Autore Topic: requisiti locali di deposito e vendita prodotti fitosanitari  (Letto 165 volte)

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Offline Mario Maccantelli

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Re:requisiti locali di deposito e vendita prodotti fitosanitari
« Risposta #2 il: 06 Dicembre 2019, 15:26:12 »
Prendo l'occasione del post per fare una mini sintesi ad uso di tutti i lettori del forum (l'argomento è sempre difficile), cercando di rispondere anche alla tua domanda. Magari potrai aggiungere o precisare.

Quando c’è di mezzo i prodotti fitosanitari, le cose possono essere due:
- certificato professionale per la vendita;
- autorizzazione per l’esercizio del commercio/deposito.

Il primo provvedimento è un’abilitazione personale, tipo patentino, che scade ogni 5 anni.
I patentini sono tre, due sono di competenza della Regione e uno è rimasto nella competenza comunale / SUAP. Alla regione sono rimasti i certificati per l’acquisto/utilizzo e per la consulenza, al comune quello per la vendita.
Vedere qua per approfondire: http://www.regione.toscana.it/pan/normativa )

Il secondo provvedimento è una vecchia ma ancora in vigore autorizzazione che verte sulla sede d’impresa al fine dell’esercizio effettivo della vendita intesa come luogo fisico del commercio.
Tale autorizzazione è rilasciata su parere ASL che verifica i luoghi e la documentazione. Vedi art. 21 e 22 del DPR n. 290/2001.
La norma (art. 21 citato) prevede:
[…]
La domanda contiene:
a) nome e cognome del titolare dell'impresa richiedente, se si tratta di persona fisica, e sede dell'impresa o ragione o denominazione sociale e sede legale, se si tratti di società;
b) sede dei locali adibiti al deposito ed alla vendita di prodotti fitosanitari e dei coadiuvanti di prodotti fitosanitari;
c) classificazione di prodotti fitosanitari e dei coadiuvanti di prodotti fitosanitari che si intende commerciare o vendere;
d) nome e cognome ed eventuale titolo di studio ed estremi del certificato di abilitazione di cui all'articolo 23, dell'institore o del procuratore o di chi è preposto all'esercizio di ciascun deposito o locale di vendita.
4. Alla domanda è allegata una pianta, in scala non inferiore a 1:500 del locale adibito al commercio, alla vendita ed al deposito dei prodotti fitosanitari e di coadiuvanti di prodotti fitosanitari, nonché la dichiarazione, con firma autenticata, dell'institore o procuratore o di chi assume l'incarico.
5. Ai fini dell'applicazione del presente articolo con il termine di «locale» s'intende anche un gruppo di locali, tra loro comunicanti, destinati al commercio, alla vendita ed al deposito.
[…]


RELATIVAMENTE AL DISCORSO SULLA CIRCOLARE CITATA NEL QUESTITO posso dirti che, come tutte le circolari, non è fonte del diritto. Le circolari possono essere vincolanti quando rivestono le caratteristiche dell’ordine dato da una struttura sovraordinata ad una struttura sotto-ordinata. Negli altri casi sono pareri autorevoli o linee guida che vanno a coadiuvare l’azione DISCREZIONALE della PA competente. In quest'ultimo caso resta inteso che in sede di ricorso giudiziale, le circolari non salvano la PA competente dalla eventuale responsabilità. Gli esempi sono molto frequenti, vedi la materia fiscale e vedi casi come quello recente della “somm.ne non assistita” degli esercizii di commercio alimenti citato più volte su questo forum. Il consiglio di stato (sentenza 2280/2019 e 8011/2019) ribalta due decisioni di primo grado indicando in modo esplicito come le circolari ministeriali citate dall’amministrazione comunale in giudizio, siano erronee e comunque inidonee a produrre effetti normativi:
Le Risoluzioni ministeriali che incentrano l’elemento distintivo fra attività di somministrazione di alimenti e bevande e attività di vendita sulla modalità di consumo dell’offerta, in particolare sull’attrezzatura utilizzabile per consentire il consumo sul posto, si pongono in contrasto, pertanto, con il dato normativo precedentemente richiamato.
In tal senso va condivisa – come già fatto nella sentenza di questa Sezione richiamata – la considerazione svolta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella segnalazione 27 ottobre 2016, n. S2605: “Le richiamate Risoluzioni non tengono […] conto del fatto che già il D.L. n. 223/2006 aveva inteso superare o quantomeno coordinare con i principi di concorrenza tutte le attività di consumo sul posto di alimenti e bevande, individuando il discrimen tra l’attività di somministrazione e quella di vendita da parte degli esercizi di vicinato unicamente nella presenza o meno del servizio assistito. Esse, inoltre, non basano l’interpretazione offerta su quanto strettamente necessario a tutelare le esigenze di interesse generale tipizzate dal citato D.L. n. 201/2011, quali la «tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali


Quindi, anche se ho citato casi diversi da quello di specie, ritengo che si può estrarre un principio: è l’autorità competente che deve valutare, nell’ambito della propria attività discrezionale, tutte le fonti normative sopravvenute e i principi ermeneutici in materia, al fine di aderire o meno ad una linea guida. Personalmente concordo con le tue affermazioni, il PAN ha un altro spirito rispetto alla ratio della vecchia circolare che fu adottata ai sensi di una normativa ormai abrogata. Come hai detto tu, correlerei la normativa sopravvenuta con l’allegato VI al piano di azione di cui al DM 22/01/2014 dando alla circolare un’importanza del tutto marginale e residuale.
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Re:requisiti locali di deposito e vendita prodotti fitosanitari
« Risposta #2 il: 06 Dicembre 2019, 15:26:12 »

 


Offline m.villano

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requisiti locali di deposito e vendita prodotti fitosanitari
« Risposta #1 il: 05 Dicembre 2019, 17:51:10 »
In relazione all'oggetto, ho il seguente quesito da sottoporre in valutazione:
 le attivita' di vendita dei prodotti fitosanitari (PF) sono sottoposte a scia condizionata, con valutazione delle aziende usl per i requisiti edilizi, strutturali ed impiantistici.
Nel tempo si e' consolidata la consuetudine di applicare il disposto della circolare n. 15/1993 in cui, tra l'altro, viene imposto il requisito minimo di 3 metri per l'altezza del deposito PF.
Personalmente ritengo che tale applicazione sia non coretta, in quanto attualmente abbiamo un panorama normativo di recente emanazione in cui non risulta alcun riferimento alla circolare e, di conseguenza, la circolare stessa non puo' essere assunta come strumento normativo applicabile verso soggetti esterni alle PA competenti.
Le attivita' di vendita PF sono attivita' commerciali e, come tali, hanno alcuni riferimenti normativi cogenti:
allegato IV d lgs 81/2008 punto 1.2.5, in cui per le attivita' commerciali e' richiesta l'altezza individuata dalla normativa urbanistica vigente, salvo che l'attivita' non sia sottoposta a sorveglianza sanitaria;
- l'allegato VI del PAN, attuativo del d lgs 150/2012 richiama per i locali di vendita gli stessi requisiti, ove applicabile, previsti per le aziende agricole; nulla e' indicato per l'altezza;
- il dpr 290/2001, specifico provvedimento per i procedimenti amministrativi di autorizzazione in materia, nulla cita sul requisito;
- le linee guida regionali  del febbraio 2000 per i luoghi di lavoro, recepite da molti comuni nei propri regolamenti edilizi, permettono altezze di 2.40 per magazzini non utilizzati in modo continuativo dai lavoratori;
- una circolare del 2016 del ministero della salute sull'argomento, richiamando le norme applicabili non fa' alcun cenno alla circolare 15/1993;
In conclusione, e' corretto imporre ora un requisito richiamato da una circolare del 1993, in presenza di un panorama normativo notevolmente ampliato tramite provvedimenti specifici di settore?
Saluti a tutti
mv