aggiudicatario ad applicare il contratto collettivo del precedente aggiudicatario imponendo, al subentro nel contratto d’appalto, l’assorbimento e l’utilizzo nell’esecuzione dello stesso dei soci lavoratori e dei dipendenti del precedente aggiudicatario.

3.3. L’art. 14 dello schema di convenzione allegato al disciplinare di gara, già riportato nella parte in fatto, prevedeva “l’obbligo per la ditta aggiudicataria di assorbire ed utilizzare prioritariamente nell’espletamento del servizio, qualora disponibili, i lavoratori che già erano adibiti quali soci lavoratovi o dipendenti del precedente aggiudicatario”, ma con esplicita limitazione a che “…il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante (cfr. Parere Aut. Vig. sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture 13/3/2013 n. AG19/13 e 20/13)” nonché ulteriormente rimarcando che “Rimane fermo che ciascuna impresa è libera di formulare l’offerta secondo le proprie strategie organizzative, nel rispetto degli obblighi derivanti dalle norme applicabili e del CCNL”.

3.4. La clausola sociale contenuta nel disciplinare di gara era, dunque, formulata in maniera elastica e non rigida, rimettendo all’operatore economico concorrente finanche la valutazione in merito all’assorbimento dei lavoratori impiegati dal precedente aggiudicatario.

D’altra parte, solo se formulata in questi termini, la clausola sociale è conforme alle indicazioni della giurisprudenza amministrativa secondo la quale l’obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali del precedente appalto va contemperato con la libertà d’impresa e con la facoltà in essa insita di organizzare il servizio in modo efficiente e coerente con la propria organizzazione produttiva, al fine di realizzare economie di costi da valorizzare a fini competitivi nella procedura di affidamento dell’appalto (cfr. Cons. Stato, sez. V, 10 giugno 2019, n. 3885; III, 30 gennaio 2019, n. 750; III, 29 gennaio 2019, n. 726; 7 gennaio 2019, n. 142; III, 18 settembre 2018, n. 5444; V, 5 febbraio 2018, n. 731; V, 17 gennaio 2018 n. 272; III 5 maggio 2017, n. 2078; V 7 giugno 2016, n. 2433; III, 30 marzo 2016, n. 1255).

E’ stato, così, escluso che una clausola sociale possa consentire alla stazione appaltante di imporre agli operatori economici l’applicazione di un dato contratto collettivo ai lavoratori e dipendenti da assorbire (cfr. Cons. Stato, sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444; V, 1 marzo 2017, n. 932; III 9 dicembre 2015, n. 5597).

3.5. Infine, il vincolo prospettato dall’appellante non derivava neppure dall’art. 30, comma 4, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50; la norma, nell’imporre l’applicazione al personale impiegato nel servizio di un contratto collettivo (in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, nonché) “strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto”, intende riferirsi al contratto che meglio regola le prestazioni rese dalla categoria dei lavoratori impiegati nell’espletamento del servizio, e non a quello imposto dai vincoli e alle clausole sociali inserite negli atti di gara, come suggerito dall’appellante.

3.6. In conclusione, gli operatori economici partecipanti alla procedura di gara indetta dall’Azienda zero, ivi compresa naturalmente GSA, non erano tenuti ad applicare il CCNL Multiservizi nella formulazione dell’offerta, potendo, invece, scegliere il contratto collettivo ritenuto più adeguato alla propria organizzazione aziendale, e le clausole degli atti di gara, che tale scelta consentivano, erano pienamente legittime.
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