Autore Topic: Legittime le DISTANZE dai luoghi sensibili per la lotta alla ludopatia  (Letto 517 volte)

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Legittime le DISTANZE dai luoghi sensibili per la lotta alla ludopatia
« Risposta #1 il: 11 Dicembre 2019, 06:26:44 »
Legittime le DISTANZE dai luoghi sensibili per la lotta alla ludopatia

TAR LOMBARDIA – MILANO, SEZ. I – sentenza 6 dicembre 2019 n. 2608

FATTO e DIRITTO

1. La ricorrente ha impugnato il diniego di autorizzazione di cui all’art. 88 del r.d. n. 773/1931 (TULPS) per l’esercizio della raccolta di giocate tramite installazione di apparecchi di intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6, TULPS, emesso nei suoi confronti dalla Questura di Pavia, deducendone l’illegittimità sulla base dei seguenti motivi:

1) violazione di legge: violazione e falsa applicazione della l. n. 248/2006 (conversione del d.l. “Bersani”); contrasto con i principi comunitari di libertà di accesso al mercato e di libera iniziativa economica/diritto delle imprese (come interpretato dalla giurisprudenza comunitaria); eccesso di potere per illogicità/ingiustizia manifesta;

2) violazione di legge: falsa ed erronea applicazione dell’art. 5 della l. r. n. 8/2013;

3) violazione di legge: violazione degli artt. 2 e 10-bis della l. n. 241/1990; eccesso di potere per carenza di motivazione;

4) eccesso di potere per sviamento; ingiustizia manifesta;

5) in subordine, violazione di legge: falsa ed erronea applicazione degli artt. 5 e 10 della l.r. n. 8/2013.

La ricorrente ha anche chiesto il risarcimento dei danni asseritamente subiti.

Si è costituito in giudizio il Ministero intimato, chiedendo la reiezione del ricorso.

Alla camera di consiglio del giorno 25 giugno 2014 la Sezione ha respinto l’istanza cautelare.

Alla pubblica udienza (ruolo smaltimento) del giorno 25 settembre 2019 la causa è passata in decisione.

2. Il ricorso è infondato.

2.1. Al riguardo, sussistendo i presupposti per decidere in forma semplificata ai sensi dell’art. 74 c.p.a., è sufficiente rilevare che:

– l’interessata ha presentato la propria istanza di autorizzazione in data 23.10.2013;

– il decreto impugnato è stato emesso dal Questore della Provincia di Pavia in data 28 febbraio 2014, ossia successivamente all’entrata in vigore sia della l.r. n. 8/2013 (6.11.2013) sia della D.G.R. 24 gennaio 2014, n. X/1274, pubblicata sul B.U.R.L. il 28.1.2014, avente ad oggetto “Determinazione della distanza dai luoghi sensibili per la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito (ai sensi dell’art. 5, comma 1, della L.R. 21 ottobre 2013, n. 8 – Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico)”;

– la Questura, quindi, non poteva far altro che applicare alla fattispecie la citata normativa sopravvenuta, in ossequio al principio secondo cui l’atto amministrativo deve tener conto della situazione di fatto e di diritto esistente al tempo della sua adozione;

– l’art. 5, comma, comma 1, della l.r. n. 8/2013 e la deliberazione della Giunta regionale n. X/1274 (unitamente all’Allegato A alla stessa, intitolato “Distanza dai luoghi sensibili per la nuova collocazione di apparecchi per il gioco di azzardo lecito, in attuazione dell’art. 5, comma 1, della L.R. 21 ottobre 2013, n. 8”) vietano la collocazione di esercizi adibiti al gioco d’azzardo a distanza inferiore a 500 metri da istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi ricettivi e altri luoghi c.d. sensibili, specificando che le relative determinazioni si applichino “a tutte le nuove collocazioni di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito” di cui all’art. 110, commi 6 e 7, del regio decreto n. 773 del 1931, effettuate dopo la pubblicazione sul B.U.R.L. della deliberazione G.R. in questione;

– l’istanza dell’interessata, pertanto, non poteva essere accolta, in quanto relativa a locali situati a distanza inferiore a 500 metri da alcuni luoghi sensibili (in particolare, come evidenziato dalla difesa erariale, a circa 200 metri dall’Istituto Scolastico Paritario “Leonardo Da Vinci”, dalla scuola materna “Arcobaleno”, dalla chiesa dell’Immacolata con relativo oratorio e dal cinema Odeon);

– peraltro, la circostanza che la normativa regionale preveda anche l’applicazione di una sanzione pecuniaria per il caso di violazione del divieto, contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, non può che confermare la doverosità del diniego di autorizzazione nelle ipotesi di mancato rispetto delle distanze minime previste dalla legge;

– né può ravvisarsi un contrasto tra la disciplina applicata nella fattispecie e il diritto eurounitario, posto che, come già affermato dalla giurisprudenza condivisa dal Collegio: i) gli articoli 36, 49, 52 e 56 TFUE ammettono le misure derogatorie in materia di libera circolazione delle merci e di prestazione dei servizi «che siano giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica»; ii) per giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia UE, le restrizioni alle attività di gioco d’azzardo possono essere giustificate da ragioni imperative di interesse generale, quali la tutela dei consumatori e la prevenzione della frode e dell’incitamento dei cittadini ad una spesa eccessiva legata al gioco, sicché, in assenza di un’armonizzazione eurounitaria in materia, spetta ad ogni singolo Stato membro valutare in tali settori, alla luce della propria scala di valori, le esigenze che la tutela degli interessi di cui trattasi implica, ed ai giudici nazionali assicurarsi, in modo coerente e sistematico, tenendo conto delle concrete modalità di applicazione della normativa restrittiva di cui trattasi, che quest’ultima risponda veramente all’intento di ridurre le occasioni da gioco e di limitare le attività in tale settore (v. Corte di giustizia UE 22 ottobre 2014, nelle cause C-344/13 e C-367/13; id., 24 gennaio 2013, nella causa C-33/2013; id., 16 febbraio 2012, nelle cause C-70/10 e C-77/10; nonché Corte giustizia UE, 30 giugno 2011, nella causa C-212/08, secondo cui «gli obiettivi perseguiti dalle normative nazionali adottate nell’ambito dei giochi e delle scommesse si ricollegano, di regola, alla tutela dei destinatari dei servizi interessati e dei consumatori, nonché alla tutela dell’ordine sociale; siffatti obiettivi rientrano nel novero dei motivi imperativi di interesse generale che possono giustificare limitazioni alla libera prestazione dei servizi; anche le considerazioni di ordine morale, religioso o culturale, nonché le conseguenze moralmente e finanziariamente dannose per l’individuo e la società che sono collegate ai giochi d’azzardo e alle scommesse possono giustificare che le autorità nazionali dispongano di un potere discrezionale sufficiente a determinare, secondo la propria scala di valori, le prescrizioni a tutela del consumatore e dell’ordine sociale»);

– infine, il carattere vincolato della decisione adottata dalla Questura esclude che possa attribuirsi rilievo, in favore della ricorrente, ai denunciati vizi di carattere procedimentale.

Per tali ragioni, le censure vanno tutte respinte.

2.2. In definitiva, il ricorso è infondato e va respinto.

Le spese del giudizio, nondimeno, possono essere integralmente compensate tra le parti, tenuto conto della peculiarità della vicenda.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
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