Autore Topic: sospensione attività piscina privata aperta al pubblico  (Letto 37 volte)

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Offline Simone Chiarelli

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Re:sospensione attività piscina privata aperta al pubblico
« Risposta #2 il: 12 Febbraio 2020, 16:40:42 »
1)   Il provvedimento di intimazione era stato notificato all’allora gestore con assegnazione del termine massimo per la risoluzione. Al momento del subingresso non ho ritenuto possibile emettere nuovamente un provvedimento di intimazione al nuovo gestore, sia perché il termine assegnato con l’intimazione del 2018 era scaduto e non mi sembrava avesse senso emettere una nuova intimazione con assegnazione di un nuovo termine, sia perché con il subingresso si trasferiscono verso l’avente causa diritti ed oneri del cedente, in quanto il trasferimento di azienda determina la sostituzione nelle posizioni giuridiche. Detto questo, posso fare adesso la sospensione dell’attività al gestore attuale per verificata non risoluzione delle carenze allora rilevate, oppure con il cambio di gestione dovevo agire in altro modo?         
Sì, chi subentra lo fa nello stato di fatto e di diritto. Inoltre le ragioni igienico-sanitarie legittimano ad omissione dell'avvio del procedimento

2)   La legge regionale 8/2006 all’art. 17 commi 2 e 3 prevede che “la USL qualora accerti che nella piscina sono venuti meno i requisiti indicati nella presente legge e nel regolamento regionale, dispone, anche attraverso prescrizioni dirette, che siano poste in atto le opportune verifiche e adottati i necessari provvedimenti per il ripristino di detti requisiti. In caso di inadempienza, nei termini fissati, alle prescrizioni formulate ai sensi del comma 2, e comunque ogniqualvolta vi siano condizioni di rischio per la salute degli utenti, l’azienda USL può disporre, anche in via temporanea, la chiusura dell’impianto, dandone immediata comunicazione al Comune.” Già al momento dell’emanazione del provvedimento di intimazione avevo chiesto alla USL come mai non formulavano direttamente loro al gestore le prescrizioni per il ripristino dei requisiti (ai sensi del suddetto comma 2) e mi era stato risposto informalmente che loro non potevano emettere prescrizioni dirette, per cui dovevamo farlo come Comune.
La norma però prevede che la chiusura temporanea dell’impianto è di competenza della USL, non del Comune.  E’ legittimo se emetto io, ora, un provvedimento di sospensione temporanea (fino alla risoluzione delle carenze rilevate) per inadempienza alla mia precedente intimazione? Ai sensi di cosa lo emetto, se il comma 3 dell’art. 17 prevede la competenza della USL?           
Le prescrizioni sono una cosa, la sospensione altra.
Secondo me puoi adottare provvedimento di sospensione quale misura cautelare per il venir meno dei requisiti abilitativi


3)   Invece per quanto riguarda l’ulteriore provvedimento di sospensione da adottarsi ai sensi dell’art. 18 comma 7 L.R. 8/2006, a seguito della sanzione irrogata dall’USL va bene adottare un’ordinanza come resp. serv. commercio decidendo discrezionalmente i giorni di sospensione?       

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Re:sospensione attività piscina privata aperta al pubblico
« Risposta #2 il: 12 Febbraio 2020, 16:40:42 »

 


Offline Abetone Forum

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sospensione attività piscina privata aperta al pubblico
« Risposta #1 il: 11 Febbraio 2020, 17:44:20 »
La Usl nel 2018 aveva effettuato sopralluogo presso piscina privata aperta al pubblico rilevando carenze che sono state oggetto di provvedimento di intimazione emesso dal Comune, notificato al gestore di allora.
Detto gestore non ha comunicato nulla in merito all’ottemperanza entro il termine assegnato ed il Comune ha chiesto alla Usl la verifica dell’avvenuta ottemperanza (nel provvedimento di intimazione era precisato che in caso di verificata inadempienza il Comune poteva procedere all’adozione di provvedimento di sospensione dell’autorizzazione).
L’Usl, nel periodo di apertura successivo alla scadenza del termine (aprile 2018 fino a marzo 2019) non ha fatto la verifica – dopodiché la struttura ha sospeso di fatto l’attività fino a circa il 20 dicembre 2019, data in cui è stata riattivata con contestuale subingresso di altro gestore a titolo di affitto di azienda.
La Usl ha fatto sopralluogo a fine gennaio 2020 ed ha trasmesso verbale nel quale elenca una serie di difformità riscontrate (la maggior parte già intimate con precedente atto del 2018) e segnale che il provvedimento prescrittivo del Comune (del 2018) non è stato ampiamente rispettato e pertanto invia al Comune per gli atti conseguenti.
Inoltre la USL ha comminato una sanzione per violazione artt. 11 e12 L.R. 8/2006 ai sensi dell’art. 18 comma 3 ed una sanzione per violazione art. 10 L.R. 8/2006 ai sensi art. 18 comma 6.  A seguito dell’applicazione della sanzione di cui al comma 3 il Comune dispone la sospensione dell’attività per un periodo da tre a trenta giorni.
I dubbi sono questi :
1)   Il provvedimento di intimazione era stato notificato all’allora gestore con assegnazione del termine massimo per la risoluzione. Al momento del subingresso non ho ritenuto possibile emettere nuovamente un provvedimento di intimazione al nuovo gestore, sia perché il termine assegnato con l’intimazione del 2018 era scaduto e non mi sembrava avesse senso emettere una nuova intimazione con assegnazione di un nuovo termine, sia perché con il subingresso si trasferiscono verso l’avente causa diritti ed oneri del cedente, in quanto il trasferimento di azienda determina la sostituzione nelle posizioni giuridiche. Detto questo, posso fare adesso la sospensione dell’attività al gestore attuale per verificata non risoluzione delle carenze allora rilevate, oppure con il cambio di gestione dovevo agire in altro modo?         
2)   La legge regionale 8/2006 all’art. 17 commi 2 e 3 prevede che “la USL qualora accerti che nella piscina sono venuti meno i requisiti indicati nella presente legge e nel regolamento regionale, dispone, anche attraverso prescrizioni dirette, che siano poste in atto le opportune verifiche e adottati i necessari provvedimenti per il ripristino di detti requisiti. In caso di inadempienza, nei termini fissati, alle prescrizioni formulate ai sensi del comma 2, e comunque ogniqualvolta vi siano condizioni di rischio per la salute degli utenti, l’azienda USL può disporre, anche in via temporanea, la chiusura dell’impianto, dandone immediata comunicazione al Comune.” Già al momento dell’emanazione del provvedimento di intimazione avevo chiesto alla USL come mai non formulavano direttamente loro al gestore le prescrizioni per il ripristino dei requisiti (ai sensi del suddetto comma 2) e mi era stato risposto informalmente che loro non potevano emettere prescrizioni dirette, per cui dovevamo farlo come Comune.
La norma però prevede che la chiusura temporanea dell’impianto è di competenza della USL, non del Comune.  E’ legittimo se emetto io, ora, un provvedimento di sospensione temporanea (fino alla risoluzione delle carenze rilevate) per inadempienza alla mia precedente intimazione? Ai sensi di cosa lo emetto, se il comma 3 dell’art. 17 prevede la competenza della USL?           
3)   Invece per quanto riguarda l’ulteriore provvedimento di sospensione da adottarsi ai sensi dell’art. 18 comma 7 L.R. 8/2006, a seguito della sanzione irrogata dall’USL va bene adottare un’ordinanza come resp. serv. commercio decidendo discrezionalmente i giorni di sospensione?       
Grazie mille per il prezioso aiuto..