Visualizza post

Questa sezione ti permette di visualizzare tutti i post inviati da questo utente. N.B: puoi vedere solo i post relativi alle aree dove hai l'accesso.


Topics - roberto de marchis

Pagine: [1] 2
2
Il MISE pur avendo un compito di vigilanza non pu? entrare nel merito delle decisioni relative all'aggiornamento del Registro imprese.

Link:
https://www.fiscoetasse.com/files/11536/nota-mise-46907-registroimprese.pdf

3
Il TAR Toscana ha ?bocciato? l?ordinanza sindacale di Firenze.

[...]

Nel merito ? fondata ed assorbente la censura (dedotta da entrambe le societ? ricorrenti) con la quale viene denunciato il vizio di incompetenza.
La fonte normativa sulla quale il Comune ha fondato il potere esercitato ? data dagli artt. 7 comma 1 e 6, comma 4 del Codice della Strada (D.Lgs. n. 285 del 30 aprile 1992).
I generici riferimenti al potere di ordinanza contingibile ed urgente non valgono da soli a qualificare la natura dell?atto in quanto non trovano alcun riscontro in una concreta ed effettiva situazione di emergenza locale all?interno della sua motivazione.
Ci? chiarito secondo la costante giurisprudenza i provvedimenti, con i quali si disciplina la circolazione sulla viabilit? comunale, la modalit? di accesso alla stessa ed i relativi orari, l'eventuale divieto per talune categorie di veicoli, i controlli e le sanzioni, ai sensi degli artt. 6 e 7 del Codice della strada, assumono natura tipicamente gestoria ed esecutiva e, quindi, appartengono alla competenza dei dirigenti, e non del Sindaco, anche avendo riguardo all'assenza di qualsiasi presupposto di urgenza che potrebbe giustificare l'adozione di un'ordinanza contingibile ed urgente (T.A.R. Milano, sez. III, 13/04/2018, n.1012 T.A.R. Torino, sez. II, 27/07/2016, n.1077; T.A.R. Roma, sez. II, 03/06/2010, n.15012).
Ci? in quanto il riferimento al Sindaco operato dalle norme sopra citate del D.Lgs 285/92, a seguito del passaggio dei poteri di gestione dagli organi politici a quelli burocratici sancito dalle riforme amministrative degli anni 90, deve intendersi riferito alla dirigenza (art. 107 t.u.e.l.; T.A.R. Venezia, sez. I, 03/04/2013, n. 494 ; T.A.R. Toscana, I, 16.6.2014, n. 1033);
Soltanto i provvedimenti concernenti l?istituzione e la disciplina delle zone a traffico limitato sono attribuite alla competenza della giunta (o in caso di urgenza al Sindaco) in quanto ritenuti dal legislatore di maggiore impatto per la collettivit? locale (Cons. di St., V, 13.11.2015, n. 5191).
Si tratta peraltro di valutazione riservata al legislatore che non pu? essere effettuata caso per caso dal giudice attesa la specificit? della fattispecie contemplata dal comma 9 dell?art. 7 e considerato anche il fatto che molte delle situazioni rimesse alla potest? sindacale (ed ora dirigenziale) dal comma 1 della medesima norma potrebbero astrattamente essere considerate di elevato impatto anche in ragione della delicatezza degli interessi coinvolti (ad es. la limitazione alla circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale).
Il ricorso deve, quindi, essere accolto.


https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_fi&nrg=202100050&nomeFile=202100215_20.html&subDir=Provvedimenti

4
Da diversi mesi illustri commentatori si sono prodigati nel valutare e a buon ragione criticare - anche e soprattutto dal punto di vista costituzionale - la scelta del Governo di legiferare a colpi di dPCM che hanno in parte scavalcato il Parlamento e le competenze degli Organi preposti e titolati in materia sanitaria, tra questi il Ministro della Salute.
Ben più modestamente io voglio portare alla vs attenzione quel che è accaduto negli ultimi giorni con la complicità della maggior parte della stampa nazionale.

5
Buongiorno,
vi risulta che la Regione Toscana  abbia disciplinato le modalità di vendita per asporto per “esercizi di ristorazione” (consentita da oggi fino alle ore 22) adesso che è passata in zona arancione?
Vi sono ordinanze precedenti per quando era gialla da ritenersi ancora valide ?
Grazie

P.S.: ho letto quanto dicono le faq del governo (che riporto) ma volevo capire se la Regione ha legiferato al riguardo (es con misure più restrittive che vietino ingresso nel locale)..

“ Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali (si veda la faq precedente), l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.”

6
Covid-19: Norme - approfondimenti - quesiti / DPCM 7 settembre 2020
« il: 08 Settembre 2020, 06:50:24 »
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 7 settembre 2020 

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A04814) (GU Serie Generale n.222 del 07-09-2020)

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/09/07/20A04814/sg

8
Domanda. A quale titolo alcune regioni hanno riaperto le discoteche ?

Quantomeno perché non le hanno richiuse dopo il dpcm 7 agosto ?

Art.1 c.1 lett. n): ...Restano comunque sospese  le
attivita' che abbiano luogo in sale da ballo e  discoteche  e  locali assimilati, all'aperto o al chiuso
....

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/08/08/20A04399/sg

9
IL DL 34/2020 da poco convertito con modificazioni in legge 77/2020, all’art.229 bis c.7  prevede:

7. In caso di abbandono di mascherine e guanti monouso  si  applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all'articolo 255,  comma 1-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Tale art.255 c.1 bis a sua volta recita:

1-bis. Chiunque viola il divieto di cui all'articolo 232-ter e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trenta a euro centocinquanta. Se l'abbandono riguarda i rifiuti di prodotti da fumo di cui all'articolo 232-bis, la sanzione amministrativa e' aumentata fino al doppio)).

Ergo chi dal 17 luglio u.s. commette la violazione in oggetto è sanzionabile con una s.a.p. con tali limiti edittali e quindi con PMR da 50 euro.

10
In gazzetta - in vigore dal 17 luglio 2020

Diversi articoli (a partire dal 12 al 15) interessano la 241/90

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/07/16/20G00096/sg

Attenzione anche agli articoli dal 24 al 37

11
18-bis. Presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni ( 1 )

1. Dell'avvenuta presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni è rilasciata immediatamente, anche in via telematica, una ricevuta, che attesta l'avvenuta presentazione dell'istanza, della segnalazione e della comunicazione e indica i termini entro i quali l'amministrazione è tenuta, ove previsto, a rispondere, ovvero entro i quali il silenzio dell'amministrazione equivale ad accoglimento dell'istanza. Se la ricevuta contiene le informazioni di cui all'articolo 8, essa costituisce comunicazione di avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 7. La data di protocollazione dell'istanza, segnalazione o comunicazione non può comunque essere diversa da quella di effettiva presentazione. Le istanze, segnalazioni o comunicazioni producono effetti anche in caso di mancato rilascio della ricevuta, ferma restando la responsabilità del soggetto competente.

Simone nei suoi video e commenti dice spesso che è sbagliato quel che fanno molte PPAA nel predeterminare il responsabile del procedimento per i vari procedimenti anziché indicarlo volta per volta per singolo procedimento/pratica in base all’assegnazione fatta dal Dirigente.

Come coniugare tutto ciò con un’unica ricevuta che valga anche come avvio di procedimento?

Quanto alla “data di protocollo” come fare nel caso che il documento (istanza o altro) non arrivi tramite un portale che genera in automatico il Protocollo ma tramite pec inviata magari ad uffici chiusi ?

12
La corte di cassazione, modifica il suo storico orientamento in materia di irretroattività della disposizione successiva più favorevole.

https://www.passiamo.it/la-corte-di-cassazione-modifica-il-suo-storico-orientamento-in-materia-di-irretroattivita-della-disposizione-successiva-piu-favorevole/

13
L'art.1 c.688 della Legge di Bilancio 2020 (n.160/2019 del 27.12.19, GU del 30.12.19) in vigore dal 1° gennaio c.a. ha disposto il differimento dell'abrogazione dell'art.264 reg. esec. att. c.d.s al prossimo 1° novembre 2020 e non più dunque al 1° gennaio u.s..

Pertanto, salvo altre proroghe o novità, fino al 31.10.2010 le Questure ed i Commissariati eventualmente delegati continueranno a vidimare tali speciali registri il cui formato è previsto dal DM Trasporti 16.10.1995

Rif. normativi:

Legge 160/2019, art.1 c.688
Dlgs 98/2017 art.1 c.1
DPR 144/2018 artt.1 e 3
Art.103 Codice della Strada
Art.264 reg. esec. att. c.d.s.
DM Trasporti 16.10.1995
DLGS 209/2003 (art.5 e 13)
DLGS 152/2006 (artt.231 e 256)

14
SUAP / Modulistica Unificata - riepilogo e archivio
« il: 12 Dicembre 2019, 12:42:43 »

15
Il TAR Toscana fa un po’ di chiarezza sul concetto sopra indicato....

Pubblicato il 09/12/2019
N. 01682/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00539/2019 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 539 del 2019, proposto da
Roberta D’Iorio, in proprio e quale legale rappresentante della ditta individuale I’Cicchino, rappresentati e difesi dall'avvocato Greta Ferroni, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
contro
Comune di Firenze, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gianna Rogai, Andrea Sansoni, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso l’Avvocatura comunale in Firenze, Palazzo Vecchio, piazza Signoria;
Regione Toscana, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Nicola Gentini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
nei confronti
John Video S.r.l., Snaitech S.p.a.;
e con l'intervento di
ad adiuvandum:
John Video S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Greta Ferroni, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Snaitech S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Matilde Tariciotti, Luca Giacobbe, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Luca Giacobbe in Roma, via Po 10;
ad opponendum:
Euro Slot S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Giulia Benevieri Innocenti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
per l'annullamento
- dell’atto Prot. n. 140808 del 23.04.2019 notificato il 24.04.2019, con il quale il Comune di Firenze ha ordinato la chiusura degli apparecchi con vincita in denaro installati nell’esercizio di proprietà
dell’odierna ricorrente, per asserita violazione degli artt. 4 comma 1 e 5, in relazione all’art. 14
della legge regionale toscana n. 57/2013;
- di ogni atto presupposto, preparatorio, connesso e consequenziale;
- nonché, in via subordinata, degli articoli 2 e 4, comma 8, del Regolamento del Comune di Firenze adottato con deliberazione n. 70 del 18.12.2017.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Firenze e della Regione Toscana;
Visti gli atti d’intervento della John Video S.r.l., della Snaitech S.p.a. e della Euro Slot S.r.l.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 dicembre 2019 il dott. Nicola Fenicia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con il presente ricorso Roberta D’Iorio, in proprio e quale titolare della ditta individuale “I’Cicchino”, ha impugnato il provvedimento del Comune di Firenze notificato il 24 aprile 2019, con il quale è stata disposta la chiusura degli apparecchi installati nel pubblico esercizio di proprietà della stessa per violazione degli artt. 4 commi 1 e 5, in relazione all’art.14, della legge regionale n. 57/2013.
In via subordinata, la ricorrente, nell’ipotesi in cui si dovesse ritenere il provvedimento impugnato legittimamente emesso in attuazione del regolamento comunale, adottato con deliberazione n. 70 del 18 dicembre 2017, e della legge regionale n. 57 del 2013 e successive modificazioni, ha chiesto l’annullamento di tale regolamento, in parte qua, relativamente agli artt. 2 e 4 comma 8, e, con riferimento alla legge regionale, ha proposto di sollevare questione di legittimità costituzionale in relazione agli artt. 4 comma 1, 5 e 6, per contrasto con gli artt. 3, 41, 42, 97, 117, 120 Cost. .
Il provvedimento impugnato trae origine dagli accertamenti effettuati dalla Polizia Municipale presso l’attività della ditta individuale denominata “I’Cicchino”; in particolare, con il verbale n. 20722/L del 14 dicembre 2018, si accertava la violazione dell’art 4 cc. 1 e 5, in relazione all’art. 14 comma 1 della LRT 57/2013 e successive modifiche: << perché come da sopralluogo effettuato da personale di questo comando in data 5.11.2018 alle ore 16.45 nel Viale Canova 116, presso l’attività di somministrazione alimenti e bevande tabaccheria denominata “I’Cicchino di Roberta D’Iorio” ed accertamenti successivi terminati in data 7.12.2018 presso AAMS, emergeva che in qualità di unico titolare della ditta suddetta con sede legale in Firenze – Viale Canova n. 116, consentiva la nuova installazione di apparecchi idonei per il gioco lecito di cui all’art 110 comma 6 del TULPS ad una distanza inferiore a metri 500 da luoghi sensibili (sportello bancomat e centro sportivo) misurati in base al percorso pedonale più breve. Nello specifico trattasi di sportello bancomat dell’Istituto Bancario Intesa San Paolo, posto nel Viale Canova n. 164/8 – Firenze a metri 350 di distanza e complesso sportivo comunale “Giuliano Borsieri” posto in via De’ Bassi n. 5 - Firenze, a metri 432. Gli apparecchi risultati di nuova installazione a seguito di stipula di un nuovo contratto da parte dell’esercente con differente distributore sono n. 3 slot art. 110 comma 6 lett. a) come di seguito descritti: - art 110 comma 6 lett. a) cod. id. QN05136659U ubicato in Viale Canova n. 116 il 31.10.2018; - art. 110 comma 6 lett. a) cod. id. QN05145523E ubicato in viale Canova n. 116 il 31.10.2018; - art. 110 comma 6 lett. a) cod. Id QN05174296V ubicato in viale Canova n. 116 il 31.10.2018.>>.
A fronte di tale verbale, la ditta individuale ricorrente presentava scritti difensivi ai sensi dell’art 18 della L. 689/1981 con allegati, ai quali faceva seguito l’audizione personale.
Esaminati gli atti, la competente Direzione attività economiche del Comune di Firenze notificava in data 13 febbraio 2019 l’avvio del procedimento ai sensi dell’art 7 L. 241/1990 per la chiusura degli apparecchi e congegni ex art 110 comma 6 lett. a) del T.U.L.P.S. ai sensi dell’art 86 T.U.L.P.S , per mancata osservanza dei divieti di cui all’art 4 comma 1 e 5 della L.R.T. 57/2013 e ss. mm. e ii. – ai sensi dell’art 14 comma 1 della medesima legge. In particolare, con il suddetto avvio, veniva rilevato che l’installazione di nuovi e diversi apparecchi costituiva “nuova installazione”, con la conseguente nuova misurazione delle distanze dai luoghi sensibili. Infatti, i nuovi apparecchi del gestore John Video S.r.l., erano stati installati il 31 ottobre 2018, come da citato verbale della Polizia Municipale, ed in tale data era già in vigore la nuova normativa.
In data 24 aprile 2019 veniva notificato, previo esame delle memorie difensive prodotte, il provvedimento conclusivo di chiusura degli apparecchi da gioco.
In tale provvedimento si osserva che: <<…In particolare l’art. 4 comma 4 recita: “ai fini di quanto stabilito dal comma 1 per nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito si intende il collegamento dei medesimi alle reti telematiche dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. Al comma 5 lo stesso articolo prevede: “Si considera altresì nuova installazione, ai fini di quanto previsto al comma 1: A) la stipulazione di un nuovo contratto, anche con un differente concessionario, nel caso di rescissione o risoluzione del contratto in essere…”. Tali disposizioni nel rispetto del principio di irretroattività della legge non si applicano agli apparecchi già installati alla data del 15.02.2018. La circolare interpretativa della Regione Toscana nel ribadire tale principio di irretroattività, chiarisce che per nuova installazione deve intendersi “nuovi” apparecchi oltre a quelli già esistenti. Inoltre è altresì da considerare “nuova installazione” quella derivante dalla stipula di un nuovo contratto, anche (ma non solo) con un differente concessionario nel caso di rescissione o risoluzione del contratto in essere. Il Regolamento per l’esercizio del gioco lecito del Comune di Firenze, infine, definisce all’art. 2 la “nuova installazione”, l’entrata in esercizio ovvero il collegamento di nuovi apparecchi idonei per il gioco lecito alle reti telematiche dell’AAMS. La signora D’ Iorio, tramite il proprio legale, ha presentato, insieme agli scritti difensivi, un contratto di concessione stipulato in data 20.04.2015 con la Società Cogetech Spa, e poi con Snaitech, nonché il contratto di noleggio con la Videonolo Srl del 20.05.2015 gestore/proprietario degli apparecchi. Come risulta dalla documentazione gli apparecchi della Videonolo Srl sono stati staccati e sostituiti con apparecchi di altro gestore/proprietario che ha fornito gli apparecchi per il periodo successivo al 2015 e comunque fino al 29/10/2018, confermato anche dall’AAMS. La società Euroslot Srl al momento dell’accertamento della Polizia Municipale non era più il proprietario/gestore degli apparecchi in essere, confermato anche dalla documentazione dell’AAMS che, in data 22.11.2018 comunica che gli apparecchi sono di proprietà della società “John Video Srl.” Pertanto gli apparecchi precedentemente in essere fino al 29.10.2018 sono stati staccati ed è intervenuto un nuovo allaccio, con apparecchi di diversa proprietà, alle reti telematiche dell’AAMS configurando la fattispecie prevista dall’Art 2 del Regolamento Comunale succitato, dove si definisce il concetto di “nuova installazione”.>>.
Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente deduce l’illegittimità formale del provvedimento di chiusura del procedimento, nonché l’eccesso di potere e la carenza d’istruttoria, in ragione della mancata sospensione di tale procedimento, volto alla chiusura degli apparecchi, in attesa della definizione, in contraddittorio con l’interessata, dell’accertamento, ai sensi della Legge 689/1981, preordinato all’adozione della sanzione pecuniaria; sanzioni queste, entrambe previste dall’art. 14 comma 1 L. R. 57/2013, e legate secondo la ricorrente da un nesso di accessorietà della prima rispetto alla seconda.
Con il secondo motivo di ricorso viene contestato il vizio di legittimità dell’atto per violazione e falsa applicazione della L.R.T. n. 57/2013 come modificata dalla L.R.T. n. 4 del 2018, in relazione agli articoli 4 e 16. La ricorrente, in particolare, deduce che nel caso di specie, non sussisterebbe, né il presupposto, ai fini sanzionatori, dell’installazione di nuovi apparecchi, avendo ella ridotto il numero degli apparecchi dai quattro installati prima del 31 ottobre 2018 da parte della società Euroslot srl ai tre rinvenuti in sede di accertamento e di proprietà della società John Video srl; né il presupposto della sottoscrizione di un nuovo contratto, rimanendo valido quello in data 20 aprile 2015 stipulato - per l’attività di raccolta delle giocate con gli apparecchi di intrattenimento, di cui all’art. 110 del T.U.L.P.S. - con il concessionario di Stato Cogetech spa, oggi rientrante nel gruppo Snaitech spa, ed essendo solo mutato il soggetto incaricato da quest’ultimo per la gestione di tali apparecchi. Infatti – evidenzia la ricorrente – il 15 aprile 2016, il concessionario Cogetech s.p.a. aveva ceduto il nulla osta per la messa in esercizio degli apparecchi e trasferito i medesimi dal gestore Videonolo s.r.l. al gestore Euroslot s.r.l., senza che ciò avesse comportato la sottoscrizione di un nuovo e diverso contratto tra il gestore Euroslot s.r.l. e l’esercente. Ugualmente era accaduto per il gestore John Video srl, che opererebbe sempre e soltanto come delegato del concessionario e in assenza di specifico e diverso contratto con l’esercente.
In conclusione, secondo la ricorrente, si sarebbe trattato di un’ipotesi di mera sostituzione degli apparecchi preesistenti con altri appartenenti allo stesso tipo, ma senza che vi sia stato un incremento degli stessi, né, per altro verso, una disconnessione temporanea dalla rete, né tanto meno la stipulazione o il rinnovo del contratto con il concessionario di Stato, rappresentato dalla società Cogetech Spa (oggi Snaitech Spa). D’altro canto, nessun rapporto diretto sarebbe intercorso tra le società succedutesi nella gestione degli apparecchi, Euroslot srl e John Video srl, e l’impresa individuale ricorrente, avendo le prime agito quali ausiliarie del concessionario di rete.
Con il terzo motivo la ricorrente ha dedotto la mancata corrispondenza tra quanto contestato nell’avvio del procedimento e nel provvedimento finale, essendo mancata, nella comunicazione di avvio del procedimento, la citazione dell’art 2 del regolamento per l’esercizio del gioco lecito del Comune di Firenze, riportata invece nel provvedimento definitivo.
Infine, con il quarto motivo la ricorrente, in via subordinata, ha contestato la nullità del regolamento comunale, ed ha argomentato in ordine alla non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale della legge 57/2013, e successive modifiche, in relazione agli articoli 3, 41, 42, 97,17,120 Cost, 49 e 56 TFUE, evidenziando il contrasto delle norme applicate nella fattispecie, fra l’altro, con quanto stabilito dall’Intesta Stato – Regione del 7 settembre 2017 e con i principi costituzionali di leale collaborazione e di libertà di iniziativa economica.
Si è costituito il Comune di Firenze, difendendo l’operato dell’amministrazione e chiedendo il rigetto del ricorso in quanto infondato in fatto e in diritto.
Si sono anche costituite:
- la Regione Toscana, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e comunque concludendo nel merito per il rigetto del ricorso;
- ad adiuvandum, per sostenere le ragioni della ricorrente, la società John Video e la società Snaitech, confermando che tra John Video s.r.l. e Roberta D’Iorio non era stato stipulato alcun contratto, operando la prima, come gestore degli apparecchi per conto del concessionario di Stato Snaitech, e che allo stesso modo, il gestore Euroslot s.r.l. aveva precedentemente fornito i medesimi servizi sempre su incarico del concessionario di Stato;
- ad opponendum la società Euro Slot, chiedendo, oltre al rigetto del ricorso, preliminarmente la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso per mancata sua notifica alla medesima Euro Slot, che rivestirebbe la qualità di controinteressata.
Con ordinanza emessa all’esito dell’udienza del 23 maggio 2019 è stata accolta la domanda cautelare.
In vista dell’udienza di discussione le parti hanno depositato memorie conclusive e di replica. In particolare, la ricorrente ha eccepito l’inammissibilità per difetto d’interesse dell’intervento ad adiuvandum della Euroslot; mentre quest’ultima ha eccepito l’inammissibilità del ricorso introduttivo per mancata notifica dello stesso ai controintressati, per tali dovendosi intendere, oltre alla medesima Euroslot, anche l’Istituto Bancario Intesa San Paolo ed il Centro Sportivo Giuliano Borsieri, individuati dall’Amministrazione comunale nel provvedimento impugnato quali luoghi sensibili ubicati ad una distanza inferiore di 500 metri dai locali di esercizio.
All’udienza del 3 dicembre 2019 all’esito della discussione il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Preliminarmente, deve essere respinta l’eccezione formulata dalla Euroslot d’inammissibilità del ricorso per mancata notifica dello stesso ai controinteressati; non potendo rivestire tale qualifica, nè la Euroslot, la quale non riceverebbe alcun vantaggio diretto dal rigetto del ricorso e neppure alcun diretto pregiudizio dall’annullamento del provvedimento impugnato; né l’istituto bancario e il centro sportivo, avendo il provvedimento impugnato lo scopo di tutelare, non gli interessi di questi soggetti, ma l’interesse della collettività.
Tuttavia, l’interesse di fatto e indiretto di cui è portatrice la Euroslot, a non veder (in ipotesi) illegittimamente avvantaggiata una propria diretta concorrente, ovvero la John Video, che attualmente gestisce gli apparecchi da gioco nel locale della ricorrente, è tale da legittimare il suo intervento ad opponendum di tipo adesivo dipendente. Al riguardo il Consiglio di Stato ha già stabilito infatti (cfr. sez. V, 8 aprile 2014, n. 1669), che la finalità di tale tipo d’intervento è di contrastare le ragioni del ricorrente, ed è ammissibile se ed in quanto l'interveniente risulti titolare di un interesse di fatto dipendente da quello azionato in via principale o ad esso accessorio, ovvero di quello sotteso al mantenimento dei provvedimenti impugnati, che gli consente di ritrarre un vantaggio indiretto e riflesso dalla reiezione del ricorso.
Deve invece essere dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Regione Toscana, venendo impugnato un atto del Comune di Firenze, ed essendo pacifico che la prospettazione della questione di legittimità costituzionale non determina il litisconsorzio necessario del legislatore, in questo caso regionale, in quanto l’eventuale rimessione della questione di costituzionalità integrerebbe un mero incidente processuale.
Ciò premesso nel merito il ricorso è fondato.
La legge Regionale Toscana rubricata “Disposizioni per il gioco consapevole e per la prevenzione del gioco d’azzardo” del 18 ottobre 2013 n. 57 è stata recentemente modificata, prevedendo misure ancora più restrittive per contenere la ludopatia, coerentemente anche con gli indirizzi emersi a livello nazionale.
In particolare, a seguito della novella intervenuta con L.R. 23 gennaio 2018 n. 4, l’art. 4 è stato modificato nei seguenti termini: “E’ vietata l’apertura di centri scommesse, di spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito all’interno dei centri e degli spazi medesimi, situati ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da: a) istituti scolastici di qualsiasi grado, ivi comprese le scuole dell’infanzia, nonché i nidi di cui all’articolo 4, comma 2, della legge regionale 26 luglio 2002 n.32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro); b) luoghi di culto; c) centri socio-ricreativi e sportivi; d) strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale; e) istituti di credito e sportelli bancomat; f) esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati.......”. Il comma 4 così prosegue: “Ai fini di quanto stabilito al comma 1, per nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito si intende il collegamento dei medesimi alle reti telematiche dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli”. Al successivo comma 5 così si stabilisce: “Si considera altresì nuova installazione, ai fini di quanto previsto al comma 1: a) la stipulazione di un nuovo contratto, anche con un differente concessionario, nel caso di rescissione o risoluzione del contratto in essere; b) l’installazione dell’apparecchio in altro locale in caso di trasferimento della sede dell’attività”.
Quindi, da un lato è stato introdotto il divieto di nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito, mentre dall’altro, tra i luoghi sensibili sono state espressamente aggiunte le scuole dell’infanzia, nonché gli sportelli bancomat ed i “compro-oro”, con la possibilità per i Comuni di individuarne degli altri. Inoltre, i centri giovanili o altre strutture culturali, ricreative e sportive frequentate principalmente da giovani sono stati sostituiti da un più generico “centri socio-ricreativi e sportivi”.
Nel caso di specie - premesso che è incontestato che l’attività in questione della ditta individuale ricorrente, iniziata nel 2014, è stata autorizzata dal Comune di Firenze sulla base dei presupposti esistenti alla stregua della legge del 2013, e che gli apparecchi installati nell’esercizio commerciale e regolarmente collegati alla rete dell’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato erano inizialmente quattro sino al 31 ottobre del 2018 e poi sono stati ridotti a tre - quel che invece si contesta alla ricorrente è la stipulazione di un nuovo contratto con un diverso gestore (la John Video), che, secondo la tesi dell’amministrazione resistente e della Euroslot, verrebbe equiparata dal sopra citato comma 5, dell’art. 4, ad una nuova installazione e come tale soggiacerebbe alla normativa sopravvenuta in tema di distanze dai luoghi sensibili, la quale nel caso di specie non sarebbe rispettata con riguardo all’istituto di credito e al centro sportivo.
Il Collegio ritiene innanzitutto pienamente condivisibili le osservazioni della Regione Toscana contenute nella circolare interpretativa in merito alle modifiche apportate dalla L.R. n. 4/2018, depositata in atti, dove si precisa, in particolare, che con il termine “nuova installazione” di cui ai commi 1 e 5 dell’art. 4, il legislatore regionale ha inteso riferirsi agli apparecchi “nuovi” nel senso di aggiuntivi rispetto a quelli già detenuti alla data di entrata in vigore della L.R. n. 4/2018, e si spiega che: “l’intenzione del legislatore è stata quella di congelare il numero di apparecchi esistenti alla data del 15 febbraio 2018, non quella di smantellare gli apparecchi già esistenti”.
Nella circolare si prosegue poi puntualizzando che, in base al comma 5 dell’art. 4, è da reputarsi nuova installazione per quanto riguarda gli apparecchi esistenti anche quella derivante dalla “stipulazione di un nuovo contratto”, tuttavia, “nel caso di mero rinnovo o mero subentro che non modifichino in alcun modo le condizioni contrattuali precedenti, non siamo in presenza di un nuovo contratto, ma dello stesso contratto che prosegue con una parte contrattuale diversa (novazione soggettiva ex art. 1235 c.c.) e pertanto l’apparecchio può continuare ad essere legittimamente utilizzato anche dal subentrante”.
Il regolamento comunale in materia, approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 70 del 18 dicembre 2017, all’art.2, in linea con la suddetta ratio della legge regionale, definisce la nuova installazione come “l’entrata in esercizio ovvero il collegamento di nuovi apparecchi idonei per il gioco lecito alle reti telematiche dell’AAMS in data successiva a quella di entrata in vigore del presente regolamento”.
Ne deriva dunque che, sia in base alla legge regionale che in base al regolamento comunale, la mera sostituzione degli apparecchi esistenti non può dar luogo ad una nuova installazione, anche se la sostituzione non sia avvenuta per vetustà o malfunzionamento, essendo le suddette fonti normative dirette ad ostacolare l’ampliamento dell’offerta di gioco in violazione dei limiti introdotti dalla normativa sopravvenuta.
Quanto, invece, alla stipulazione di un nuovo contratto, ciò che nella fattispecie in esame avrebbe potuto integrare l’ipotesi di cui alla lettera a) del comma 5, ovvero, “la stipulazione di un nuovo contratto, anche con un differente concessionario, nel caso di rescissione o risoluzione del contratto in essere”, sarebbe stata la stipulazione di un nuovo contratto con il concessionario di Stato Snaitech o con altro concessionario, che tuttavia è pacifico non sia intervenuta. Solo in tale eventualità, infatti, si sarebbe potuta realizzare l’equivalenza, tenuta in conto nella volontà legislativa, fra nuovo contratto e nuova installazione, perché sarebbe stato introdotto un nuovo titolo per il mantenimento dell’allaccio degli apparecchi alla rete telematica, equiparabile ad un nuovo allaccio avvenuto nella vigenza della sopravvenuta normativa sulle distanze. Diversamente, il solo cambiamento del soggetto incaricato della gestione degli apparecchi da gioco, non può dar luogo né ad un nuovo contratto né ad una nuova installazione, posto che tale avvicendamento si inscrive all’interno dello stesso contratto tra esercente e soggetto titolare della concessione di Stato, che rimane invariato, così come prosegue senza soluzione di continuità il collegamento dell’esercizio alla rete tramite la Snaitech.
Come dimostrato dalla documentazione versata in giudizio, infatti, l’unico contratto esistente che lega l’odierna ditta ricorrente è quello tra quest’ultima e il concessionario Cogetech, oggi Snaitech, di cui, al momento del subentro come gestore della Euroslot e poi della John Video, è mutato l’allegato C, che contiene i dati identificativi del gestore in carica e l’assunzione da parte di quest’ultimo di alcuni impegni accessori e complementari.
Mentre, il rapporto principale intercorre fra il concessionario e l’esercente, ed è in forza di tale contratto che l’esercente, in quanto soggetto abilitato, può collaborare con il concessionario all’attività di raccolta delle giocate attraverso apparecchi collegati alla rete telematica, installati e gestititi dal gestore presso l’esercizio.
Dalla documentazione versata in atti risulta altresì che il gestore degli apparecchi nel singolo esercizio è scelto dal concessionario, con il quale è legato da un separato accordo di collaborazione per la raccolta delle giocate.
E’ dunque evidente che la stipulazione da parte della Snaitech di un nuovo contratto con un diverso gestore costituisce un fatto: indipendente dalla volontà dell’esercente (per cui sarebbe irragionevole imputare a quest’ultimo delle conseguenze pregiudizievoli per tale fatto); non equiparabile ad una nuova installazione; ininfluente sul contratto tra concessionario ed esercente e sulla sua durata; neutro rispetto al fine di limitare l’incremento dell’offerta di gioco e del contrasto alla ludopatia più in generale.
Ne consegue, dunque, che al comma 5 dell’art. 4, dove si stabilisce: “Si considera altresì nuova installazione, ai fini di quanto previsto al comma 1: a) la stipulazione di un nuovo contratto, anche con un differente concessionario, nel caso di rescissione o risoluzione del contratto in essere.”, ci si riferisce alla stipulazione di un nuovo contratto sempre con il concessionario (che può essere lo stesso o uno diverso), mentre la congiunzione “anche” non può essere intesa nel senso di estendere il concetto di installazione di nuovi apparecchi anche all’ipotesi in cui vengano forniti nuovi apparecchi da altro differente gestore degli stessi.
Quest’ultima interpretazione sarebbe, peraltro, eccessivamente e irragionevolmente penalizzante per la libertà d’iniziativa economica degli operatori del settore e di ostacolo per lo sviluppo della libera concorrenza in particolare fra i gestori degli apparecchi in questione, perché in un caso del tipo di quello in esame, l’alternativa per il concessionario al mantenimento del contratto col gestore in carica sarebbe la chiusura definitiva degli apparecchi installati presso l’esercizio.
In conclusione, non risulta integrata nel caso in esame la fattispecie della “nuova installazione”, prevista dalla legge regionale e dal regolamento comunale, e posta a base della disposta chiusura degli apparecchi per il gioco collocati nell’esercizio commerciale della ricorrente.
Per tali ragioni il ricorso deve essere accolto, con assorbimento degli altri motivi di natura formale e delle altre questioni anche di legittimità costituzionale proposte solo in via subordinata.
Le spese di lite possono essere compensate fra tutte le parti tenuto conto della novità della questione esaminata.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento di chiusura degli apparecchi impugnato;
Dichiara il difetto di legittimazione passiva della Regione Toscana;
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 3 dicembre 2019 con l'intervento dei magistrati:
Rosaria Trizzino, Presidente
Riccardo Giani, Consigliere
Nicola Fenicia, Primo Referendario, Estensore
       
       
L'ESTENSORE      IL PRESIDENTE
Nicola Fenicia      Rosaria Trizzino
       
       
       
       
       
IL SEGRETARIO

16
Non ritrovo il 3d in cui ne avete parlato.

Ad ogni modo segnalo che il comma 1 dell’art. 13 bis del d.l. n. 34/2019 (“Decreto crescita”), convertito, con modificazioni, dalla l. n. 58/2019, ha reintrodotto l’obbligatorietà, per gli esercizi commerciali, della denuncia fiscale per la vendita degli alcolici:

1. Al comma 2 dell'articolo 29 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, le parole: ", ad esclusione degli esercizi pubblici, degli esercizi di intrattenimento pubblico, degli esercizi ricettivi e dei rifugi alpini," sono soppresse.

Qui trovate il modulo predisposto dai Monopoli
 
https://www.adm.gov.it/portale/documents/20182/3668456/istanza+vendita+alcolici-licenza.pdf/76514dd8-5238-41ae-8874-ec9bcc8fd813?version=1.0

17
ECLI:EU:C:2018:1026

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)
19 dicembre 2018


«Rinvio pregiudiziale – Articoli 49 e 56 TFUE – Libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi – Giochi d’azzardo – Concessione della gestione del servizio del gioco del lotto automatizzato e degli altri giochi numerici a quota fissa secondo il modello a concessionario unico – Restrizione – Ragioni imperative di interesse generale – Proporzionalità»

Nella causa C 375/17,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Consiglio di Stato (Italia), con decisione dell’11 maggio 2017, pervenuta in cancelleria il 21 giugno 2017, nel procedimento
Stanley International Betting Ltd,
Stanleybet Malta ltd.
contro
Ministero dell’Economia e delle Finanze,
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli,
nei confronti di:
Lottomatica SpA,
Lottoitalia Srl,
[...]

Nel rimandare per la compiuta disamina alla sentenza in questione

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=209349&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=5585335 

qui mi limito ad evidenziare il seguente passaggio:

[...]
65      La terza questione sollevata dal giudice del rinvio sembra fondarsi sul postulato secondo cui la Corte avrebbe riconosciuto nella propria giurisprudenza la legittimità della gestione delle attività connesse a giochi d’azzardo in regime di libera prestazione per il tramite dei CTD.

66      A questo proposito, occorre far osservare come la Corte abbia approvato nel settore dei giochi d’azzardo il ricorso al sistema delle concessioni, ritenendo che quest’ultimo possa costituire un meccanismo efficace che consente di controllare gli operatori attivi in questo settore, allo scopo di prevenire l’esercizio di queste attività per fini criminali o fraudolenti (v., in tal senso, sentenza del 12 settembre 2013, Biasci e a., C 660/11 e C 8/12, EU:C:2013:550, punto 24 nonché la giurisprudenza ivi citata).

67      La Corte, pur avendo constatato l’incompatibilità con il diritto dell’Unione di alcune disposizioni delle gare avviate per l’attribuzione di contratti di concessione di servizi connessi ai giochi d’azzardo, non si è pronunciata sulla legittimità della gestione delle attività connesse a giochi d’azzardo in regime di libera prestazione per il tramite dei CTD in quanto tale.
[...]

Questo per chiarire che, a differenza di quanto spesso sostenuto da qualcuno, la Corte UE NON ha mai detto che la gestione di raccolta scommesse tramite CTD  (su "rete fisica" in commistione evidente con la raccolta da remoto che in Italia non ammette intermediazione) sia lecita in quanto tale..... 8)

18
La Questura di Siena ha aperto oggi una pagina web dedicata all'argomento.

In particolare è stata predisposta la modulistica necessaria per chiedere l'attestazione da poter poi allegare con altri documenti all'OAM per potersi iscrivere al noto Registro delle attività di compro oro.

Questo il link diretto: http://questure.poliziadistato.it/it/Siena/articolo/13645b7a79fe6c530164477886

Per le altre province si consiglia di consultare la Questura di riferimento.

Si rammenta inoltre che l'OAM ha recentemente comunicato l'avvio delle iscrizioni a partire dal prossimo 3 settembre.
https://www.organismo-am.it/home-compro-oro

Ci saranno 30 gg per potersi iscrivere (per le attività già operanti nel settore).

Se ne parla anche in: http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=46119.msg90702#msg90702

20
Pubblicata la circolare ministeriale che da seguito al recente parere del Consiglio di Stato sul tema del registro del 128 tulps.

Vedi sotto.


21
Pubblicato il 12/08/2016

N. 03631/2016REG.PROV.COLL.

N. 00052/2016 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso n. 52/2016 RG, proposto dal dott. Guido Romeo, rappresentato e difeso dagli avvocati Ernesto Belisario e Guido Scorza, con domicilio eletto in Roma, via dei Barbieri n. 6, 

contro

il Ministero dell'economia e delle finanze, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12 e 

nei confronti di

Dexia Crediop s.p.a., corrente in Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio, 

per la riforma

della sentenza del TAR Lazio – Roma, sez. III, n. 13250/2015, resa tra le parti e concernente il diniego di accesso agli atti su contratti finanziari in derivati tra lo Stato e taluni istituti di credito;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del solo Ministero intimato;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla camera di consiglio del 14 luglio 2016 il Cons. Silvestro Maria Russo e uditi altresì, per le parti, l’avv. Belisario e l'Avvocato dello Stato Tortora;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:


FATTO e DIRITTO

1. – Il dott. Guido Romeo assume d’esser giornalista e data business editor del periodico Wired, per il quale cura vari articoli ed inchieste sulla finanza pubblica.

In tal sua qualità, in data 23 marzo 2015, egli ha chiesto al Ministero dell’economia e delle finanze di accedere ed estrarre copia di «… tutti i contratti ISDA Master Agreement, Master Service Agreement e Mandate Agreement, … “contratti in derivati”, relativi Term Sheet e qualsiasi altro documento connesso, attualmente in essere…» tra l’Italia e diciannove istituti di credito stranieri. In subordine, egli ha chiesto d’accedere ai «… 13 contratti in derivati attualmente in vigore tra lo Stato italiano… e banche e istituti finanziari…, per i quali è ancora presenta la clausola di recesso anticipato…». Tanto perché la testataWired, tenuto conto sia dell’inchiesta parlamentare in corso e dell’attualità di esso, ha deciso di «… avviare un’inchiesta giornalistica… sul tema…». A suo dire, sussiste l’interesse ad accedere ai documenti stessi per esercitare il diritto di cronaca ex art. 21 Cost., mentre questi «… sono necessari al fine di divulgare informazioni di utilità sociale… (e) â€¦ non sono tra quelli considerati riservati…» da tal P.A.

2. – Il Ministero è rimasto inerte sull’istanza attorea.

Sicché il dott. Romeo ha adito il TAR Lazio, a seguito del silenzio così serbato e con il ricorso n. 6692/2015 RG, al fine d’accedere ai citati documenti e di accertare e dichiarare il proprio diritto ad ottenerne l’ostensione e l’esibizione ex art. 116, c. 4, c.p.a. Il dott. Romeo, premettendo cenni su tali contratti in derivati tra Stato e istituti finanziari e sulla trasparenza dei dati sulla spesa pubblica, deduce l’assenza di divieti, nella fonte primaria e nel combinato disposto dell’art. 7 del DM 5 gennaio 2012 e dell’art. 3 del DM 13 ottobre 1995 n. 561, all’accesso di tali atti o alla loro divulgazione.

L’adito TAR, con sentenza n. 13250 del 24 novembre 2015, ha respinto la pretesa attorea, con la condanna alle spese di lite. In particolare, il TAR ha ritenuto che: a) –la posizione di giornalista del dott. Romeo e l’interesse dei potenziali lettori ad una maggior informazione sui contratti in derivati non sono elementi sufficienti a fondare una legittimazione qualificata all’accesso; b) – l’effetto di tale divulgazione è pregiudizievole sulle attività in derivati, con svantaggio competitivo di Stato ed istituti nel mercato relativo.

3. – Appella quindi il dott. Romeo, con il ricorso in epigrafe, deducendo l’erroneità dell’impugnata sentenza per: A) – non aver riconosciuto, in capo a lui, un interesse rilevante e differenziato a tal accesso (strumentale alla libertà d’informazione garantita e riconosciuta agli organi di stampa) nonché in considerazione degli obblighi di buona fede e di collaborazione cui è tenuta la P.A. verso il privato; B) – la falsa rappresentazione dei fatti di causa, essendo stato chiesto un numero delimitato di atti (individuati in modo specifico secondo quanto già reso pubblico in esito a detta indagine parlamentare), non preordinato ad un controllo generalizzato dell’attività amministrativa; C) – l’illegittimità del diniego tacito circa taluni affermati e non dimostrati effetti pregiudizievoli sulle attività in derivati; D) – l’illegittima condanna alle spese di lite. Resiste in giudizio il Ministero intimato, che insiste per il difetto di legittimazione dell’appellante all’accesso e per l’infondatezza del presente gravame.

All’udienza camerale del 14 luglio 2016, su conforme richiesta delle parti, il ricorso in epigrafe è assunto in decisione dal Collegio.

4. – L’appello è fondato limitatamente alla statuizione sulle spese del giudizio, per il resto non potendo esser condiviso, anche se la sentenza del Tribunale amministrativo merita, in punto di motivazione, le precisazioni che si esporranno.

4.1 In primo luogo, occorre sgomberare il campo da argomentazioni che, ad avviso del Collegio, non riguardano in maniera decisiva ilthema decidendum.

Per quanto riguarda le controdeduzioni dell’Amministrazione appellata, si rammenti che, nel caso in esame, l’odierno appellante ha agito a seguito del silenzio serbato dalla P.A. sulla sua istanza d’accesso. Sicché non dura fatica il Collegio a reputare l’assunto della difesa erariale, sullo scopo dell’accesso per svolgere un controllo generalizzato dell’azione amministrativa e sull’effetto pregiudizievole dell’eventuale ostensione dei richiesti contratti in derivati sul mercato relativo, nulla più che un argomento difensionale. Ma ciò si risolve nella inammissibile –secondo ricevuti princìpi- sostituzione d’un concreto provvedimento di diniego, mai emanato, con uno scritto difensivo che, volto a surrogare una inespressa volontà della P.A., che potrebbe pure avere opinioni più articolate al riguardo.

Per altro verso, con riguardo a quanto deduce l’appellante, è ben noto al Collegio, ma altrettanto non pertinente ai presenti fini, l’arresto di questo Consiglio (cfr. Cons. St., V, 17 marzo 2015 n. 1370), secondo cui «… il diritto di accesso … è collegato a una riforma di fondo dell’ Amministrazione, ispirata ai principi di democrazia partecipativa, della pubblicità e trasparenza dell’azione amministrativa desumibili dall’art. 97 Cost., che s’inserisce a livello comunitario nel più generale diritto all’informazione dei cittadini rispetto all’organizzazione e alla attività… amministrativa quale strumento di prevenzione e contrasto sociale ad abusi e illegalità…», poiché nella specie si controverte non sulla ratio generale dell’accesso, ma della sua utilizzabilità da parte dell’appellante nella concreta situazione per cui è causa e nel contesto normativo della legge n. 241, invocato dall’appellante medesimo.

Invero, il punto centrale della presente controversia è e resta, avendo voluto l’appellante adoperare proprio lo strumento ex artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990 n. 241 deducendo la propria libertà di informarsi per informare, la soggezione del diritto di accesso, come ivi delineato, alle stringenti regole colà previste e, quindi, la legittimazione dell’appellante al loro uso e, di conseguenza, ai rimedi che l’ordinamento appresta a garanzia di questo.

Di ciò il TAR ha dato buona contezza, laddove ha precisato che, se fosse «… sufficiente l’esercizio dell’attività giornalistica ed il fine di svolgere un’inchiesta… su una determinata tematica per ritenere, per ciò solo, il richiedente autorizzato ad accedere a documenti in possesso… (della P.A.) â€¦, sol perché genericamente riconducibili all’oggetto di detta “inchiesta”, si finirebbe per introdurre una sorta di inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell’azione amministrativa che la normativa sull’accesso non conosce…».

4.2 In altri termini, l’istanza di accesso proposta in via amministrativa dall’appellante e la conseguente domanda giudiziale vanno valutate, per saggiare la legittimità del diniego (rectius: silenzio) opposto dall’Amministrazione alla luce dell’invocato disposto normativo, senza poter prendere in considerazione la successiva evoluzione della disciplina normativa in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni e di conoscenza dei relativi atti.

Non sfugge al Collegio come dottrina e giurisprudenza abbiano svolto un'opera di ridefinizione della formula dell'art. 21 Cost., giungendo a configurare una libertà di cronaca ed una più ampia libertà d’informare. Ciò ha comportato da tempo il consolidamento dell'autonomia della libertà di informazione, in sé e rispetto alla libertà di opinione e di stampa, ma soprattutto la maturazione della differenza tra profilo attivo e profilo passivo della libertà stessa. In particolare, per quel che qui concerne, il primo profilo si sostanzia nella libertà d’informare (cioè di comunicare e diffondere idee e notizie), il secondo, che attiene ai destinatari dell’informazione, si specifica nella libertà di esser informati, ma, si badi, come mero risvolto passivo della libertà d’informare, oltre che nella libertà di accedere alle informazioni.

L'elaborazione più significativa, cui ha dato luogo l'interpretazione evolutiva dell'art. 21 Cost., si rinviene senz'altro sul profilo passivo della libertà d’informazione.

Al riguardo, l’attenzione s’è incentrata anzitutto sulle posizioni soggettive inerenti alla libertà di informarsi, con particolare riguardo sia all'interesse a ricevere le notizie in circolazione e non coperte dasegreto o da riservatezza, sia all'interesse a ricercare le notizie. Tralasciando il primo interesse, poiché esula dall’oggetto del presente giudizio, più complessa è la fisionomia dell'interesse a ricercare le notizie, che l’appellante in sostanza ha azionato in questa sede. V’è, per vero, una stretta interdipendenza tra quell'interesse e l'attività di chi divulga le informazioni, tant’è che la giurisprudenza, anche antica, di questa Sezione si è espressa (cfr. Cons. St., IV, 6 maggio 1996 n. 570; cfr., più di recente, id., 22 settembre 2014 n. 4748) sulla posizione qualificata e differenziata degli organi di stampa (e, quindi, dei giornalisti) circa la conoscenza (del contenuto) degli atti detenuti dalla P.A. Si richiama, da ultimo, anche il nuovo approdo «… dell’ordinamento comunitario in subjecta materia circa una compiuta evoluzione verso una società dell’ informazione e della conoscenza (cfr. Direttiva 2003/98/CE) â€¦Â».

4.3 Tuttavia, se è vera la relazione giuridica tra chi informa e chi viene informato, non solo non si può legittimamente predicare l’esistenza d’un diritto soggettivo in capo ai destinatari tale addirittura da condizionare la posizione di chi informa pure nei contenuti e nel risultato, ma non si ravvisa, nel corpo dello stesso art. 21 Cost., il fondamento di un generale diritto di accesso alle fonti notiziali, al di là del concreto regime normativo che, di volta in volta e nell’equilibrio dei molteplici e talvolta non conciliabili interessi in gioco, regolano tal accesso.

In altre parole, occorre evitare ogni generalizzazione sul rapporto tra diritto d’accesso e libertà di informare. Il nesso di strumentalità tra le due figure, che pure esiste, si sostanzia non già reputando, come fa l’appellante, il diritto di accesso qual presupposto necessario della libertà d’informare, ma nel suo esatto opposto. È il riconoscimento giuridico di questa che, in base alla concreta regolazione del primo, diviene il presupposto di fatto affinché si realizzi la libertà d’informarsi.

Sicché, come ha a suo tempo detto la Sezione, è pur vero che «… in linea di principio non si può equiparare la posizione di una testata giornalistica o di un operatore della stampa a quella di un qualunque soggetto giuridico per quanto attiene al diritto di accesso ai documenti amministrativi…». Tuttavia, «… occorre… pur sempre tener presente l’ambito soggettivo e quello oggettivo prescritti dalla legge entro i quali va riconosciuta la tutela sottesa all’accesso, presupponendo… un interesse personale e concreto, strumentale all’accesso…». Pertanto «… non è consentito dilatare l’ambito applicativo della normativa garantista di cui al citato art. 22 della legge n. 241…».

Ciò non significa che v’è un diniego generale al diritto di accesso alle fonti per l’informazione, né che il diritto ad essere informati si esaurisca nella libertà d’informarsi come mero risvolto fattuale della libertà d’informare.

Vuol dire piuttosto che va condotta un'indagine circa la consistenza della situazione legittimante all’accesso e che la relativa valutazione va articolata a seconda della disciplina normativa di riferimento, che varia in significative parti sia con riguardo ai caratteri della posizione legittimante (l’interesse “diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata” di cui alla legge n. 241), sia dei vari presidi che la legge pone verso l’accesso generalizzato (non collegato, cioè, ad un interesse qualificato e differenziato o comunque volto a un controllo diffuso sull’attività dei pubblici poteri). In particolare sul versante dei rapporti con i pubblici poteri, il legislatore non sconta limiti generali nel prevedere in favore dei cittadini una serie più o meno ampia di diritti ad essere informati, come avviene, per esempio, con le regole di pubblicità ex art. 29 del Dlg 14 marzo 2013 n. 33.

E’ fondamentale sottolineare, al riguardo, che l'evoluzione della legislazione in materia, che pure è via via sempre più aperta alle esigenze di trasparenza dell'azione pubblica, ha portato a configurare le diverse forme di accesso più che a guisa di un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri, come un insieme di sistemi di garanzia per la trasparenza, tra loro diversificati pur con inevitabili sovrapposizioni. Sicché s’avrà una maggiore o minore estensione della legittimazione soggettiva, a seconda della più o meno diretta strumentalità della conoscenza, incorporata negli atti e documenti oggetto d’accesso, rispetto ad un interesse protetto e differenziato, diverso dalla mera curiosità del dato, di colui che esprime sì il bisogno di accedere, ma con le modalità previste dalla specifica disciplina normativa invocata.

In altri termini, è da considerare che il sistema nel suo complesso dà luogo a vari tipi d’accesso, con diverse finalità e metodi d’approccio alla conoscenza ed altrettanti livelli soggettivi di pretesa alla trasparenza dei pubblici poteri. Tali livelli, nel sistema della legge n. 241 –che costituisce il parametro normativo di riferimento nel presente giudizio- saranno più ampi quando riguardano la partecipazione di un soggetto ad un procedimento amministrativo (art. 7, c. 1; art. 8, c. 2, lett. b; art. 10, lett. a) della l. 241/1990) o ad un processo amministrativo già in atto (art. 116, c. 2, c.p.a.: cfr., p. es., Cons. St., III, 14 marzo 2013 n. 1533), oppure quando l’accesso riguardi «… documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici…» (art. 24, c. 7 della legge n. 241); ma richiederanno pur sempre, nel sistema della legge n. 241, una posizione legittimante nei termini richiesti da quella disciplina. Ãˆ allora ben chiaro che il diritto d’accesso ex legge n. 241 agli atti amministrativi non è connotato da caratteri di assolutezza e soggiace, oltre che ai limiti di cui all’art. 24 della l. 241/1990, alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente, il quale deve dimostrare un proprio e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti. Come si è detto, il diritto di cronaca è presupposto fattuale del diritto ad esser informati ma non è di per sé solo la posizione che legittima l’appellante all’accesso invocato ai sensi della legge n. 241.

Né sembri tutto ciò in contrasto con la c.d. “società dell’informazione” cui a livello europeo tende (cfr. considerando n. 2) la dir. n. 2003/98/CE, poiché, al di là dell’enfasi così manifestata, tale fonte comunque non esclude, nei ben noti ed ovvi limiti di ragionevolezza e proporzionalità, regimi nazionali che possano delimitare l’accesso anche con riferimento alla titolarità di una posizione legittimante).

Diversi sono i presupposti che connotano i casi di c.d. “accesso civico” ex art. 5 del Dlg 33/2013 (anche nel testo previgente alla novella del 2016), che tuttavia presuppongono la sussistenza di un obbligo di pubblicazione (cfr. funditus Cons. St., VI, 20 novembre 2013 n. 5515).

E ancora diversi sono i presupposti che disciplinano l’accesso ai sensi del decreto legislativo n. 97 del 2016, che svincola il diritto di accesso da una posizione legittimante differenziata (art. 5 del decreto n. 33 del 2013 nel testo novellato) e, al contempo, sottopone l’accesso ai limiti previsti dall’articolo 5 bis. In tal caso, la P.A. intimata dovrà in concreto valutare, se i limiti ivi enunciati siano da ritenere in concreto sussistenti, nel rispetto dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza, a garanzia degli interessi ivi previsti e non potrà non tener conto, nella suddetta valutazione, anche le peculiairtà della posizione legittimante del richiedente.

In conclusione, l’appello è da respingere per la non dimostrata sussistenza, nel caso di specie, da parte dell’appellante di una posizione legittimante ai sensi e nei termini di cui alla legge n. 241.

5. – Viceversa, l’appello è da condividere, laddove è diretto contro la condanna alle spese di giudizio di primo grado.

Infatti, sul punto la statuizione del TAR non può essere condivisa, e ciò per due ordini di ragioni. Il primo: è stata l’inerzia del Ministero intimato a provocare la lite, su un’iniziativa d’accesso che lo stesso TAR ha definito «… ispirata all’apprezzabile fine di svolgere attività di informazione a vantaggio della pubblica opinione…», dunque non pretestuosa. Il secondo: l’infondatezza della pretesa azionata discende non ictu oculi, ma da una vicenda in sé normativamente complessa e connotata da arresti di giurisprudenza e da avvisi della dottrina non univoci e tuttora in divenire, inerenti ad aspetti seri e delicati a rilevanza costituzionale. Per l’una ragione e per l’altra, quindi, sussistevano fin dall’inizio i giustificati motivi per compensare integralmente dette spese, donde la riforma della sentenza appellata sul punto.

6. – L’appello va accolto in tali limiti, ma la complessità della questione e la parziale soccombenza suggeriscono l’integrale compensazione, tra le parti, pure delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sez. IV), definitivamente pronunciando sull'appello (ricorso n. 52/2016 RG in epigrafe), lo accoglie limitatamene al capo della sentenza di primo grado relativo alla condanna alle spese, che sul punto va riformata, e lo respinge per il resto con la conferma della sentenza di primo grado e con le precisazioni di cui alla presente sentenza.

Spese del doppio grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 14 luglio 2016, con l'intervento dei sigg. Magistrati:

Filippo Patroni Griffi,   Presidente

Andrea Migliozzi,   Consigliere

Silvestro Maria Russo,   Consigliere, Estensore

Oberdan Forlenza,   Consigliere

Giuseppe Castiglia,   Consigliere

  L'ESTENSORE Silvestro Maria Russo
IL PRESIDENTE Filippo Patroni Griffi     

IL SEGRETARIO

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=SCXUMEUFIK5RG6TEFQBYJWUDQA&q=




22
Nello schema di dlgs denominato "Scia2" approvato dal CdM recentemente in MATERIA DI INDIVIDUAZIONE DI PROCEDIMENTI OGGETTO DI AUTORIZZAZIONE, SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO ATTIVITÀ (SCIA), SILENZIO ASSENSO E COMUNICAZIONE E DI DEFINIZIONE DEI REGIMI AMMINISTRATIVI APPLICABILI A DETERMINATE ATTIVITA E PROCEDIMENTI (articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124),

all'art.5 c.3 si prevede l'abrogazione dell'art.126 tulps.

A parte che non si capisce perché "buttare" una simile norma in mezzo a tale tipo di dlgs che doveva servire ad altro, qualcuno mi sa spiegare il senso di tale abrogazione?

Sono forse queste le "semplificazioni" ? Era forse il 126 tulps l'ostacolo vero all'economia ed al commercio ? Quindi decade il conseguente onere del 128 tulps e l'assoggettamento alla disciplina tulps per tali attività?

E che dire dell'abolizione dell'onere di comunicare la cessazione delle attività contenuta nello stesso decreto ?

Mah...

http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-120/5290

23
Da ieri (9.05.2016) in stand still per le nuove regole per gli apparecchi senza vincita di denaro


(Jamma) – L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha comunicato alla Commissione europea il Progetto recante “Regole tecniche in materia di apparecchi da divertimento ed intrattenimento di cui all’art. 110, comma 7, del Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni” che così inizia la procedura di stand still. Termine dello status quo il prossimo 10 agosto.

Il progetto di regole tecniche, che sarà adottato con decreto ministeriale, è costituito da 3 Capi per complessivi 10 articoli.

Il Capo I – “Disposizioni generali”, individua le finalità del decreto ed il nomenclatore utilizzato ai fini della sua applicazione.

Il Capo II – “Regole tecniche di produzione”, specifica i requisiti minimi di ciascun apparecchio, ulteriori requisiti per gli apparecchi individuati dal nomenclatore come 7a, 7c, 7c-bis e 7c-ter, il formato ed i contenuti della scheda esplicativa che deve essere predisposta dai produttori o importatori per ogni apparecchio, e quelli del registro delle manutenzioni che può essere istituito e conservato da parte del detentore dell’apparecchio; stabilisce l’obbligo di applicare all’esterno di ciascun apparecchio una targa riportante, in italiano, specifiche informazioni relative al gioco.

Il Capo III – ” Verifica tecnica”, descrive le modalità di esecuzione e le finalità della verifica tecnica necessaria per consentire al produttore o importatore di apparecchi di conseguire i titoli abilitativi previsti dalla legislazione vigente. Al riguardo, per le tipologie più semplici di apparecchi è prevista una verifica semplificata consistente nel solo esame documentale.

[...]

http://www.jamma.it/adi/ieri-stand-still-le-nuove-regole-gli-apparecchi-senza-vincita-denaro-80119


Il testo del regolamento all'esame della Commissione:

http://www.jamma.it/wp-content/uploads/2016/05/notification_draft_2016_211_I_IT.pdf

24
Dal prossimo  22.03.2016, andranno denunciati all'Autorità Locale di Pubblica Sicurezza (ex art.54 DPR 1124/65 modificato dal Dlgs 151/2015), cioè al Sindaco nei comuni ove non è presente la Questura o il Commissariato Distaccato di P.S., solo gli infortuni mortali e quelli superiori a 30 (trenta) gg. (e non più quelli "superiori a 3 giorni").

Inoltre, con la stessa decorrenza,  il datore di lavoro, con la denuncia telematica all'INAIL, assolve contestualmente anche il suddetto onere (previsto ancora dall'art.54 c.1 T.U. Infortuni) e quindi non dovrà più inviarla all'Autorità di P.S. 

Ne consegue che anche se l'art.54 c.2 non è stato modificato nè abrogato, dal 22 marzo non ci sarà neanche più necessità di rilasciare ricevuta delle denunce presentate (o pervenute via pec...) nè, soprattutto, di tenere il registro degli infortuni avvenuti nella propria giurisdizione. 

Sarà poi l'INPS a mettere a disposizione delle varie PP.AA. interessate i dati degli infortuni denunciati.

25
Sperando di fare cosa gradita per i lettori del sito, ho predisposto un fac-simile di verbale di contestazione per gli illeciti (già reati del c.p.) depenalizzati dall'art.2 del Dlgs 8/2016, ed in vigore dal 6.02.2016.

Sono ben accetti suggerimenti o critiche in modo da migliorare il modello.

PS: le parti in giallo vanno adattate in base al luogo ed ufficio che procede.

26
Con sentenza n.579/2016 del 10 febbraio 2016 il Cons. Stato si è pronunciato sul ricorso proposto dal Comune di Bologna avverso la sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA, BOLOGNA, SEZIONE II, n. 00396/2015, concernente diniego autorizzazione trasferimento sede attività di raccolta scommesse.

[...]
 1. La controversia origina dal diniego di autorizzazione, adottato ex art. 88 TULPS in data 24 febbraio 2014 dalla Questura di Bologna, al trasferimento della sala scommesse e giochi mediante videoterminali (VLT) della società odierna appellata.

2. Il divieto è stato adottato in quanto la nuova ubicazione (come segnalato nel parere della Polizia Municipale in data 21 gennaio 2014) non rispetta “la distanza minima di 1.000 metri, misurata sul percorso pedonale più breve che collega i rispettivi punti di accesso più vicini dai seguenti luoghi sensibili: asili, scuole di ogni ordine e grado, luoghi di culto, ospedali, case di cura, camere mortuarie, caserme e strutture protette in genere”, così come richiesto dall’art. 23, comma 3, del Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Bologna, (introdotto con delibera di C.C. n. 256645 in data 11 novembre 2013).

[....]

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=BJURV6P55AXWLD7JZEGN75735E&q=

27
VLT # verifica Legittimità costituzionale LR 57/13

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del titolare di una sala giochi contro un ordine di cessazione immediata della attività di raccolta del gioco lecito emesso dal Comune di Pieve a Nievole.



CONSIGLIO DI STATO ord. 5337/2015 del 1.12.2015


https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=E55C5Y7SAXQSOTZI74BZB3T5H4&q=

28
TAR Milano, sent. 2448 del 20.11.2015

"[...]
il regolamento impugnato, nella parte in cui prevede il divieto apertura e trasferimento entro la distanza di 500 metri di raggio da luoghi sensibili per le sale scommesse di cui all’art. 88 del t.u.l.p.s., non trova fondamento in alcuna previsione normativa.

La disposizione non trova, in particolare, fondamento nella legge regionale n. 8/2013, recante norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico, la quale, nel porre il divieto di collocazione entro il limite massimo di 500 metri, si riferisce, invero, unicamente agli apparecchi di cui all’art. 110, r.d. n. 773/1931.
[...]
Il divieto previsto dalla legge regionale non concerne, dunque, l’apertura delle sale scommesse di cui all’art. 88, t.u.l.p.s [...]"

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=GWMVQCUHUOT5F5NRXL7S3FYHC4&q=

29
Scommesse, Tar Lombardia: “Norma comunale su divieto apertura sale scommesse in locali vicino a luoghi sensibili, illegittima”

[...]
Nello specifico, occorre verificare se il Comune convenuto abbia il potere di intervenire in materia di ludopatia, ampliando la casistica presa in considerazione dalla L. r. n. 8/2013 e dalla D.g.r. del 24 gennaio 2014 – n. X/1274 (secondo l’interpretazione fornita dalla Sezione, tra l’altro, con la sent. n. 706/2015).

L’art. 13, comma 7, del nuovo Regolamento edilizio del comune di Milano, approvato il 2 ottobre 2014, prevede esplicitamente, tramite rimando alla disciplina ivi prevista per le sale gioco, il divieto di apertura di sale scommesse in locali che si trovino ad una distanza inferiore di 500 metri dai luoghi sensibili individuati dalla disciplina regionale e comunale.

Il Collegio ritiene che l’amministrazione locale abbia usurpato, nel caso di specie, una competenza normativa riservata alla legislazione concorrente di Stato e Regione, in una materia, peraltro, in cui i titolari della relativa potestà la avevano già esercitata, seppure in modo non organico e definitivo.
  [...]


https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=7G3KSCIKOISXKDXJ7TLROLS37Q&q=

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=4SEV5VDH4DVXYAFMEWC37KRM7Y&q=

30
Buongiorno,
salvo proroghe di fine anno, dal 1° gennaio p.v. dovrebbe entrare in vigore e quindi partire il c.d. PAT, Processo Amministrativo Telematico.

Se ho capito bene, dopo le ultime modifiche, tutti gli atti (art.129 cpa) dovranno pervenire con modalità telematiche, salvo casi particolari autorizzati dal Presidente, ed essere sottoscritto con firma digitale.

Poi però introducendo il comma 1 bis all'art. 13 cpa , il legislatore applica anche alla giustizia amministrativa, in quanto compatibili, alcune delle disposizioni del D.L. n. 179 del 2012 già in vigore nel processo civile tra cui

Art. 16-bis comma 9 bis: possibilità di attestare la conformità delle copie informatiche, anche per immagine, di atti di parte e provvedimenti del giudice presenti nel fascicolo informatico;

Insomma, dal 1° gennaio, se devo depositare atti per un ricorso giurisdionale avanti al TAR, come devono essere ? Per forza "p7m" oppure posso produrre ancora il classico "pdf" attestando (ma come, in calce o con atto a parte ?) la conformità rispetto all'originale ?

Chiedo cortesemente un aiuto

Pagine: [1] 2