Autore Topic: Apertura pubblico esercizio nei prefestivi e festivi nei centri commerciali  (Letto 161 volte)

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Offline Mario Maccantelli

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Nemmeno i “presidi sanitari” sono esercizi commerciali ma sono citati in quella accezione e, comunque, le attività di somministrazione hanno natura commerciale. È difficile interpretare norme scritte in modo non tecnico e senza appoggi giurisprudenziali. Io, in questi casi, protendo per interpretazioni orientate al fine è che quello di salvare vite umane e scongiurare una catastrofe socio-economica-sanitaria.

Copio un post che ho scritto qualche giorno fa su questo forum:

La norma, per come è scritta, lascia spazio a più di una interpretazione. In sintesi, la domanda è: nell’usare il termine “esercizi commerciali” il DPCM lo fa in modo tecnico-amministrativo? Se il termine fosse usato in modo  tecnico allora, va da sé che tutto ciò che non è un esercizio di commercio in senso stretto non entrerebbe nel campo applicativo della restrizione.

Vedendo il modo in cui sono scritte queste norme (fin dalle prime della fase 1), il linguaggio usato non è poi così tecnico, vedi proprio la parte dedicata ai servizi di ristorazione. A parere mio, se Conte avesse voluto riferirsi ai soli esercizi di commercio avrebbe usato altre espressioni come: esercizi di vicinato, medie e grandi (vedi art. 3, comma 4, lett. b, lì lo ha fatto). Per concludere, io opterei per considerare l’accezione come tassativa: all’interno dei cc tutti gli esercizi aperti al pubblico, di qualunque specie, anche fossero artigianali per la vendita diretta o esercizi di servizi (agenzia di viaggi e simili), restano chiusi eccetto…

L’interpretazione estensiva cozzerebbe troppo con la finalità della norma e vanificherebbe il sacrificio. Sul punto, come hai detto tu, si può vedere anche la circolare del Min.Int. del 07/11/2020: si parla di “tassatività”.

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Offline Giuspino

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Buongiorno
ritorno su un tema ancora oscuro relativo alla interpretazione del D.P.C.M. 3/11/2020, oggetto di un mio precedente quesito, a causa della difficoltà interpretativa che se ne sta' dando, in maniera diversa, nelle varie regioni d'Italia.
Il tema è la possibilità di apertura dei bar nelle gallerie dei centri commerciali, nei prefestivi e festivi, visto che i gestori lamentano una discriminazione rispetto ai bar autonomi. Sostengono, i gestori, che la lettera ff) facendo riferimento agli esercizi commerciali, non voglia annoverare i pubblici esercizi, garantendo la possibilità di apertura nella fascia consentita 05-18, e sino alle 22, per asporto.
Le prefetture di Ravenna e di Parma, in specifici incontri con le Associazioni di categoria, avrebbero interpretato in maniera estensiva, autorizzando l'apertura dei bar all'interno delle gallerie dei centri commerciali. La nostra Prefettura di Cagliari, pur sollecitata da vari gestori, non ha dato alcun parere, creando grande confusione tra i gestori e dubbi operativi nelle diverse forze di Polizia. La circolare Ministeriale del 7 novembre porta ad una interpretazione "tassativa", ovvero lasciando aperte solo le attività citate (farmacie, edicole tabacchi e alimentari) e ritenendo chiuse tutte le altre. I gestori, invece, puntano sulla questione semantico/giuridica, relativa al fatto che non sono "esercizi commerciali", ma "pubblici esercizi", pertanto, esclusi dall'obbligo di chiusura nei festivi e prefestivi.
Chiedo un autorevole parere o riferimenti ad interpretazioni "autentiche" che qualche Prefettura ha dato sullo specifico tema. Grazie